Categoria: Pasticcerie

  • Il panettone di Francesco Guida, un piccolo miracolo a base di lievito

    Il panettone di Francesco Guida, un piccolo miracolo a base di lievito

    Il panettone di Francesco Guida

    L’anno scorso, nel periodo dell’Epifania, ho goduto di un privilegio. Ho potuto assistere alla lavorazione  del panettone di Francesco Guida, nella cucina del ristorante di Famiglia Antica Osteria Nonna Rosa e ho potuto fotografare tutti i passaggi.

    Il panettone di Francesco Guida

    Francesco Guida è un ragazzo, giovanissimo: ha 23 anni, eppure è in grado di fare un panettone che in Italia ha pochi rivali. E la cosa incredibile è lo fa esattamente come noi dilettanti lo facciamo a casa.

    Il lievito, per esempio. Rinfrescato impastando in planetaria e poi pirlando a mano. L’attrezzatura, la vedete in foto.

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    Non ha una un laboratorio professionale a disposizione, non possiede neanche un’impastatrice (non ricordo la marca della sua ma è una planetaria più o meno grande come il kenwood), non ha una camera di lievitazione, né un sistema di sospensione per il raffreddamento dei panettoni.

    Impasta come faccio io, in piccole quantità. Misura poi il livello della lievitazione in contenitori di plastica – assolutamente riciclati da altro uso –  che gli consentono di capire con uno sguardo quando il primo impasto è triplicato e pronto per il secondo.

    Il panettone di Francesco Guida

    Non possiede una camera di lievitazione, dicevo:  per trovare la temperatura perfetta è andato in giro per la cucina del ristorante con un termometro in mano, fino a trovare un punto dove la temperatura era secondo lui perfetta. Più o meno come ho fatto io, insomma, che l’ho trovato nell’armadio a muro dove ho l’asciugatrice. Ovvimente, se non ha una camera di lievitazione non ha neanche modo di controllare meccanicamente l’umidità: nessun problema, ogni pirottino è sistemato in un sacco di plastica che lui annoda e – incredibilmente – è in grado di mantenere l’umidità perfetta.

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    E l’asciugatura a testa in giù? Nessun problema neanche qui: per questo c’e’ Florin, il sous chef del ristorante. Che non è bravissimo solo come cuoco ma anche nel bricolage. E ha adattato una scaffalatura di piccole dimensioni – in cucina, lo spazio è quello che è – in modo da renderlo perfetto per appendere i ferri su cui sono infilati i panettoni per il raffreddamento. 

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    Insomma, Se qualcuno non mi crede quando dico che non fa dei panettoni ma dei miracoli, può guardare queste foto: ecco questo è il suo laboratorio (solo per pirlare, si sposta sul piano di lavoro di Peppe Guida, che di solito è impegnato dalla cucina del ristorante). Notare la superficie: credo che sia un 1×3 metri di superficie calpestabile, e quei sacchetti sono le sue camere di lievitazione.

    In queste condizioni, nasce uno dei panettoni più buoni di Italia. Stupefacente, vero?

     
    Antica Osteria Nonna Rosa
    Via Privata Bonea, 4 – 80069 Vico Equense (NA)
    Tel/Fax: (+39) 081 8799055
    Cell.: (+39) 339 3742099
    Email: info@osterianonnarosa.it

  • Ricetta del babà napoletano: la mozzatura tradizionale, fatta a mano

    Ricetta del babà napoletano: la mozzatura tradizionale, fatta a mano

    Ricetta del babà napoletano

    La ricetta del babà napoletano prevede una  passaggio molto particolare: la mozzatura. Qui, alcune vecchie foto che fanno parte di una serie scattata anni fa nel laboratorio della Pasticceria Cappello di Palermo.  Che pubblicherò, credo, nei prossimi giorni perché raccontano di un lavoro di pasticceria fatto nel modo più antico possibile: usando le mani, semplicemente.

    Come in questo caso: la pasta del babà  (ottenuta attraverso la ricetta tradizionale, ricca di uova e di burro, e lavorata fino ad ottenere un impasto consistente ed elastico) viene *mozzata* a mano – il termine richiama la mozzarella, che deve appunto il suo nome al modo in cui viene “mozzata” – come si vede nelle foto.

    L’impasto viene stretto nel pugno,  mentre un po’ di pasta fuoriesce dalla mano stretta.

    Ricetta del babà napoletano

    Questo viene appoggiato sul bordo dello stampo e tagliato con una leggera pressione sulla parte alta delle pareti.

    Ricetta del babà napoletano

    Il babà è pronto e formato, in attesa della lievitazione e della cottura.

    Pronto per assumere la sua forma più classica, come questo di Agostino Iacobucci.

     

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  • La Pasticceria Pansa, ad Amalfi

    La Pasticceria Pansa, ad Amalfi

     

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    Ci sono posti che fanno parte della tua vita da sempre. Che non puoi fare a meno di frequentare ogni vota che capiti nei loro dintorni e cui ogni volta, ti accosti con una delicatezza che assomiglia un po’ a soggezione. Sì, soggezione: anche quando si tratta di una semplice pasticceria. Come la Pasticceria pansa di Amalfi.

    La pasticceria Pansa ad Amalfi

    Nulla di trascendentale, perlomeno all’apparenza, fatta salva l’eleganza del locale e del servizio: solo dolci tradizionali eseguiti però con cura ed attenzione alle materie prime quasi maniacali. Lo si capisce subito, appena entrati, dai profumi:  il più potente, quello dei limoni (provenienti dal limoneto privato della pasticceria, che la prossima volta spero di visitare). E poi  le forme e i colori: la trasparenza perfetta dei canditi di produzione propria. Oppure la lucentezza dei  babà, grondanti di sciroppo e straripanti di crema e amarena. Crema vera, però,di quella fatta con  uova vere, e punteggiata da autentici semi di vaniglia. Gli stessi che abbiamo ritrovato nel gelato, preparato artigianalmente con uova, latte e zucchero mescolati e cotti fino a formare una crema inglese.  E vaniglia, appunto, che dopo aver conosciuto Andrea Pansa temo che chiunque osi solo pronunciare la parola vanillina rischi – minimo minimo – di non essere servito.   Già, perché è la passione che porta questa famiglia a fare dolci da tre generazioni, con lo stesso rispetto di sempre sia per le materie prime che per il risultato finale. Passione di cui Andrea ha voluto farci omaggio attraverso due ore trascorse con noi a chiacchierare – di dolci ma anche di altro: Favignana, per esempio, passando per le saline di Trapani e poi anche per quelle di Cervia (che tra appassionati si sa, si parte dalla ricetta della crema e poi si finisce per parlare dei massimi sistemi). Il tutto suggellato da un patto a base di sale: un  chilo di sale di Trapani (e mica alla pasticceria Pansa si può usare un sale qualsiasi o non di salina, vi pare?) in cambio della promessa di ripassare alla prima occasione per fargli assaggiare quello di Cervia, che io vedo perfetto per i dolci.

    La pasticceria Pansa ad Amalfi

    E credo che sia stata proprio la passione a spingere Andrea a farci il regalo più grande. La visita al laboratorio con il permesso di fotografare. Attimi preziosi, che mi sono goduta come un tesoro. Perché, lo dicevo all’inizio, alla pasticceria Pansa ci vado da sempre – impossibile pensare di passare da Amalfi senza passare da loro – ma mai avrei osato immaginare di ritrovarmi un giorno  a condividere con loro attimi di pura passione per la pasticceria.

    Grazie Andrea, grazie Marilla, grazie Tina che era con me e soprattutto grazie  Barbara che hai reso possibile questo incontro presentandoci su fb.

    Amalfi, Pasticceria Pansa
    Piazza Duomo, 40
    Tel. 089.871065
    Aperto sempre, dalle 7.30 alle 22.00 (in estate fino alle 24.00).
    Chiuso il martedi (solo in novembre e febbraio)
    Ferie variabili, tra il 10 gennaio e il 5 febbraio
    www.pasticceriapansa.it
    info@pasticceriapansa.it

    (Per visualizzare le foto, passarci sopra con il mouse)

     

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