Categoria: Emilia Romagna

  • Vendita parmigiano reggiano on line: un modo per trattarsi bene e sostenere i piccoli produttori di un grande formaggio

    Vendita parmigiano reggiano on line: un modo per trattarsi bene e sostenere i piccoli produttori di un grande formaggio

    Vendita parmigiano reggiano

    Il Parmigiano Reggiano è un grande prodotto italiano, questo lo sappiamo tutti. Quello che però forse non sappiamo è come viene prodotto. Che poi è la cosa fondamentale, ciò che lo rende davvero unico.

    • Innanzitutto, il Parmigiano Reggiano viene prodotto con il latte di due giorni, cioè con il latte munto la sera precedente, che viene parzialmente scremato per affioramento, cui viene aggiunto quello intero della mungitura del mattino.
    • Il caglio può essere solo di origine animale, e non è ammessa la presenza di alcun conservante.
    • Inoltre, la stagionatura minima è di 12 mesi.
    • Per la sua produzione, le vacche possono essere alimentate solo con mangime secco, foraggio verde e fieno di prato: non possono cioè essere usati insilati (piante intere trinciate e stoccate nei silos per la conservazione)come mais, un alimento *non naturale* per i bovini (nati per ruminare erba) e che non migliora la qualità del loro latte.

    Tutto questo porta ad un prodotto nutriente e sano: il Parmigiano Reggiano  è infatti uno dei primi alimenti a essere introdotto nella dieta dei bambini.

    Il percorso di produzione è tracciato e certificato. Gli allevamenti da cui proviene il latte sono costantemente  monitorati, e devono rispondere a criteri molto severi quanto a pulizia, cura degli animali, trattamento della materia prima e più importante l’alimentazione delle vacche.

    Ancora oggi, insomma, il Parmigiano Reggiano viene prodotto con la stessa ricetta vecchia ormai di 800 anni.

    Io ho la fortuna di abitare in zona di produzione e di poterlo comprare direttamente tne dai produttori. Se voi non avete questa fortuna, potete sempre contare sulla vendita parmigiano reggiano on line: una forma di acquisto molto vantaggiosa per il consumatore, che otre ad avere una filiera facilmente controllabile – che fa capo, dalla produzione della materia prima fino alla vendita del prodotto finito – consente anche un notevole risparmio.

    Vendita parmigiano reggiano

    Non ci credete? Provate a dare un’occhiata al sito di questo produttore – che oltretutto è a pochissimi km da casa mia –  e ve ne renderete conto da soli confrontando i prezzi con quelli dei vostri negozi o super abituali. Per non parlare poi della prova assaggio: il sapore di una forma tagliata da poco è ineguagliabile.

    Vendita parmigiano reggiano

    Pensateci, per i vostri regali di Natale! Farete felici i vostri amici grazie al sapore unico di questo formaggio, sarete felici voi grazie al risparmio e sosterrete, com i vostri acquisti, uno dei tanti piccoli produttori che sono la vera ricchezza di questo paese.

     

     

  • Report? Un’ottima trasmissione: su come NON si fa la pizza napoletana

    Report? Un’ottima trasmissione: su come NON si fa la pizza napoletana

    Ciro Salvo-8

    Va bene, ce lo aspettavamo. Era chiaro sin dalle anteprime video che il tono sarebbe stato di un certo tipo: ormai, pare caratteristica irrinunciabile  di ogni tipo di informazione  il tono allarmistico e l’annuncio shock… poteva mai Report rimanere indietro rinunciando alla sua parte di audience? No di certo. Ed ecco allora la messa in onda,  ieri sera, di un”ottima trasmissione, su come NON si fa la pizza napoletana.

    Come abbiamo potuto vedere ed apprezzare, infatti NON si fa ponendo scarsa attenzione alle materie prime. Cosi’ come non si fa pretendendo di fare quel lavoro in condizione di ignoranza su argomenti come le farine e le loro caratteristiche. E utilizzando con negligenza strumenti come i forni: il risultato, lo abbiamo visto tutti, è una pizza nera sul fondo e bruciata. Fa male, certo, così come fa male una grigliata fatta male: ma soprattutto è cattiva di sapore e amara. Insomma,  se uno di pizza ne capisce un po’ la rimanda indietro al volo, per non rischiare di sentire in bocca il sapore di fuliggine al solo guardarla.

    Ciro Salvo maestro della pizza napoletana

    Peccato che però ci sia limitati ai toni allarmistici e agli annunci shock: il tempo dedicato agli artigiani seri è stato minimo, e oltretutto il montaggio ha fatto sì che le loro parole quasi scomparissero nel marasma delle informazioni catastrofiche. Ciro Salvo, per esempio, presentato come un artigiano serio – per carità – ma che non rinuncia pure lui ad affumicare la pizza per darle un colore che altrimenti non avrebbe. Oppure Gino Sorbillo, che si è visto dedicare ben una decina di secondi, per raccontare del suo sforzo nella difesa della tradizione della pizza napoletana.

    Ora è vero che i problemi ci sono e sono seri, così come è vero che purtroppo quella condizione corrisponde alla maggior parte dei pizzaioli  – non solo napoletani –  ma credo sia un peccato che non si sia scelto di puntare di più sul racconto della qualità che artigiani come i già citati Ciro Salvo e Gino Sorbillo (per non parlare poi di Francesco&Salvatore o Enzo Coccia o Franco Pepe o Maria Cacialli ma anche altri) stanno già facendo da tempo.  Se  la trasmissione avesse dato maggiore spazio alla qualità, avremmo sicuramente assistito all’effetto di una spinta dei i consumatori verso questa. E verso i pizzaioli sani e seri. Ma non lo hanno fatto. Il rischio, visti i toni, è che dopo ieri il consumatore televisivo si sia convinto che sia meglio la pizza fatta in casa, magari con un dado di lievito per mezzo chilo di farina (come consigliato dai più diffusi ricettari casalinghi) o, peggio, della superiore qualità della pizza congelata industriale rispetto a quella artigianale.

    Non mi incazzo e non faccio vittimismo (ci mancherebbe. Anzi, sia chiaro, non sopporto chi lo fa e chi grida al complottismo contro Napoli: non credo sia questo il modo giusto di rispondere) perché, parliamoci chiaro, non credo che questa trasmissione danneggi in alcun modo chi lavora in modo serio. Tutt’altro. Mi dispiace che sia stata un’occasione sprecata in fatto di “tutela del consumatore”. La scarsa qualità di parte – gran parte – del panorama della pizza napoletana è stata presentata come caratteristica inevitabile quando invece non è affatto vero che lo sia. Un modo insomma per creare allarme fine a se stesso. Avrei preferito un altro tipo di trasmissione, che partisse dal racconto della qualità e spiegasse ai consumatori di pizza che dalle situazioni come quelle di ieri sera ci si  difende in un solo modo: pretendendo la qualità e scegliendo accuratamente i tavoli dove sedersi.

    Non mi incazzo, preferisco parlare di qualità e non di polemiche da audience. Per esempio, lasciando la parola a Gino Sorbillo su come si fa una pizza di qualità. Cose che a Report non hanno ritenuto giusto dover fare.

     

    Gino Sorbillo

  • CASEIFICI APERTI 2014: AL VIA L’APPUNTAMENTO AUTUNNALE

    CASEIFICI APERTI 2014: AL VIA L’APPUNTAMENTO AUTUNNALE

    Produzione Parmigiano Reggiano

    SABATO 4 E DOMENICA 5 OTTOBRE TORNA L’APPUNTAMENTO CON CASEIFICI APERTI: L’OCCASIONE PER ENTRARE NEL MONDO DEL PARMIGIANO REGGIANO, VISITARE I SUOI CASEIFICI, CONOSCERE I CASARI E ACQUISTARE DIRETTAMENTE DAI PRODUTTORI

    Reggio Emilia, 26 settembre 2014 – Il mondo del Parmigiano Reggiano è pronto ad accogliere visitatori e appassionati. Sabato 4 e domenica 5 ottobre torna l’appuntamento con Caseifici Aperti, il fine settimana dedicato al Re dei formaggi, alla sua produzione, alla sua terra e alla sua gente, per scoprire il suo gusto unico.

    L’iniziativa, lanciata nel 2013 in occasione del primo anniversario dal sisma di maggio 2012, è stata ideata per ringraziare idealmente e concretamente tutti coloro che si erano dimostrati vicini ai caseifici nel momento del bisogno. Visto il successo riscosso, l’iniziativa si è perpetuata negli anni fino a diventare un appuntamento fisso atteso dai caseifici organizzatori e dai consumatori. Visite guidate al caseificio e al magazzino di stagionatura, spacci aperti, eventi per bambini e degustazioni, uniti alla passione dei casari, offriranno la possibilità di vivere un’esperienza unica che affascinerà grandi e piccini e permetterà di conoscere la zona d’origine e le sue terre ricche di storia, arte e cultura.

    Partecipare è semplicissimo: sul sito web del Consorzio è presente una sezione dedicata a Caseifici Aperti con la lista, in costante aggiornamento, dei caseifici aderenti e le informazioni relative agli orari di apertura e alle attività proposte da ognuno. L’edizione di quest’anno si arricchisce poi di una sezione dedicata ai luoghi di interesse, ai monumenti e ai ristoranti che si trovano nelle vicinanze del caseificio scelto per la propria gita.

    Caseificio Nuova Martignana Modena
    Caseificio Nuova Martignana Modena

    In concomitanza con Caseifici Aperti, si terranno alcune iniziative collaterali come:

    • Porte aperte in Consorzio: sabato 4 e domenica 5 ottobre, il Consorzio del Parmigiano Reggiano aprirà i cancelli a tutti coloro che vorranno visitare lo storico casellino e assistere nel pomeriggio dal vivo all’affascinante spettacolo della cottura di una forma di Parmigiano Reggiano secondo l’antico metodo del “fuoco a legna”.
      Il Consorzio del Parmigiano Reggiano si trova in Via Kennedy,18 a Reggio Emilia.
    • 3, 4 e 5 ottobre, a Lama Mocogno (MO), si terrà “Parmigiano Reggiano…da gustare”, una rassegna tutta dedicata al Re dei formaggi che animerà le vie del paese con degustazioni, bancarelle e la possibilità di acquistare il Parmigiano Reggiano dai caseifici presenti.
    • Sabato 4 ottobre, alle 19.30, a Bibbiano presso lo spazio “Arena del Parmigiano Reggiano” a Bibbiano (RE), in via S. Giovanni 10, si terrà “Fuoco al mito”, la cottura della forma di Parmigiano Reggiano secondo l’antico metodo del “fuoco a legna”.

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    Tutti gli appassionati di cultura ed enogastronomia sono quindi invitati a partecipare e a condividere la loro esperienza attraverso l’hashtag #caseificiaperti!

     

     

    Produzione Parmigiano Reggiano

  • Il 28 settembre 2014 torna “Acetaie Aperte”, l’appassionante viaggio alla scoperta dell’oro nero di Modena

    Il 28 settembre 2014 torna “Acetaie Aperte”, l’appassionante viaggio alla scoperta dell’oro nero di Modena

    Panorama sulle batterie

    39 soci dei consorzi del Balsamico di Modena IGP e del Tradizionale di Modena DOP aprono le porte al pubblico domenica 28 settembre con degustazioni, abbinamenti ai prodotti DOP del territorio, visite alle acetaie e ai locali di invecchiamento del Tradizionale.

    Dove nasce l'aceto balsamico...

    Domenica 28 settembre torna in 39 acetaie della provincia di Modena Acetaie Aperte, l’evento organizzato dal Consorzio Aceto Balsamico di Modena e dal Consorzio Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. L’intento è quello di far conoscere da vicino al grande pubblico i segreti di questo esclusivo condimento, che in Italia e all’estero conta milioni di estimatori. Risulta infatti al primo posto tra i prodotti agroalimentari italiani maggiormente esportati.

    L'Aceto balsamico, quello tradizionale modenese
    Con la sua formula vincente e collaudata, Acetaie Aperte conferma il successo delle edizioni precedenti che hanno visto migliaia di persone partecipare all’evento, mentre il numero delle acetaie partecipanti è passato da 20 nel 2012 a 39 nell’edizione attuale. Anche quest’anno il programma si presenta ricco e variegato, e verrà riproposta la formula di adozione : ogni acetaia ospiterà uno o più prodotti
    del territorio certificati DOP, in abbinamento con il prezioso condimento.

    Dove nasce l'aceto balsamico...

    Acetaie Aperte accresce sia la propria popolarità, sia, di conseguenza, la visibilità dell’Aceto Balsamico come eccellenza modenese. L’evento è l’occasione ideale per rendere nota la vera essenza di questo prodotto universalmente apprezzato, contribuendo così a mantenere un alto livello di attenzione sulla sua indiscussa autenticità e originalità.

    Qui, l’elenco delle Acetaie aderenti.

     

  • Alla scoperta dei pomodori Mutti

    Alla scoperta dei pomodori Mutti

    Un invito improvviso, inaspettato.

    La possibilità di visitare lo stabilimento della Mutti a Parma. Per seguire il viaggio dei pomodori, a partire dai campi fino ai barattoli destinati a finire sulle nostre tavole.
    Non la faccio tanto lunga, dico solo che sono rimasta molto  sorpresa. Ospitalità a parte – squisita, a cominciare dalla cena di arrivo nella splendida cornice di Villa Ziveri a Bannone di Traversetolo, in compagnia di Francesco Mutti che ci ha introfotto brevemente al  progetto “Sommelier del Pomodoro”, pensato grazie al contributo live dei tre chef Jre, Marianna Vitale (Napoli), Filippo Saporito (Siena) ed Eros Picco (Milano) per “costruire una cultura del pomodoro trasformato che ancora manca in Italia e di creare una nuova figura di intenditore, capace di valorizzare i diversi prodotti, orientandone il migliore utilizzo in cucina“.

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    Poi, una cena semplice e raffinata, curata dallo chef Eros Picco, per farci conoscere nel piatto quello che il giorno dopo saremmo andati a conoscere nei campi. Già, i campi: abbiamo assistito al raccolto (io ero a fotografare sul trattore), ascoltando l’agronomo Ugo Peruch raccontarci delle caratteristiche del pomodoro – coltivato in tutta l’ Emilia Romagna – e avendo anche  il piacere di ammirare una chicca in azione: il drone cui è affidato l’incarico di controllare direttamente sulla pianta il grado di maturazione dei pomodori.

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    Poi in fabbrica, a scoprire le modalità del controllo qualità e tutto il percorso produttivo. Fino al barattolo e al tubetto.

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    Una grande scoperta: confesso, in fatto di pomodori sono sempre stata campanilista e non ho mai sospettato una cultura del pomodoro tanto approfondita al di fuori della Campania.
    Insomma, ero già cliente Mutti – trovo che il loro triplo concentrato sia insuperabile per sughi a lunga cottura – ragù napoletano, dove lo uso insieme alla passata, e ragù alla bolognese – ma sicuramente userò d’ora in poi i loro prodotti con atteggiamento mentale molto diverso.

    A partire dai prossimi giorni, in cui testerò alcune  delle conserve che mi hanno invitato a provare.

    Prima di tutto, passata e triplo concentrato: che stanno andando sul fuoco in questo momento in attesa di trasformarsi in ragù alla napoletana.
    Ma di questo, ve ne parlerò nei prossimi giorni.

  • Rural Festival, alla scoperta della biodiversità agricola della collina parmense

    Rural Festival, alla scoperta della biodiversità agricola della collina parmense

    Rural Festival 2014

    Vi ricordate? ve ne avevo parlato qui, e ci sono andata. Ho fatto benissimo: il  Rural Festival è decisamente una delle manifestazioni più interessanti e goderecce cui ultimamente mi sia capitato di partecipare.  Ho scoperto un sacco di cose nuove e – soprattutto – ho assaggiato cose buonissime. Esperienza da ripetere, assolutamente. E in attesa del prossimo anno, credo proprio che andrò alla scoperta delle singole aziende che hanno partecipato. Per visitarle, magari. E provare a raccontarle attraverso foto.

     L’idea del Rural Festival è nato dall’impegno da parte di agricoltori e allevatori della zona di far conoscere e assaggiare i propri prodotti. Una ventina di aziende custodi di antiche razze animali e varietà ortofrutticole disseminati tra le province di Parma e Reggio, hanno fatto gustare la biodiversità caratterizzata da rarità culinarie come i salumi di maiale nero, formaggi e uova di antiche razze, frutta e verdura come la zucchella di lentigione e la cipolla Borettana, cereali antichi, vino e confetture, tutti esclusivamente di biodiversità.

    Il festival ha ospitato anche un parco animale con il cavallo Bardigiano, la pecora Cornigliese, il tacchino di Parma e Piacenza, le vacche della montagna parmigiana e la mostra di trebbie e trattori d’epoca.  Un evento che prende il via proprio nel 2014, proclamato dall’ONU come “Anno Internazionale dell’agricoltura familiare”, ponendo in risalto l’enorme potenziale offerto dall’agricoltura di comunità e di piccola scala.

    Qui, una selezione delle mie foto. Che in formato originale sono visibili qui.

    Rural Festival 2014
    Rural Festival 2014

    Rural Festival 2014