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Cucinando Eventi

CULTURAL – FESTIVAL DELLA CULTURA ALIMENTARE MATERA, 18-19 SETTEMBRE: “RITORNO ALLE RADICI”

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Da Parigi a Matera. Da Nord a Sud. Dai luoghi identitari della capitale francese – il palazzo Unesco prima e il Bastille center poi – a Casa cava, gioiello architettonico scavato nella pietra che proietta nel futuro il concetto dei Sassi materani.

Cultural, il festival della cultura alimentare nato a Parigi nel 2014 e giunto alla quarta edizione, trasloca nel capoluogo lucano eletto a Capitale della cultura europea 2019. L’evento ideato e organizzato da Consortium Paris con l’obiettivo di promuovere la cultura alimentare italiana nel mondo, si terrà il
18 e il 19 settembre. Nella due giorni di fine estate andrà in scena un TedX culinario in cui circa trenta chef, fra cui molti dei protagonisti del rinascimento della cucina meridionale, racconteranno se stessi presentando un piatto, di fronte a una platea di cuochi, pizzaioli, sommelier, panettieri, pasticceri, critici gastronomici e designer. Mentre tutt’intorno circa 30 produttori racconteranno a loro volta prodotti e storie, abbinando percorsi d’assaggio, masterclass e degustazioni aperte al pubblico. Una comunità del cibo capace di svelare un Sud in movimento come mai prima d’ora, dove si moltiplicano le cucine d’autore e le iniziative legate all’artigianato di qualità.

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I LUOGHI DI CULTURAL: MATERA E CASA CAVA. “Quando ho concepito l’idea di Cultural ho immaginato la casa, il luogo che avrebbe ospitato il festival proprio a Matera, per molte ragioni, storiche ma anche private”, spiega Mauro Bochicchio, presidente di Consortium Paris, In Lucania ho trascorso buona parte della mia infanzia, ho visto questa terra trasformarsi senza tuttavia mutare pelle, conservando la memoria della fame mentre traguardava rotte insospettabili. Un luogo topico, icona di rinascita, da vergogna d’Italia come la definì Togliatti, a patrimonio dell’umanità. E poi punto di raccordo, hub che interseca quattro regioni, Calabria, Puglia, Campania e Basilicata”. Il festival andrà in scena nell’auditorium di Casa Cava, un complesso ipogeo di 900 metri quadrati interamente scavati nel tufo, che nel 2013 ha meritato il Premio internazionale Architetture in pietra (International award architecture in stone) assegnato nell’ambito della biennale di Architettura e Design Marmomacc”.

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I PROTAGONISTI. Il tema dell’edizione numero quattro di Cultural è il Ritorno alle radici”. Non un arroccamento miope nella tradizione o nelle angustie del chilometro zero a tutti i costi, ma un percorso a ritroso alla ricerca di una cucina integra, salutare, restituita alla funzione primigenia di nutrimento ma anche capace di rinnovarsi profondamente grazie a nuove tecniche e percorsi di ricerca individuali. Trenta chef, fra i quali molti emergenti, saranno chiamati a interpretare il tema e mettere in circolo sapori in 3D e idee, a condividere progetti e riflessioni. Un dialogo sans frontiere che conterà fra i prim’attori anche il maître pâtissier parigino Jacques Genin, che accoglie gli ospiti della pasticceria omonima come al ristorante, si sceglie il dolce alla carta e il pastry chef lo cucina espresso. Ospiti dell’evento lo chef Eugenio Boer del ristorante Essenza a Milano, protagonista delle edizioni parigine di Cultural, e Vincenzo Donatiello, giovane e pluripremiato sommelier di origini lucane, uomo di sala del ristorante Piazza Duomo ad Alba (tre stelle Michelin).

LE CENE OFF FESTIVAL: Ciascuno dei giorni del festival si concluderà con una cena ispirata al tema dell’edizione materana di Cultural, in cui otto chef a sera apparecchieranno una tavola dedicata al Ritorno alle radici”.

GLI CHEF: Angelo Rumolo (Grotto pizzeria Castello a Caggiano, Salerno) – Angelo Sabatelli (ristorante Angelo Sabatelli a Monopoli, Bari) – Antonietta Santoro (ristorante Al becco della civetta a Castelmezzano, Potenza) – Antonio Biafora (ristorante Biafora a San Giovanni in Fiore, Cosenza) – Caterina Ceraudo (ristorante Dattilo a Strongoli, Crotone) – Cristian Torsiello (ristorante Osteria Arbustico a Valva, Salerno) – Cristoforo Trapani (ristorante Magnolia dell’hotel Byron a Forte dei Marmi, Lucca) – Eugenio Boer (ristorante Essenza a Milano) – Fabio Pesticcio (ristorante Il Papavero a Eboli, Salerno) – Federico Valicenti (ristorante Luna rossa a Terranova di Pollino, Potenza) – Felice Sgarra (ristorante Umami di Andria, Bat) – Francesco Nacci (ristorante Botrus di Ceglie Messapica, Brindisi) – Gennaro Di Pace (Osteria Porta del Vaglio a Saracena, Cosenza) – Gianfranco Iervolino (Palazzo Vialdo a Torre del Greco, Napoli) – Jacques Genin (Jacques Genin Patisserie a Parigi) – Leonardo Lacatena (Osteria dei Sassi a Matera) – Luca Abbruzzino (ristorante Antonio Abbruzzino a Santo Janni, Catanzaro) – Luigi Salomone (ristorante Piazzetta Milù a Castellammare di Stabia, Napoli) – Maria Cicorella (ristorante Pashà a Conversano, Bari) – Nino Rossi (ristorante Qafiz a Santa Cristina di Aspromonte, Reggio Calabria) – Paolo Barrale (ristorante Marennà a Sorbo Serpico, Avellino) – Peppe Aversa (ristorante Il Buco a Sorrento) – Peppe Guida (Antica Osteria Nonna Rosa a Vico Equense, Napoli) – Peppe Zullo (ristorante Peppe Zullo a Orsara di Puglia, Foggia) – Pietro Zito (ristorante Antichi sapori a Montegrosso di Andria, Bat) – Vincenzo Donatiello (sommelier del ristorante Piazza Duomo ad Alba, Cuneo) – Vitantonio Lombardo (ristorante Locanda Severino a Caggiano, Salerno)

Per il programma completo di Cultural-Matera 2016, info, accrediti stampa e prenotazioni visitare il sito www.culturalfestival.eu

Contatti: Mauro Bochicchio Francia + 33 6 30 44 09 98 – Italia +39 348 11 95 657

Press: Sonia Gioia +39 3922156074 – soniagioia74@gmail.com

Sito web: www.culturalfestival.eu

Location: Casa Cava Via San Pietro Barisano, 47 Matera

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Esperienze

I timbri del pane di Matera di Massimo Casiello

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Nel mio girovagare per Matera alla scoperta del Pane di Matera non poteva mancare una sbirciatina ad una delle tradizioni più antiche legate alla sua preparazione: i timbri del pane. Una tradizione quasi dimenticata, ma antichissima che Massimo Casiello, un giovane artigiano materano sta facendo rivivere nel suo laboratorio. E che vi racconto con le sue parole.
 
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Il timbro per il pane è uno dei simboli dell’arte pastorale della murgia materana. 
 
Fino agli anni ’50 del ‘900 le massaie usavano impastare il pane in casa e lo consegnavano ai garzoni dei forni per la cottura. Queste, nei forni, venivano poi timbrate in mododa  distinguerla da quelle delle altre famiglie. I timbri erano commissionati ai pastori che li realizzavano durante il periodo della transumanza, quando erano lontani dalle loro abitazioni e avevano del tempo libero da dedicare all’intaglio del legno che non mancava nel loro percorso. 
 
Il timbro si compone essenzialmente di tre sezioni: sulla base sono scolpite le iniziali del capofamiglia o un altro segno distintivo familiare, collegata attraverso un manico alla parte superiore artistico-figurativa decorata con elementi architettonici o sacri, figure umane, animali domestici, simboli di virilità e prosperità. 
 
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Alla funzione pratica, rendere riconoscibili le forme di pane dopo la cottura nei forni pubblici, si aggiungeva un significato simbolico e rituale collegato alle diverse raffigurazioni. 
 
I timbri di origine più antica riportavano alla base stilizzazioni del simbolo solare, sostituito successivamente dall’effige della famiglia o dalle iniziali del capofamiglia; quando l’uomo più anziano veniva a mancare, il timbro veniva bruciato e sostituito da un altro pezzo decorato allo stesso modo ma con le iniziali del nuovo capofamiglia. Nei tempi più remoti, il manico era decorato prevalentemente da rami fioriti, simbolo di prosperità. Altri simboli di prosperità sono la chioccia e le stilizzazioni della figura femminile. Le raffigurazioni falliche, il gallo, il cane, la figura maschile, il gendarme sono, invece, simboli di virilità con funzione protettiva del nucleo familiare privato del capofamiglia durante il periodo della transumanza. Anche la quotidianità trova spazio nelle raffigurazioni del timbro del pane, attraverso la riproduzione di simboli sacri e di elementi architettonici.
 
Il timbro del pane era anche utilizzato come pegno d’amore, offerto dal pretendente alla donna amata, da lei conservato se consenziente, o restituito per respingere la richiesta di fidanzamento; veniva anche spezzato se si interrompeva burrascosamente un’intesa. 
 
Oggi, il timbro per il pane rappresenta un elemento decorativo che si integra perfettamente in arredamenti moderni e antichi, riportando alla mente atmosfere lontane e misteriose.
 
Una tradizione affascinante – mi piacerebbe un giorno riprendere le fasi della lavorazione attraverso le foto delle mani di Massimo che lavorano il legno – che finisce per assomigliare ad un piccolo viaggio indietro nel tempo. Per l’attenzione dedicata ai materiali, innanzitutto: legno, di diversi tipi. Ognuno con le sue caratteristiche di  colore, durezza o resistenza. Ma soprattutto per il rapporto tra questo e le mani che lo lavorano: un rapporto fatto di amore e conoscenza, che racconta di mani che più che “lavorare” il legno, si dedicano alla scoperta del suo contenuto. Per riconoscerlo e “liberarlo“.

Perché un vero artigiano del legno questo fa, secondo me: non realizza le sue idee ma  si limita  a riconoscere e dare vita alle forme  contenute nel materiale cui si trova di fronte. E, soprattutto,  si affida a quella forma di dialogo muto che  in quell’attimo  nasce tra questo e le sue mani.

 
Perché il legno è questo è: vita. Esattamente come il pane che i  timbri, grazie ad artigiani come Massimo, stanno tornando ad incontrare.
 
 
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Se andate a Matera, quindi, segnatevi questo indirizzo. Per fare, anche voi, un piccolo viaggio indietro nel tempo grazie ad un racconto fatto di forme. Di pane e di legno.
Massimo Casiello 
Tornitura artistica del legno
Via Ridola, 40 – 75100  Matera 
info@massimocasiello.it – +39 0835 1970309
http://www.massimocasiello.it
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Esperienze

Vedendo nascere il pane di Matera

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Poche, le parole che posso scrivere in questo post: non credo si possa raccontare facilmente l’emozione di assistere alla nascita di un pane come quello di Matera. Non mi va di di dire infatti che è uno dei più buoni al mondo: saprebbe di retorica, un tipo di linguaggio che non amo. Preferisco, altri modi di raccontarlo: per esempio, il fatto che è un pane che come poche altre cose riesce a raccontare della terra in cui nasce. Nella forma, innanzitutto. I suoi rilievi, i suoi avvallamenti, raccontano della terra di Puglia (e, checché se ne dica, Matera è terra pugliese e non lucana, per lo meno nell’aspetto). Forme arrotondate uguali a quelle delle colline brulle, tagliate all’improvviso da profonde gravine. E il marrone della crosta, dello stesso colore bruciato dei campi di grano dopo la bruciatura delle stoppe, accostato al giallo che racconta del grano appena raccolto.
 
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Già, il grano. Il segreto del gusto di questo pane è in buona parte qui: nel grano utilizzato per produrre le farine destinate alla sua produzione.  Si usano solo vecchie varietà di grano, la senatore Cappelli in primo luogo, che producono farine che trasferiscono al pane il gusto ed il sapore tipici che lo contraddistinguono.

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Poi, il lievito – naturale – ed il processo di produzione, che non conosce fretta.

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Se volete approfondire le modalità di preparazione, potete leggere qui (dove troverete anche le dosi necessarie alla sua realizzazione).

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Io di ricette non ne do, non stavolta: non è per questo che sono andata al forno di notte. Quello che volevo era assistere al miracolo della sua nascita: volevo guardare le mani lavorare l’impasto, e assistere alla sua trasformazione tra le mani dei panettieri prima e l’abbraccio della fiamma poi.
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Ho dovuto accontentarmi purtroppo solo di metà della lavorazione. Ero con Irene, che intorno alle due e trenta è crollata dal sonno. Per la sua età ha resistito anche troppo, in effetti: dopo la cena in macelleria a Laterza io e Giovanni Schiuma (il direttore del consorzio Pane di Matera) le abbiamo fatto prendere un caffè. Per cui, almeno un po’ ha resistito. Permettendomi di fare un po’ di foto.

Queste, alcune. Che spero riescano a raccontare anche a voi un po’ del piccolo miracolo notturno cui ho avuto la fortuna di assistere.
 
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Ps. volendo proprio impastare, vi ricordo che con la farina con cui è prodotto questo pane, io ho preparato questo.

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