Categoria: Slowthinking

  • Racconta un produttore… il tuo!

    Racconta un produttore… il tuo!

    Mostaccioli di Soriano Calabro

    Forse vi siete già accorti di questo hashtag: #slothinking e – magari – vi siete pure accorti del sito nato per dare voce a questo progetto.
    Nel caso vi sia sfuggito, provo a raccontarvi in breve di cosa si tratta.Per me, e per altre persone che vivono la rete e l’essere foodblogger come me, internet vuol dire soprattutto #FareRete. Per crescere insieme, sia in contenuti che in numeri, e scegliendo di vivere quotidianamente il nostro essere foodblogger come un gioco di squadra.
    Per questo, vi dicevo, è nato #slowthinking. Se il concetto vi ispira, se volete valutare se partecipare a questo progetto, visitate il sito: troverete tutte le informazioni e anche la mail a cui inviare la richiesta di adesione.

    Oltre a questo, però per noi #FareRete non significa soltanto creare legami tra foodblogger, ma anche cercare di raccontare il sogno di chi ogni giorno si ostina a difendere la sua terra e il suo lavoro con sacrificio e testardaggine. Scoprire e narrare un territorio e le sue eccellenze gastronomiche, grandi o piccole, conosciute o sconosciute, attraverso il lavoro di piccoli produttori e artigiani, rappresenta a pieno titolo la filosofia dello #slowthinking.

    Andare alla scoperta di questi uomini e queste donne, del frutto del loro lavoro, cercare di trattarlo al meglio, con rispetto e amore è, probabilmente, il dovere primario di chiunque si occupi, a qualunque livello, di food. E’ un compito che, secondo noi, ogni amante della cucina dovrebbe assumersi. Quando poi si ha a che fare con prodotti quasi dimenticati o sconosciuti alla maggior parte dei consumatori, tutto questo diventa ancora più importante.
    E’ proprio per questo motivo che vi invitiamo a condividere una storia che magari solo voi conoscete, ma che meriterebbe di essere diffusa.
    VI PIACE L’IDEA?
    Sicuramente non siamo i primi, e non saremo gli ultimi, a promuovere questo tipo di ricerca, ma crediamo nella pluralità e nel racconto fatto da voci diverse. La stessa cosa può essere illustrata e/o narrata, in maniera differente, perché ognuno di noi ha una sensibilità e un modo di percepire diverso dagli altri.

    Quello che noi vorremmo è questo: un racconto, che sia fatto di sole parole, di sole immagini o entrambe le cose. Potete scrivere un racconto a quattro mani, per esempio, dove uno illustra e l’altro narra. Cercate il modo che sia più consono alla vostra personalità e abilità.

     

    COME SI FA?
    Contattate un produttore o un artigiano della vostra zona: fatevi narrare la sua storia, le sue fatiche, le sue speranze e raccontatele come meglio preferite.
    Non deve essere per forza un produttore di cibo, potrebbe essere anche un artigiano che produce botti di vino o pentolame particolare o le fustelle per la ricotta, per esempio.
    Per partecipare potete avere un blog oppure no.
    Nel primo caso pubblicate sul vostro blog un post, aprendolo con un’introduzione di 4-5 righe: ci servirà, insieme a una vostra immagine, per inserire sul sito www.slowthinking.it un’anteprima che inviti a leggere l’articolo direttamente sul vostro blog.

    Nel secondo caso, troverete spazio sul sito www.slowthinking.it firmando il vostro post.

     

    Nell’articolo, ci piacerebbe che spiegaste l’iniziativa, in modo da invogliare anche altri ad aggiungersi a questo coro di voci. Inoltre vi chiederemmo di utilizzare questa immagine  come banner sul vostro blog e/o sui vostri canali social (linkando il sito) .

    racconta il tuo produttore

    Quando il vostro post sarà pronto, vi chiediamo di segnalarci il link sulla pagina dell’evento di Facebook. Qualora non foste iscritti a Facebook, potreste farlo con un commento sul sito, sotto il post dedicato all’iniziativa.
    Infine, vi chiediamo di utilizzare i due hashtag #raccontailtuoproduttore e #slowthinking per la condivisione dell’evento e degli articoli sui social network.
    caciocavallo collage
    CI SONO SCADENZE?
    30 settembre 2016
    Armatevi di macchina fotografica, di computer, di penna o quello che volete e raccontate e/o ritraete mani, volti, fatiche e passioni.

    Raccontate, noi vi aspettiamo!

    E magari, mentre ci pensate su, date un’occhiata a questi post che raccontano produttori. Sicuramente, vi daranno delle idee.

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  • Avete provato a post produrre le vostre foto con Lightroom ma vi siete persi? Allora, forse, questo è il post che fa per voi

    Avete provato a post produrre le vostre foto con Lightroom ma vi siete persi? Allora, forse, questo è il post che fa per voi

    lightroom

    Una premessa. Questo è il primo di una serie di post dedicati ad un piccolo ma specifico progetto di lavoro che nei social potrete seguire sotto l’hashtag #slowthinking. Un progetto che si fonda anche su un’idea di  condivisione delle competenze acquisite nella nostra esperienza di blogger. 

    Anche di quelle fotografiche, quindi. E di post produzione: argomento su cui continuo a ricevere in privato richieste di aiuto ma che ho deciso di affrontare, insieme, nel blog. Aspetto quindi i vostri stimoli per capire quali argomenti toccare in futuro e vi ricordo che se avete bisogno di aiuto io sono a vostra disposizione nel forum, dove potrete chiedermi – per esempio – come poter migliorare le vostre foto sia in fase di scatto che di post produzione.

    Lightroom è uno strumento per l’ archiviazione e la post produzione molto efficiente e relativamente facile ma ha un problema che lo rende piuttosto ostico a chi vi si avvicina per la prima volta. Non funziona cioè con la sequenza tipica degli altri programmi – apri file, salva file, salva file con nome, etc. – ma mette al centro del nostro lavoro il CATALOGO FOTOGRAFICO. 

    Questo, a quanto leggo, crea non pochi problemi a chi lo utilizza da autodidatta. Fermo restando quindi il punto che magari vi conviene fare un corso – qui ne trovate on line di ben fatti che costano davvero pochissimo –  vale la pena di fermarsi un attimo  a cercare di capire le linee generali del funzionamento di questo programma.

    Facciamo finta che abbiate già iniziato ad usarlo, abbiate già creato il vostro catalogo e abbiate già importato delle foto. 
    Questa, l’interfaccia che vi si presenta. Le due  foto grandi sono le anteprime della foto,  prima e il dopo la post produzione. La fila di foto in basso, le anteprime delle foto presenti nel catalogo. Le scritte in alto (libreria, sviluppo, mappa, libro, presentazione, stampa, web) le varie possibilità di lavoro offerte dal programma.

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    Sottolineo: quelle che vedete non sono le foto ma solo delle anteprime. Quindi, ricapitolando, il catalogo di Lightroom non è l’archivio delle foto ma solo lo strumento attraverso cui si importano le foto, si completano con tutte le informazioni necessarie – nome file, tag, etichette, copyright, ecc – , si sviluppano apportando le modifiche necessarie, e –  infine – si esportano o stampano. Questo non è un dettaglio da poco perché salvare il catalogo, non significa salvare le foto originali  ma solo tutte le modifiche che avete apportato. 

    E’ molto importante quindi, per evitare errori, capire dove sono davvero le  nostre foto oppure – meglio ancora, imparare a dire a Lightroom in quale parte del disco fisso  vogliamo che siano conservate.

    Le parti fondamentali di Lightrom  sono i Moduli, quelle scritte che  si vedono in alto, che potete vedere in foto.

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    Da sinistra verso destra si incontra il modulo Libreria che è il punto di partenza del flusso di lavoro. Da Libreria si importano, si selezionano e si catalogano i propri scatti.

    Per chi è nuovo di Lightroom, la maggior parte delle difficoltà sono proprio nel modulo Libreria perché – come dicevo – obbliga a modalità di lavoro diverse rispetto a tutti gli altri programmi.

    Come procedere, quindi, per evitare confusione ed errori?

    Supponiamo di essere in un laboratorio fotografico piuttosto che al computer (del resto Lightroom vuole dire proprio camera oscura). In questa situazione, il vostro lavoro sarebbe diviso in due parti: quello sui negativi e quello sulle foto vere e proprie (la stampa)Lightroom lavora sulla base della stessa logica.

    – prima di tutto, IMPORTEREMO LE FOTO.

    – Poi, nel modulo Libreria, ci occuperemo del lavoro sui negativi (modificheremo il nome file, inseriremo tag e etichette, copyright, ecc.).

    – successivamente, nel modulo Sviluppo lavoreremo per migliore l’esposizione, contrasti, bilanciamento del bianco etc.

    – Infine, ESPORTEREMO LA FOTO. Questa, finirà quindi nel nostro archivio fotografico che è diverso – appunto – da quello dei negativi.

    Ricapitolando, quindi, attraverso il catalogo noi costruiremo almeno due archivi: quello dei negativi, e quello delle foto.

    Quindi, ricordatevi, quando salvate le vostre foto che gli  archivi sono due, contenuti in due distinte cartelle.

     

    Se avete bisogno di salvare le foto che avete scattato – le foto originali, per esempio i file RAW – voi salverete le cartelle in cui avete IMPORTATO.

    Se avete bisogno di salvare le foto da voi modificate, i JPG o i TIF, salverete le cartelle in cui avete ESPORTATO le vostre foto.

    Lo so, sembra difficile ma non preoccupatevi. Non lo è affatto. Un consiglio: regalatevi un po’ di tempo per guardare questo estratto di corso gratuito di Teacher in a box: vi chiarirà molti dubbi e vi permetterà di partire nel modo giusto.   Questi gli argomenti trattati, in modo chiaro ed esauriente. Guardateli e poi ditemi la vostra impressione. E – ripeto – se avete bisogno di aiuto per le vostre foto, ricordate che vi aspetto nel forum. Dove, quando serve, parliamo anche di fotografia.

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