Categoria: Campania

  • Il Caseificio Il Casolare di Alvignano

    Il Caseificio Il Casolare di Alvignano

     

    caseificio Il Casolare di Alvigliano

    Per parlare  del caseificio Il Casolare di Alvignano, un  che da generazioni produce Mozzarella di Bufala Campana DOP in una zona a metà strada fra il Parco Regionale del Matese ed il Parco Naturale Taburno-Camposauro, non si può che partire dal volto di Mimmo La Vecchia e dalle mani di chi, come lui, lavora alla produzione di questo prodotto unico.

    caseificio Il Casolare di Alvigliano
    Una lavorazione di tipo artigianale ma di elevata qualità: chi ha avuto la fortuna di assaggiare i prodotti del Caseificio Il Casolare di Alvignano sa quanto questa affermazione sia vera. Il latte  proviene da bufale di allevamenti dop  dell’alto casertano, e questo spiega il  sapore unico di questa mozzarella.

    Le fasi della lavorazione sono quasi tutte a mano: uno spettacolo per gli occhi, prima che per la gola. Se vi capita, passate pure a trovarli e chiedete di assistere alla produzione. Rimarrete incantati da quella gestualità antica fatta degli stessi movimenti di sempre. Certo attrezzature e vasche sono di tipo moderno – e ci mancherebbe altro – ma le fasi fondamentali sono le stesse che accompagnano da sempre la nascita della mozzarella di bufala campana.


    caseificio Il Casolare di Alvigliano 4
    Per il sapore, invece, posso solo affidarvi all’immaginazione. Consigliandovi però di andare presto a trovare Mimmo al Caseificio Il Casolare di Alvignano, per assaggiare sul posto.

     

     

    caseificio Il Casolare di Alvigliano

    caseificio Il Casolare di Alvigliano 2

    CASEIFICIO IL CASOLARE snc
    Via OLIVELLA 12
    Alvignano (CE)
    T 0823 610906 – 329 6139036 – E ilcasolaresnc@libero.it

    Qui una selezione delle foto, per vederle una per una, passateci sopra con il mouse.

    [grid_accordion id=”25″]

  • Lsdm al Museo Archeologico di Paestum: un tuffo verso il futuro

    Lsdm al Museo Archeologico di Paestum: un tuffo verso il futuro

    tuff-intero

    Sono una persona fortunata, l’ho già scritto. E non solo perché ho iniziato a lavorare prestissimo in anni in cui la disoccupazione giovanile era un problema sociale enorme- esattamente come ora – ma per il tipo di lavoro che faccio. Ogni mattina, da 36 anni mi alzo per compiere un piccolo viaggio nell’arte; già perché io ho la fortuna di lavorare nei Beni Culturali, e il fatto di poter vivere l’arte quotidianamente attraverso il lavoro è una fortuna enorme,  più grande di quella che mi sarei mai aspettata.

    Per questo, quando ho saputo che lsdm 2016 sarebbe stata aperta da una cena nel Museo Archeologico di Paestum sono stata molto felice. Quei luoghi, infatti, fanno parte dei miei ricordi di bambina: ho corso intorno ai templi la mia prima gara di corsa campestre. Indelebile, poi, il ricordo di quando dentro i templi si poteva entrare, anche per giocarci a nascondino. O ad abbracciare le colonne, talmente grandi alla base che per riuscirci bisognava essere in tre.

     paestum

    Insomma, Paestum è anche un po’ la mia di  storia e proprio per  questo sono stata felicissima. Perché io sono meridionale e – in quanto tale – spesso incazzata verso il modo tutto suo che il Sud ha a volte di buttarsi via. Nonostante sia uno dei luoghi più belli del mondo, e di questa bellezza potrebbe – dovrebbe – farne ricchezza.
    Certo, ci sono problemi di risorse – e in questi ultimi anni il problema è divenuto addirittura drammatico grazie alla crisi – ma, soprattutto, ci sono problemi di mentalità. Abbiamo un patrimonio artistico unico al mondo eppure – troppo spesso – ci limitiamo a conservarlo, limitandone la fruizione da parte degli appassionati che continuano – nonostante tutto – ad arrivare da tutto il mondo.

     

     

    Ecco, in quella serata ho avuto la netta sensazione – la speranza, quasi – che qualcosa possa cambiare. Ci siamo trovati davanti ad un direttore molto giovane e straniero che con la massima semplicità ha raccontato di come ha accolto la proposta degli organizzatori di Lsdm di tenere all’interno del museo l’evento inaugurale della manifestazione.  Non sono riuscita a fare a meno di pensare, guardando Albert Sapere accanto al direttore Gabriel Zuchtriegel, che in fin dei conti erano due facce di una stessa medaglia. fatte entrambe di un territorio che – con testardaggine che a volte finisce per assomigliare all’utopia – vuole crescere (se non addirittura rinascere). 

    Peccato solo non ci fosse il Tuffatore, quella sera al Museo Archeologico di Paestum (purtroppo, era in prestito internazionale e non abbiamo potuto goderne la bellezza). Perché, in quella manifestazione, quel dipinto alle spalle dei due suoi artefici sarebbe stato perfetto. Perché avrebbe inconsapevolmente raccontato ciò di cui il sud più di tutto ha bisogno. Nonostante i dubbi, nonostante le preoccupazioni, nonostante le resistenze: di un tuffo verso il suo futuro

     

    Caseificio Barlotti, Paestum

     

     

  • Il mercato della Terra di Piano di Sorrento: un’occasione unica, per conoscere il sapore di un territorio

    Il mercato della Terra di Piano di Sorrento: un’occasione unica, per conoscere il sapore di un territorio

    Al Mercato della Terra di Piano di Sorrento ci sono stata in maggio. Ma c’è ogni seconda domenica del mese, per cui – se siete in zona – vi consiglio di non perderlo.

    Nulla di  trascendentale, per carità. Un piccolo mercato ospitato dalla struttura del mercato ortofrutticolo di Piano di Sorrento in Piazza della Repubblica, ma un’occasione unica per scoprire i sapori più autentici del territorio sorrentino.

    mercato della terra-9 

    I produttori presenti sono quelli dei Presidi Slow Food e delle comunità del Cibo di terra e di mare della Penisola Sorrentina, di Castellammare di Stabia, del Vesuvio, dell’agronocerino sarnese e del salernitano, in appena 40km una ricchissima varietà di prodotti diversi:

    Mercato della terra Slow food

    I formaggi dei Monti Lattari, le diverse varietà orticole estive e invernali delle colline, le zucchette gialle, i pomodori gialli ‘d’inverno’, i fagioli butirri, i piselli cornetti, le zucchine di San Pasquale, i pomodori e le noci di Sorrento, i ‘friarielli’ napoletani, i pomodorini del Piennolo vesuviani, le papaccelle napoletane, i biscotti di Castellammare di Stabia, le birre artigianali campane, il pescato dell’Area marina protetta Punta Campanella e tanti altri prodotti.

    mercato della terra Collage

    I produttori partecipanti al mercato, i veri protagonisti, collaborano attivamente con i volontari della condotta Slow Food Costiera Sorrentina e Capri che organizzano la manifestazione.

     

    mercato della terra
    Le foto, in formato originale, qui.

    dove:
    Piano di Sorrento (Na)
    Piazza della Repubblica, nel mercato ortofrutticolo al coperto

    via treno:
    5 minuti a piedi dalla Circumvesuviana
    via auto:
    parcheggio antistante non custodito, gratuito la domenica

    quando:
    seconda domenica del mese
    Orario: 9.00 – 13.00

    contatti:
    Mauro Avino
    mercato@slowfoodcostierasorrentina.it
    Tel. 392.4011900
    www.mercatidellaterra.it

  • LSDM torna a casa

    LSDM torna a casa

    Le Strade della Mozzarella

    Ancora pochi giorni e si chiuderanno gli accrediti per seguire le due giornate di LSDM che si terranno all’interno del Savoy Beach Hotel di Paestum. Sarà “un viaggio essenziale” il tema del congresso di cucina d’autore dedicato alla Mozzarella di Bufala Campana DOP ed ai grandi prodotti italiani. Attenzione che si andrà a concentrare sulla digeribilità, la salute, la concentrazione dei sapori, la valorizzazione delle materie prime ed i pensieri moderni. Trentadue interventi congressuali per altrettanti prestigiosi chef da tutta Europa interverranno con una loro lezione, moderati da importanti firme della critica gastronomica internazionale.

    Tra gli eventi di enogastronomia più attesi e seguiti dell’anno, Le Strade della Mozzarella si conferma un appuntamento di confronto e dialogo sull’alta cucina che interpreta ed indaga le frontiere di uno dei formaggi più amati al mondo. Un grande focus dedicato al distretto gastronomico più conosciuto al mondo che vedrà tra i protagonisti anche la pasta di Gragnano, la pizza napoletana, i grandi pomodori campani, tutto un mondo gastronomico che ruoterà attorno alla Mozzarella di Bufala Campana DOP. Il “Taste Club”, pensato con grande attenzione all’ambiente utilizzando innovativi materiali di allestimento, ospiterà un ampio approfondimento sull’olio extravergine d’oliva e, per la prima volta, vedrà la presenza anche degli altri grandi formaggi italiani a marchio DOP e IGP.

    Grande attesa sarà riservata per la sessione dedicata alla pizza napoletana che aprirà i lavori di martedì 14 aprile e che sarà anche il tema della serata conclusiva all’Oleandri Resort. Ospite d’eccezione per tutta l’edizione lo Champagne Bruno Paillard che impegnerà i calici di ogni brindisi. Le relazioni degli chef possono essere seguite tutte in maniera gratuita previa richiesta di accredito attraverso il sito internet dell’evento.

  • Cartoline dalle Strade della Mozzarella 2014: Alessandro Negrini e il suo “quasi raviolo”

    negrini-4

    Sicuramente, uno dei piatti più complessi tra quelli che ho assaggiato nell’edizione de Le Strade della Mozzarella 2014.  Un’apparenza, semplice  che di semplice però non ha proprio nulla.  Un’incontro tra la seppia, in tutte le sue differenze di sapori e consistenze, e latte di mozzarella di bufala. La prima ridotta in sfoglia, abbattuta e tagliata sottile – quasi un velo –  che (non) nasconde, in un gioco perfetto di “vedo non vedo” un ripieno preparato con le interiora della seppia. Dolci eppure sapide, rese tali da un passaggio in una soluzione salina ispirata all’acqua del mare. La stessa in cui  per tutto il tempo della presentazione sono stati cullati i tentacoli, per portarli alla giusta morbidezza. Accanto, crema di pistacchio di Bronte e gelato di piselli,  e  gelatina di lampascioni e  cedro marinato in acqua e sale e poi candito.

    negrini-2

    Una varietà di gusto, profumi, colori e consistenze difficile da raccontare (se volete approfondire o magari  avete voglia di provarci, trovate qui la ricetta) ma incredibilmente equilibrato, senza alcuna sbavatura.

    negrini-3

    Un incontro di sapori, consistenze e profumi ma soprattutto *di controllo*:perché, come ha ripetuto per tutta la durata della sua preparazione,   il gesto umano, l’attenzione valgono più di qualsiasi  conoscenza tecnica.

    E *il sapore è nulla senza controllo*. 

    negrini

  • Cartoline da Le Strade della Mozzarella 2014: la lavorazione del babà, di Agostino Iacobucci

    Cartoline da Le Strade della Mozzarella 2014: la lavorazione del babà, di Agostino Iacobucci

    Come si impasta il babà

    Attimo di dolcezza, quello vissuto alle Strade della Mozzarella 2014 in compagnia di Agostino Iacobucci, moderato da Tommaso Esposito, che ci ha parlato di come si impasta il babà. Non ha dato una ricetta – del resto la ricetta del babà tradizionale quella è – ma ha fatto molto di più: ha mostrato in diretta la modalità di lavorazione, spiegando cioè come va trattato un impasto morbido ed elastico come quello del babà.  I cui segreti, secondo lui, sono:  doppia lievitazione e altissima percentuale di uova sul peso totale. Da qui, la necessità di una lunga lavorazione – a base di colpi sul tavolo, alternate a piegature – per incordare al meglio l’impasto.

    iacobucci-4

    In Rete trovate diversi video di questa tecnica, meglio nota come tecnica *french fold* oppure –  impasto alla Bertinet.

    Per esempio, questo.

    Guardando questo video si vede bene come trattare l’impasto, una volta raggiunto il primo grado di incordatura in impastatrice, in modo da ottenere un impasto adatto alla *mozzatura*, che resta il procedimento classico di formatura del babà.

    Per cui, dopo avere assaggiato il suo babà. e dopo averglielo visto impastare in diretta, mi sento di consigliare – alla fine dell’impasto in planetaria – un po’ french fold fatto di energiche sbattute sul tavolo. Il vostro babà sarà perfetto… scommettiamo?

    La ricetta del babà

    Come si impasta il babà