Mese: Luglio 2011

  • I piatti della “controra”: peperoncini verdi fritti con patate

    I piatti della “controra”: peperoncini verdi fritti con patate

    peperoncini verdi fritti con le patate
    Controra” è un concetto “meridionale” e non potrebbe essere altrimenti. Letteralmente, significa “l’ora contraria“, ed indica le ore dei pomeriggi estivi dei paesi del sud, quelli tanto caldi da rendere impossibile ogni attività. Superficialmente, potrebbe essere confuso con la pigrizia, ma questa è un’interpretazione basata sul luogo comune che divide le persone – e i popoli – in produttivi e non produttivi. Ed errata, a mio parere. Per me, che mantengo un animo profondamente meridionale pur vivendo ormai da decenni nell’operosa “padania” – “no, non sono un emigrante” (cit.) – la controra è un momento della giornata tra i più produttivi. Non è solo momento di riposo, ma di ozio, nel senso più latino del termine: già i romani, con la parola “otium” non indicavano assolutamente quell’attività successivamente confusa con “il padre dei vizi” ma un’occupazione vera e propria, dedicata alla fantasia e, soprattutto, alla creatività.
    In queste ore, nascevano piatti come questo: i peperoncini verdi fritti con patate. Sapori semplici e leggeri, nonostante il fritto. Pochissimi gli ingredienti: peperoni piccoli e verdi -“frigitelli”: adatti, appunto, alla frittura – e patate. Con la sola aggiunta di olio extravergine di oliva. I peperoni vengono puliti privandoli del picciolo e svuotandoli dei semi, lasciandoli il più possibile interi. Poi, fritti in una padella larga: importante che non si sovrappongano in cottura. Una volta pronti, e asportati dalla padella, nell’olio di frittura già insaporito dal loro gusto, si friggono delle patate tagliate a bastoncini o cubetti (in questo caso, il piatto è stato preparato da Tina che ha scelto il modo lucano di procedere, sbollentando preventivamente le patate). Anche in questo caso, l’unica precauzione da rispettare è il non sovrapporre le patate: tenderebbero a stufarsi e spappolarsi, il che non andrebbe bene per questo piatto.
    Peperoncini verdi fritti con patate
    Una volta pronte, si mescolano ai peperoni e si dà una ripassata finale. Poi, anche per loro il riposo: di un paio d’ore.
    Durante questo, le patate si impregnano del gusto – e degli aromi – dei peperoni. I peperoni, invece, che di solito hanno una nota finale leggermente amara, si addolciscono. Raffreddandosi, poi, le prime si ammorbiscono e assumono una consistenza morbida, all’interno addirittura “cremosa” che ben si sposa con la morbidezza del peperone fritto. Mangiato troppo in fretta, rimarrebbe un piatto “sciapo”, privo delle sue note di sapore più particolari.

    Peperoncini verdi fritti con patate

    Per gustarlo al meglio, occorre avere pazienza. Arrendendosi alla lentezza e aspettando, godendosi a’cuntrora.
  • Amarene sciroppate fatte in casa

    Amarene sciroppate fatte in casa

    amarene sciroppate fatte in casa
     
     
    Queste amarene sciroppate fatte in casa sono preparate con una ricetta semplicissima, della più antica tradizione regionale italiana. Queste della foto sono state preparate da Antonia e – gentilmente – regalate dalla suddetta a me e Tina mentre eravamo in vacanza in riva al mare del Cilento.(la ricetta e la relativa discussione la trovate nel forum di gennarino) ma preparazioni analoghe si trovano in tutte le ricette delle regioni in cui è presente la coltivazione dell’amarena. In Emilia, infatti, a Vignola, si preparano esattamente allo stesso modo. E la stessa ricetta è presente nel libro di Carnacina “La cucina italiana dall’ A alla Zeta (opera in più volumi, ormai fuori commercio, che ha parecchie responsabilità nella nascita della passione per la cucina della sottoscritta). Tornando indietro nel tempo, la stessa ricetta la si ritrova nell’Artusi, con una piccola variazione. I noccioli non vengono buttati via ma rotti ad uno ad uno per estrarne l’anima, che ha un sapore simile a quello delle mandorle amare. Una volta triturati, questi vengono aggiunti alle amarene e allo zucchero e conferiscono al risultato un sapore a quello delle amarene Fabbri (ottenuto oggi però attraverso l’aggiunta di aromi “naturali”: il retrogusto di “sintetico” che rimane in bocca è infatti – purtroppo – inconfondibile).
     
    In ogni caso, anche se la stagione delle amarene è ormai finita, vi segnalo la ricetta di Antonia. E’ semplicissima e perfetta: da provare, assolutamente.
     
    amarene sciroppate fatte in casa
     
     
    Ingredienti
    1 kg di amarene
    700 gr di zucchero
    un po’ di alcool per liquori.
     
    Procedimento.
    Si privano le amarene da foglie e piccioli,si lavano e si pesano. Per ogni Kg di frutta si aggiungono 700 gr di zucchero, si tolgono i noccioli e si mette tutto in una ciotola al sole coperte da un velo. Si mettono fuori la mattina e si ritirano al tramonto, avendo cura di mescolarle ogni tanto. Dopo 7-10 giorni, quando lo zucchero si è completamente sciolto diventando sciroppo, sono pronte.
    Le vostre amarene sciroppate fatte in casa sono pronte. Si mettono nei barattoli con un cucchiaio di alcool in superfice e si conservano al fresco.
     
  • Pitta m’pigliata (dolce calabrese)

    Pitta m’pigliata (dolce calabrese)

    Un saluto veloce, visto che la connessione scarseggia ed il mare è tanto vicino da rendere irresistibile il suo richiamo (soprattutto, viste le temperature di questi giorni). Un’immagine del posto: l’antica fortezza aragonese.
     

     

    Ed un dolce, la pitta m’pigliata. Questa, non l’abbiamo fatta noi, ma comperata in un forno a Le Castella, ad Isola Capo Rizzuto. E non è la classica versione a torta “di rose” (composta cioè da tante parti affiancate e cotte in una teglia sola) ma una carinissima versione monoporzione.
    Ingredienti:
    Per la pasta:
    un bicchiere di olio extravergine di oliva
    un bicchiere di vino bianco
    due uova
    500 gr di farina
    un pizzico di sale
    Per il ripieno:
    200 gr di gherigli di noce tritati
    50 gr di pinoli
    100 gr di uva passa
    250 gr di miele
    zucchero, q.b.
    un pizzico di canella
    fichi secchi spezzettati, q.b.
    un bicchiere di vino cotto
    Procedimento:
    Intiepidite l’olio e il vino, versateli in una capace insalatiera, aggiungete le uova, il pizzico di sale e la farina. Lavorare (aggiungendo, se necessario, ancora un po’ di farina) fino ad ottenere un impasto compatto.
    Lavorate poi ancora un poco la pasta sulla spianatoia, dividetela in tre pezzi e tiratela in una sfoglia tonda e due quadrate.
    Su queste ultime stendete il ripieno che avrete preparato mescolando gli ingredienti in una terrina.
    Tagliate dei rettangolini che arrotolerete disponendoli sulla sfoglia rotonda (che avrete sistemato in una teglia unta e infarinata) cosparsa di zucchero, cannella e miele, come fossero dei fiori.
    Metteteli l’uno vicino all’altro e aprite leggermente l’orlo superiore dando loro la forma di petali.
    Infornate a fuoco moderato – ci vorranno circa una quarantina di minuti – dopo avere spennellato la pitta di abbondante vino cotto.