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  • Diario da by Tourist on the sea. La cena di esordio: il President a Pompei

    Diario da by Tourist on the sea. La cena di esordio: il President a Pompei

    Ricordate il contest di Pasta  Leonessa cui ho partecipato con la ricetta degli spaghettoni in crema di fresella e colatura di alici? Bene: incredibilmente  – in verità pensavo che leggendo la ricetta mi avrebbero preso per pazza – ho vinto e sono stata invitata ai tre giorni  BY TOURIST ON THE SEA – II EDIZIONE insieme a Maison Milady.  Tre giorni di mare e gastronomia, iniziati ieri con la cena di presentazione del progetto al ristorante  President, di Paolo Gramaglia, che già da tempo conoscevo attraverso facebook ma che non avevo ancora avuto modo di andare a trovare.

     

    Una cucina semplice e pulita ma basata su grandi sapori. Un grande racconto,  insomma,  fatto di prodotti campani e realizzato attraverso la semplice sottolineatura delle loro caratteristiche di sapore, profumo e consistenza e senza alcuna volontà di stupire oltre misura.
     

    Una conoscenza da approfondire, senza ombra di dubbio. Le foto sono pessime, e non le ho neanche di tutti i piatti,  fatte con il tablet ma la luce era bassa e calda e non mi andava di rovinare l’atmosfera con colpi di flash. Per cui accontentatevi. 🙂

    Innanzitutto, il pane. Preparato da Laila, moglie di Paolo, che ci ha accompagnato per tutta la cena con la sua competenza – gentile e discreta – sulla base di ricette tratte da testi risalenti alla antica Pompei. Accompagnati, come in questo caso – panis adipatus, “farcito”, come si intuisce dal nome, con lardo –  da burro di latte nobile preparato di fresco.
    Poi, inizia la cena vera e propria, con una Zuppetta fredda di piselli, gambero di nassa e crema fredda di puntarelle. Un delizioso contrasto, sia di sapori che di temperature, ammorbidito dalla dolcezza di un gambero dal sapore estremamente dolce e delicato.
    Poi, ancora un antipasto: il polpo all’ombra del Vesuvio. Cotto a bassa temperatura, passato alla piastra e accompagnato da una riduzione di pomodorino del piennolo – dolcissima! – e una di carote, ricottina di fuscella e polvere di caffè. E accanto una quenelle di crema di tarallo sugna e pepe.
    Il primo, gli spaghettoni Maruzzella Maruzzè: con lumachine di mare,  e appoggiati su una crema di prezzemolo. Assolutamente deliziosi: proverò a rifarli – che Paolo mi perdoni! – con delle vongole. La crema in fondo è una idea splendida, una sorpresa di sapore che non ti aspetti e che completa di aroma la sapidità tutta marina di questo piatto.
    Il secondo: un dentice semplicissimo ma cotto alla perfezione appoggiato su pappa di pomodoro e sorbetto di cipollotto.  Grande contrasto anche qui: di sapori e temperature. Un risultato, nell’insieme, in grado di conquistare al primo assaggio.

    Il dolce: “Interpretazione della Cassata Oplontis”, preceduto dal racconto di Paolo del concetto di dolce per gli antichi romani, completamente lontano da quello odierno. Fatto dall’accostamento di una ricotta dolce di latte ma profumata di pascolo, al miele ed alla frutta. Come in questo caso: per un risultato pieno di aromatica dolcezza, stemperato dalle acidità della frutta (in salsa, ma anche fresca).

    Insomma, se siete in zona, un indirizzo da tenere in mente.

    Ristorante President
    Piazza Schettini, 12 – 80045 POMPEI (Na)
    Tel. 081/8507245 – Fax 081/8638147
    E-mail: 
    info@ristorantepresident.it

  • Spaghettoni alla crema di fresella di Castellammare e colatura di alici di Cetara

    Spaghettoni alla crema di fresella di Castellammare e colatura di alici di Cetara

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    Un altro piatto per il contest Leonessa. Anche questo, da preparare con pochi ingredienti ed in pochi minuti. Come è giusto che sia in barca, dove il tempo migliore lo si trascorre sul ponte, e non certo in cucina,  scrutando l’orizzonte e abbandonandosi alla brezza profumata di salsedine. In silenzio, oppure ascoltando musica. O magari leggendo parole che sanno di mare. 
    Basterebbe la fantasia di qualcuno – un padre, un amore, qualcuno.
    Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare.
    Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.

    Un piatto che, come il primo,  racconta di due coste.

    La prima, ancora la mia terra: la Campania:  di questa terra ho immaginato di usare due prodotti particolarissimi, se non addirittura unici. Il primo, un classico accompagnato alla pasta da sempre: la colatura di alici di Cetara. Sotto certi aspetti un prodotto di scarto: eppure – soprattutto lo sa chi ha avuto la fortuna di assaggiare quella veramente artigianale – in grado di racchiudere in poche gocce il più autentico sapore delle alici sotto sale. Il secondo, le freselline di  Castellammare: qui, confesso, ho azzardato. Già, perché queste freselle non sono salate come il nome potrebbe far pensare ma semidolci. E la mia idea di partenza era quella di partire da una sorta di pesto di pane che però – attraverso appunto una nota di dolcezza – valorizzasse la salinità corposa della colatura.  E qui mi è giunta in aiuto un’altra costa: quella sicula. Ho infatti pensato al pesto di mandorle, che io preparo con una parte di mandorle amare, e mi è venuta voglia provare a realizzare una salsa simile eliminando il pomodoro usando le freselline al posto delle mandorle dolci. Il tutto, da provare a completare con la colatura di alici e con un tocco speziato che regalasse freschezza, a base di cardamomo verdePepe di Schicuan rosso.

    spaghetti crema tarallo castellammare-3

    Per due persone ho usato:
    2 freselline di Castellammare
    5 mandorle amare
    cardamomo verde 

    colatura di alici di cetara
    sale
    Spaghetti Leonessa 200 g
    2 spicchi di aglio
    Olio e.v.o. delle colline salernitane
    Pepe di Schicuan rosso

    Ho iniziato macinando in modo molto sottile la fresella, insieme alle mandorle e al cardamomo, fino a ridurla in polvere finissima…

    spaghetti crema tarallo castellammare-5
    .. che ho emulsionato con qualche cucchiaiata di olio e poi passato con un colino per evitare la presenza di grumi.
    spaghetti crema tarallo castellammare-2-2
    Intanto, sul fuoco, una pentola con acqua ed una padella con olio abbondante e qualche spicchio di aglio. Questo, lasciato soffriggere piano piano, fino quasi a candirsi.  Al momento del bollore, butto la pasta e la porto a metà cottura. Poi la finisco di cuocere in padella, a fuoco basso,  aiutandomi con l’acqua di cottura, in modo da risottarla leggermente coprendola di una sorta di cremina di amido che serva a trattenere meglio la colatura di alici.
    Una volta cotta, la completo con una dose abbondante di colatura di alici e la mescolo bene. Poi, la servo in piatti su cui ho sistemato a specchio la crema di fresella e mandorle e finisco con una generosa spolverata di pepe ed un giro di olio crudo. Si mangia dopo una leggera mescolata, che – proprio grazie all’amido rilasciato dalla cottura in padella – avvolgerà la pasta in maniera molto simile al pesto siculo. Da cui, appunto, mi era venuta l’idea.
    spaghetti crema tarallo castellammare-2
    Da mangiare sul ponte, anche questa, guardando verso l’orizzonte. Verso il mare.
    E’ un miracolo per me ogni ora di luce e di buio,
    è un miracolo ogni centimetro cubo di spazio,
    ogni metro della superficie terrestre è impregnato di miracolo,
    formicola di miracoli ogni centimetro del sottosuolo.
     
    Il mare è per me un miracolo senza fine,
    i pesci che nuotano – gli scogli – il moto delle onde –
    le navi che portano gli uomini,
    quali i miracoli più strani di questi ?*
    *Alessandro Baricco
    *Walt Whitman

    Con questo piatto partecipo al contest LEONESSA COAST TO COAST

  • Maruzze Leonessa in cottura passiva di acqua di governo di mozzarella di bufala campana dop, ai pomodorini confit e bottarga di muggine

    Maruzze Leonessa in cottura passiva di acqua di governo di mozzarella di bufala campana dop, ai pomodorini confit e bottarga di muggine

    maruzze
    Coast to coast, in barca.
    Il sogno di una vita, mai realizzato purtroppo. Fatto della voglia di tirare su l’ancora e andare via, lontano, affidandomi alla energia silenziosa del vento e al solo aiuto delle vele. Partendo dalla costa tirrenica – quella su cui sono nata e cresciuta – e puntando verso ovest: in direzione di  quella terra invisibile ma di cui  avevo letto sin da bambina sui libri di scuola e  che sapevo essere oltre quella linea scrutata ogni sera, alla ricerca di quell’attimo esatto in cui il giorno trovava  la sua fine.
    Il Tirreno ci rendeva immuni, bambini sacri della sua acqua che era una lingua di madre lupa che ci pettinava. Conoscevamo il sole del tramonto sui muscoli usati, che ci fermava e ci addolciva il buio. Calava a mare, lo vedevamo spegnersi a fuoco viola sull’incerto orizzonte. Per questo fummo Tirrenici, perché il giorno ci finiva davanti, in faccia al mare immenso e noto a noi.*

    La stessa linea  che ho continuato a rincorrere anche una volta diventata adulta, attraverso – per esempio – la decisione di passare in Sardegna una delle  mie prime vacanze senza  famiglia. Fu allora che scoprii l’esistenza  di un prodotto particolarissimo: la bottarga di muggine. Un vero e proprio concentrato di mare, un insieme potente di gusto e sapidità, cui non posso fare a meno di pensare quando mi ritrovo – come accaduto leggendo il regolamento del contest Pasta Napoletana Leonessa e Gusto Mediterraneo  – a dover immaginare un piatto al sapore di mare. Per questo, pensando ad una ricetta che unisse sapori  coast to coast, ho pensato a lei. Ed ho pensato di accostarla al sapore di tre dei prodotti della costa tirrenica cui sono più affezionata: pomodoro, mozzarella di bufala campana dop e limone di costiera.
    mozzarella di bufala

    I primi li ho preparati in anticipo, in confit (con più  olio però rispetto al solito perché mi servivano cremosiall’interno, non secchi, per condire la pasta). Cosí come farei in barca insomma, dove cercherei di arrivare con una piccola scorta di preparazioni già pronte. La seconda, idem o quasi. Nel senso che l’ho tagliata a fettine sottili e messa sotto olio insieme ad abbondante buccia di limone grattugiata che doveva, nella mia testa, costituire il filo di unione a livello di gusto tra la dolcezza dei pomodorini e la sapidità della bottarga. E poi via, in un vasetto, come se stessi preparandomi ad un viaggio in mare.

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    Il seguito della ricetta, poi, è quasi tutta nel riciclo dell’acqua di governo della mozzarella di bufala campana. Non viene buttata via, ma utilizzata per cuocere la pasta: non nel modo classico però ma con la tecnica della  cottura passiva. Per diversi motivi: primo, perché questa tecnica ben si presta alle maruzze Leonessa che mi piace gustare bene al dente (al chiodo, direbbe qualcuno) e senza che la loro forma – bellissima! – venga anche solo minimamente intaccata dalla classica bollitura. E poi perché è un metodo di cottura perfetto per la barca: innanzitutto, consuma pochissimo gas. E poi non riempie  di vapore lo spazio angusto della cucina: fastidioso, molto fastidioso, vista la ristrettezza degli spazi destinata in barca a questo scopo. Infine, perché pensare di cuocere la pasta nel liquido di governo mi fa pensare all’inventiva tutta italiana – e napoletana in particolare – che ha contribuito a rendere grande la cucina italiana, anche quella più povera. Come gli spaghetti alle vongole fujute, dove di vongole non c’era traccia e il sapore di mare era dato dalla bollitura di sassi raccolti tra gli scogli mescolati a qualche paguro.
    Come si esegue la cottura passiva? semplice, come per la cottura classica: solo, il fuoco rimane acceso per due minuti. Poi, viene spento ed il tegame viene coperto lasciando la pasta in infusione per il resto del tempo richiesto dalla cottura. Tutto qui.

    Premesso tutto questo, spiegare la ricetta è un attimo.

    Ingredienti
    Bottarga di muggine, tagliata in fette sottilissime e conservata sotto olio e.v.o. di tipo fruttato leggero, aromatizzato con buccia di limone
    Mozzarella di bufala campana dop, 100 g (tenete da parte il suo liquido di governo)
    latte intero caldo 120 g (sarebbe meglio di bufala ma non si può avere tutto dalla vita)
    Pepe di Szechuan
    Buccia grattugiata di due limoni di costiera
     
    Si versa il liquido di governo in una pentola (controllandone la quantità ed aggiungendo, se necessario, un po’ di acqua: come spiegato da Innovidea,  per questo metodo sono infatti necessari 5l di acqua per circa 200 g di pasta in modo da avere una massa di acqua sufficiente a mantenere per i 9 minuti di infusione successiva il calore ad almeno 70-75°C)  e si porta a bollore.  Quindi, si butta la pasta e – una volta che il bollore sia ripreso – si lascia sul fuoco per due minuti. Passato questo tempo, si spegne e si copre la pentola con un coperchio.
    Intanto, si prepara la crema di bufala, frullando la mozzarella con il latte,con un buon frullatore ad immersione, fino a quando non diventi abbastanza cremosa, e la si sistema a specchio sul fondo dei piatti in cui verrà servita la pasta.
    Una volta pronta la pasta, la si scola e la si condisce con l’olio di cottura dei pomodorini. Poi si sistema la pasta sulla crema di bufala e la si cosparge di pomodorini  sgocciolati e fettine di bottarga. Infine, un giro di olio di marinatura della bottarga, una spolverata di pepe macinato di fresco e di buccia di limone grattugiato.

    E la si serve sul ponte, per mangiarla guardando l’orizzonte…

    Lei è all’orizzonte. […] Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare.*
    *Erri De Luca
    Eduardo  Galeano
    Con questo piatto partecipo al contest LEONESSA COAST TO COAST