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Il tonno vitellato, di Antonino Cannavacciuolo.
Il secondo piatto presentato alle “Strade della mozzarella” da Antonino Cannavacciuolo: stranamente, privo di mozzarella. Un cubo di tonno rosso, insaporito da acqua di capperi (se non sbaglio, ottenuta tramite centrifugazione. Ma ero concentrata sulle foto e alcuni dettagli, confesso, mi sono sfuggiti) e da una maionese realizzata con olio precedentemente lasciato in infusione con un’acciuga pestata.Il tutto, immerso in un fondo leggero preparato con pancia di vitello, ali di pollo e coda di manzo aromatizzato da buccia di limone. Alla fine, una foglia di songino per decorare.
Per chi si fosse perso l’altro post, il primo piatto era “L’ostrica, la mozzarella e il cetriolo”. -

L’ostrica, la mozzarella e il cetriolo. Secondo Antonino Cannavacciuolo
Ricordate il piatto che ho preparato per il contest “Le Strade della Mozzarella 2013“? Ebbene sì, sono giunta tra le quindici finaliste che hanno avuto il piacere di essere ospiti dell’evento (presso un bellissimo resort a Capaccio Scalo) e di partecipare ai laboratori con i più grandi chef del momento.Da oggi, quindi, vi romperò le scatole con la pubblicazione dei piatti che questi chef hanno preparato sotto i nostri occhi e che, in molti casi, ho avuto il piacere di assaggiare. Credo che le foto possano offire spunti interessanti anche a chi non ha avuto la mia stessa fortuna.Il primo chef: Antonino Cannavacciuolo. Per il suo piatto, il primo tra due, è stata utilizzato un bocconcino non freschissimo, di un paio di giorni, passato 2-3 minuti al micro alla massima potenza e poi rilavorato con delle pinze in modo da ricrearne la compattezzaCon questo, poi è stato preparato un sacchetto con cui è stata avvolta un’ostrica.
Questo, il finale: una sfera , completata da salsa di cetriolo e iogurt di bufala con erba cipollina, caviale e olio extravergine.Purtroppo del risultato finale, non posso dirvi nulla. Questo piatto ci è stato solo mostrato – e devo dire che assistere alla sua preparazione è stato molto interessante sia dal punto di vista dell’accostamento degli ingredienti sia per la tecnica utilizzata. Ho assaggiato però il successivo, Il “Tonno Vitellato”, a base di tonno rosso e di una maionese all’acciuga che mi è piaciuto molto. E che vi mostrerò nei prossimi giorni.Ps. il contest è stato vinto da Cooking Planner.
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Torta Margherita. Ovverossia, elogio della semplicità.
Un impasto semplicissimo, fatto con le classiche quattro cose che in casa hanno tutti. All’improvviso, infatti, arriva la richiesta: mamma, posso invitare le mie amiche per merenda? Inutile tentare di spiegare che è Pasqua, che i negozi sono chiusi e che ormai tutto il commestibile è stato utilizzato per il pranzo. Nulla da fare: anche se in frigo c’è poco o nulla occorre obbedire. E procedere. Ed allora, da un controllo degli avanzi, appare chiaro che l’unica possibilità è a base di semplicità. Quella della torta margherita, appunto.
Servono:
3 albumi
6 tuorli
85 g farina
75 g fecola di patate
190 g zucchero
100 g burro
1 cucchiai di lievito non vanigliato
qb sale
qb zucchero a velo vanigliato naturalmente
burro per imburrare lo stampoSbattete 6 tuorli in una ciotola a bagnomaria con lo zucchero finché sono gonfi. Incorporate quindi, poco alla volta, il burro fuso, la farina , la fecola e il lievito (setacciati insieme). Montate 3 albumi con un pizzico di sale e uniteli al composto: prima un po’ per ammorbidire, e poi il resto mescolando delicatamente per non smontare l’impasto.Imburrare quindi uno stampo e versarvi il composto: cuocere in forno già caldo a 180 gradi fino a quando non appare ben colorito e l’impasto tenderà a staccarsi dalle pareti. Come al solito, prima di sfornare, procedere con la prova stecchino: la torta è pronta se, infilando uno stecchino al centro, questo rimane bello asciutto e pulito. -

Gnocchi di patate viola con crema di caprino e riduzione al nero d’Avola e Nocellara del Belice
Un piatto che racconta di colori e profumi di primavera, esaltati da un contrasto perfetto tra il sapore delicatamente amaro e fruttato dell’olio e quello profumatamente dolce della crema di vino. Fondamentali le patate: vitelotte, a pasta viola. Non le avevo mai provate e, confesso, ho fatto un po’ fatica a lavorarle. Sono più coriacee delle loro parenti a pasta gialla: hanno richiesto una cottura più lunga e, al momento dell’impasto ho faticato non poco per rendere l’impasto omogeneo. Ci sono riuscita solo quando ho pensato di bagnarmi le mani: probabilmente, impastarle richiede un minimo di aggiunta di liquido e – non sapendo esattamente in quale dose aggiungere, bagnarsi le mani può essere un buon stratagemma.
Per il resto, un piatto semplicissimo. Servono:Patate viola 500 grbrie di capra 150 gr
latte, mezzo bicchiereOlio Cetonze, case di Latomie
Riduzione di Nero d’Avola al miele di arancio (preparata cioè sostituendo il passito con Nero d’Avola e il glucosio con miele di arancio)La preparazione è la solita per gli gnocchi. Patate bollite fino a quando non si infilzano bene con una forchetta e poi pelate e schiacciate con uno schiacciapatate a fori larghi. Si lascia raffreddare il tutto e poi si aggiunge farina (in questo caso ne ho usato un terzo del peso delle patate), ho lavorato l’impasto e formato gli gnocchi.Per il sugo, poche semplicissime mosse. Ho tagliato a pezzettini piccoli il formaggio e l’ho messo in un tegame insieme al latte. Ho cotto quindi a bagnomaria fino a quando non è diventato bello morbido e poi ho frullato con un minipimer.
Al momento di servire, poi, ho cotto gli gnocchi e li ho conditi con la crema di capra e abbondante olio. Infine, un giro di colore e sapore a base di riduzione di Nero d’Avola. Un contrasto perfetto, devo dire, tra il sapore delicatamente amaro e fruttato dell’olio, e quello profumatamente dolce della crema di vino.
E, sempre a proposito di olio Cetonze, non perdetevi gli altri piatti di oggi:Patrizia Malomo di Andante con Gusto con Salmone allo zafferano e pistacchi di BronteFausta Lavagna di Caffè col Cioccolato con Skordalia con verdureStefani Oliveri di Cardamomo & co. con Cestini di riso con frittella quasi siciliana
Crostini di pane home made con macco di fave e aringa da Sabina di Coon’ book -

Biscotti Petit ricetta di Bernard Dauphin
Inizio, con questi Biscotti Petit ricetta di Bernard Dauphin una raccolta di biscotti per la colazione. Già: finalmente Irene sta crescendo e sta iniziando un po’ a rendersi conto di quanto sia importante ciò che si mangia. Fino ad ora, la sua colazione fissa era a base di pan di stelle. Da oggi però vuole cambiare: la vicenda delle lasagne al cavallo e – soprattutto – della torta dell’Ikea ai colibatteri fecali le hanno messo dei pensieri. Ed ha deciso – finalmente – che da oggi biscotti fatti in casa. Per cui, si inizia la ricerca di ricette.Questa, la prima della serie: a caldo e senza uova. Perfetta quindi per chi soffre di intolleranza alle uova.Biscotti Petit ricetta di Bernard Dauphin
Servono:
80g di burro
50di acqua
1g di sale fino
80g di zucchero a velo vanigliato naturalmente
200g di farina
2g di lievito in polvere (non vanigliato)Innanzitutto si mette in un tegame l’acqua, il burro, il sale e lo zucchero e si porta ad ebollizione. Si fa poi raffreddare, mescolando di tanto in tanto. Si mescola quindi il lievito e la farina in una terrina e vi si aggiunge l’impasto freddo, mescolando bene, fino a quando l’impasto sarà omogeneo. Riporre quindi l’impasto in frigo per qualche ora, coperto da una pellicola in modo che non secchi.Tirare quindi la pasta ad un’altezza di circa 3mm, magari usando le bacchette per stendere la frolla in modo da avere uno spessore regolare, e ritagliare i biscotti. Farli riposare un’ora circa in frigo e cuocere in forno già caldo a 190-200°. -

Crema pasticcera all’amido, a doppia cottura
Ma come, ancora una ricetta di crema pasticcera? E cosa resta da dire, che non sia mai stato detto, su questa preparazione? Sì, avete ragione: argomento trito e ritrito, sotto molti aspetti. Eppure, nonostante i molti tentativi, io non sono mai riuscita ad ottenere la consistenza che preferisco. Soda, senza essere dura, e capace al tempo stesso di quella trasaprenza leggera tipica delle creme ben montate. Parlo della crema base, ovviamente: senza burro e senza panna. Fatta solo di tuorli, farina (o amido, che io preferisco), latte, zucchero e aromi (limone o vaniglia: no vanillina o fialette varie). Se non la monto mi viene una crema buona, soda, ma dall’aspetto un po’ troppo compatto e persino un po’ pesante. Se monto, invece, perde di consistenza e diventa inadatta alla farcitura e alla decorazione. E allora? La soluzione, come spesso accade, l’ho trovata per caso, per rimediare ad un errore: la doppia cottura.Facile da spiegarsi: tutto come al solito, sia dosi che procedimento. Solo, una volta che la crema appare cotta e addensata, va lavorata con la frusta (a mano o elettrica, ma questa a bassa velocità). Poi, si spegne il fuoco e la si lascia raffreddare continuando ogni tanto a mescolarla in modo da non far formare la pellicina dura in superficie. Attenzione: la crema perderà di consistenza, tendendo a divenire liquida. Niente paura, lasciatela fare e fatela pur raffreddare completamente. Appena avvenuto questo, rimettetela sul fuoco al minimo e fatela cuocere ancora qualche minuto lavorandola come prima, un po’ più vigorosamente. La crema si addenserà meglio e più rapidamente di quanto accaduto nella prima cottura e incorporerà un po’ di aria che le darà quell’aspetto leggermente “montato” tipico delle creme da pasticceria. Tutto qui: di una semplicità unica ma di risultato garantito.Le dosi? Le solite, come il procedimento.
CREMA PASTICCERA ALL’AMIDO A DOPPIA COTTURALatte 500 gr,
zucchero semolato 150 gr,
tuorli 4,
50 gr di amido di grano,
Vaniglia o buccia di limoneSbattere i tuorli con lo zucchero, unire l’amido, versarvi sopra il latte bollente (aromatizzato con vaniglia o buccia di limone), mescolare bene, mettere il tegame sul fuoco al minimo e mescolare con il frustino fino ad ebollizione. Poi, procedere come descritto sopra.
Tutto qua, ma il risultato cambia incredibilmente. Soffice e setosa, nonostante la banalità degli ingredienti.










