Sognando il giorno in cui la parola femminicidio sarà davvero inutile #nonunadimeno

Esiste una parola nuova, da qualche tempo. Una parola che mai avremmo voluto sentire pronunciata da nessuno: femminicidio
Una parola che purtroppo va spiegata ogni giorno, perché ogni giorno assistiamo impotenti a violenze contro le donne, ed ogni giorno ci sentiamo dire frasi tipo: una violenza è violenza, un omicidio è omicidio e basta, cosa c’entra che a subirlo sia un uomo o una donna?

C’entra, purtroppo.

Perché la parola femminicidio non indica il sesso della vittima: indica il motivo per cui è stata uccisa.
Indica che accanto a lei c’era un uomo (un compagno, un amante, un padre, un fratello, quello che vi pare) che avrebbe dovuto amarla e invece voleva soltanto possederla. E per questo, quando lei per un motivo – uno qualsiasi – ha smesso di corrispondere alle sue aspettative, l’ha uccisa.
E questo è il femminicidio, appunto: un possesso maschile spinto all’estremo, fino alla morte.  Che la società – e stiamo parlando di un paese che si definisce civile – tende troppo spesso a giustificare. Parlando di omicidio passionale, per esempio. O delitto d’impeto. O usando altre parole che in qualche modo tendono a far considerare *normale* l’uccisione di una donna. 

No , non è normale affatto. Cosi come non è normale essere costretti a coniare, oggi, una parola in grado di spiegare questo.

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E’ una parola che, soprattutto domani 25 novembre –  Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne  – dobbiamo ripetere. A voce alta, scrivendola dappertutto. Perché solo ripetendola, spiegandola, riusciremo a combatterla davvero.

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Certo, la legge è necessaria – e leggere che ad un uomo che ha dato fuoco alla sua compagna incinta  è stata inflitta una condanna di diciotto anni non aiuta – ma più di questa è necessaria la cultura. Perché solo questa può smuovere le coscienze. E solo spiegando a tutti, uomini e donne (soprattutto quelli di domani) che non si può usare violenza nei confronti di chi non si riesce a possedere, riusciremo forse ad imprimerlo nella mente di ognuno di noi. 

E soprattutto, riusciremo forse, in un futuro che spero non lontano, a trasformale la parola femminicidio in una parola inutile.
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Ps. domani 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, dedichiamo un post nel nostro blog, nei nostri social, quello che vi pare insomma, per spiegare l’assurdità della violenza di genere. Le nostre parole sono e saranno una goccia nel mare, certo, ma del resto è proprio di gocce che il mare è fatto.
Usando questi hashtag, se vi va: #niunamenos #nonunadimeno #giulemanidalledonne #slowthinking.

Immagini di Annarkikka e Mauro Biani

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