venerdì 18 gennaio 2013

Non mangiavo aragoste già prima, figuriamoci adesso...




Premesso che non ho mai cucinato l'aragosta perché non ho mai creduto che possa esistere un solo essere vivente che  non provi dolore ad essere bollito vivo. E premesso pure che l'unica volta che ho cucinato uno scampo me lo sono fatto uccidere dal pescivendolo (e sono stata male, poi, a vederlo muovere ancora nonostante fosse stato squartato da vivo e tagliato in pezzi. E premesso ancora che finalmente il “Journal of Experimental Biology” si è preso la briga di fare uno studio su questa cosa arrivando a contraddire quanto si è creduto finora, ossia che i loro movimenti fossero semplicemente dei riflessi automatici. E premesso - infine : è l'ultima volta, lo giuro! - che lo chef Heinz Beck ha dichiarato:

“Ho sempre saputo che immergendo in acqua bollente dalla testa un’aragosta non sente dolore. Nessuno vuol far male agli animali e io sono sempre stato molto scrupoloso. Se non va bene quanto da sempre insegnato nelle scuole di cucina, aspettiamo ora dai ricercatori indicazioni su metodi indolori di soppressione dei crostacei”. 

Mi  è tornato in mente una vecchia discussione in it.hobby.cucina risalente al 1999 in cui in risposta alla mia domanda su come fosse possibile commettere tale omicidio restando impuniti (se non altro dal punto di vista dei sensi di colpa) ebbi questa risposta. Che mi strappò un sorriso, anche se non mi convinse affatto.

La discussione su come si compie l'omicidio in questione fu una delle massime controversie su un NG americano almeno una decina di anni fa (ormai una ventina n.d.r.). Dopo lunghissime discussioni (esperti dal Maine, New Hampshire, Massachussets, California, Oregon ecc..ecc...) si decise:


- Immergere la bestia in questione in una vasca piena di vino (bianco).

- Lasciarcela un certo tempo (1/2 ora almeno). Questa si ubriaca esattamente come un cristiano.
- Buttatela in acqua nollente fino a che cambia colore.


Perché? due ragioni:

a) e' meglio morire  ubriachi che bolliti !
b) la carne resta molto più tenera perché l'astice o aragosta ubriaca non ha la contrazione muscolare al contatto con l'acqua bollente.

Lo stesso sorriso che mi strappa ora questo ritorno indietro nel tempo. E che mi consola del fatto che di aragoste continuerò a non mangiarne. A meno che Heinz Beck non trovi in fretta, grazie alla sua Maestria, un modo SICURAMENTE rapido ed indolore.

15 commenti:

giulia pignatelli ha detto...

Non saprei che aggiungere a quanto hai già detto tu

Vale - SaleQuBi ha detto...

:) Già già, manco io ce la fo, e aggiungerei alla lista anche granchi e astici che porelli, ogni volta che li vedo lì nell'acquario del pescivendolo mi verrebbe voglia di comprarli per poi liberarli nel Lambro.
L'unica cosa che mi trattiene dal farlo è il pensare che nel fiume più inquinato d'Italia soffrirebbero anche di più e per giunta morirebbero di una morte inutile.
Però, e c'è un però, mi hai fatto riflettere.
Le vongole, cozze e compagniabella come le posizioniamo faunisticamente parlando?! E sarà mica per il motivo di cui sopra che gli si butta dentro del vino bianco?!

Anna ha detto...

Io non sono sicurissima neanche che lo zucchino -per dire- non abbia coscienza quando lo spunto che sia sua la testa che rotola. Detto questo pure io mi rifiuto di cucinare l'aragosta. Da bambina l'ho sentita urlare, un cra cra desperato.

Teresa De Masi ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Vale - SaleQuBi ha detto...

Beh, in quel caso almeno morirebbe in modo veloce e indolore.
Peggio sarebbe se si trattasse del sedere.

(Teresa scusami, mi fermo prima di diventare invadente)

Teresa De Masi ha detto...

E io non so come si possa sentire il pianto di un'aragosta, davvero...

Teresa De Masi ha detto...

Il dolore delle vongole per me rimane un grande mistero. Spero non scoprano mai che soffrono anche loro (sono vigliacca, vero? :( )

Teresa De Masi ha detto...

La decapitazione pare sia morte indolore ed istantanea. Deciso, d'ora in poi le vongole le decapito. Nell dubbio... :DDD

Vale - SaleQuBi ha detto...

Questo, in effetti, è uno dei casi in cui è meglio rimanere nella beata ignoranza ;)

franci e vale ha detto...

Non l'ho mai cucinata e mai lo farò, mai la metterei in acqua bollente.......Però sono una vigliacca, perchè l'ho mangiata eccome, e la adoro, lo confesso!!
Che fare ???

Teresa De Masi ha detto...

Anche a me quando l'ho mangiata èpiaciuta molto: ma rinunciarci, non mi costa fatica. Terribile, la sua fine... come si fa? :(

Anonimo ha detto...

Ciao Carissima! é la prima volta che passo dal tuo blog! è davvero delizioso! Comunque, se posso consigliarti, c'è un metodo "indolore" e immediato per graziare l'aragosta dalla sua agonia. :-) Ossia, conficcarle la punta di un trinciante nella nuca, ovviamente con sicurezza e rapidità. Io, nel mio lavoro, ho sempre trattato così le aragoste vive, senza dover morire un pochino dentro sentendole urlare nella pentola. :-)

Lucia

gwendy ha detto...

Grazie Lucia della dritta ma mi sa tanto che d'ora in poi i crostacei li compro surgelati!!!!!

qbbq ha detto...

L'importante e' che ci sia consapevolezza e passaggio di conoscenza, poi ognuno decide. Quindi allo stesso modo dovremmo ricordarci che anche usare, senza pensarci su tanto, iniscriminato burro, latte e panna, ad esempio, non e' che sia cosa forse troppo "buona", considerando le sofferenze a cui vanno incontro le mucche nella maggior parte degli allevamenti, che le galline non biologiche hanno spesso vite terribili ecc ecc...purtroppo di cose brutte ce ne e' una sfilza. quindi ogni piccola informazione, come la tua, che appunto ci renda piu' consapevoli di quello che mettiamo in pancia (per fare in modo che passi alla pancia, attraverso il cervello e il cuore) e' bene accetta e molto gradita. brava. Purtroppo leggiamo ancora molto poco sulla stampa ufficiale di cosa ci sta veramente dietro la produzione di molto cibo che consumiamo, tutti a trincerarsi e proporci la ricetta della "torta della nonna e delle tagliatelle della prozia gina".. grazie a dio esistiamo noi blooger e una rete clandestina di passaggio del sapere a ricordare e ricordarci che il mangiare e' anche un atto politico e etico. (nn voglio suonare trombone, ma post come questi scatenano quella mia parte "piu' seria")(ps Heinz Beck> mah...! se un ristorante di gran nome pensa che il lusso in cucina sia, parliamo di un paio di anni fa, che il avere una carta delle acqua, il caviale e dieci/dodici sali, ma non una, dico una ricottina dei castelli, o del vero pane di Genzano...mah.... bravo, ma deludente).Stefano

Anonimo ha detto...

Quelle in foto però sono astici,vero?
Sonia.

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