venerdì 25 novembre 2011

Strangulaprievete. Ovverossia, di gnocchi, di tasse, e perchè no, di rabbia.

strangulaprievete


Giornate di tristi previsioni, queste. Per i nostri portafogli, certo, ma anche per il futuro di questo Paese. Ci hanno portato sull'orlo del baratro - anche se chi ci ha portato sin qui racconta la cosa come se ci fossimo arrivati da soli - ed ora, per l'ennesima volta ci chiamano a "sacrifici". Va bene, tanto ci siamo abituati a farne. E soprattutto, possiamo considerarci fortunati noi che ancora ci possiamo permettere di farne. Perchè in fondo al baratro, di facce ce ne sono già e tante. Ieri, per esempio, si sono aggiunte quelle degli operai di Termini Imerese: senza lavoro, dopo ventotto anni, grazie alle scelte di un'industria che - dopo essere cresciuta grazie ai contributi statali - oggi decide che in sicilia non vale più la pena di tenere aperta la produzione e lascia sul lastrico intere famiglie.

Ma non divaghiamo: sacrifici, dicevo. Anche la chiesa cattolica ha fatto la sua parte: invitandoci a farne. Grazie del pensiero, ma non era necessario. Altro mi sarei aspettata in tempi di crisi per tutti: non dico la rinuncia a beni secolari, ma - almeno - il riconoscimento del fatto che, vivendo nello stato italiano e beneficiando dei servizi da questo offerti a tutti i cittadini, il dovere di pagare le tasse esistesse anche per i membri del clero. E non dico patrimoniali e affini: solo robetta, come l'Ici, che pare verrà richiesta a tutte le famiglie. Anche le meno abbienti, con redditi bassi e mutui sulle spalle.

Probabilmente, è per questo che mi sono tornati in mente gli strangulaprievete. Gnocchi di sola semola e acqua bollente: impastati velocemente e ridotti in cilindretti. Poi, passati sui rebbi della forchetta per ottenere i solchi destinati a trattenere il sugo. Non so se ci avete fatto caso: di strangulaprievete, ce ne sono in ogni regione d'Italia. Un nome che vale un racconto e lascia immaginare di contadini destinati al lavoro e alla fame e di preti che mangiano fino a strozzarsi.


E comunque, strangulaprievete a parte, un po' di rabbia, davanti a sacrifici continuamente offerti e mai condivisi e agli occhi di persone che perdono il lavoro ritrovandosi di colpo senza prospettive, non so voi ma io la provo.

strangulaprievete

Ingredienti
1 kg di farina di semola
acqua bollente
mezzo cucchiaio di olio


Si mette la farina a fontana sulla spianatoia e, piano piano, si versa l'acqua bollente mescolando con un cucchiaio. Una volta che l'impasto ha preso una sua consistenza, che assomiglia a quella degli gnocchi di patate, si inizia ad impastare a mano fino a che non abbia assunto un aspetto omogeneo, dalla superficie ben liscia. A questo punto, si prendono dei pezzi e si lavorano con le mani in modo da formare degli "spaghettoni" di circa un cm di diametro. Si tagliano, e si rigano con i rebbi di una forchetta. Fatto.



strangulaprievete


Si cuociono senza aspettare, tuffandoli in acqua bollente e aspettando che vengano a galla. Oppure un minuto in più, se non amate la pasta callosa. Che, appunto, strozza.



A me piacciono moltissimo, in tutti i modi. Ma, soprattutto, ai gamberi. Come quelli della foto in alto.

giovedì 24 novembre 2011

Il riposo precottura dei biscotti di frolla montata. Viennesi, in questo caso.


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Ma anche dei pasticcini alle mandorle, di cui chiedeva ieri Maria Grazia. Per tutti i biscotti plissé, insomma. Per cui non bisogna avere fretta. Fondamentale il riposo, per dare modo allo strato superficiale di seccarsi e mantenere la forma in cottura. Altrimenti si spatasciano: diventano brutti e bassi. E secchi: già perchè il minor spessore pregiudica la cottura, soprattutto all'esterno.

Questi, sono di pasta frolla montata. Agli albumi, un ottimo modo per riciclare albumi avanzati.

375 g di burro freschissimo. Oppure, perché no?, fatto in casa
150 g di zucchero a velo (magari vanigliato naturalmente, dimenticando qualche stecca di vaniglia per un mese almeno in un barattolo - ben chiuso - di zucchero a velo)
75 g di albumi
500 g di farina a basso contenuto di proteine


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Montare il burro, ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero e aggiungervi l'albume. Incorporarvi quindi la farina e il sale. Lasciare riposare in luogo fresco (non al freddo) l'impasto per un paio di ore. Riempire quindi la tasca per dolci munita di bocchetta a stella e formare i biscottini direttamente su una teglia ricoperta di carta forno, bagnata e strizzata. Ecco, qui il trucco: non farsi prendere dalla fretta ed aspettare. Almeno tre ore, meglio tutta la notte.

Infornare a 180 gradi per una decina di minuti: vanno tirati fuori non appena iniziano a colorirsi e sono ancora morbidi. Tanto, si induriranno raffreddandosi.


mercoledì 23 novembre 2011

Frolla salata alla n'duja. Della serie, passato il trasloco si reinizia. Forse.

biscotto_nduja

Già, forse. Perché è stata dura e molto. Più dura del previsto: affrontare un trasloco da soli, con una bambina da cercare di non trascurare, non è semplice. Ma ci sono arrivata in fondo: da domenica ho persino un tavolino in cucina (non ridete, non è poco: per due settimane abbiamo usato quello che era stato il piano d'appoggio dell'affettatrice nella vecchia casa: ikea, sempre sia lodata, alto 90 cm. A Irene toccava mangiare con tre cuscini sotto al culo e pure faceva fatica ad arrivare al piatto! :-)). Ma è andata, almeno spero. Ora, scatoloni ancora da riaprire a parte, la situazione sta lentamente ritornando alla normalità. E allora, torna voglia di pensare alla cucina. Di pensare, per ora. Il fare, verrà dopo.

E allora provo a riprendere, esattamente da dove avevo interrotto. Questi biscotti dovevano servire da base per una ricetta che ho pensato ma poi non sono riuscita a portare a fondo. Un pasticcino salato, con base di frolla alla n'duja e pecorino. Sopra, una quenelle di mousse di caprino con un cuore di miele di castagno. Il tutto ricoperto da gelatina di lamponi e accompagnata da una riduzione di vino rosso. Un discorso che devo riprendere, visto che all'assaggio la cosa prometteva molto bene. C'era qualche aggiustamento da fare, ma purtroppo non ne ho avuto il tempo. La ricetta della frolla però è perfetta, per cui parto da questa.

Innanzitutto , una premessa: ho provato a cercare in rete ma non ho trovato nessun riferimento. L'idea della frolla alla n'duja, evidentemente non era venuta a nessuno prima d'ora. Chissà come mai. Eppure, è buonissima. E semplicissima. Praticamente, ho seguito questo ragionamento: la n'duja è grassa, parecchio grassa, ed è spalmabile. Quindi se io preparo una frolla usando strutto anzichè burro e sostituisco una parte (sono stata sul venti per cento) con n'duja, non dovrei sbagliare di molto.

Sono partita da una vecchia ricetta, che avevo messo a punto un po' di tempo fa, di biscotti salati.


farina 600g
strutto 200g
n'duja 50g
tuorli 9
pecorino grattugiato 200g

Ho mescolato la farina e il formaggio grattugiato e versato il tutto sulla spianatoia, a fontana. In mezzo, ho messo lo strutto, la nduja e i tuorli. Ho mescolato velocemente ed ho formato una palla che ho lasciato in frigo tutta una notte.

Il giorno dopo, semplicemente, ho steso con il mattarello e ritagliato dei dischi con un coppapasta, che ho sistemato su una teglia coperta di carta forno bagnata e strizzata. Altre due ore di riposo e poi via, in forno, a 200 gradi.
Tutto qui, ma ne vale la pena ve l'assicuro.

ps. per chi non sapesse cosa è la nduja.

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