Autore: Teresa De Masi

  • Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone del monaco di Peppe Guida. Un “uomo che la pasta ce l’ha nel sangue”

    Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone del monaco di Peppe Guida. Un “uomo che la pasta ce l’ha nel sangue”

    Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone

     

    Visto che ieri ero a Milano a Identità Golose, ho approfittato per una chiacchierata con Peppe Guida dopo il suo intervento a Identità di Pasta, dove ha raccontato del suo modo di intendere la cucina. Chi vuole, può seguire il suo intervento su Streamago, e assistere alla preparazione di due dei suoi piatti più recenti: Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone del monaco e  gli spaghetti all’aglio e olio, senza olio.

    Una cosa in particolare, tra le cose che ha detto,  mi ha incuriosito: la sua idea di km zero. Ultimamente, infatti, si parla molto di questo argomento e non sempre in maniera positiva. Anzi. E allora ho approfittato per fargli questa domanda.

    Ultimamente si sente parlare spesso male di questo concetto: addirittura è capitato di leggere che secondo alcuni chef è solo una scusa per far pagare di più al ristorante. Che idea hai tu del km zero?

    Per me il km zero, resta uno dei principi fondamentali, anche se – confesso – non riesco ad interpretarlo in maniera rigida e, come ho cercato di raccontare nel mio intervento,  ancora di più lo diventerà in futuro attraverso il mio progetto “agricolo” di Montechiaro.

    Certo, è vero che  intorno a questo concetto si è fatto e si continua a fare parecchia confusione, nel senso che il km zero è stato spacciato come sinonimo assoluto di qualità. Così non è, ovviamente: se lo consideriamo in questo modo il km zero è solo una affermazione di  principio assolutamente insignificante per un cuoco. Se  km zero vuol dire infatti semplicemente coltivato nell’orto di casa, senza alcun riferimento alla zona dove si trova questo orto (pensiamo ai campi coltivati nelle zone altamente inquinate, come alcune zone della campania – certo – ma anche della pianura padana o – purtroppo – tante altre) ha ragione chi dice che questo concetto non esprime più nulla. Così come non esprime nulla parlare di coltivazioni senza alcun riferimento al modo in cui queste vengono portate avanti: biologico, per esempio, oppure lotta integrata.
    Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone

     

    Il km zero è un concetto  che, secondo me,  va in parte ripensato:  non può cioè riferirsi alla sola territorialità. Certo questo è un punto importante, perché implica il concetto di sostenibilità, un’idea da cui ormai – non solo come cuochi ma proprio come cittadini – non dovremmo più prescindere. Ma non può essere inteso in maniera rigida: insomma credo sia più giusto allargare l’idea, arrivando a parlare di cucina di prossimità più che di km zero.

    Io sono campano, cioè, e questo provo a raccontare con i miei piatti. Ma sono anche italiano, e come tale mi piace anche utilizzare prodotti di altri territori immaginando nuovi incontri di sapori, nuove combinazioni (come per esempio nel mio Mischiato potente con borlotti e ‘nduja).

    Insomma, km zero sì ma senza rigidità e che  va inteso –  per quanto mi riguarda – come racconto di un territorio. Racconto che faccio per amore ma anche per orgoglio in un momento in cui i prodotti campani sono visti con diffidenza.

    Nota mia: Un racconto del territorio che secondo me gli riesce benissimo: a giudicare almeno dal sapore di questi Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone del Monaco. Assolutamente sorprendenti, nonostante la loro semplicità.

     

    Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone
    Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone

    [yumprint-recipe id=’42’]Se volete rifinire il piatto con la polvere di limoni, potete prepararla da soli seguendo queste istruzioni.

  • In arrivo il contest PomOROsso d’Autore, per promuovere l’autentico Made in Italy e la tutela dell’originalità nel piatto

    In arrivo il contest PomOROsso d’Autore, per promuovere l’autentico Made in Italy e la tutela dell’originalità nel piatto

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    Innanzitutto, una premessa. 
    Nello scorso post vi ho spiegato come sia possibile – con una minima spesa – difendere le vostre ricette originali.  Ora, siccome io – e i miei partner MySocialRecipe e La Fiammante ( marchio di punta di una filiera produttiva 100% italiana, caratterizzata da pratiche virtuose e accordi diretti tra agricoltori e industria conserviera )- amiamo la creatività e crediamo che vada valorizzata e difesa, abbiamo pensato a PomOROsso d’Autore, un contest a base di pomodoro ma – soprattutto – di idee originali.

    Se è vero infatti che “la cucina è Arte, ma è arte di genio e di gusto”, come diceva Vincenzo Corrado – il Cuoco Galante autore del primo manuale organico di gastronomia napoletana – è giunta l’ora di tutelare e promuovere l’originalità delle creazioni culinarie, assieme all’autenticità delle eccellenze italiane.

    La tradizione gastronomica è sempre un’innovazione ben riuscita, un percorso creativo consapevole del valore delle materie prime e capace di interpretarne al meglio la relazione autentica con il territorio. Un piatto celebre, una buona ricetta è un percorso d’autore che segna le tappe della nostra identità e della nostra storia, collettiva e individuale.

    PomOROsso d’Autore nasce dalla volontà di promuovere l’autentico Made in Italy e la tutela dell’originalità nel piatto, rivolgendosi ai più creativi tra i foodblogger e agli appassionati del food attenti alla trasparenza di filiera, affinché interpretino con passione il valore della genuinità, contro ogni contraffazione. PomOROsso d’Autore premia la tua passione con un itinerario di conoscenza e di gusto dai campi alle cucine, alla scoperta dell’universo dell’oro rosso italiano.
    Tutte le ricette realizzate con conserva di pomodoro, pervenute al sito Mysocialrecipe – la prima piattaforma che certifica l’originalità di una ricetta associandole una paternità e una marca temporale (Infocert) – e ivi registrate, potranno partecipare alla prima fase del contest (dal 7 al 31 marzo 2016) ed essere selezionate sulla base dell’originalità della elaborazione e del rispetto delle materie prime.

    Gli autori delle 30 migliori ricette selezionate riceveranno una fornitura di conserve di pomodoro La Fiammante, necessaria alla realizzazione di una ricetta speciale, con la quale potranno partecipare alla seconda fase del contest PomOROsso d’Autore (dal 24 aprile al 15 maggio 2016).

    I 5 finalisti saranno annunciati, assieme al vincitore, il 31 maggio 2015. 

     

    Come si partecipa? In due modi (qui il regolamento completo)

    Avete un blog di cucina?
    Ai partecipanti (oltre alla registrazione della ricetta su MySocialRecipe) è richiesta la pubblicazione del banner ufficiale del contest in homepage o nella sezione dedicata ai contest del proprio blog con link a questo post, nonché in calce al post relativo alla propria partecipazione, con la dicitura “con questa ricetta partecipo a PomOROsso d’Autore, contest di Scatti Golosi, realizzato in collaborazione con Mysocialrecipe e La Fiammante” e i relativi link al sito Scatti Golosi, alla piattaforma Mysocialrecipe e al sito La Fiammante. È altresì gradita la condivisione della propria partecipazione sui canali social e l’utilizzo dei seguenti hashtag dedicati: #pomOROsso #mysocialrecipe #lafiammante #scattigolosiblog

    banneranimato

    Non avete un blog?
    Registrate la vostra ricetta su MySocialRecipe e – una volta che questa sia stata approvata – condividetela sulle  vostre bacheche social utilizzo dei seguenti hashtag dedicati: #pomOROsso #mysocialrecipe #lafiammante #scattigolosiblog  come descritto dal regolamento.

    La Giuria
    I vostri piatti saranno giudicati da una giuria più che qualificata (a parte me, che sono la presidente) e cioè:

    La Giuria

    Giuseppe Daddio

    Giuseppe Daddio
    Chef, Scuola Dolce e Salato – Maddaloni (CE)
     
     
    Riccardo Melillo

    Riccardo Melillo
     
    Raffaele Pignataro

    Raffaele Pignataro
    Esperto di lievitati e Foodblogger
    ilcrudoeilcotto.it
     
     
    Rossella Guida

    Rossella Guida

    Bene, queste le regole. E i premi?
    Non è previsto alcun premio in denaro. I 5 finalisti avranno la straordinaria opportunità di partecipare all’educational tour Viaggio del Pomodoro: 3 giorni alla scoperta dell’universo dell’oro rosso italiano, dalla provincia di Salerno alla Capitanata (FG), in compagnia dei componenti della giuria e degli organizzatori del contest. Il 1° classificato avrà l’opportunità ulteriore di vivere una straordinaria esperienza nelle cucine dello chef Giuseppe Daddio,  in data da concordarsi.

    Insomma. Preparate la vostra ricetta a base di pomodoro…  vi aspettiamo!

    Mediapartener del contest è LucianoPignatarowineblog.

  • I bigné di melanzane al cioccolato e un consiglio su come difendere le proprie ricette dalla copia selvaggia

    I bigné di melanzane al cioccolato e un consiglio su come difendere le proprie ricette dalla copia selvaggia

    bigne di melanzane al cioccolato-7
    I bignè alle melanzane al cioccolato sono un dolce immaginato e messo a punto da me, la cui ispirazione viene da una preparazione tipica della costiera amalfitana. In questo caso – immaginando una crema che ne richiamasse il gusto – le melanzane non sono fritte – come vuole la preparazione tradizionale – ma candite e ridotte in crema prima di essere mescolate alla ganache di cioccolato Completano la crema le note agrumate di arance e cedro candite, il tocco dolce amaro dell’amarena e l’immancabile profumo dello Strega.

    Prima della ricetta, però, una premessa.

    Vi è mai successo di mettere a punto una ricetta, di pubblicarla e di vedervela “scippata” dopo un po’ di tempo?  Parlo, ovviamente, di una ricetta *vostra*, frutto di un vostro guizzo creativo, di qualcosa di originale, mai letto prima oppure modificato in maniera originale e innovativa.
    Bene, anzi male.
    A me è successo, e anche più di una volta. Non voglio citare esempi eclatanti – di cui comunque c’è traccia in internet: Google, si sa, non dimentica! – ma solo dire che la cosa mi dà parecchio fastidio. Come credo ne dia a chiunque si sia trovato nella mia situazione.
    Bene, dicevo.
    Perché da oggi – anzi da un po’ di tempo – esiste uno strumento in rete in grado di tutelare le nostre idee e le nostre ricette: MySocialRecipe, un sito dove potrete registrare le vostre ricette con tanto di marca temporale che attesta il preciso momento in cui avete registrato il vostro piatto. L’apposizione di una marca temporale a un documento firmato digitalmente, quindi, ne garantisce la validità nel tempo.

    Per cui se avete messo a punto una ricetta partendo da una vostra idea e volete difenderla da appropriazioni indebite, registratela su MySocialRecipe. Ecco come funziona:

     
    1. La registrazione
      Effettua la registrazione al sito www.mysocialrecipe.com e accedi alla tua area riservata in cui puoi caricare le ricette con una o più foto specificando data ed ora e collocarle nella appropriata categoria di riferimento che preferisci
       
    2. La verifica
      MySocialRecipe, dopo aver verificato la tua paternità della ricetta, appone una marca temporale attestando il preciso momento in cui hai registrato il tuo piatto. L’apposizione di una marca temporale a un documento firmato digitalmente, quindi, ne garantisce la validità nel tempo.
       
    3. Questa ricetta è tua!
      Da questo momento, la ricetta è registrata e visibile online dove è possibile consultarla, commentarla e, previa disponibilità da parte dello chef creatore, chiedere info o note tecniche avviando così anche un forum di dibattito sulla ricetta stessa.

     Ecco io l’ho fatto. E la ricetta dei bigné alle melanzane al cioccolato è ora e per sempre, legata al mio nome. E voi, cosa aspettate a difendere le vostre ricette?

    E già che ci sono, un’anticipazione. Se avete una ricetta originale a base di pomodoro, registratela su MySocialRecipe: potrete partecipare al nuovo contest de La Fiammante, a base – appunto – di ricette originali e registrate. I dettagli, nel prossimo post.

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    Intanto, eccovi la ricetta dei bigné di melanzane al cioccolato.

     

     

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  • Il packaging: solo estetica o anche funzionalità?

    Il packaging: solo estetica o anche funzionalità?

    confezionistorichebarillaMagari non ve ne siete resi ancora conto, ma il confezionamento dei prodotti ha assunto nel tempo un’importanza fondamentale in parecchi settori produttivi. Uno di questi? La pasta, per esempio quella prodotta dalla Barilla, la cui scatola in cartone è uno degli esempio più eclatanti di quanto il il packaging – in questo caso, sagomato e di cartone – possa incidere sullo sviluppo di un efficiente sistema di pallettizzazione in grado di ottimizzare il trasporto della merce in tutto il mondo.


    La storia della scatola blu parte dagli anni 30 ed è sicuramente un esempio di quanto una scelta indovinata a livello di packaging possa aiutare una azienda del calibro della Barilla nello sviluppo di una moderna rete commerciale.


    Da allora, nonostante nel tempo si siano poi alternate diverse
    soluzioni di design, la sostanza del packaging è rimasta la stessa: una confezione che oggi, prendendo in prestito il gergo informatico, chiameremmo 2.0. La straordinaria logica funzionale dell’imballaggio ha proprio negli ultimi anni, ritrovato infatti nuova linfa nella necessità di abbassare l‘impatto ambientale dei consumi: la confezione, da questo punto di vista, è perfetta: non solo (grazie alla sua forma rettangolare ) continua a facilitare il trasporto ma si presenta come elemento facile da smaltire in quanto totalmente riciclabile. Una caratteristica, questa, in grado di fare la differenza in tempi in cui l’attenzione all’ambiente è considerato da molti consumatori come elemento irrinunciabile nella scelta finale.

    Ma non è certo l’unico caso. Altro esempio, The Body Shop che  ha deciso di eliminare la plastica da alcune delle confezioni dei suoi prodotti. Ponendosi l’obiettivo di ridurre l’utilizzo di plastica derivata da petrolio del 70%.

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    Oppure ancora, il cambio di packaging del consorzio Mozzarella di bufala campana DOP che punta a dare l’addio al tradizionale contenitore in  polistirolo. La tradizionale confezione in polistirolo – altamente inquinante e di difficile e costoso smaltimento – utilizzata per il trasporto e per la protezione dell’alimento verrà sostituita da un nuovo contenitore, realizzato in  cartone ondulato e ricoperto da un film in Pet.

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    Tutti questi casi non fanno che confermare che dietro questa innovativa concezione del packaging – e soprattutto nella sua capacità di modificarsi per adattarsi al mercato e alle sue esigenze – si possa nascondere una delle chiavi di successo di un’azienda.

    Insomma: oggi come ieri è ormai assodato che la riuscita di qualunque progetto commerciale passa per la pelle che veste.

    Articolo realizzato in collaborazione con Pantapack Solutions.

     

  • Le Sfince di San Giuseppe ricetta per prepararle in casa

    Le Sfince di San Giuseppe ricetta per prepararle in casa

    Sfince di San Giuseppe la ricetta

    Le sfince di San Giuseppe sono un dolce tipico palermitano, versione povera e sicilianizzata dei bignè fritti preparati un po’ in tutta Italia anche se in forma diversa. A Napoli, per esempio, le zeppole con crema e amarena (sia in versione fritta che al forno).

    Secondo alcuni il nome deriva dal latino Spongia, e  sottolinea la morbidezza di questo  dolce. Secondo  altri, invece,  l’etimo sarebbe arabo e deriva da sfang, termine con cui si indica una frittella addolcita da miele.  
    Le sfince di San Giuseppe hanno una probabile origine conventuale e vengono preparate tradizionalmente nel palermitano in occasione del 19 marzo.

    Si preparano in linea di massima come una pasta bigné povera, a base di strutto (che oggi viene spesso sostituito da burro). Nulla di particolarmente difficile, insomma, a parte la tradizionale “mazzuliata” sulla sfince in cottura per aiutarla a gonfiarsi meglio. La crema, è quella classica di ricotta: se riuscite, setacciatela prima di mescolarla allo zucchero. E’ una scocciatura, lo so, ma vi permetterà di ottenere una crema incredibilmente setosa. Le arance, per quando mi riguarda, sono quelle candite in casa.

    In ogni caso, scrivere delle Sfince di San Giuseppe e della ricetta mi ha messo voglia di tornare a Palermo. E sono andata a ripescare un po’ di scatti in città. Ne metto qualcuno qui, per provare a contrastare un po’ la nostalgia.

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    Per aiutarvi, eccovi comunque un video in cui potrete vedere la preparazione: le sfince di San Giuseppe preparate dallo chef Natale Giunta.

  • La ricetta delle scorze di arance candite in slow cooker

    La ricetta delle scorze di arance candite in slow cooker

    arance candite

     

    Premessa, questa ricetta delle scorze di arance candite nella slow cooker nasce da una intuizione. Candisco da anni e le prime volte sono andata ad istinto: ho capito – grazie ad una serie di fallimenti – cioè che il segreto della canditura casalinga potesse essere la bassa temperatura di cottura associata ad una lunga macerazione. Per cui ho provato, e ho messo a punto una ricetta che mi ha sempre soddisfatto abbastanza. Unica pecca, il rischio di dimenticare di spegnere il fornello: per mantenere bassa la temperatura, infatti, spengo e riaccendo: e ripeto questo per un po’ di giorni.
    Una volta, mi sono scordata la pentola su fuoco acceso, e sono andata a lavorare. Mi è andata bene che non ho avuto danni, ma il risultato ve lo lascio immaginare.
    Ho quindi voluto provare a candire sfruttando la bassa temperatura e ho messo a punto questa ricetta di scorze di arance candite nella slow cooker, con il risultato che vedete nelle foto. A me, francamente, è sembrato ottimo e pure comodo per cui ve lo racconto.

    Ho raddoppiate le dosi di acqua e zucchero e glucosio rispetto a quella del a ricetta che ho citato prima (lo sciroppo deve apparire il doppio delle scorze)
    Ho dato 1 ora  minuti a temperatura 2 e e poi ho abbassato ad 1 per 24 ore (lasciando il coperchio in fessura, in modo da consentire un minimo di evaporazione)

    Ovvimante il tempo totale è indicativo: dipende dallo spessore e dalla grandezza delle scorze. Voi arrivate tranquilli anche alle 36-48 ore, non avrete problemi. Unica cosa, abbondate con lo sciroppo. Nel caso vi accorgiate che sta per evaporare tutto preparatene altro e aggiungetelo CALDO e poi continuate.
    Ogni tanto, mescolate pure piano le bucce, per uniformare la canditura. Tutto qui

    Ps: la bollitura preliminare io non la faccio più: ho deciso che quel tocco di amaro nelle arance candite fatte in casami piace, dà maggiore “carattere” al sapore della scorza. Ma si usa, quindi ve la riporto.

    Vi ricordo poi che di canditura io ne ho provate diverse: per esempio, questa ricetta delle scorze di arance candite  senza glucosio.

    Se non avete la slow cooker, potete provarci lo stesso con il forno. Il principio è lo stesso: tempo lungo e bassa temperatura: come per esempio spiega Stefania nel suo post.

    Scorze di arance candite senza glucosio
    Scorze di arance candite senza glucosio

    Oppure – ancora –  questa eicetta delle scorze di arance candite con miele e in vasocottura.

    limone-candito

    [yumprint-recipe id=’39’]arance candite slow cooker-5

    Se volete altre ricette a base di agrumi, non perdetevi questa torta al cioccolato di Stefania oppure questo dolce di Valentina. Oppura, ancora, questo cuore di cioccolato in zuppetta calda di arance o – visto che Pasqua si avvicina – il casatiello dolce di Maria.