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“Garofalo: una delocalizzazione al contrario?”

Infine sì, è arrivata la conferma:  è tutto vero, Il Pastificio Lucio Garofalo S.p.A,  ha  annunciato di aver siglato un accordo preliminare per l’ingresso nella propria compagine azionaria, con il 52% del capitale sociale, di Ebro Foods (EBRO.MC), gruppo multinazionale che opera nei settori del riso, della pasta e dei condimenti, quotato alla Borsa di Madrid.
E la sorpresa, anche negativa, è stata tanta. Io per prima, mi sono detta preoccupata di quel 52 per cento. Certo, ora ci sono tutte le garanzie del caso: lo stabilimento rimarrà a Gragnano e assicurerà posti di lavoro e continuità nella produzione. Addirittura, questa mossa dovrebbe assicurare alla produzione a Gragnano una crescita, anche in termini occupazionali. Per cui, contrariamente a quanto accade di solito, saranno i capitali a spostarsi  ed il lavoro a rimanere. Se non addirittura ad aumentare. Questo, almeno, stando a quanto va ripetendo Emidio Mansi:
“… è una cosa buona. in un momento in cui le aziende chiudono noi abbiamo un piano per crescere e internazionalizzare il marchio restando a GRAGNANO e aumentando i dipendenti. poi se vogliamo fare demagogia facciamola, ma per il territorio e’ una notizia meravigliosa”
Lungo la stessa linea,  le parole di  Massimo Menna.
“Sono felice di poter dare il benvenuto ad Antonio Hernández Callejas e al Gruppo Ebro Foods nel capitale sociale della Lucio Garofalo S.p.A., ciò è motivo di orgoglio per tutti noi perché ci dà la possibilità di consolidare il successo della nostra pasta nel mondo. L’esperienza e il know how internazionale di Ebro Foods, rappresentano per un’eccellenza italiana come Garofalo la possibilità di divenire ambasciatore sempre più forte della produzione e professionalità del nostro Paese,  ed ecco perché questa operazione rappresenta un valore per il Sistema Italia e non va erroneamente letta come “un pezzo di Italia che se ne va”. Le migliori scelte non si fanno nell’urgenza del bisogno. La nostra azienda è sana e forte e questo l’ha messa nella posizione ottimale per cogliere la migliore opportunità di crescita”.
 
Per cui, almeno per ora, ai miei amici mi sento di consigliare di non avere preoccupazioni. Prima di decidere che un prodotto sarà in futuro meno buono perché non italiano, aspettate almeno un assaggio futuro.  Poi, ovvio, io non posso che fare il tifo per una azienda del sud. Certo, dall’esterno (da consumatrice, intendo) preoccupazioni restano: ma il modo migliore per vedere come andrà a finire è tenere d’occhio l’azienda.

E, soprattutto, la pasta.

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  • stefaniamilani on 6 giugno 2014

    Infatti, Teresa….da diversi anni sono un’estimatrice di questa pasta, da quando mio figlio da Roma, mi ha detto, telefonicamente: mamma assaggia la pasta Garofalo, è buonissima……Per dirmelo al telefono, voleva dire che ne era entusiasta, quasi fosse una notizia importante da comunicare…Ora, come dici tu, quel 52%, significa che, il maggior azionista è spagnolo… Fosse stato il 49% avremmo potuto dormire tra due guanciali ma così, non sappiamo cosa aspettarci….In ogni caso, hai detto bene: ciò che conta è la pasta e, se continua ad essere quella che è, ben vengano anche gli spagnoli, servirà ad ampliare il mercato, con maggior produzione e più lavoro….

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