Categoria: Cucinando

  • Risotto agli asparagi

    Risotto agli asparagi

    risotto agli asparagi

    Lo so quello che state pensando: ma vi pare che questa deve arrivare, oggi – nel 2016 – e pubblicare una ricetta di risotto agli asparagi? Sì, lo so che questa ricetta non è una novità, ma siccome a me piace molto io lo pubblico. Poi, fate voi.

    Per me, questo risotto agli asparagi però una novità lo é: è la prima volta che mi sono trovata ad usare un riso di Carlo Zaccaria: il Carnaroli Vintage, un riso – cito dal sito –  invecchiato per avere il massimo della consistenza ed il minor rilascio di amido durante la cottura. Perfetto per la bollitura e per risotti. E’ un  riso che nella preparazione del risotto va tostato poco o nulla e rimestato costantemente durante l’aggiunta del brodo per favorire la naturale mantecatura.

    Beh, io con i risotti non sono molto brava, lo confesso. Però in questo caso è stato molto semplice avere un risultato decisamente buono. Merito del riso, sicurametne: l’amido ha regalato al riso la giusta cremosità. Il riso non era cioè né slegato né colloso, neanche in modo minimo. E il sapore degli asparagi – che ho usato anche per il brodo – era un perfetto completamento al suo sapore. Non ho usato vino, per i risotti ho smesso di usarlo – non mi piace il gusto che lascia e  non ne capisco il senso,  ho portato a cottura il riso con un brodo preparato con gli scarti degli asparagi.  Nulla di particolare, ma davvero non capisco perché buttare via una cosa che, se ben utilizzata, può servire solo a regalare sapore.

    Ma bando alle ciance e passiamo alla ricetta. Non senza prima informarvi che – purtroppo per voi – ci ho preso gusto  e che, quindi, di risotti ne seguiranno presto altri!

    risotto agli asparagi-3

    [yumprint-recipe id=’46’]risotto agli asparagi

  • Avete provato a post produrre le vostre foto con Lightroom ma vi siete persi? Allora, forse, questo è il post che fa per voi

    Avete provato a post produrre le vostre foto con Lightroom ma vi siete persi? Allora, forse, questo è il post che fa per voi

    lightroom

    Una premessa. Questo è il primo di una serie di post dedicati ad un piccolo ma specifico progetto di lavoro che nei social potrete seguire sotto l’hashtag #slowthinking. Un progetto che si fonda anche su un’idea di  condivisione delle competenze acquisite nella nostra esperienza di blogger. 

    Anche di quelle fotografiche, quindi. E di post produzione: argomento su cui continuo a ricevere in privato richieste di aiuto ma che ho deciso di affrontare, insieme, nel blog. Aspetto quindi i vostri stimoli per capire quali argomenti toccare in futuro e vi ricordo che se avete bisogno di aiuto io sono a vostra disposizione nel forum, dove potrete chiedermi – per esempio – come poter migliorare le vostre foto sia in fase di scatto che di post produzione.

    Lightroom è uno strumento per l’ archiviazione e la post produzione molto efficiente e relativamente facile ma ha un problema che lo rende piuttosto ostico a chi vi si avvicina per la prima volta. Non funziona cioè con la sequenza tipica degli altri programmi – apri file, salva file, salva file con nome, etc. – ma mette al centro del nostro lavoro il CATALOGO FOTOGRAFICO. 

    Questo, a quanto leggo, crea non pochi problemi a chi lo utilizza da autodidatta. Fermo restando quindi il punto che magari vi conviene fare un corso – qui ne trovate on line di ben fatti che costano davvero pochissimo –  vale la pena di fermarsi un attimo  a cercare di capire le linee generali del funzionamento di questo programma.

    Facciamo finta che abbiate già iniziato ad usarlo, abbiate già creato il vostro catalogo e abbiate già importato delle foto. 
    Questa, l’interfaccia che vi si presenta. Le due  foto grandi sono le anteprime della foto,  prima e il dopo la post produzione. La fila di foto in basso, le anteprime delle foto presenti nel catalogo. Le scritte in alto (libreria, sviluppo, mappa, libro, presentazione, stampa, web) le varie possibilità di lavoro offerte dal programma.

    Clipboard01

    Sottolineo: quelle che vedete non sono le foto ma solo delle anteprime. Quindi, ricapitolando, il catalogo di Lightroom non è l’archivio delle foto ma solo lo strumento attraverso cui si importano le foto, si completano con tutte le informazioni necessarie – nome file, tag, etichette, copyright, ecc – , si sviluppano apportando le modifiche necessarie, e –  infine – si esportano o stampano. Questo non è un dettaglio da poco perché salvare il catalogo, non significa salvare le foto originali  ma solo tutte le modifiche che avete apportato. 

    E’ molto importante quindi, per evitare errori, capire dove sono davvero le  nostre foto oppure – meglio ancora, imparare a dire a Lightroom in quale parte del disco fisso  vogliamo che siano conservate.

    Le parti fondamentali di Lightrom  sono i Moduli, quelle scritte che  si vedono in alto, che potete vedere in foto.

    Clipboard02
    Da sinistra verso destra si incontra il modulo Libreria che è il punto di partenza del flusso di lavoro. Da Libreria si importano, si selezionano e si catalogano i propri scatti.

    Per chi è nuovo di Lightroom, la maggior parte delle difficoltà sono proprio nel modulo Libreria perché – come dicevo – obbliga a modalità di lavoro diverse rispetto a tutti gli altri programmi.

    Come procedere, quindi, per evitare confusione ed errori?

    Supponiamo di essere in un laboratorio fotografico piuttosto che al computer (del resto Lightroom vuole dire proprio camera oscura). In questa situazione, il vostro lavoro sarebbe diviso in due parti: quello sui negativi e quello sulle foto vere e proprie (la stampa)Lightroom lavora sulla base della stessa logica.

    – prima di tutto, IMPORTEREMO LE FOTO.

    – Poi, nel modulo Libreria, ci occuperemo del lavoro sui negativi (modificheremo il nome file, inseriremo tag e etichette, copyright, ecc.).

    – successivamente, nel modulo Sviluppo lavoreremo per migliore l’esposizione, contrasti, bilanciamento del bianco etc.

    – Infine, ESPORTEREMO LA FOTO. Questa, finirà quindi nel nostro archivio fotografico che è diverso – appunto – da quello dei negativi.

    Ricapitolando, quindi, attraverso il catalogo noi costruiremo almeno due archivi: quello dei negativi, e quello delle foto.

    Quindi, ricordatevi, quando salvate le vostre foto che gli  archivi sono due, contenuti in due distinte cartelle.

     

    Se avete bisogno di salvare le foto che avete scattato – le foto originali, per esempio i file RAW – voi salverete le cartelle in cui avete IMPORTATO.

    Se avete bisogno di salvare le foto da voi modificate, i JPG o i TIF, salverete le cartelle in cui avete ESPORTATO le vostre foto.

    Lo so, sembra difficile ma non preoccupatevi. Non lo è affatto. Un consiglio: regalatevi un po’ di tempo per guardare questo estratto di corso gratuito di Teacher in a box: vi chiarirà molti dubbi e vi permetterà di partire nel modo giusto.   Questi gli argomenti trattati, in modo chiaro ed esauriente. Guardateli e poi ditemi la vostra impressione. E – ripeto – se avete bisogno di aiuto per le vostre foto, ricordate che vi aspetto nel forum. Dove, quando serve, parliamo anche di fotografia.

     Clipboard02

     

  • Quasi una crudaiola: conchiglioni alla bufala con Bresaola della Valtellina IGP e crema di pomodorino giallo

    Quasi una crudaiola: conchiglioni alla bufala con Bresaola della Valtellina IGP e crema di pomodorino giallo

    conchiglioni bresaola-4

    Non so come voi viviate l’arrivo della bella stagione. Io, benissimo: energia crescente, voglia di stare all’aria aperta, di muovermi di più e di mangiare meglio. Non è tanto l’idea della prova costume che si avvicina – a quella, vista l’età ormai ci ho dato a mucchio – quanto  quella di vivere meglio e di godermi in pieno le giornate di sole che mi aspettano.

    Per cui, come credo accada a molti di voi, decido che con la bella stagione sia arrivato anche il momento di cucinare in maniera diversa.

    Non mi piace pensare di mettermi a dieta, per quanto ne avrei decisamente bisogno, ma mi ritrovo ad avere voglia di gusti più leggeri e di trascorrere meno tempo in cucina. La primavera, quindi, per me è anche tempo di rivisitazione di gusti ed abitudini: per esempio, abbandono le lunghe cotture  – addio ragout, ci si rivede il prossimo inverno –  e calo drasticamente il consumo di carne e salumi.  Per quanto riguarda questi ultimi, però, con una eccezione: la bresaola della Valtellina IGP. La trovo perfetta per i primi caldi: il suo gusto leggero e fresco mi toglie la voglia di salume senza appesantirmi e – oltretutto –  non mi obbliga a lunghe preparazioni.   Persino condita semplicemente con un po’ di olio profumato con buccia di limone (che preparo da, con limoni che mi faccio spedire da Amalfi) è perfetta per un pranzo o una cena veloce e leggera. Ed è gradita persino a Irene, che ormai, nello splendore dei suoi quasi sedici anni è attenta alla linea molto più di quanto lo sia io e me la chiede spessissimo, da quando ha scoperto che

    La bresaola della Valtellina è in assoluto il salume più povero di grassi e che una porzione da 50 grammi  apporta infatti mediamente 76 chilocalorie e solo 1,3 grammi di grassi, me la chiede spessissimo. E io sono ben contenta di accontentarla, visto che è ricca di proteine nobili (33% contro il 24% del tacchino e il 19% del prosciutto cotto) di alto valore biologico (amminoacidi essenziali) e vitamine (B1, B6 e soprattutto B12, tanto che una porzione da 50 grammi è in grado di coprirne il 15% dei fabbisogni della popolazione adulta). In più fornisce anche Sali minerali preziosi per la salute complessiva dell’organismo, soprattutto ferro, zinco, fosforo e potassio, “amico dei muscoli” per eccellenza. 

    In più io credo che la bresaola della Valtellina IGP sia perfetta non solo cruda e *servita in purezza* ma anche come ingrediente per insaporire piatti di pasta saporiti ma equilibrati, come quello che ho preparato domenica a pranzo, come piatto unico: conchiglioni alla bufala con Bresaola della Valtellina e crema di pomodorino giallo. Un gusto fresco – il pomodoro è stato solo scaldato senza soffritto iniziale ed emulsionato con un buon extravergine – che ha accompagnato una pasta ripiena (4 conchiglioni a porzione, per un totale di 60 gr di pasta) di mozzarella e ricotta di bufala dop. il tutto, insaporito da strisce di bresaola della Valtellina IGP profumate con buccia di limone.

    Molto semplice e leggero. E, soprattutto, gustoso.

    Questi, i pomodorini gialli: particolarmente dolci e dal gusto freschissimo. Se non ne avete a disposizione, potete però sostituirli con pomodorini rossi. Il risultato sarà un po’ diverso ma altrettanto ottimo.
    conchiglioni bresaola-5

    Ecco i passaggi fondamentali della preparazione

    La preparazione del sugo di pomodoro: una passata di minipimer in setaccio ed è pronto.
    conchiglioni bresaola-6

    Poi, le erbe aromatiche e l’olio. E ancora minimpimer, in modo da ottenere una emulsione cremosa.conchiglioni bresaola-9

    Le conchiglie, riempite dalla crema di formaggio.

    conchiglioni bresaola-7

    La cottura al vapore: io ho usato un cestino di bambù. Comodo ed efficace.
    conchiglioni bresaola-8

    [yumprint-recipe id=’45’]conchiglioni bresaola-3
    E allora? Che ne dite dell’idea di usare la Bresaola della Valtellina IGP anche per cucinare? Se l’idea vi ispira, vi consiglio di fare un salto qui, dove troverete 5 ricette semplici e appetitosissime. Che vi conquisteranno… scommettiamo?

    Per le ricette a base di Bresaola della Valtellina IGP cliccate sull’immagine.

    Sushi-di-Bresaola-chef-Tonola

  • La ricetta della genovese di tonno, anzi no: di palamita. Il mio #notriv

    La ricetta della genovese di tonno, anzi no: di palamita. Il mio #notriv

    mezzanelli alla genovese di tonno

    Prima della ricetta della genovese di tonno, consentitemi una divagazione musicale… ricordate?

    La libertà non è star sopra un albero
    non è neanche il volo di un moscone
    la libertà non è uno spazio libero
    libertà è partecipazione.

    Ricordate queste parole? Ecco, per quanto mi riguarda non sono mai passate di moda. Soprattutto quanto si tratta di votare, visto che sono abbastanza vecchia da ricordare che il voto è costato lotte e sacrificio – anche in termini di vite umane – e di non considerare *eticamente ammissibile* l’invito al non voto da parte di chi ci dovrebbe governare. 

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.
    Come un uomo che ha bisogno
    di spaziare con la propria fantasia
    e che trova questo spazio
    solamente nella sua democrazia.
    Ecco, io spero lo sappiate tutti: il 17 aprile si vota per un referendum, richiesto da nove Regioni, per vietare il rinnovo delle concessioni a trivellare entro le 12 miglia dalla nostra costa.

    Se ne parla poco, troppo poco, tanto che ancora non tutti ne sono a conoscenza, ma da qualche tempo si sta diffondendo la notizia sui social network, attraverso hashtag, banner, iniziative di vario tipo. Per questo, io e alcune amiche blogger abbiamo lanciato un invito: parlare di cucina per parlare di mare, e contribuire a ricordare che il 17 aprile si va a votare SI’ per difendere il mare, le nostre coste e per ribadire la necessità di puntare sullo sviluppo delle energie pulite e rinnovabili.

    Spaghetti alla Nerano

    Ognuno di noi, lo ha fatto con una ricetta a base di mare. Io, ho scelto una ricetta campana: la genovese di tonno. Per chiarezza va detto che non è una ricetta della tradizione – non in senso stretto, almeno – ma una ricetta di Pasquale Torrente che a questa si ispira, rivisitando la genovese classica a base di carne.


    mezzanelli alla genovese di tonno (3)

    Per realizzarla ho preso ispirazione da una vecchia discussione nel forum – allora fu Maria Grazia a preparare questo piatto sulla base della  ricetta di  Pasquale Torrente –  facendolo però a modo mio. 
    Provo a spiegarmi: ho sempre pensato che il tonno sia un po’ il maiale del mare, nel senso che di lui non si butta via nulla. Per cui ho sempre immaginato di preparare questo piatto in modo utilizzando gli scarti per preparare un sugo che avesse – anche questo – sapore di tonno, e non solo di cipolla. Ovvio poi che essendo in due e vivendo lontano dal mare usare gli scarti del tonno mi era impossibile, e quindi mi sono accontentata di una palamita. Che ho sfilettato in modo da utilizzare gli scarti per il fumetto e poter aggiungere il pesce alla fine,  in modo da cuocerlo il meno possibile.

    Ho innanzitutto preparato il fumetto: ho rimosso le branchie e lavato la lisca fino a quando non ho eliminato qualsiasi traccia di sangue.  Po ho messo dell’olio in un tegame e ho aggiunto un porro tagliato fine  ho fatto andare a fuoco basso per 5 minuti e ho aggiunto un bicchiere abbondante di acqua e mezzo di vino bianco. Ho fatto andare a ebollizione e ho aggiunto la lisca e un po’ di prezzemolo (per questo uso, tengo da parte i gambi) facendo cuocere a fuoco basso per circa mezz’ora. Poi ho spento, filtrato tutto e ho rimesso sul fuoco  facendo cuocere fino a quando il liquido non si è ridotto ad un terzo. 

    [yumprint-recipe id=’43’] 

    Vi ricordo le altre ricette delle blogger che hanno lanciato questo evento, a base di pesce e contro le trivelle. E cioé

    Insalatina tiepida di seppie e finocchi, di Elisa
    Cous cous con calamaro, di Rosaria
    Cernia fritta e polpette di cous cous, di Rosa
    Pasta con fave, piselli e polpo di scoglio, di Valentina
    Calle con fagioli e cozze, di Maria

  • Gigino Aceto, e il suo sogno di trasformare Amalfi in un giardino di limoni

    Gigino Aceto, e il suo sogno di trasformare Amalfi in un giardino di limoni

    Non deve essere una persona normale, Gigino Aceto. Almeno, non nel senso letterale del termine.

    giggino-9

    A 85 anni, per esempio, è ancora capace di girare con una sporta in spalla piena di limoni, facendomi vergognare del fiatone che non riesco a tenere a bada nel camminargli alle spalle.

    Poi, guida ancora la macchina, ma a modo suo: senza alcun bisogno di colori – rossi o verdi che siano – che gli dicano cosa fare. Pazienza, se poi ad andare in giro con lui ti vengono i capelli dritti e bianchi: Amalfi è piccola, per fortuna, e la gente per la strada si sposta – chissà poi perché? – nel vederlo arrivare o nel sentirlo strombazzare.

    Soprattutto però Gigino Aceto più che un contadino è qualcosa che assomiglia ad un sognatore.  Non so se conoscete Amalfi, se avete idea della conformazione del suo territorio. Se ci siete stati, almeno una volta in vita vostra, cercate di ricordare dove è il cimitero monumentale. In alto, molto in alto.

    Amalfi

    Bene, ora immaginate di fissare quelle colonne  (in alto a sx, nella foto) e  di spostare leggermente il vostro sguardo verso il basso. Ecco: quello è il mondo di Gigino Aceto, un limoneto incredibilmente panoramico, con vista su mare e sul  campanile romanico del duomo. Si vede anche Conca dei Marini, il maestoso Hotel Santa Rosa, e lo splendido paesaggio della costiera in direzione di Positano.

    Qui, il video di migliore qualità.

    «Sono nato, cresciuto e vivo sotto i limoni. Sicuramente, sono stato concepito sotto una pianta di limone: ero l’ottavo di tredici figli e vivevamo tutti in un’unica stanza. E i miei genitori, per questo, erano costretti ad andare a fare l’amore sotto i limoni. Propabilmente, nelle mie vene non scorre sangue ma succo di limoni».

    gigino Collage

    «Chi mi conosce mi dice che sono strano, che sembro un  poeta perché gli altri pensano a fare soldi, mentre io penso a portare avanti un prodotto e a custodire questo angolo di terra, perché la nostra è una missione» 

    limoni Collage

    Gigino Aceto ha quasi ottantacinque anni , è stato  nominato Cavaliere della Repubblica e continua ogni anno a  raccogliere quintali di limoni. E ad accarezzare con lo sguardo le sue piante mentre racconta con orgoglio dei limoni innestati su aranci amari, oppure mentre  mi mostra alberi secolari che lui con le sue cure ha salvato più di una volta da morte certa.

     

    Ma soprattutto, Gigino Aceto continua a riempire le terre di Amalfi dei suoi alberi di limoni. Una attività, la sua, che un po’ assomiglia ad una forma di resistenza, visto il lento ma inesorabile impoverimento della parte coltivata della costa,  che ormai vede  incolte e abbandonate intere colline. Continua imperterrito le sue coltivazioni, nonostante non sappia prevedere quale futuro possano avere gli sfusati, visto che tra un po’ di  anni la gran parte dei contadini volanti saranno morti e nessuno li avrà sostituiti.

    giggino-10

    Insomma, un coltivatore di sogni più che di alberi. Suoi, certo, ma soprattutto nostri.

    LEMON GARDEN S.A.S 
    Marco e Salvatore Aceto
    Salita Chiarito, 5 – Amalfi (SA)
    telefono 089873211
    fax 089872334

     

    Ps. Sempre a proposito di Amalfi, il racconto di Maria.

    Poi, se vi piacciono queste storie,  non perdetevi la storia di Stefania dell‘ultimo raccoglitore di manna, il nettare degli dei.

  • Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone del monaco di Peppe Guida. Un “uomo che la pasta ce l’ha nel sangue”

    Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone del monaco di Peppe Guida. Un “uomo che la pasta ce l’ha nel sangue”

    Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone

     

    Visto che ieri ero a Milano a Identità Golose, ho approfittato per una chiacchierata con Peppe Guida dopo il suo intervento a Identità di Pasta, dove ha raccontato del suo modo di intendere la cucina. Chi vuole, può seguire il suo intervento su Streamago, e assistere alla preparazione di due dei suoi piatti più recenti: Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone del monaco e  gli spaghetti all’aglio e olio, senza olio.

    Una cosa in particolare, tra le cose che ha detto,  mi ha incuriosito: la sua idea di km zero. Ultimamente, infatti, si parla molto di questo argomento e non sempre in maniera positiva. Anzi. E allora ho approfittato per fargli questa domanda.

    Ultimamente si sente parlare spesso male di questo concetto: addirittura è capitato di leggere che secondo alcuni chef è solo una scusa per far pagare di più al ristorante. Che idea hai tu del km zero?

    Per me il km zero, resta uno dei principi fondamentali, anche se – confesso – non riesco ad interpretarlo in maniera rigida e, come ho cercato di raccontare nel mio intervento,  ancora di più lo diventerà in futuro attraverso il mio progetto “agricolo” di Montechiaro.

    Certo, è vero che  intorno a questo concetto si è fatto e si continua a fare parecchia confusione, nel senso che il km zero è stato spacciato come sinonimo assoluto di qualità. Così non è, ovviamente: se lo consideriamo in questo modo il km zero è solo una affermazione di  principio assolutamente insignificante per un cuoco. Se  km zero vuol dire infatti semplicemente coltivato nell’orto di casa, senza alcun riferimento alla zona dove si trova questo orto (pensiamo ai campi coltivati nelle zone altamente inquinate, come alcune zone della campania – certo – ma anche della pianura padana o – purtroppo – tante altre) ha ragione chi dice che questo concetto non esprime più nulla. Così come non esprime nulla parlare di coltivazioni senza alcun riferimento al modo in cui queste vengono portate avanti: biologico, per esempio, oppure lotta integrata.
    Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone

     

    Il km zero è un concetto  che, secondo me,  va in parte ripensato:  non può cioè riferirsi alla sola territorialità. Certo questo è un punto importante, perché implica il concetto di sostenibilità, un’idea da cui ormai – non solo come cuochi ma proprio come cittadini – non dovremmo più prescindere. Ma non può essere inteso in maniera rigida: insomma credo sia più giusto allargare l’idea, arrivando a parlare di cucina di prossimità più che di km zero.

    Io sono campano, cioè, e questo provo a raccontare con i miei piatti. Ma sono anche italiano, e come tale mi piace anche utilizzare prodotti di altri territori immaginando nuovi incontri di sapori, nuove combinazioni (come per esempio nel mio Mischiato potente con borlotti e ‘nduja).

    Insomma, km zero sì ma senza rigidità e che  va inteso –  per quanto mi riguarda – come racconto di un territorio. Racconto che faccio per amore ma anche per orgoglio in un momento in cui i prodotti campani sono visti con diffidenza.

    Nota mia: Un racconto del territorio che secondo me gli riesce benissimo: a giudicare almeno dal sapore di questi Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone del Monaco. Assolutamente sorprendenti, nonostante la loro semplicità.

     

    Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone
    Spaghettini con acqua di limone, olio e provolone

    [yumprint-recipe id=’42’]Se volete rifinire il piatto con la polvere di limoni, potete prepararla da soli seguendo queste istruzioni.