Categoria: Primi con carne

  • Come si preparano i passatelli in brodo

    Come si preparano i passatelli in brodo

    come si preparano i passatelli in brodo

    Non avevo mai pubblicato questa ricetta: mi sembrava troppo semplice per essere raccontata ma siccome l’ultima volta che ho pubblicato su Instagram la foto della mia porzione fumante di passatelli in brodo ho avuto non solo un sacco di like e commenti ma anche richieste della ricetta, ho deciso. La pubblico: per cui, ecco a voi le poche, semplicissime, istruzioni per capire come si preparano i passatelli in brodo.

    Ovviamente, seve del brodo (e magari su questo ci faccio un prossimo post). Intanto, rinfrescatevi la memoria su come si a a preparare un brodo perfettamente limpido. No, non è un dettaglio da poco questo: un piatto di brodo buono in Emilia è anche un piatto di brodo limpido. Tanto che nei ristoranti più ricercati la cottura dei passatelli e dei tortellini avviene in un brodo che poi non viene usato per il servizio: la cottura infatti intorbidisce e questo non va bene. Allora, come si fa? Semplice: si cuoce in un brodo e si scola (delicatamente, con una schiumarola o una mandolina) e poi si immerge in brodo bollente e limpido. Per esempio, in una di quelle belle zuppiere in ceramica con coperchio che andavano tanto di moda decenni fa.

    Detto questo, preparate pochi semplici ingredienti e vediamo come si preparano i passatelli in brodo.

    come si preparano i passatelli in brodo

    INGREDIENTI (in linea di massima)
    Per ogni uovo, circa cento grammi tra pan grattato e parmigiano.
    pepe, noce moscata

    Unica annotazione, fondamentale, il pane: deve essere di tipo privo di strutto, altrimenti i passatelli tendono a sciogliersi nel brodo.  Producendo un risultato più simile alla stracciatella che ai passatelli. Detto questo, il procedimento è semplicissimo: impastare, come per preparare delle polpette (l’impasto deve presentarsi piuttosto duro). Una volta pronto l’impasto, lo si schiaccia con l’attrezzo oppure lo si fa passare attraverso uno schiacciapatate (esattamente come si fa per queste ultime), tagliando i passatelli ad una lunghezza di 4-5 cm.
    Si fanno cuocere in abbondante brodo bollente per un tempo brevissimo: poco più del classico tempo di venire su, insomma.

    Alcune piccole precisazioni, niente di che ma meglio saperlo.
    Il parmigiano, deve essere di media stagionatura in modo da consentire un impasto bene asciutto.
    Il pan grattato deve essere ottenuto da pane comune, senza strutto.
    Le uova, beh lo sapete già ma ve lo ricordo: mai uova in gabbia
    Il brodo, nel momento in cui “calate” i passatelli deve bollire piano, altrimenti rischia di spappolarli.

    Tutto qui, credo di avervi detto tutto su come si preparano i passatelli in brodo ma se ho dimenticato qualcosa chiedete pure… 

  • Come si preparano i tortellini (a Savigno, alla Antica Macelleria Mazzini)

    Come si preparano i tortellini (a Savigno, alla Antica Macelleria Mazzini)

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    Vi siete sempre chiesti come si preparano i tortellini? Bene questo è il post che fa per voi. 

    Premessa. Questo week end sono stata a Savigno, in provincia di Bologna. Molti di voi non conoscono, credo, questo paese ma credo ne sentiranno parlare nei prossimi anni. Qui, infatti è in corso una sfida: trasformare quella che è nata in una sagra di paese in un Festival internazionale a base di tartufo. Tartufo bianco, per la precisione: di quello più pregiato.

    Per tre fine settimana, uno è già andato, le strade del paese si trasformeranno in una grande sala di assaggio. Di tartufi, appunto, ma anche di salumi e borlenghi. E tortellini. A proposito di questi ultimi,  sono riuscita domenica ad infilarmi nel laboratorio di produzione della Antica Macelleria Mazzini, il Tempio del Suino, per fotografare le rezdore in modo da provare a raccontarvi come si preparano i tortellini nella maniera più tradizionale possibile.
    Eccovi il risultato, spero comprensibile per chi voglia provarci.

    Come si preparano i tortellini width=
    Accanto all’invito di non perdervi i prossimi due fine settimana in arrivo a base di tartufo.  Io, per dire, mi sono gustata un ottimo menù preparato da Igles Corelli sotto il tendone montato in piazza. Un ottimo menù, aggiungo io: che, nonostante le difficoltà logistiche della situazione, nulla aveva da invidiare ai piatti assaggiati in situazioni “tecnicamente migliori”.
    Ma ora vi lascio alle foto e alla ricetta dei tortellini. Magari, se ci riesco, il prossimo fine settimana chiedo alle signore del laboratorio la loro ricetta.

    Intanto, beccatevi questa di Paolo cui sono particolarmente affezionata essendo stata postata (lo scorso millennio) nel newsgrooup It hobby cucina (il primo luogo virtuale frequentato dalla sottoscritta).

    Come si preparano i tortellinii

    Come si preparano i tortellini , prima parte: la sfoglia

    Preparate innanziutto una dose di pasta all’uovo con un paio di ore di anticipo. Indispensabile infatti che questa sia molto malleabile, quasi plastica: per ottenere questo risultato la pasta va lasciata riposare un’ora circa in un sacchetto di plastica per alimenti da cui è stata fatta fuoriuscire l’aria. In questo modo il glutine si rilasserà e potrete stendere la  sfoglia  senza alcuna fatica. 

    Sulla quantità di sfoglia da preparare non so darvi consigli: dipende dalla grandezza del vostro tortellino – lo standard prevederebbe quadrati di pasta di un paio di cm di lato, massimo 2,5, ma fate voi in base alle vostre abitudini e capacità – per cui vi conviene abbondare (quattro uova minimo). Con la pasta che rimane, magari ci fate due tagliatelle o quadretti per il brodo. Insomma,  di sicuro non la butterete via.

    Mentre la pasta riposa, preparate il ripieno: non dò indicazioni in termini di peso, impossibile darne. Diciamo che per un buon piatto di tortellini potrete considerare circa 70 g di ripieno a persona. Per cui regolatevi di conseguenza.

    Fatta questa premessa, eccovi la ricetta del ripieno.

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    Ho provato anche a filmare i movimenti, sperando di aiutarvi. Eccovi il video.

    Se non vi è chiaro il movimento, date anche un’occhiata a questo post. Sono tortelloni, in verità, ma il movimento è lo stesso e forse riuscirete a capire meglio come si preparano i tortellini.
    Ricordate infine che per il tortellino, il brodo è la morte sua, e se volete sapere come lo preparo io, lo trovate qui.

    Insomma, ora per Natale non avete più scuse. Che ne dite di provarci? E magari di venire nei prossimi due fine settimana a Savigno a studiare il tortellino dal vivo, accanto ad un buon tartufo?

     

  • Il Timballo di anelletti di Casa Planeta

    Il Timballo di anelletti di Casa Planeta

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    Il timballo di anelletti è un piatto tipico siciliano che ho scelto di preparare per partecipare al concorso Planeta. In realtà per partecipare era prevista solo una foto pubblicata su Instagram (se volete vedere le altre foto partecipanti, cercate questo hashtag: “#planetafoodchallenge”. Ma siccome a me piace cucinare, e siccome avevo in mente questo piatto da un po’ di tempo (in realtà ne ho in mente anche un’altra versione, quello avvolto da fette sottili di melanzane fritte, di cui ho fatto solo una versione con melanzane rosse) ho colto l’occasione per partecipare con qualcosa realizzato da me.   timballo di anelletti_-2

    Questa la ricetta, tratta da La Cucina di Casa Planeta

    ingredienti
    per 6-8 persone
    1 kg di anelletti
    150 g di Provola dolce
    150 g di pangrattato
    80 g di Pecorino Siciliano Dop grattugiato
    saleper il ragù
    600 g di carne di spalla di maiale
    600 g di muscolo di manzo
    2 cipolle
    1 carota
    1 sedano
    2 litri di passata di pomodoro
    1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
    1 bicchiere di acqua
    1 bicchiere di vino rosso, meglio se vecchio
    alloro
    olio extravergine d’oliva
     
    per i piselli
    400 g di piselli freschi
    1 cipolla piccola
    50 g di burro
    sale e pepe
     

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    Tritate finemente le cipolle e rosolatele con un bicchiere d’acqua e un filo d’olio in una casseruola. Nella stessa casseruola, aggiungete la carne tagliata a pezzi e rosolatela bene. Sfumate col vino e lasciate cuocere per 10 minuti.
    Aggiungete il concentrato di pomodoro, la salsa, l’alloro e lasciate cuocere a fiamma bassa per almeno 2 ore o più. Il ragù sarà pronto quando la carne sarà sfatta, tenera e stracotta. In una padella fate rosolare una cipolla tagliata finemente. Quando la cipolla è ben tostata, aggiungete i piselli. Cuocete per 5 minuti. Cuocete gli anelletti in abbondante acqua salata. Cuoceteli molto al dente. Scolateli e conditeli con il ragù. Lasciate raffreddare e aggiungete la Provola a dadini e i piselli. Imburrate con le mani una teglia da forno con i bordi alti. Una volta imburrata, versate un pugno di pangrattato e fate in modo che l’intera teglia sia ricoperta da uno strato leggero di pangrattato. Versate al centro gli anelletti conditi e schiacciate con delicatezza fino ad avere una superficie omogenea. Chiudete il timballo ottenuto con pangrattato e una spolverata di Pecorino grattugiato. Cuocete in forno per 30-40 minuti a 180 °C.

     

  • Ragù napoletano ricetta tradizionale

    Ragù napoletano ricetta tradizionale

    ricetta ragù napoletano

     

    Premessa: da dove arriva questa ricetta del ragù napoletano

    La ricetta del ragù napoletano che riporto non è mia, ma è stata postata un sacco di tempo fa nel forum di www.gennarino.org e da allora ci sono particolarmente affezionata. Insieme al sugo alla Genovese resta ancora oggi, uno dei miei piatti domenicali preferiti.

    Il ragù, ‘o rraù, sono tutte variazioni sul tema di una pietanza che nasce, naturalmente, molti anni (forse secoli, per non dire di più) prima che il pomodoro si insediasse stabilmente diciamo così, al vertice delle cucine mediterranee – e napoletane in particolare.

    Prima del pomodoro, il ragoût nasce nel crogiuolo della grande cucina francese borghese , ed è probabilmente una preparazione – quasi sempre a base carnea, ma non solo, molto densa, ben cotta, sugosa, piena di spezie particolarmente profumate (pepe, ma più anticamente anche cannella, chiodi di garofano ecc. ) e palpitante spesso e volentieri di fegatini e di animelle.
    Forse pesante, ma lasciamo perdere, de hoc satis, è roba diversa da quella di cui parliamo. E’ molto più tardi, diciamo dalla 2° metà – fine o 800 che il ragù napoletano comincia ad avere una sua, diciamo così, fisionomia definitiva, ed assume le forme attuali molto all’inizio del secolo passato. Di fatto, come molti piatti napoletani così come li conosciamo oggi – così come tutti quelli a base di melanzane, peperoni, patate e pomodoro – è una preparazione relativamente recente.

    Di ricette di ragù napoletano, ce ne sono tante che risentono dei tempi, del gusto e di una ricerca di sempre maggiore leggerezza nella preparazione (la ‘nzogna, lo strutto, per esempio, è stato di fatto del tutto soppiantato, nel tempo, dall’olio d’oliva, così come il lardo o altri condimenti animali).
    Anche i tempi di cottura si sono tremendamente ridotti, dalle 5 –6 ore della preparazione originali, a direi circa la metà. La mia nonna si alzava veramente presto per cucinarlo.

    La ricetta di ragù napoletano che vi dò, e che è la mia personale, è praticata nella mia famiglia, con lievi modifiche, da almeno quattro generazioni. La mamma della mia nonna, all’epoca una bambina, accolse il generale Garibaldi a Napoli. Non mi stupirebbe se qualcuno vi desse una ricetta differente: il ragù sta alla campania come il cous cous al mondo arabo: dall’Iraq alla Mauritania di variazioni sul tema ce ne sono…

    Per quanto riguarda le proporzioni e il peso degli ingredienti, se volete dei dettagli, li posso dare. Per il momento godetevi la preparazione, poi vediamo.

     

    Ricetta  ragù napoletano: premessa.

    La ricetta ragù napoletano prevede, a differenza di quello bolognese o di altri che usano carni trite (ancorché miste) carni spezzate, più o meno grandi, a seconda dell’animale utilizzato. Io preferisco meno assortimento, ma in pezzi decisamente più grossi (massimo un paio).
    Altra famiglia di ragù è quella che utilizza le braciole (involti di carne più o meno grandi, fatti con spesse fette di carne o anche con cotenna). ‘A braciola ‘e cotene è un piatto tipicissimo che, anch’esso va scomparendo. Vediamo singolarmente. Ma una volta preparate le carni, braciola o spezzato, la preparazione è analoga.

    Diciamo che l’evoluzioni delle carni (sempre più tenere, sempre più magre) ha snaturato un po’ il senso originale della ricetta del ragù napoletano, che era quello di fornire un sugo assai più saporoso della carne da cui si ottiene. La carne veniva cotta fin quasi a disfarsi (quasi) e questo arrcchiva il sugo di pomodoro a discapito della carne. A me non dispiace un ragù che contemperi queste due esigenze. Comunque, in linea di massima, se si usa sola carne di bue (meglio un bovino decisamente adulto) non è necessario usare i quarti posteriori; anche un quarto anteriore va bene. L’importante è che sia un muscolo resistente alla cottura e saporoso. Ottimo lo scamone (e ci mancherebbe) ma anche pezzi assai meno nobili , spalla, biancostato, spezzato di coscia, polpaccio , annecchia (si va nell’idiomatico), “copertura “ di spalla, punta di natica ecc. ecc. Insomma carni saporite, “robuste” MAI troppo tenere. Il ragù non è un piatto economica, ma neanche troppo caro.
    Si può aggiungere anche della carne di maiale (ottimo capocollo o “gallinella” – polpaccio, che tuttavia cuoce – occhio – molto prima. Tenetene conto durante la preparazione: potreste essere costretti a levarla dalla pentola anzi tempo e, mi raccomando, legatela sempre.

    LA BRACIOLA
    La braciola, ripetiamolo, non ha nulla a che vedere con la carne alla brace o con bistecche varie.
    Si stende la fetta – abbastanza spessa – chè deve cuocere a lungo – e si spolvera di sale e pepe. All’interno si spezzetta aglio, formaggio (meglio qualche bel pezzo più vicino alla buccia – dura – del pecorino o del parmigiano. Strisce di salame, meglio se piccante, lardo – anche se, vedi sopra, non si usa più, meglio della pancetta, semmai, prezzemolo, un pizzico di noce moscata, e infine, immancabili, uva passa e pinoli (all’uva passa e pinoli ci tengo).
    La fatta di carne va avvolta bene stretta e legata con filo. Con gli stuzziacadenti ci potete al massimo fermare quei ridicoli involtinucci rachitici che non raggiungono l’obiettivo.

    UTENSILI
    ‘O rrau’ necessiterebbe di pentola a fondo spesso, l’optimum è il rame (stagnato) ma vanno bene anche l’alluminio o, perché no, la classica pentola di coccio. Sconsiglierei l’acciaio, che tende a scaldarsi troppo sul fondo. Cucchiarella di legno, please, chè il metallo m’inacidisce il sugo.

    CONDIMENTI
    La sugna, come si è visto, e il lardo sono stati soppiantati dall’olio di oliva. Fate vobis, utilizzate lardo fuso insieme allo strutto e all’olio (che comunque è indispensabile). Niente burro, però, che non c’azzecca proprio niente.

    LA CIPOLLA
    Allora chi non ama la cipolla è avvisato: nel ragù napoletano ce ne vuole tanta, ma proprio tanta. Solo cipolla, niente sedano-carota- altri aromi per il soffritto. Solo cipolla. Ottima quella ramata di Montoro. Diciamo che per un chilo di carne poco meno di un chilo di cipolla. Ricordate che più cipolla c’è, più denso e aromatico ne risulta il sugo. Alla fine si consumerà del tutto, fondendosi nella salsa di pomodoro e non lasciando traccia di sé.

    ricetta ragù napoletano

    Ricetta  ragù napoletano

    Si rosola la carne nell’olio extravergine, a fuoco bello vivo, ma non troppo alto, magari aggiungendo un mezzo cucchiaio di strutto o di lardo (se si gradisce) fino a farle raggiungere un bel color biscotto.
    A questo punto, si fa sfumare una prima volta con il vino (bianco o rosso, in fondo non fa differenza: cambierà solo un po’ il colore del sugo) . Io personalmente preferisco un bel bianco secco aromatico.
    Il vino farà sciogliere la crosticina che si è formata sulla superficie della carne, sigillandola.

    ricetta ragù napoletano

    In questo fondo si aggiungerà la cipolla, che a fuoco moderato dovrà consumare tutta la sua acqua fino a imbiondire sempre più. Una volta che avrà raggiunto un bel colore marroncino e di consistenza assai più cremosa, si sfumerà il tutto una seconda volta, con un po’ più di vino.
    La sfumatura col vino è piuttosto complicata e rischia di venir male, consiglio perciò di alzare poco la fiamma per fare in modo che l’alcool svapori immediatamente e il vino finisca con lo sciogliere di nuovo le crosticine che potrebbero essersi formate e restituirle al fondo di cottura: a questo punto la ricetta più tradizionale prevede l’aggiunta del concentrato di pomodoro sciolto in poca acqua (anche se le conserve moderne, molto più dense e consistenti, rendono inutile l’aggiunta, secondo me) che si fa andare e d addensare un po’ prima di aggiungere il sugo di pomodoro.

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    Riguardo ai pomodori, io preferisco, d’inverno, utilizzare i pelati in scatola, più acquosi della passata (che rischia di addensare troppo presto il tutto e non lasciar cuocere la carne) e passarli rapidamente al passaverdura o al setaccio.
    La fiamma si alza per portare il tutto a bollore e, non appena, raggiunto, si riabbassa al minimo.
    Occhio: la cottura della carne probabilmente richiederà più acqua di quante ne contengono i pomodori. In tal caso bisognerà aggiungerla. La quantità è lasciata alla sensibilità dei singoli: io suggerisco di abbondare sempre.
    A questo punto il ragù deve “pipiare” (splendida onomatopea) sul fuoco per tutto il tempo necessario. 3, 4 ore anche, sono tempi medio lunghi. Il “driver” è la durezza della carne e lo spessore del sugo. Alla fine, per utilizzare la frase di Eduardo, il colore dev’essere di un bel tono di palissandro scuro. E la salsa ben addensata. Prima di spegnere del il fuoco, una bella manciata di basilico fresco, da spezzettare con le dita, non con il coltello, grazie.
    Il sale (o eventualmente il pepe) sono da aggiungere quasi a fine cottura, per non sbagliarsi .

    Il ragù va girato, religiosamente, con la cucchiarella di legno, raccogliendo il condimento che, consumandosi il sugo poco a poco, rimane attaccato alle pareti della pentola. Pazienza, occhio ed esercizio. Non occorre molto, in fondo.

    ricetta ragù napoletano

    LA PASTA
    La morte del ragù, come insegnano i napoletani, è la pasta col buco: tortiglioni, schiaffoni (o paccheri) ziti, mezzi ziti, quello che vi pare. No fettuccine (al limite tripolini) o spaghetti. Una bella pasta di grano duro che tenga bene il sugo. Semplicemente.
    La maniera di servirlo è mettere pasta con un po’ di sugo nella capace zuppiera di ceramica (mia zia Ninina, con 6 figli famelici, ne aveva una che pareva una tinozza), e rigirare bene per poi aggiungerci in cima una bella cucchiaiata di salsa di pomodoro. Una spolverata di pecorino romano (ora di parmigiano) la ritengo indispensabile.

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  • La ricetta tradizionale del ragù alla bolognese

    La ricetta tradizionale del ragù alla bolognese

    ragù alla bolognese 

    Questa ricetta del ragù bolognese, oltre ad essere  quella ufficiale  (depositata nell’ottobre del 1982 dalla delegazione di Bologna dell’Accademia Italiana della Cucina presso la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna allo scopo di garantire la continuità ed il rispetto della tradizione gastronomica bolognese in Italia e nel mondo) è una ricetta cui sono particolarmente affezionata. La incontrai ai tempi in cui frequentavo it.hobby.cucina (madre di tutti i blog e forum di cucina, secondo me) nel lontano 1997 e da allora non me ne sono più allontanata. Due le scoperte fondamentali  che devo a Paolo  (autore del post sul ragù nel newsgroup): la prima, il taglio di carne. Cartella, a Bologna:  un taglio di 3a categoria, molto grasso e solcato da cartilagini, che regala al ragù una morbidezza finale difficile da ottenere con altri tipi di carne. La seconda, il latte: senza latte, diciamolo, non è ragù alla bolognese. Sulla panna si può concordare o meno, ma sul latte proprio no. Se non lo mettete, insomma, ci potete cuocere gli spaghetti alla bolognese ma non di sicuro il vero ragù. 

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    Detto questo, ecco gli ingredienti ed il procedimento della ricetta del Ragù Bolognese

     

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