Tag: Liquido di governo della mozzarella di bufala campana Dop

  • Maruzze Leonessa in cottura passiva di acqua di governo di mozzarella di bufala campana dop, ai pomodorini confit e bottarga di muggine

    Maruzze Leonessa in cottura passiva di acqua di governo di mozzarella di bufala campana dop, ai pomodorini confit e bottarga di muggine

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    Coast to coast, in barca.
    Il sogno di una vita, mai realizzato purtroppo. Fatto della voglia di tirare su l’ancora e andare via, lontano, affidandomi alla energia silenziosa del vento e al solo aiuto delle vele. Partendo dalla costa tirrenica – quella su cui sono nata e cresciuta – e puntando verso ovest: in direzione di  quella terra invisibile ma di cui  avevo letto sin da bambina sui libri di scuola e  che sapevo essere oltre quella linea scrutata ogni sera, alla ricerca di quell’attimo esatto in cui il giorno trovava  la sua fine.
    Il Tirreno ci rendeva immuni, bambini sacri della sua acqua che era una lingua di madre lupa che ci pettinava. Conoscevamo il sole del tramonto sui muscoli usati, che ci fermava e ci addolciva il buio. Calava a mare, lo vedevamo spegnersi a fuoco viola sull’incerto orizzonte. Per questo fummo Tirrenici, perché il giorno ci finiva davanti, in faccia al mare immenso e noto a noi.*

    La stessa linea  che ho continuato a rincorrere anche una volta diventata adulta, attraverso – per esempio – la decisione di passare in Sardegna una delle  mie prime vacanze senza  famiglia. Fu allora che scoprii l’esistenza  di un prodotto particolarissimo: la bottarga di muggine. Un vero e proprio concentrato di mare, un insieme potente di gusto e sapidità, cui non posso fare a meno di pensare quando mi ritrovo – come accaduto leggendo il regolamento del contest Pasta Napoletana Leonessa e Gusto Mediterraneo  – a dover immaginare un piatto al sapore di mare. Per questo, pensando ad una ricetta che unisse sapori  coast to coast, ho pensato a lei. Ed ho pensato di accostarla al sapore di tre dei prodotti della costa tirrenica cui sono più affezionata: pomodoro, mozzarella di bufala campana dop e limone di costiera.
    mozzarella di bufala

    I primi li ho preparati in anticipo, in confit (con più  olio però rispetto al solito perché mi servivano cremosiall’interno, non secchi, per condire la pasta). Cosí come farei in barca insomma, dove cercherei di arrivare con una piccola scorta di preparazioni già pronte. La seconda, idem o quasi. Nel senso che l’ho tagliata a fettine sottili e messa sotto olio insieme ad abbondante buccia di limone grattugiata che doveva, nella mia testa, costituire il filo di unione a livello di gusto tra la dolcezza dei pomodorini e la sapidità della bottarga. E poi via, in un vasetto, come se stessi preparandomi ad un viaggio in mare.

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    Il seguito della ricetta, poi, è quasi tutta nel riciclo dell’acqua di governo della mozzarella di bufala campana. Non viene buttata via, ma utilizzata per cuocere la pasta: non nel modo classico però ma con la tecnica della  cottura passiva. Per diversi motivi: primo, perché questa tecnica ben si presta alle maruzze Leonessa che mi piace gustare bene al dente (al chiodo, direbbe qualcuno) e senza che la loro forma – bellissima! – venga anche solo minimamente intaccata dalla classica bollitura. E poi perché è un metodo di cottura perfetto per la barca: innanzitutto, consuma pochissimo gas. E poi non riempie  di vapore lo spazio angusto della cucina: fastidioso, molto fastidioso, vista la ristrettezza degli spazi destinata in barca a questo scopo. Infine, perché pensare di cuocere la pasta nel liquido di governo mi fa pensare all’inventiva tutta italiana – e napoletana in particolare – che ha contribuito a rendere grande la cucina italiana, anche quella più povera. Come gli spaghetti alle vongole fujute, dove di vongole non c’era traccia e il sapore di mare era dato dalla bollitura di sassi raccolti tra gli scogli mescolati a qualche paguro.
    Come si esegue la cottura passiva? semplice, come per la cottura classica: solo, il fuoco rimane acceso per due minuti. Poi, viene spento ed il tegame viene coperto lasciando la pasta in infusione per il resto del tempo richiesto dalla cottura. Tutto qui.

    Premesso tutto questo, spiegare la ricetta è un attimo.

    Ingredienti
    Bottarga di muggine, tagliata in fette sottilissime e conservata sotto olio e.v.o. di tipo fruttato leggero, aromatizzato con buccia di limone
    Mozzarella di bufala campana dop, 100 g (tenete da parte il suo liquido di governo)
    latte intero caldo 120 g (sarebbe meglio di bufala ma non si può avere tutto dalla vita)
    Pepe di Szechuan
    Buccia grattugiata di due limoni di costiera
     
    Si versa il liquido di governo in una pentola (controllandone la quantità ed aggiungendo, se necessario, un po’ di acqua: come spiegato da Innovidea,  per questo metodo sono infatti necessari 5l di acqua per circa 200 g di pasta in modo da avere una massa di acqua sufficiente a mantenere per i 9 minuti di infusione successiva il calore ad almeno 70-75°C)  e si porta a bollore.  Quindi, si butta la pasta e – una volta che il bollore sia ripreso – si lascia sul fuoco per due minuti. Passato questo tempo, si spegne e si copre la pentola con un coperchio.
    Intanto, si prepara la crema di bufala, frullando la mozzarella con il latte,con un buon frullatore ad immersione, fino a quando non diventi abbastanza cremosa, e la si sistema a specchio sul fondo dei piatti in cui verrà servita la pasta.
    Una volta pronta la pasta, la si scola e la si condisce con l’olio di cottura dei pomodorini. Poi si sistema la pasta sulla crema di bufala e la si cosparge di pomodorini  sgocciolati e fettine di bottarga. Infine, un giro di olio di marinatura della bottarga, una spolverata di pepe macinato di fresco e di buccia di limone grattugiato.

    E la si serve sul ponte, per mangiarla guardando l’orizzonte…

    Lei è all’orizzonte. […] Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare.*
    *Erri De Luca
    Eduardo  Galeano
    Con questo piatto partecipo al contest LEONESSA COAST TO COAST

     

  • Soddisfazioni a tre spicchi. E Pizza  al lievito fujuto

    Soddisfazioni a tre spicchi. E Pizza al lievito fujuto

    pizza al lievito fujuto
    Sì, soddisfazioni. E non solo perché tra le pizzerie che hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento dell’assegnazione  dei *tre spicchi* del gambero rosso ci sono le pizzerie cui proprio non posso mancare ogni volta che vado a Napoli, in cui mi sento *a casa* (La Pizzeria Salvo di San Giorgio a Cremano e Gino Sorbillo di Napoli) ma anche perché in qualche modo in questo riconoscimento c’entro anche io (sia pure da molto, molto, molto, molto lontano). E la cosa non può che riempirmi di orgoglio.

    Pizza lievito fujuto

    Ma andiamo con ordine. Queste, le pizzerie premiate.

    Pizza Napoletana:
    Pepe in Grani (Caiazzo (CE)
    Da Attilio alla Pignasecca (Napoli)
    Trattoria Fresco (Napoli)
    La Notizia 1 e 2 (entrambe a Napoli)
    Sorbillo (Napoli)
    Starita (Napoli)
    Era Ora (Palma Campania (NA)
    F.lli Salvo Pizzaioli da Tre generazioni (S. Giorgio a Cremano (NA)
    Massè (Torre Annunziata (NA)

    Pizza Italiana
    Piemonte – Libery Pizza e Artigianal Beer (Torino)
    Lazio – La Gatta Mangiona, Sforno, Tonda (tutte a Roma)
    Abruzzo – La Sorgente (Guardiagrele (CH)

    Pizza Gourmet
    Piemonte – Pomodoro & Basilico (S. Mauro Torinese (TO)
    Veneto – Ottocento Simply Food (Bassano del Grappa (VI), I Tigli (S. Bonifacio (VR), Sapore (S. Martino Buonalbergo (VR)
    Emilia Romagna – O’ Malomm (Coriano (RN), O’ Fiore mio (Faenza (RA)
    Toscana – Apogeo (Pietrasanta (LU), La Spela (Greve in Chianti (LU)
    Marche – Urbino dei Laghi (Urbino)
    Lazio – La Fucina (Roma)
    Pizze a Taglio
    Veneto – Saporè (S. Martino Buonalbergo (VR)
    Toscana – Menchetti (Arezzo), Divina Pizza (Firenze)
    Lazio – Angelo e Simonetta, Pizzarium  a Roma)

    Pizza lievito fujuto

    Tra questi nomi, ne vorrei sottolineare uno in particolare: Pietro Parisi. Tempo fa, vi avevo parlato della pitta all’acqua di filatura della mozzarella di bufala campana. Un esperimento che avevo condotto grazie al consorzio che mi aveva fatto avere questo sottoprodotto della lavorazione,  introvabile lontano dalla zona di produzione. Come già raccontato diverse volte, ad una cena tra amici  raccontai a Pietro Parisi dell’esperimento e lui ne rimase incuriosito al punto da provarlo e svilupparlo fino a tirarne fuori una sua pizza, senza lievito aggiunto: la pizza al lievito fujuto.

    Bene, quella pizza oggi ha avuto questo grande riconoscimento.  E Pietro ha avuto la squisitezza di ringraziarmi in pubblico con queste parole su facebook (che riporto come sono, sgrammaticatura da utilizzo del cellulare compreso)

    “La fermentazione lattica affascina gambero rosso e ci onorano dei tre spicchi e portiamo Calma campania tra le rotte dove gustare una buona pizza , grazie ad un recupero delle acque della mozzarella di bufala abbiamo ottenuto una grande soddisfazione professionale forse la sperimentazione ci ha fatto onore un grande grazie va a  Teresa De Masi, Giustino Catalano  e Antonio Lucisano per aver aver fatto rete di idee e sopratutto un grande grazie va anche ai volti che con il loro aglio origano e pomodoro hanno reso una marinara straordinaria … grazie e adesso ci godiamo il successo domani presenteremo questa pizza a lievitazione lattica a Milano alla stampa Estera…”

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    Nonostante le parole di Pietro, che ringrazio,  io davvero non credo di avere nessun merito se non quello di avere giocato una quindicina di anni fa con la fermentazione lattica e di avere poi avuto la fortuna di continuare il gioco grazie al Consorzio. Il resto, la professionalità, l’arte del pizzaiolo, la sapienza nell’impasto e nella cottura è tutta roba di Pietro Parisi. Che con me ha solo un debito: quella di farmela assaggiare, prima o poi.
    Però confesso: la soddisfazione c’è. E grande. Come grande resta lo stimolo di continuare a condividere le cose che si scoprono e si imparano. Perché solo insieme, si cresce.
    ps. soddisfazione nella soddisfazione, questa mia foto in bianco e nero delle mani di Salvatore Salvo che ci racconta (a me e Maria) delle farine utilizzate per la sua pizza (che poi sono quelle che mi ha regalato per provare a fare il pane cafone) è stata scelta per il menù della nuova pizzeria Salvo da Tre Generazioni. Grande soddisfazione anche questa,  visto l’affetto che mi lega al – grande – lavoro di questi ragazzi.

    Le foto, sono delle pizze della pizzeria Salvo da Tre Generazioni

  • La pitta all’acqua di filatura di mozzarella di bufala

    La pitta all’acqua di filatura di mozzarella di bufala

    Una vecchia ricetta, di questo inverno, per parlare di un impasto che ultimamente sta facendo parecchio discutere: quello della pizza all’acqua di filatura della mozzarella di bufala campana. Un’impasto che lo chef Pietro Parisi ha elaborato fino ad arrivare realizzare una pizza tutta nuova, senza lievito. Nulla di miracoloso: la fermentazione lattica è nota da tempo, io stessa ne parlavo già nel 1997, ma non era mai stata applicata alla pizza con risultati tanto eccellenti. Non vi annoio con i dettagli, se vi interessano potete leggere Giustino, che lo ha raccontato meglio, forse, di come farei io.

    Dico solo che storia, ha origini lontane Molto lontane. Sono passati parecchi anni infatti dalla volta in cui, nel forum di gennarino.org, ho parlato della mia idea di provare ad impastare la pizza con il liquido di governo della mozzarella di bufala campana. Anni dopo, mi è capitato di parlare di questo impasto in un gruppo su fb, quelli di Gente del Fud, e la mia idea colpì il direttore del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana DOP al punto che mi propose di provare un impasto nuovo, mai provato: con l’acqua di filatura (che è uno scarto di lavorazione della mozzarella di bufala: non viene usato ed è gettato a fine produzione. E non si trova in commercio). Io, ovviamente, accolsi la proposta con gioia e questo è stato uno dei primi risultati.

    Nel caso di questa pitta però, la via seguita è di tipo tradizionale, a lievitazione diretta, ispiratami dalla pitta calabra. Un impasto ad alta idratazione, il 70 per cento circa, un po’ difficile da maneggiare ma che a me piace molto. Unica annotazione, rivolta chi ci vorrà provare e non ha a disposizione acqua di filatura, dato che non è facilmente reperibile. Usate pure il liquido di governo della mozzarella di bufala: magari, arrichendola di fermenti attraverso l’aggiunta di un cucchiaio di iogurt e, magari, il latte perduto dalla mozzarella al momento del taglio.
    pitta con acqua di mozzarella

     

    Pitta calabra all’acqua di filatura di mozzarella di bufala campana

    Ingredienti
     
    500 gr di farina, io ho usato la Caputo Blu
    10 gr di lievito di birra fresco
    1 cucchiaio raso di sale fino
    60 gr di olio

    350 gr di acqua di filatura di mozzarella di bufala campana (oppure, acqua di governo)

    Procedimento

    L’impasto va preparato in modo diretto: si impastano coè tutti gli ingredienti (tranne il sale, che è meglio aggiungere alla fine, sciolto in un po’ di acqua) e si lavora la pasta fino a quando questa non abbia preso consistenza, magari usando la tecnica dell’impasto sbattuto. Poi, si aggiunge il sale e si lavora ancora per qualche minuto.
    Lasciate lievitare, in una ciotola coperta, finchè non abbia raddoppiato il suo volume. A questo punto, rovesciate la pasta su una spianatoia infarinata e date un giro di pieghe a 3. Aspettate un’altra mezz’ora,  altro giro e lasciate lievitare fino al raddoppio. Al momento di infornare, schiacciate l’impasto con le mani, cercando di dare una forma tonda e fate un buco in mezzo.
    Infornate in forno ben caldo, acceso almeno trenta minuti prima, su pietra refrattaria sistemata a mezza altezza e con il grill acceso (che spegnerete al momento di infornare).