Tag: Burro

  • Le Sfince di San Giuseppe ricetta per prepararle in casa

    Le Sfince di San Giuseppe ricetta per prepararle in casa

    Sfince di San Giuseppe la ricetta

    Le sfince di San Giuseppe sono un dolce tipico palermitano, versione povera e sicilianizzata dei bignè fritti preparati un po’ in tutta Italia anche se in forma diversa. A Napoli, per esempio, le zeppole con crema e amarena (sia in versione fritta che al forno).

    Secondo alcuni il nome deriva dal latino Spongia, e  sottolinea la morbidezza di questo  dolce. Secondo  altri, invece,  l’etimo sarebbe arabo e deriva da sfang, termine con cui si indica una frittella addolcita da miele.  
    Le sfince di San Giuseppe hanno una probabile origine conventuale e vengono preparate tradizionalmente nel palermitano in occasione del 19 marzo.

    Si preparano in linea di massima come una pasta bigné povera, a base di strutto (che oggi viene spesso sostituito da burro). Nulla di particolarmente difficile, insomma, a parte la tradizionale “mazzuliata” sulla sfince in cottura per aiutarla a gonfiarsi meglio. La crema, è quella classica di ricotta: se riuscite, setacciatela prima di mescolarla allo zucchero. E’ una scocciatura, lo so, ma vi permetterà di ottenere una crema incredibilmente setosa. Le arance, per quando mi riguarda, sono quelle candite in casa.

    In ogni caso, scrivere delle Sfince di San Giuseppe e della ricetta mi ha messo voglia di tornare a Palermo. E sono andata a ripescare un po’ di scatti in città. Ne metto qualcuno qui, per provare a contrastare un po’ la nostalgia.

    palermo  Collage

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    Per aiutarvi, eccovi comunque un video in cui potrete vedere la preparazione: le sfince di San Giuseppe preparate dallo chef Natale Giunta.

  • Biscotti Petit ricetta di  Bernard Dauphin

    Biscotti Petit ricetta di Bernard Dauphin

    biscotti petit ricetta
     
    Inizio, con questi Biscotti Petit ricetta di Bernard Dauphin una raccolta di biscotti per la colazione. Già: finalmente Irene sta crescendo e sta iniziando un po’ a rendersi conto di quanto sia importante ciò che si mangia. Fino ad ora, la sua colazione fissa era a base di pan di stelle. Da oggi però vuole cambiare: la vicenda delle lasagne al cavallo e – soprattutto – della torta dell’Ikea ai colibatteri fecali le hanno messo dei pensieri. Ed ha deciso – finalmente – che da oggi biscotti fatti in casa. Per cui, si inizia la ricerca di ricette.
    Questa, la prima della serie: a caldo e senza uova. Perfetta quindi per chi soffre di intolleranza alle uova.

    Biscotti Petit ricetta di Bernard Dauphin

    Servono:
    80g di burro
    50di acqua
    1g di sale fino
    80g di zucchero a velo vanigliato naturalmente
    200g di farina
    2g di lievito in polvere (non vanigliato)

    Innanzitutto si mette in un tegame l’acqua, il burro, il sale e lo zucchero e si porta ad ebollizione. Si fa poi raffreddare, mescolando di tanto in tanto. Si mescola quindi il lievito e la farina in una terrina e vi si aggiunge l’impasto freddo, mescolando bene, fino a quando l’impasto sarà omogeneo. Riporre quindi l’impasto in frigo per qualche ora, coperto da una pellicola in modo che non secchi.
    Tirare quindi la pasta ad un’altezza di circa 3mm, magari usando le bacchette per stendere la frolla in modo da avere uno spessore regolare, e ritagliare i biscotti. Farli riposare un’ora circa in frigo e cuocere in forno già caldo a 190-200°.
  • Una cosa da niente. Come dei biscotti salati al parmigiano reggiano

    Una cosa da niente. Come dei biscotti salati al parmigiano reggiano

    “E’ cosa è niente!”

    biscotti salati al formaggio

    Sono giorni che leggo questa frase ripetuta a raffica – vabbè, le parole non sono sempre queste, ma il concetto quello resta – per sostenere le ragioni di una polemica nei confronti di un post in cui sara sostiene che “è importante che uno spazio privato aperto al pubblico, come è un blog, comunichi davvero qualcosa, abbia davvero uno scopo ultimo. uno fra tutti: la crescita culturale.”

    Non ho voglia di entrare nel merito della polemica – che ha poi toccato un altro post, di Lisa e Giovanna – e delle varie posizioni che, con veemenza spesso eccessiva, ho visto delinearsi in questi giorni: ognuno è perfettamente libero di usare il proprio spazio come gli pare, per raccontarsi nel modo che più gli garba.

    Quello che mi ha francamente sorpreso è stata la pretesa, da parte di alcuni, di contestare – in nome della propria libertà di non essere rigorosi – la libertà di altri di esprimere un sentimento di lontananza da un approccio alla cucina fatto troppo spesso di approssimazione, di scarsa conoscenza degli ingredienti, di ricette tanto ricche di particolari su marchi commerciali  da far pensare che, più che il risultato finale, interessasse  l’esibizione di questi.

    Per quanto mi riguarda, non posso non riconoscermi nelle parole di quei post: amo infatti la semplicità e amo il rigore che a questa spesso si accompagna. Cucinare per me è soprattutto un viaggio di scoperta: attraverso gli ingredienti, innanzitutto, attraverso i modi di combinarli e il confronto tra i vari risultati possibili. Se non vivessi questo viaggio, non mi divertirei.  E questo vale per tutte le mie preparazioni: dalle più semplici alle più elaborate. E’ per questo che mi piace porre la massima attenzione nella scelta degli ingredienti: perché la cucina è la mia “coccola personale preferita“. Quando cucino sono felice, e lo sono ancora di più se posso vivere i colori, i sapori, i profumi che alla cucina si accompagnano.

    Per cui, sappiatelo, non mi sentirete mai dire cose tipo “che vuoi che sia, in fin dei conti è solo una ricetta. Anche nel caso di cose facili e banali, come questi biscotti che preparo da anni ormai. Facili e veloci: eppure ogni volta che li offro – chissà perché – riescono a sorprendere nonostante la loro semplicità.

    BISCOTTI SALATI AL PARMIGIANO

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    Non me lo sentirete mai dire, quindi, che “é cosa da niente”. Perché se una cosa ci piace davvero, se l’amiamo, una cosa da niente non lo  sarà mai. E se così la trattassimo, le faremmo un torto, infatti. Enorme.

    Perché a furia e’dicere che è cosa e niente…

  • Lingue di gatto, Tegole per la precisione, alla vaniglia di Bo Friberg

    Lingue di gatto, Tegole per la precisione, alla vaniglia di Bo Friberg

    Una ricetta senza alcuna pretesa, di quelle che sanno fare più o meno tutti e che servono ad arricchire la raccolta di quelle *di base*, per evitare di scrivere ogni volta le stesse cose. Perdonate, quindi, la banalità.

    Sono le Tuiles alla vaniglia di Bo Friberg: l’equivalente delle nostre lingue di gatto, in parole povere. Solo, invece della forma classica – a bastoncino che si allarga in cottura fino a diventare una cosa che assomiglia ad una lingua – sono stese in strati sottili e tondi, arrotolati poi a caldo appoggiandoli su un oggetto tondo (per esempio, un mattarello).
    Ingredienti

    225 gr di burro a temperatura ambiente
    225 gr di zucchero a velo setacciato e vanigliato naturalmente (dimenticando, cioè, un paio di bacche di vaniglia nel contenitore in cui è normalmente conservato)
    240 ml di albumi d’uovo a temperatura ambiente
    1 cucchiaino di estratto di vaniglia
    225 gr di farina 00 setacciata

    Procedimento

    Montare il burro con lo zucchero. Poco alla volta, incorporare gli albumi e l’estratto di vaniglia. Aggiungere la farina mescolare solo quel tanto che basta ad incorporarla.

    Portare il forno a 200°C e poggiare un foglio di silicone su una placca da forno, oppure su una teglia capovolta .

    Far cadere una piccola quantita’ di impasto (un cucchiaino dovrebbe bastare) e stenderla in uno strato molto sottile aiutandosi con una piccola spatola.Oppure, come si vede nella foto, spalmando bene un cucchiaio di pasta con le dita, all’interno di un coppapasta.

    Infornare solo poche tuiles per volta e cuocere fin quando i bordi appariranno dorati, piu’ o meno 5 minuti.

    Sollevare delicatamente le tuiles e poggiarle su un matterello in modo che raffreddandosi assumano la classica forma ricurva.

    P.s.E’ essenziale, per la buona riuscita delle tuiles, che si utilizzi una farina debole e che si eviti di favorire lo sviluppo del glutine, lavorando eccessivamente l’impasto.