Tag: Città dell’Olio

  • Pasta e patate, ricetta di Peppe Guida,  all’olio di Trevi

    Pasta e patate, ricetta di Peppe Guida, all’olio di Trevi

    pasta e patate

     

    E riprende oggi il cammino dell’extravergine. Quello iniziato ormai da quasi due anni in compagnia di  Stefania, Patrizia, Fausta e Sabina. Un percorso fatto di sapore, attraverso vari e diversi frantoi italiana, cui ho la fortuna di partecipare grazie alla Città dell’olio. Un cammino fatto di scoperte continue, perché – e chi lo ha seguito sinora sui nostri blog già lo sa –  parlare di olio di oliva in generale è fuorviante. In italia  non esiste UN olio solo, ne esistono tantissimi ed ognuno di loro è ricco di sfumature di sapore che lo rende completamente diverso da tanti altri. Certo, capisco che sia impossibile in una casa normale dotarsi di una *cantina* di olio , ma il problema vero – secondo me  – è che nonostante la nostra ricchezza olearia sono ancora pochi – troppo pochi – i locali che propongono oli diversi a seconda dei piatti preparati.  Ne parlavo proprio ieri, del resto, di un locale che  – sotto questo aspetto – costituisce un eccezione enorme: Francesco e Salvatore Salvo, di questo hanno infatti fatto un fiore all’occhiello della loro pizzeria. E questa, credo, dovrebbe essere la via che – spero – seguiranno in tanti al più presto.

    Città dell'olio
    Città dell’olio

    Tornando a noi, l’olio di oggi è  l’olio Trevi DOP della Società Agricola Trevi il Frantoio, un fruttato dolce, gradevolissimo  prodotto da una cooperativa di produttori che offre tre  selezioni diverse di olio che presentano note di amaro e piccante di intensità decrescente, a seconda delle cultivar utilizzate e del periodo di raccolta delle olive. All’inizio della raccolta le olivesi ottiene  un olio dal gusto più intenso. A mano a mano che ci si avvicina a dicembre, queste caratteristiche cederanno il posto ad una maggiore delicatezza e dolcezza.

    Ho scelto di usarlo con un piatto semplicissimo: una pasta e patate. Ma non la versione normale, classica: ho preferito una ricetta dello chef Peppe Guida che mi ha immediatamente conquistato all’assaggio. E in cui l’olio è davvero protagonista. Le patate infatti sono cotte fino a ridursi in crema e poi emulsionate con olio: in questo modo ne catturano il sapore, esaltandolo. E avvolgono la pasta regalandole un finale fatto delle note di sapore dell’ olio assolutamente entusiasmante.

    Per questo piatto servono (per una porzione)
    Patate, meglio se vecchie , 1 un po’ grande
    Guanciale, 30 g
    80 grammi di pasta, anche questa di ottima qualità. Perfette, le calle del Pastificio dei Campi
    olio Trevi Dop, mezzo bicchiere piccolo

    Ho tagliato le patate a cubbetti piccoli  e le ho lessate portandole a 3/4 di cottura. Le  ho scolate e messe da parte. Poi,  ho fatto un fondo di guanciale tagliato striscioline,  con poco olio,   e appena ha cominciato a cambiare colore l’ho bagnato con un mestolo di acqua della pasta e ho aggiunto  quindi un bel po’ di basilico.

    Ho messo quindi a cuocere la pasta : un paio di minuti prima che fosse pronta,  ho aggiunto le patate e  portato tutto a cottura. Ho quindi  scolato  e aggiunto al fondo di guanciale,  mantecando il tutto.
    Infine,   ho tolto dal fuoco e aggiunto altro basilico,  una bella manciata di pecorino,  pepe nero macinato al momento  e TUTTO l’lio,  amalgamando bene il tutto prima di servire.
    La cremina sono le patate che iniziano a disfarsi e il lucido e l’olio a crudo

    pasta e patate-3

  • Io, e altre  50 blogger al MedDietCamp… ecco  cosa abbiamo combinato!

    Io, e altre 50 blogger al MedDietCamp… ecco cosa abbiamo combinato!

    dietcamp-36
    Se dovessi raccontare in una parola sola la mia esperienza  al MetDietCamp* di Cagliari, sceglierei di sicuro la parola disegnare.  Tutti i momenti che si sono susseguiti infatti,  in modi diversi, ci hanno spinto in questa direzione. Iniziando dalle facce di molte persone, che sinora avevo conosciuto solo in rete, e che finalmente si sono disegnate davanti ai miei occhi in tutto lo splendore dei loro sorrisi.

    Poi, il laboratorio fotografico e il suo racconto di come sia possibile disegnare con la luce.
    Infine, quello di cucina: un continuo disegnare anche qui: di sapori e di profumi.

    Ma andiamo con ordine. O, almeno, proviamoci…

    PicMonkey Collage

    Il laboratorio fotografico…

    “La fotografia è un’azione immediata; il disegno una meditazione.”
    .. protagonista   Alessandro Guerani, che  ha raccontato di come – in fin dei conti – fotografare non sia altro che un modo di disegnare utilizzando la luce. Partendo da quello che – parlando di fotografia – resta il punto di partenza irrinunciabile: non basta pensare che per scattare una foto basta fare click e affidarsi agli automatismi presenti su ogni macchina. Certo, tecnicamente si può fare… perché no? Otterremo foto sicuramente accettabili dal punto di vista tecnico  ma che non racconteranno nulla  del *nostro* sguardo sul mondo e del nostro modo di vedere le cose. Perché una foto – si sa – non è la macchina a farla, ma soprattutto la nostra testa: che usa luce e macchina fotografica per disegnare l’immagine che abbiamo in mente.
    “Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea”.
    Il secondo passo, poi,   per scattare una bella  foto è imparare a conoscere la luce e  le ombre. Per addomesticarle e piegarle alla nostra volontà non occorrono grosse attrezzature. Si fa  con quello che si ha a disposizione: una finestra, magari una tenda bianca leggera, un tavolino dove allestire un piccolo set (fosse anche solo un piatto, un bicchiere, una tovaglia) e un pannello riflettente. Anche qui, nulla di straordinario:  un rettangolo di polistirolo, per esempio, basta e avanza perché le ombre si ammorbidiscano.
    PicMonkey Collage
    Nel pomeriggio, invece il laboratorio di cucina.
    Inizia Luigi Pomata, parlando dell’evoluzione dei metodi di cottura e di quanto la tecnologia, se ben usata possa avvantaggiare sia dal punto di vista del tempo che dei risultati. Il microonde, per esempio: spesso ab-usato  per scongelare in fretta (orrore!) per cotture per cui non è assolutamente adatto ma che risulta una carta vincente nel caso si intendano realizzare piatti per cui è necessaria una cottura lunga, o a bassa temperatura. Le cozze, ad esempio, cotte davanti ai nostri occhi in pochi minuti in un contenitore  coperto da pellicola in modo da favorire lo sviluppo di vapore e mantenere il più possibile inalterata l’integrità di aspetto e di sapore.
    E poi il discorso sul come, anche in cucina, gli elementi di crisi possano trasformarsi in opportunità. La celiachia, ad esempio, e la necessità di pensare a nuovi tipi di pasta adatti anche a chi ha questi problemi. E del suo riuscirci utilizzando il legumi: fagioli, lenticchie o ceci cotti a lungo in forno e poi macinati e impastati come fossero farina, per ottenere qualcosa di molto simile alla pasta. Solo nell’aspetto però: perché il sapore resta sorprendente. Certo, non è una novità assoluta. Non lo è, infatti, dal punto di vista della materia:  la farina di ceci è già abbondantemente nota ed utilizzata. La novità è nel trattamento finale: la bollitura in acqua e l’aggiunta del sugo come condimento. Da provare presto, magari saltando le fasi preliminari e partendo da farina di ceci già pronta… potrebbe funzionare!

    A seguire, lo Chef tunisino  Jaudet Turki ci presenta tre insalate. Molto mediterranee, sia nell’aspetto che nel sapore: la prima, di verdure crude, la seconda di verdure grigliate, la terza di carote. Interessanti tutte, sicuramente, ma la mia preferita resta – per novità di gusto, soprattutto, dovuta alla miscela di spezie utilizzate – quella di carote. Accanto a loro, un involtino croccante ripieno di tonno: le dita di Fatma. Ottimo e perfettamente complementare, senza alcun dubbio.

    Poi, ancora, altre preparazioni (ad opera dello Chef George El Kik, libanese), come il kebbeh in teglia o in polpetta (una preparazione a base di manzo e agnello tritati , burghol e menta) e l’hummus (la tipica e notissima crema di ceci arricchita da sesamo in crema e succo di limone).

    Per finire, lo chef egiziano Moustafa El Refaey che ci delizia innanzitutto con una tazza di kardadé e con il racconto di come prepararlo al meglio (a cominciare dalla scelta: comprare solo sacchetti trasparenti, avendo cura di controllare che i fiori in basso – perché di fiori di tratta in fin dei conti, fiori di ibisco – siano perfettamente integri. Se sono rovinati è segno di cattiva qualità del prodotto ed è quindi meglio desistere). Poi, la sua preparazione classica ma anche consigli d’uso come il mescolarlo a preparazioni a rischio di ossidazione, come il frullato di fragole, per rafforzarne il tono di rosso.

    Finito il laboratorio di cucina, tocca a Carlo Cambi: purtroppo ho potuto ascoltare solo in parte quanto aveva da raccontarci dato che il mattino dopo – quando invece era previsto il momento del dialogo con lui – sono dovuta andare via. Pochi minuti, ma sufficienti a regalarmi la forza di una conferma.  Che ho voglia di raccontarvi usando le sue parole. Che ho trovato bellissime e di cui lo ringrazio.
    “…Ci siamo confrontati con molte food blogger; ne è emersa, per me almeno, una gustosa speranza: quella che si possa finalmente fare cultura gastronomica partendo dai sentimenti, dalla passione, dal desiderio di proporre un nuovo/antico credo culinario e di proporsi come “apostoli” del buono. Nel senso più alto e complesso del buono: buono da mangiare, da offrire, da pensare. Credo che grazie a Med Diet, alle Città dell’Olio si sia fatto un deciso e decisivo passo avanti. Io sono troppo agée per mettermi a trafficare sul Web, ma ho abbastanza energia per condividere un percorso che porti alla ri-alfabetizzazione gastronomica partendo dalla diffusione di una agri-cultura, dalla valorizzazione dei territori come agglomerati geo-antropici, dalla illustrazione delle prassi di cucina come tessere della nostra identità complessiva e dia come risultato una nuova/antica cucina degli affetti. Ho trovato nelle colleghe pozzi di competenza, giacimenti di consapevolezza e oceani di passione. E mi hanno restituito una carica positiva: quella di percorrere insieme, ognuno con i propri strumenti, ognuno con le proprie sensibilità, questa strada del buono. Grazie colleghe. E’ stato un atto vitale che almeno per un giorno mi ha riconciliato con i buoni pensieri. Sono convinto che riusciremo a farci ascoltare, ma soprattutto che riusciremo a restituire alla cucina il suo più alto valore oltre le mode, vicino agli umani bisogni che talvolta diventano sogni”.
    Insomma, una stupenda esperienza. Che mi ha regalato momenti di felicità e di crescita. Di cui ringrazio ancora la Città dell’olio e Patty per avermi consentito di viverla.

    *Il MedDiet Camp è il primo dei cinque grandi eventi pianificati da MedDiet, progetto strategico finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma ENPI CBC Bacino del Mediterraneo 2007-2013. Con un budget complessivo pari a circa 5 milioni di euro e una durata di 30 mesi, il progetto mira a promuovere e valorizzare la Dieta Mediterranea, riconosciuta Patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco nel 2010.  Oltre all’Italia, che partecipa con Unioncamere in qualità di capofila, il Centro Servizi per le imprese della Camera di Commercio di Cagliari, il Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio e l’Associazione nazionale Città dell’Olio quali partners, il progetto coinvolge altri 5 Paesi del Mediterraneo (Egitto, Grecia, Libano, Spagna e Tunisia).

  • Pasta e Fagioli alla napoletana

    Pasta e Fagioli alla napoletana

     
     

    pasta e fagioli


    La pasta e fagioli alla napoletana è un piatto buonissimo e perfetto per ogni stagione. Ottimo di inverno, infatti, con dei buoni fagioli in scatola, ma anche d’estate con dei fagioli freschi.
     
    Condita poi  con l’olio nuovo, è una favola.  Un miracolo che si ripete, anno dopo anno.
    Il colore, è quello che ti colpisce per primo: un verde chiaro e caldo, lo stesso di un prato immerso nel  sole pieno di un pomeriggio di inizio estate. Poi, il profumo: fragrante ed avvolgente, che regala il racconto di note leggermente piccanti ed  intense. E davanti a tutto questo, ogni volta,  lo stesso rammarico: non essere mai riuscita ad imparare ad assaggiare come si deve l’olio nuovo, rinunciando  a spargerlo sul pane. Un cucchiaio, cioè, versato in un bicchiere per poi  pazientare il tempo necessario per  farlo abituare un po’ al calore delle mani, ed aiutarlo così a sprigionare il suo profumo. Solo a questo punto, la bocca e l’assaggio vero e proprio: un goccio o poco più, da spargere sulla lingua per  poi aspettare ancora, muovendolo piano piano contro il palato  e  iniziando – lentamente – ad inspirare per assaporarlo al meglio.
     
    Non ho mai imparato, dicevo, perché ogni volta  non riesco a resistere alla tentazione di  assaggiarlo accompagnandolo con un pezzo di pane. Abitudine che mi riporta indietro nel tempo, agli anni della mia infanzia, a quando pane e olio era la mia merenda preferita. E a quando, nella cucina di mamma, il gusto dell’olio aveva un ruolo da protagonista. Come  quando era aggiunto a crudo alla pasta e fagioli, che a casa mia si preparava alla napoletana: cuocendola cioè direttamente insieme ai fagioli – cannellini, piccoli e morbidi, che quasi si disfacevano in cottura –  invece che essere cotta in acqua  prima di essere aggiunta ai legumi.
     
     
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    Patty, di Andante con gusto che oggi vi racconta della sua  Insalata calda e fredda di patate vitellotte e carciofi violetti con petali di parmigiano
     

    e Stefania e il suo Capone e zucca in agrodolce per un olio marchigiano