Tag: Giuseppe Di Martino

  • Ma avete visto quanto è bella la nuova confezione della pasta Antonio Amato?

    Ma avete visto quanto è bella la nuova confezione della pasta Antonio Amato?

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    erché parlare di un pacco di pasta, direte voi. Per tanti motivi, rispondo io: ma soprattutto perché con questa pasta io ci sono cresciuta, come tanti altri salernitani. La vecchia fabbrica era poco lontana dal mio quartiere e ci passavo davanti spessissimo: e come tutti i salernitani davanti a lei provavo una sensazione che assomigliava alla soggezione. Da quell’edificio, lo sapevo, veniva il nostro alimento quotidiano: a Salerno, infatti, era *la pasta* e quel vecchio edificio in periferia era amato per questo. E perché portava il nome di Salerno in giro per il mondo. 

    Per questo, per il fallimento ha tremato un’intera città. La stessa che ha gioito per il salvataggio da parte del pastificio Di Martino. E che ora, sono pronta a scommetterci, sta gioendo per questa nuova confezione che mette assieme il blu classico del pacco storico con i disegni della tipica ceramica di Vietri  proprio per sottolineare il forte legame della pasta Antonio Amato con il suo territorio d’origine, Salerno e le costiere amalfitana e cilentana.

     amato

    Un progetto di rilancio che non si ferma alla confezione ma che prevede molto altro: l’attivazione del mulino, investimenti in tecnologia e la realizzazione del Centro di Ricerca e Sviluppo di tutto il gruppo proprio a Salerno, nella direzione della valorizzazione del sito salernitano.

    E’ inoltre allo studio,un think tank del food, per ospitare giovani provenienti da tutto il mondo, che, partendo dalla pasta possano pensare a tutte le dimensioni del food.

    Infine, l’offerta di Antonio Amato d’ora in poi – oltre alla categoria della pasta di semola – “accoglierà” nel suo paniere altre specialità tipiche della Dieta Mediterranea (olio, pomodori, farine e una linea interamente dedicata al mare).

    Per tutto questo, e perché la pasta Antonio Amato noi salernitani ce la portiamo nel sangue oltre che nello stomaco, non posso non essere felice di queste scelte, e del nuovo pacco che è stato scelto per rappresentare questo nuovo corso.

    Anche  perché – ma questo è un segreto – io questo pacco l’ho visto da luglio dell’anno scorso in anteprima e l’ho indicato (insieme a Irene) come il mio preferito tra quelli papabili. Solo, mi è toccato mantenere una promessa e tacere: e finalmente ora è arrivato il momento in cui posso dirlo… MA AVETE VISTO QUANTO E’ BELLA LA NUOVA CONFEZIONE DELLA PASTA DI SALERNO?

     

  • Una storia campana, fatta di trasparenza: il Pastificio dei Campi

    Una storia campana, fatta di trasparenza: il Pastificio dei Campi


    Da un numero stampato su un pacco di pasta, al campo dove il grano è stato coltivato. Una storia campana, terra che non è solo fatta di fuochi, come troppo spesso vogliono farci credere, ma anche di eccellenza e trasparenza…

    I prodotti campani: da sempre, eccellenza in tavola. Ultimamente, però, le notizie che arrivano da questa terra – associate ad un’informazione fatta spesso più di sensazionalismo che di notizie autentiche – hanno purtroppo creato non poche preoccupazioni nei consumatori che  hanno pesantemente penalizzato il consumo di diversi prodotti. Come la mozzarella di bufala per esempio, il cui consumo è calato fortemente nonostante l’impegno del Consorzio Mozzarella di Bufala Campana DOP teso a dimostrare l’assenza di pericolo per la salute nel caso si consumi mozzarella di bufala dop, assolutamente controllata.

    Esistono però delle storie in Campania che vanno – per nostra fortuna, e per la fortuna della nostra terra – “in direzione ostinata e contraria”. Una di questa, è quella del Pastificio dei Campi (di cui ho già raccontato nel momento dell’acquisto – e del salvataggio – dello storico pastificio Antonio Amato di Salerno in un momento in cui, soprattutto al sud, le aziende tendono a delocalizzare piuttosto che a salvare posti di lavoro locali).

    In un momento tanto duro e particolare per i prodotti campani, caratterizzato purtroppo da un’assenza delle istituzioni che hanno scelto, evidentemente, di abbandonare i produttori ai loro destini, la scelta di questa azienda è andata in una direzione che spero venga presa ad esempio da molti: la trasparenza totale. Come spiega su Repubblica  lo stesso Giuseppe Di Martino,  “Abbiamo costruito un sistema di tracciabilità totale di filiera a costo zero, realizzato tramite Google Maps    attraverso il quale, come produttori, riusciamo a controllare ogni aspetto della lavorazione. Non solo. Quelle informazioni, comprese le foto del campo in cui quel grano è stato coltivato così come decine di altre notizie, sono infatti a disposizione del consumatore che vi accede dal nostro sito inserendo gli estremi del pacchetto che ha in mano

    Come dire che in pentola non ci finisce solo quel mezzo chilo di eccellenza italiana ma l’intero retroterra culturale che c’è dietro. Dal campo alla tavola ma fuori dai soliti slogan. La trasparenza, insomma, al primo posto.

    Insomma, anche della pasta Di Martino, possiamo mangiarne tranquilli a volontà. Usando internet se, oltre al gusto, vogliamo arrivare a conoscere anche la storia di ogni singolo chicco di grano che stiamo assaporando.

  • E grazie a Giuseppe di Martino, l’Antonio Amato ritorna *di Salerno*.

    E grazie a Giuseppe di Martino, l’Antonio Amato ritorna *di Salerno*.

    Io sono di Salerno, si sa. In questa città sono nata e cresciuta: poi, a ventidue anni – come spesso accade – sono andata via. Abitavo a Mercatello, un quartiere nella parte  orientale della città frutto della speculazione edilizia che negli anni sessanti avrebbe trasformato una delle zone più belle di Italia in un cumulo di palazzi in riva al mare. Quel quartiere era attraversato da due strade: il lungomare e via Trento, la statale. Andando verso sud, appena usciti dalla città, questa si arrampicava in un cavalcavia e da lì era impossibile non vedere quell’insegna: Antonio Amato. Non era solo una fabbrica,  era  la pasta di una città intera, parte del sapore di quella città:  la pasta che più di tutte si mangiava nelle case salernitane, la mia compresa.

    Poi, un giorno questa fabbrica è fallita e la storia dell’Antonio Amato sembrò essere giunta al capolinea.

    Oggi, il nuovo inizio: Giuseppe Di Martino ha comprato il pastificio Antonio Amato. Ed in questo momento una notizia come questa, mi riempie di speranza.

    Si parla tanto – infatti – di Campania in questo giorni. E se ne parla in negativo, purtroppo. Innanzitutto i fuochi, che da decenni stanno avvelenando parte dei suoi abitanti. E poi, gli smaltimenti illeciti, che ne hanno avvelenato la terra.  E poi la stampa, che pur di vendere giornali  costruisce notizie a tavolino a base di sensazionalismi spesso lontani dalla realtà. E, ancora,  i politici chiusi nel loro silenzio e nella loro incapacità di sostenere i consorzi nella difesa delle eccellenze campane.
    Si parla tanto di Campania, appunto. Oggi, finalmente, ho un motivo per parlarne con orgoglio e – soprattutto –  di arricchire le paorole con la speranza. Quella di chi ancora ci crede, in questa terra, ed è capace di crederci fino al punto di comprare uno stabilimento che non è solo storia di una fabbrica ma storia di una città intera.
    Un iniezione di ottimismo e di orgoglio campano. Grazie, Giuseppe. Spero che sia solo l’inizio: lo auguro a te, certo. Ma, soprattutto, lo auguro a NOI.