Categoria: Cucinando

  • Frolla salata alla nduja

    Frolla salata alla nduja

    frolla salata alla nduja

    Questi biscotti di frolla salata alla ‘nduja dovevano servire da base per una ricetta che ho pensato ma poi non sono riuscita a portare a fondo. Un pasticcino salato, con base di frolla alla n’duja e pecorino. Sopra, una quenelle di mousse di caprino con un cuore di miele di castagno. Il tutto ricoperto da gelatina di lamponi e accompagnata da una riduzione di vino rosso. Un discorso che devo riprendere, visto che all’assaggio la cosa prometteva molto bene. C’era qualche aggiustamento da fare, ma purtroppo non ne ho avuto il tempo. La ricetta della frolla però è perfetta, per cui parto da questa.

    Innanzitutto , una premessa: ho provato a cercare in rete ma non ho trovato nessun riferimento. L’idea della frolla salata alla n’duja, evidentemente non era venuta a nessuno prima d’ora. Chissà come mai. Eppure, è buonissima. E semplicissima. Praticamente, ho seguito questo ragionamento: la n’duja è grassa, parecchio grassa, ed è spalmabile. Quindi se io preparo una frolla usando strutto anzichè burro e sostituisco una parte (sono stata sul venti per cento) con n’duja, non dovrei sbagliare di molto.

    Sono partita da una vecchia ricetta, che avevo messo a punto un po’ di tempo fa, di biscotti salati.

    Ragù di nduija
    Frolla salata alla ‘nduja

    Ingredienti

    farina 600g
    strutto 200g
    n’duja 50g
    tuorli 9

    pecorino grattugiato 200g

    Procedimento

    Ho mescolato la farina e il formaggio grattugiato e versato il tutto sulla spianatoia, a fontana. In mezzo, ho messo lo strutto, la nduja e i tuorli. Ho mescolato velocemente ed ho formato una palla che ho lasciato in frigo tutta una notte.
    Il giorno dopo, semplicemente, ho steso con il mattarello e ritagliato dei dischi con un coppapasta, che ho sistemato su una teglia coperta di carta forno bagnata e strizzata. Altre due ore di riposo e poi via, in forno, a 200 gradi.
    Tutto qui, ma ne vale la pena ve l’assicuro.
    ps. per chi non sapesse cosa è la nduja.
  • Come sostituire le mandorle amare

    Come sostituire le mandorle amare

    Sostituire le mandorle amare

    Come sostituire le mandorle amare? Me lo hanno chiesto in parecchi, sia la volta che ho raccontato dei pasticcini di mandorla che quella in cui ho parlato del pesto trapanese
    Pasticcini alle mandorle
    Io, onestamente, non faccio alcuna fatica a trovarle: in mercato ci sono sempre, e mi sembrano anche di ottima qualità. Però in molti non riescono a trovarle: per colpa del cianuro che queste contengono, pare. Genera paura, questo veleno: tanto che più di una volta, in coda alle mie ricette mi sono ritrovata commenti tipo “ma sei pazza ad usare queste mandorle? Non lo sai che sono pericolose?”. No, le mandorle amare non sono pericolose: non allo stato puro e non se non se ne mangiano due chili in un colpo solo. Contengono un ingrediente velenoso, questo sì: ma i veleni vanno estratti. Non solo: per essere davvero pericolosi, debbono essere usati in una determinata concentrazione, che varia da individuo ad individuo (a seconda del peso, per esempio, o dell’età). E devono essere usati allo stato puro. Questo vuol dire che se si mangia qualche mandorla amara, oltretutto mescolata ad altri ingredienti, non succede proprio nulla. Non sperate, insomma, di liberarvi di vostra suocera con un vassoio di pasticcini.
    Detto questo, la domanda iniziale: come sostituire le mandorle amare se proprio non si riesce a trovarle? Semplice, mangiando molte pesche e molte albicocche per tutta l’estate. Queste, infatti, all’interno del seme contengono l’armellina che come gusto è molto simile a quello delle mandorle amare. Soprattutto nelle albicocche: infatti nelle ricette tradizionali di amaretti modenesi è indicato di usare queste, non le mandorle (che tempo fa facevano forse un po’ di fatica ad arrivare dalla Sicilia).
    Per cui, l’estate prossima, ricordatevene: non buttate via i semi ma raccoglieteli, e fateli seccare. Poi, trattateli esattamente come mandorle con guscio. Almeno, lo sfizio di qualche amaretto riuscirete a togliervelo.
    E magari, per togliervelo, preparate questa confettura. Al microonde, per cui pure facile e veloce. Oppure questa, arricchita dal profumo del pepe nero, da una ricetta di Leonardo Di Carlo.confettura di albicocche al microonde
  • Sempre della serie “decorare i piatti”, ma aggiungendo sapore: riduzione di passito.

    Sempre della serie “decorare i piatti”, ma aggiungendo sapore: riduzione di passito.

    Riduzione di marsala

    La prima volta l’ho assaggiata da Oldani: accompagnava il suo famoso risotto. Credo lo sappiano tutti, ormai, ma ripeterlo non guasta: a lui non piace l’acidità conferita dal vino a questo piatto e quindi non usa farlo sfumare dopo la tostatura. Però non rinuncia al tocco aromatico che il vino riesce a conferire: e allora prepara delle riduzioni, con cui accompagnare il riso decorando il piatto.
    Io però non mi limito a questo tipo di uso: mi piace usarla pure per accompagnare dolci, in maniera un po’ particolare. Un dolce un po’ secco, magari alle mandorle tipo questi pasticcini, accompagnato da questa salsina acquista un gusto tutto particolare. Soprattutto se si gioca con gli ingredienti: scegliendo la malvasia, per esempio, ed aggiungendo a riduzione quasi finita dei dadini finissimi di arancia candita. Ma è solo un’idea, il bello di queste cose è giocarci: per cui, una volta imparata la tecnica si possono fare tutte le prove che ci aggradano.
    La preparazione, comunque, è davvero molto facile. Gli ingredienti sono solo due:
    500 g di passito
    150 g di sciroppo di glucosio
    Ho cotto a bagnomaria vivace, mettendo il marsala in un tegamino stretto ed alto, infilato in una pentola di acqua più grande e piuttosto colma, per circa 3 ore, smettendo quando il marsala residuo pesava circa 75 gr.
    Mentre era caldo era ancora piuttosto liquido, raffreddandosi è diventato cremoso al punto giusto. Penso che, nel caso debba essere usato caldo, vada ridotto fino a raggiungere i 50 gr, in modo che sia cremoso anche da caldo.
    Tutto qui: lo conservo in frigo, una di quelle bottiglie di plastica col beccuccio che si usano per decorare (pardon, non ricordo il nome tecnico), usandolo al momento. Anche, magari, con una banale fetta di torta o due pasticcini alle mandorle: che acquistano immediatamente un’aria molto più “presentabile“.
    Magari, nei prossimi giorni, vi farò vedere qualcosa. Magari proprio il risotto, che ho intenzione di preparare in versione “terrona”, mantecato con caciocavallo podolico.
  • La ricetta delle fragole sciroppate all’aceto balsamico

    La ricetta delle fragole sciroppate all’aceto balsamico

    ricetta delle fragole sciroppateQuesta ricetta delle fragole sciroppate nasce dalla mia voglia di giocare a presentare i dolci in maniera un po’ meno banale del solito.

    In questo caso, per esempio, avevo due semplicissimi bignè: uno alla crema pasticcera e l’altro alla ganache di cioccolato. Le ricette di questi le inserirò nei prossimi giorni, magari: ora mi va di raccontare delle fragole che li accompagnano. Sciroppate e all’aceto balsamico tradizionale.
    Lo so che non è stagione, ma stamattina ne ho viste in mercato. Venivano dal Trentino mi hanno detto e la faccia mi era sembrata piuttosto attraente. E allora ho ceduto: mezzo chilo, poca roba. Ma giusta per preparare un paio di vasetti. Cerco di averne sempre pronte, infatti: risolvono in fretta il problema di dolci per creme improvvisate. Per esempio, in bicchierino sopra del lemon curd fanno la loro porca figura. Garantito.

    Ma ero rimasta senza e allora ho deciso che due vasetti, anche se fuori stagione, era proprio il caso di prepararli. E quindi ho le ho preparate seguendo questa ricetta  delle fragole sciroppate aggiungendo dell’aceto balsamico.

    ricetta delle fragole sciroppate
    L
    A RICETTA DELLE FRAGOLE SCIROPPATE

    Ingredienti
    Fragole
    Zucchero (in peso pari ad un terzo di quello delle fragole)
    aceto balsamico
    Si procede in maniera molto semplice, basta solo avere un po’ di pazienza e di tempo. Innanzitutto, la frutta viene pulita e lavata. Poi, se grossa, tagliata a pezzettini. Ovviamente, le fragole vanno lasciate intere.
    Poi, la si pesa in modo da calcolare il peso dello zucchero da aggiungere. Io preferisco tenermi su una quantità di zucchero pari ad un terzo di quello della frutta, fate poi voi a seconda dei vostri gusti. Pesato che avrete zucchero e frutta, mettete ambedue in una pentola, mescolate, coprite e scordatevene fino all’indomani mattina. Quando andrete a controllare scoprirete che la frutta avrà tirato fuori una quantità incredibile di sciroppo. Prendete solo questo, ora, e mettetelo su un tegamino sul fuoco e portate a bollore. Versateci dentro le fragole e scordatevene. Dopo qualche ora, lo stesso giochino: via le fragole, sciroppo sul fuoco, dentro le fragole. Il tutto andrà ripetuto 3 volte al giorno, per tre o quattro giorni, fino a quando lo sciroppo non si sarà ben ristretto fino a diventare sciropposo e denso. A questo punto le fragole si saranno quasi candite, grazie alla bassa ma prolungata temperatura di cottura: bene, questo vuol dire che sono pronte. Invasettatele, ora, e sterilizzatele.
    Nota: Potete ovviamente aromatizzarle come più vi aggrada: quelle della foto sono all’aceto balsamico tradizionale (ma giovane) di Modena. Due cucchiai prima dell’ultima cottura dello sciroppo.
  • Seppie ripiene, dedicato a quelli che dicono che il pesce col formaggio non ci sta

    Seppie ripiene, dedicato a quelli che dicono che il pesce col formaggio non ci sta

    Seppie ripiene
    Queste seppie ripiene sono la negazione di un luogo comune. Quante volte lo avete sentito dire? Che il formaggio, con il pesce “proprio no”? Ecco, io penso che questo sia un luogo comune, diffusissimo ma dannoso. Implica il negarsi accostamenti piacevolissimi e – quindi – il privarsi di gradevolissime sorprese.
     
    Il problema – sempre secondo me – è uno: una sorta di pigrizia mentale che ci porta ad identificare il formaggio con il parmigiano. Dimenticando la varietà incredibile, anche dal punto di vista quantitativo, dei formaggi che produciamo in Italia. E dimenticando, soprattutto, che quelli a base di pecora e di capra – soprattutto se queste sono alimentate in zona marina – con il pesce si sposano benissimo. Ne richiamano la sapidità, aggiungendo sentori che sanno di macchia mediterranea. Che completano benissimo il sapore di mare.
     
    In queso caso, ho scelto del Moliterno, che avevo in casa, per completare un ripieno a base di mollica di pane di Matera IGP, con cui riempire due seppie freschissime.
    Un ottimo risultato con pochissimo sforzo. Due seppie pulite (di cui ho conservato i sacchetti di nero: anatema su chi le butta via. Nota al margine: se vi capita di trovare anche delle uova, sono una squisitezza: ricordatevene e pentitevi di ogni volta che le avete sbattuto via facendo la faccia schifata).
    In una ciotola, ho messo mollica di pane ammollata in acqua e strizzata benissimo, uno spicchio piccolo di aglio sminuzzato finissimo, un po’ di prezzemolo prezzemolo ed il formaggio grattugiato. Bianco di uovo per legare: il tutto ad occhio, asciugando – se serve – con altro formaggio o mollica grattugiati. Ho impastato il tutto, dimenticavo il pepe nero, ed ho riempito le seppie, fermandole con uno stecchino. Poi ho cotto, semplicemente in padella: rosolando prima un pochino il olio e bagnando in cottura con un po’ del vino scelto per accompagnare. Fiano di Avellino, in questo caso.
  • Biscotti croccanti al cioccolato, Chocolate crackles di Martha Stewart

    Biscotti croccanti al cioccolato, Chocolate crackles di Martha Stewart

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    Questi biscotti croccanti al cioccolato, i Chocolate crackles di Martha Stewart, sono dei biscotti molto semplici, dalla consistenza particolare. L’interno infatti rimane morbido e provoca un gradevole contrasto con la crosticina, resa croccante dallo zucchero a velo che – oltre a striarli di bianco – crea una superficie più asciutta che cuoce, ovviamente, più in fretta. Unici accorgimenti, fare attenzione a non cuocerli troppo e farli raffreddare bene prima di toglierli dalla teglia per non rovinarli.
     
    Per una cinquantina di biscotti del peso di 12 gr ca. ognuno
     
    200 gr cioccolato
    50 gr di burro morbido
    85 gr zucchero semolato
    2 uova piccole (nel caso vi sembrino troppo grandi, utilizzate i due tuorli ed un albume e mezzo)
    vaniglia in polvere o estratto naturale di vaniglia (o cannella, o peperoncino o zenzero, o altro aroma in polvere)
    190 gr di farina
    un pizzico di sale fino
    un po’ meno di mezzo cucchiaino di lievito in polvere (non vanigliato).
     
    La preparazione è piuttosto veloce ma va divisa in due tempi. In una prima fase, va preparato l’impasto. Questo va poi fatto raffreddare in frigo in modo che si solidifichi, per poter formare agevolmente i biscotti.
     
    Innanzitutto, sciogliere il cioccolato (a bagnomaria o nel microonde) e metterlo da parte.
    In una terrina mescolare insieme la farina, il sale e il lievito e mettere da parte pure questo.
    Montare quindi il burro con con lo zucchero a media velocità fino ad ottenere un composto molto chiaro. Aggiungere poi le uova e la spezia scelta per aromatizzare. Infine, il cioccolato fuso.
     
    Infine, gli ingredienti secchi, mescolando fino a che il tutto non sia ben incorporato. Coprire con pellicola trasparente e conservare in frigorifero fino al fermo abbastanza per dargli la forma di palline (3-4 ore o tutta la notte).Preriscaldare il forno a 220, preparandosi ad infornare nella parte centrale e preparare due teglie coprendole con della carta da forno, preventivamente bagnata e strizzata.Mettere lo zucchero a velo in un piatto piano. Con le mani, meglio se leggermente unte, prelevare una piccola quantità di pasta fredda per formare una pallina di circa 15 gr.
    Innanzitutto, sciogliere il cioccolato (a bagnomaria o nel micronde) e metterlo da parte.
     
    Poggiare la pallina di pasta nello zucchero a velo e rotorarla esercitando una leggera pressione in modo da rivestirla completamente e poggiarla sulla teglia. Continuare a formare i biscotti e sistemarli sulla teglia in modo da lasciare una distanza di circa 4cm tra l’uno e l’altro)
     
    Cuocere i dolcetti per una decina di minuti fino a quando i bordi sono un po induriti ma la parte centrale è ancora un po’ morbida .