L’agnello pasquale in pasta di mandorle è l’unico agnello che riesco a pensare di mangiare per Pasqua. Già, lo ammetto, anzi “faccio outing” come va di moda dire adesso: non mangio l’agnello. Non che non mi piaccia: ne vado matta, anzi. Come per il capretto: trovo che il loro sapore sia delizioso. Ma c’e’ stato un momento in cui mi sono resa conto – pur non essendo vegetariana – della crudeltà insita nel mangiare un cucciolo da latte. Penso che un animale, sia pur allevato per far fronte alle nostre esigenze alimentari, abbia diritto ad una vita quanto meno accettabile (terribili gli allevamenti intensivi… ne avete mai visto uno?) e ad una morte meno dolorosa possibile. Uccidere un cucciolo per mangiarlo, da allora mi è apparso come un atto di egoismo terribile e non accettabile: da allora ho smesso. Senza grossi sacrifici, lo ammetto: e se proprio mi torna in bocca il sapore della carne tenerella, mi basta guardare un cucciolo negli occhi per farmela passare.
E, per fortuna, Irene è peggio di me: non vi dico i cazziatoni che ha fatto a sua nonna quando questa, per coccolarla a tavola, le ha servito della carne dicendole che era vitellino!!!
Nonostante ciò, Pasqua si avvicina. E a Pasqua, si sa, l’agnello bisogna mangiarlo. E allora, potete rimediare così. Unica difficoltà, gli stampini: ma se proprio non avete amici a Palermo che possano spedirveli, ricordate che su ebay ormai si trova di tutto.

Agnello pasquale in pasta di mandorle
2015-03-16 13:19:44

Una preparazione tipicamente siciliana: nulla di difficile, solo è assolutamente necessario lo stampo.
Ingredients
- arina di mandorle, finissima 500 gr (90% mandorle dolci, 10% mandorle amare);
- Zucchero semolato 500 gr
- Acqua 125 ml
- 1 baccello di vaniglia
- un cucchiaio ca. di acqua di fior d'arancio
- 2 cucchiai colmi di miele millefiori
- succo di limone
Instructions
- Si parte sciogliendo lo zucchero nell'acqua. Intanto, si spacca in due il baccello di vaniglia e si ripulisce dai semini. Il baccello lo si mette insieme al resto, sul fuoco. Si cuoce fino a quando il composto non fa il filo - no, non a voi!!! ;-)) - , 110 °C ca.
- Si elimina quindi il baccello e si versano dentro la farina di mandorle, i semi di vaniglia, il miele e l'acqua di fior d'arancio. Si mescolare energicamente, si versa il composto su un piano di marmo e lo si fa raffreddare un poco.
- Si inizia ora la lavorazione vera e propria, prima con una spatola e successivamente con mani e mattarello. L'impasto all'inizio è appiccicoso ma, man mano che la lavorazione procede, si asciugherà. Nell'ultima fase lavorarlo spargendo sul piano di lavoro dello zucchero a velo e stendendolo con un mattarello: questa operazione va ripetuta almeno tre o quattro volte, fino a quando la pasta di mandorle non si presenta ben raffinata. A questo punto, si può formare il panetto, che verrà messo a riposare per una notte almeno, al fresco (anche in frigo) avvolto in pellicola.
- Al momento dell'uso, poi, si danno un paio di rullate con il mattarello, per saggiarne la consistenza. Se è troppo morbido si può tentare una aggiunta di zucchero a velo. Poi si prendono le due mezze forme dell'agnello, le si inumidiscono con poco succo di limone e le si riempiono di pasta reale. Si accostano quindi le due parti e si saldano. A questo punto, un riposo di un paio d'ore: via le forme e l'agnello è fatto. E può essere mantenuto così, *nature*, oppure decorato (per esempio disegnando occhi e bocca con un pennarello alimentare)
SCATTI GOLOSI https://www.scattigolosi.com/
Qui, delle vecchie foto passo a passo sulla lavorazione della pasta di mandorle.
12 COMMENTS
Mi piacerebbe tanto farli: mi toccherà mettermi in contatto con le cugine sicule 😀
Ne vale la pena, credimi. Fatti mandare anche gli stendardi e i fiocchi, che li’ si trovano senza fatica… buon lavoro!
Ciao 🙂 mi trovi pienamente d’accordo con te!!!
Un bacio
Etta
Un bacio a te… ma dove hai scattato la tua foto’ In un forno? :DDD
Bellissimo post Teresa io invece mi sento in colpa per questa cosa, purtroppo, il piano dell’agnello somiglia al pianto di un Bimbo.
Riflettero’ Teresa
Già, sembra proprio il pianto di un bimbo… buona gioranta, pasquale!!!
Mia cara, allora di fronte alla tua dichiarazione, il coming out per avere trovato il coraggio. Io non mangio agnello, mai, credo forse di averlo assaggiato una volta per coerenza ma mi rifiuto, e non perché mi faccia schifo. Mi rifugio dietro l’alibi che non ne amo l’odore ma e’ piu forte di me perché la visione degli agnellini mi fa piombare nello sconforto se penso alla fine che sono destinati a fare in questo periodo. Quindi ti ringrazio per averlo detto, così posso farlo anche io e cercare di convincere mia suocera a non cucinare una vago nata di costolette impanate e fritte, mera illusione visto che il resto della famiglia non vede l’ora di gettarsi sulla vittima sacrificare con grande gioia. Un abbraccio a te e a quello splendore di bimba. Pat
Difficile che ci riuscirai, ne so qualcosa. A casa di mia madre, mi fratello in testa, sostengono la stessa tesi: e’ tradizione, bisogna mangiarlo. E ogni anno la lotta è dura e perdente. Un abbraccio a voi. 🙂
Brava!! Mi piace tantissimo questo post!!!
Anche io la penso come te…. va bene mangiare la carne, ma è giusto che gli animali abbiano la loro vita…vissuta DECENTEMENTE, non ingrassati per soddisfare la nostra ingordigia…e non uccisi appena nati solo per poterci dare carne tenera.
Lo scorso hanno abbiamo cotto un maialino da latte nel forno a legna, buonissimo certo… ma io ancora oggi se penso a quel musino mi viene male…
Il maialino da latte è terribile. Buonissimo per carità, ma a vederlo intero sembra di vedere un bambino. E’ stato proprio un maialino a spingermi a capire la crudeltà del mangiare cuccioli…
Teresa, sono d’acordo con te …agnello si, sangue no..e comqune, this is also Pugliastai, anzi Salentostail…a presto
fulvia
Anche in salento, fate bellissimi agnelli infatti. Diversi, ma buonissimi. Ciao a te. 🙂