Si avvicina il Natale, e con lui la tentazione di mangiare fegato d’oca.

Ma sono secoli che non ne mangio. Da quando ho scoperto come vengono allevate le oche per produrre questa delizia. Una tortura continua, fatta di ingozzamenti forzati a base di inserimenti nell’inserimento di un  tubo metallico (lungo 20-30 cm) infilato in gola e spinto fino allo stomaco per aumentare le dimensioni del fegato  dell’oca e sviluppare la steatosi epatica. Quelle che cercano di ribellarsi a questa tortura rischiano di morire per soffocamento, mentre  quelle che sopravvivono sono condannate a lottare con difficoltà respiratorie a causa delle sacche polmonari compresse e dolorosissime infezioni.
Non ci credete? Bene, beccatevi questo video e pensateci su.
Poi, fate voi. Da parte mia non ho dubbi. Non sono vegetariana ma non intendo nurtrirmi della sofferenza gratuita di nessuna bestia, oche comprese. Certo, diverso sarebbe se avessi a disposizione un fois gras prodotto in assenza di tortura – come si faceva una volta, per esempio, quando le oche erano lasciate libere di ingozzarsi sotto alberi di fichi o di altri frutti altamente zuccherini e ingrassavano – certo -ma ben contente di farlo.

Così no, non riesco. E mi fanno piacere le scelte *ufficiali* tipo quelle della coop (che ha deciso di non vendere più fois gras) di Gordon Ramsey che ha annunciato che non lo comprerà più dal fornitore di cui gli animalisti avevano denunciato la violenza nel metodo di allevamento. 
Non è una rinuncia facile, ve lo garantisco: mi piace molto, moltissimo. Ma non posso pensare di mangiare una bestia trattata in questo modo. E soprattutto non posso fare a meno di pensare, davanti a certe immagini, che le vere bestie siamo noi.

Ps. se conoscete un fois gras ottenuto senza crudeltà verso le oche… per favore, me lo dite?

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Grazie sin d’ora a chiunque deciderà di farlo!

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One Response to “Si avvicina il Natale, e con lui la tentazione di mangiare fegato d’oca.”
  1. Claudia 17 novembre 2013

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