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Cucinando Dolce

Come si prepara il pan di spagna

Come si prepara il pan di spagna

Il “segreto”, se di segreto si può parlare, per una perfetta riuscita di questo dolce è la lunga lavorazione di uova e zucchero. E’ in questa fase, infatti, che viene incorporata l’aria necessaria perché il dolce diventi soffice e spugnoso, anche senza l’utilizzo di lievito (comodo per abbreviare i tempi di lavorazione ma che finisce per lasciar sempre, inevitabilmente, un retrogusto abbastanza sgradevole). Uova e zucchero devono essere montati per un tempo piuttosto lungo (MAI meno di venti minuti) e con un buon frullatore finché il composto non sia diventato ben gonfio, di un bel colore giallo paglierino e – come si dice in gergo – “scrive”. Questo vuol dire che facendo cadere un po’ di impasto ” a filo” dalla frusta dello sbattitore, questo non affonda immediatamente ma resta sulla superficie della torta come un disegno o – appunto – una scritta. Se questo non avviene, vuol dire che le uova non sono ancora ben montate e occorre continuare la lavorazione, a meno che non ci si voglia accontentare di un dolce basso e gommoso. Non va poi dimenticato il sale, aggiunta spesso sottovalutata, che favorisce il montarsi delle uova.
Un’altra fase delicata della preparazione e’ l’aggiunta della farina. Deve essere fatta scendere da un setaccio – in modo da sciogliere i grumi eventualmente presenti nella farina – con molta delicatezza, sul composto montato di uova e zucchero. Poi si mescola con un cucchiaio di legno – con un movimento rapido ma delicato – dal basso verso l’alto, stando bene attenti a non smontare l’impasto.
Durante la cottura, poi, il forno non va MAI aperto, nel modo piu’ assoluto, pena lo sgonfiarsi della torta. Prima di sfornare la torta, quando i bordi appaiono ben staccati dai bordi dello stampo, verificarne il grado di cottura con uno stecchino infilato al centro della torta (i lati cuocciono prima): deve venirne fuori asciutto, senza la minima traccia di pasta cruda.
E’ buona norma, infine, non tirare fuori dal forno immediatamente la torta: molto meglio lasciarla nel forno spento una decina di minuti in modo che possa raffreddarsi gradatamente. Trascorso questo tempo, toglierla dallo stampo e metterla a raffreddare su una gratella.

Ingredienti per preparare un pan di spagna di 20 cm di diametro ca.

6 uova, 180 g di zucchero, 75 g di farina, 75 g di fecola, un pizzico di sale.

Preparazione del pan di spagna

1) Sgusciare in una ciotola le uova intere. Frullare a lungo (almeno 15 minuti)con uno sbattitore a frusta le uova e lo zucchero (a mano servono almeno 30 minuti), finché diventano una massa gonfia, ben spumosa e di colore giallo chiaro.

Come si prepara il pan di spagna

2) Sollevare le fruste e lasciare cadere un po’ di composto sull’impasto montato: è montato a sufficienza se il filo di pasta “scrive”.

 

Come si prepara il pan di spagna

 

3) Aggiungere la farina e la fecola mescolate insieme, versandole a pioggia da un setaccio, e mescolarle delicatamente con un cucchiaio di legno, in modo che si incorpori al composto senza smontarlo.

 

Come si prepara il pan di spagna

 

4) Versare l’impasto al centro dello stampo bene imburrato e infarinato, livellarlo bene dando un paio di colpi sul tavolo con la teglia piena, e infornare a 150° – in forno già caldo – per circa 40 minuti.

 

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Cucinando Dolce

L’eclair di Pierre Hermé, I Piatti delle Stars ed un evento da non perdere.

eclair di Pierre Herme
 
 
Questa ricetta dell’Eclair di Pierre Hermé mi serve per raccontarvi che stavolta mi hanno incastrato. Mi toccherà cucinare in un ristorante vero. Tutta colpa di Andante con Gusto, che con i suoi sorrisi ed i suoi abbracci ti mette in condizione di non potere assolutamente dire di no, pena il sentirti una cacchina. E allora, nonostante la tua riservatezza – che è solo un modo gentile per chiamare quella in verità è pura e propria scorbuticaggine – ho accettato. E il we del 28 di Luglio sarò a Siena. A cucinare nel ristorante che trovate scritto sotto e a fotografare il concerto dei Baustelle. Tutto bellissimo, per carità, ma ancora continuo a chiedermi chi me lo ha fatto fare. 

Di cosa si tratta, ve lo faccio raccontare da Andante con Gusto, che ha avuto la sciagurata idea di coinvolgermi in questa faccenda. Non so se si rende conto di chi ha scelto di invitare ma la frittata ormai è fatta. Il mio nome è scritto nel programma e indietro di certo non si può tirare… io non ho ancora capito, in verità, cosa devo andare a fare ma spero che qualcuno me lo spieghi. Prima o poi. 

La Iko Italia e la Regione Toscana in collaborazione con la Confcommercio di Siena, hanno lanciato una rassegna musicale estiva dall’accattivante nome di SIENA & STARS
Dal 10 luglio al 2 agosto, in Piazza del Duomo a Siena, si esibiranno artisti del calibro di Pino Daniele, Mario Biondi, Marco Mengoni, I Buena Vista Social Club, I Baustelle, Ludovico Einaudi, Giorgio Panariello, Miguel Angel Zotto, ecc. 
Vi consiglio di farvi un giretto sul sito di Siena & Stars per scoprire la splendida programmazione prevista da questo evento.
L’idea che è venuta alla Confcommercio di Siena è stata quella di animare le serate pre-concerto in città all’interno dei ristoranti, invitando 24 blogger italiane ed abbinandole ognuna ad un ristorante. 

Per 6 serate, 4 blogger a serata, inventeranno con il proprio ristorante/partner, un menù speciale di assaggi ispirato dalla fantasia e creatività del momento, con un riferimento all’artista o genere musicale previsto dal concerto in programma per la loro serata. 

Le blogger saranno ospitate per 2 notti e si godranno una breve vacanza alla scoperta di Siena, dei suoi segreti e della sua buona cucina. 
Un pass speciale consentirà alle blogger di accedere al back stage dell’evento musicale in programma e conoscere gli artisti godendosi il concerto privatamente. 

Le fortunate protagoniste di questo “gemellaggio” tra musica e cucina sono:

14 luglio – Tango – Miguel Angel Zotto 
Alessandra Gennaro – Menu Turistico
Sabina Fiorentini – Cook n’ book
Roberta Restelli – Il senso gusto
Greta De Meo – Greta’s Corner

19 Luglio – Orchestra Buena Vista Social Club
Aurelia Bartoletti – Profumi in cucina
Lucia Arlandini – Ti cucino così
Marina della Pasqua – La Tarte Maison
Giulia Nekorkina – Rossa di Sera

24 Luglio – Claudio Fasoli “Four” Jazz Quartet
Laura Adani – Io …Così Come sono
Annarita rossi – Il bosco di Alici
Monica Zacchia – Dolci gusti
Benedetta Marchi – Fashion Flavors

26 luglio – Ludovico Einaudi “In a time lapse”
Sonia Monagheddu – Oggi pane e salame e domani
Agnese Malatesti – La Banda dei Broccoli
Anna Maria Pellegrino – La cucina di qb
Barbara Torresan – Babs Revolution

28 luglio – Baustelle “Fantasma”
Teresa De Masi – Scatti golosi
Cinzia Donadini – Essenza in cucina
Elisa Iallonardi – Saporidielisa
Valentina Serenthà – Sale QuBi

 


30 Luglio – Giuseppe Verdi Celebration 200 
Sabrina Gasparri – Les Madelaines de Proust
Patrizia Bosso – La Melagranata
Silvia Censi – La Gelida Anolina
Patrizia Malomo – Andante con gusto. “

 
Cioè, non so se vi rendete conto. Io, a cucinare in pubblico? in un ristorante? non oso immaginare cosa possa venirne fuori… insomma, se ci penso sono terrorizzata. E allora, per consolarmi, mi sono regalata un dolcino. Questo.
 

Ricetta dell’Eclair di Pierre Hermé con crema a doppia cottura e lamponi.

eclair

La ricetta l’ho presa pari pari da Pinella. Non la sto a riscrivere, la copio e incollo che tanto quella è. Di mio aggiungo solo che è un impasto che dà un risultato molto morbido: è adatto quindi ad una farcitura effettuata immediatamente prima del consumo, altrimenti si ammoscia e – per lo meno per i miei gusti – perde molta della sua bontà.

 

125 g d’acqua
115 g di burro
1/4 di cucchiaino di sale
1/4 di cucchiaino di zucchero
140 g di farina 00 ben setacciata
5 uova grandi* (io ne ho usate quattro)
Per le uova, vale comunque la regola di incorporarle una per una all’impasto e di controllare dopo ogni aggiunta la consistenza della pasta.
Accendere il forno a 250°C **
Versare i liquidi in una casseruola, aggiungere il burro, il sale e lo zucchero e portare al completo bollore. Ridurre l’intensità della fiamma e versare la farina in una sola volta mescolando per bene. Continuare la cottura finché l’impasto si stacca dalle pareti del recipiente. Continuare per circa 2-3 minuti allo scopo di far asciugare la pasta. Trasferire l’impasto nella ciotola e con la frusta kappa mescolarla per farla raffreddare un poco. Una volta che la  pasta si è intiepidita, perfetta la temperatura di 48 gradi come suggerito da Genin, aggiungere le uova poco per volta. L’impasto sarà pronto quando, raccolto con una spatola, ricadrà pesantemente sulla pasta restante.
Ricetta pasta choux di Genin
Ricetta pasta choux di Genin: le fasi della preparazione
Inserire la pate à choux in una sac à poche dotata del beccuccio prescelto e formare delle sfere oppure dei cilindri sulla teglia ricoperta di carta forno ed infornare. Spegnere il forno e aspettare che la pasta si gonfi. quando la T ha raggiunto circa 200-220°C, riaccendere il forno e portarlo a 180°C. Lasciar cuocere finché la pasta si presenta ben dorata. Lasciar asciugare ancora pochi minuti a 150°C, poi estrarli dal forno e farli raffreddare sopra una griglia.
Una volta pronti, farciteli della vostra crema pasticcera preferita (la mia è questa) e con dei lamponi freschi. Spolverate di zucchero a velo e servite in fretta.
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Cucinando Dolce

Il clafoutis, visto che è stagione

clafoutis di ciliegie

Non è il tipo di dolce che amo di più, confesso: ma è stagione di ciliege e non ho resistito alla tentazione di prenderne un po’. Poi, chiedendomi cosa potevo farci, mi è tornato in mente il clafoutis – sì lo so, si chiama flognarde ma ormai mi sono abituata a chiamarlo così  e non me lo cavo via dalla testa – che ho preparato con le fragole l’anno scorso. Mi era piaciuto molto e allora l’idea di farlo “classico”. Unica concessione alla comodità, l’asportazione dei noccioli: che insomma, con quello che mi è costato il dentista, non volevo rischiare di rovinarmi la dentiera nuova causa distrazione…

Ha di buono che è molto facile e veloce. E non è neppure pesante, dal punto di vista calorico. Solo, per me è troppo dolce. Mi ispira provarlo con le amarene e non si sa mai che la prossima settimana finisca per cedere alla tentazione, visto che il fruttivendolo mi ha detto che arriveranno le amarene di Vignola.
Intanto, accontentatevi di quello di ciliegie.

Servono:
200 ml di panna
80 gr di zucchero a velo vanigliato naturalmente
3 uova di medie dimensioni
120 gr di farina
700 gr di ciliegie snocciolate(ho usato i duroni Ferrovia, pugliesi)

clafoutis di ciliegie
Innanzitutto, accendo il forno: a 220 gradi (deve essere bello caldo, al momento di infornare). Poi, imburro uno stampo di ca. 24-26 cm di diametro e distribuisco le ciliegie sul fondo.

Monto  quindi le uova con lo zucchero a velo e aggiungo la farina (un po’ come si procede per la crema pasticcera, insomma), mescolo bene e aggiungo  la panna, mescolando bene in modo da ottenere un impasto liscio ed omogeneo.  Verso quindi la crema che ho ottenuto sulle ciliegie
Inforno per circa mezz’ora. Il clafoutis è pronto quando la superficie è un po’ brunita e molto compatta.  Spolvero di zucchero a velo e lascio riposare un po’ prima di servire: in questo modo, secondo me, guadagna di sapore impregnandosi ben bene del sugo rilasciato in cottura dalla frutta.
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Cucinando Pasticceria

Torta Margherita. Ovverossia, elogio della semplicità.


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Un impasto semplicissimo, fatto con le classiche quattro cose che in casa hanno tutti. All’improvviso, infatti, arriva la richiesta: mamma, posso invitare le mie amiche per merenda? Inutile tentare di spiegare che è Pasqua, che i negozi sono chiusi e che ormai tutto il commestibile è stato utilizzato per il pranzo. Nulla da fare: anche se in frigo c’è poco o nulla occorre obbedire. E procedere. Ed allora, da un controllo degli avanzi, appare chiaro che l’unica possibilità è a base di semplicità. Quella della torta margherita, appunto.

Torta margherita ricetta

Servono:
3 albumi
6 tuorli
85 g farina
75 g fecola di patate
190 g zucchero
100 g burro
1 cucchiai di lievito non  vanigliato
qb sale
qb zucchero a velo vanigliato naturalmente
burro per imburrare lo stampo

Sbattete 6 tuorli in una ciotola a bagnomaria con lo zucchero finché sono gonfi. Incorporate quindi, poco alla volta, il  burro fuso, la  farina , la fecola e il lievito (setacciati insieme). Montate 3 albumi con un pizzico di sale e uniteli al composto: prima  un po’ per ammorbidire, e poi il resto mescolando delicatamente per non smontare l’impasto. 
Imburrare quindi uno stampo e versarvi il composto: cuocere in forno già caldo a 180 gradi fino a quando non appare ben colorito e l’impasto tenderà a staccarsi dalle pareti. Come al solito, prima di sfornare, procedere con la prova stecchino: la torta è pronta se, infilando uno stecchino al centro, questo rimane bello asciutto e pulito.

 

 

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Cucinando Dolce

Taralli all’olio, profumati di riviera ligure e di pisto napoletano.

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Periodo di stanca da web questo, come si può, forse, dedurre dall’assenza. Sarà l’inverno, sarà la neve, sarà  quello che sarà ma ultimamente ho poca voglia di fermarmi a scrivere, confesso. Ho diverse cose pronte, ma al momento di mettermi a scrivere o a scaricare foto mi si azzerano le energie. Non ce la faccio. Il perché? non lo so, onestamente. Probabilmente la sensazione sempre più forte che, alla fine, in queste pagine non conta tanto la voglia di condividere la propria esperienza quanto la voglia di “apparire”, anche a costo di seminare polemiche quotidiane, sempre più feroci e frequenti. Tutto questo, alla fine, provoca qualcosa che assomiglia alla noia. E che, nel mio caso almeno, mi toglie la voglia di continuare. 

Periodo di stanca, dicevo, e di assenza. Che però ho voglia di  interrompere. Vedremo. Intanto, ci provo, raccontandovi di questi taralli. Da tempo avevo in mente di provare la frolla all’olio. Ma non limitandomi ad impastare  normalmente, come spesso ho trovato scritto, ma seguendo un procedimento che ho visto fare ad Alice per preparare la sua sbrisolona vegana: in quel caso lei usava olio e latte di soia. Io, visto che vegana non sono e non ho motivo di escludere le uova (che però uso biologiche, per i motivi che trovate scritti qui, vedendo il suo procedimento mi sono chiesta: “E se fosse possibile farlo con l’olio?”. Partendo cioè da un’emulsione di uovo ed olio, esattamente come per la maionese: ottenendo quindi un composto cremoso da sostituire al burro nella preparazione della frolla. Un’idea fattibile, sicuramente – oltretutto, parlandone, ho scoperto che una cosa simili la fa pure Salvatore De riso – ma per cui era necessario un olio adatto e quando l’altro giorno  ho assaggiato l’olio extravergine di oliva della riviera ligure DOP ho pensato che fosse – finalmente – arrivato il momento. Oltretutto, avevo appena letto la ricetta dei taralli all’olio di Pasqualina ed il gusto fruttato leggero di quest’olio, morbido e delicato ma leggermente piccante al tempo stesso, mi è sembrato assolutamente perfetto.
Io  usato queste dosi.
2 uova
200 gr olio etravergine di oliva 
200 gr di zucchero
50 gr di latte tiepido
un pizzico di sale
5 gr di ammoniaca
600 gr di farina debole
buccia di  limone grattugiata
altre spezie a scelta, per profumare (io ho usato il pisto napoletano)
un uovo, un po’ di latte e zucchero per la lucidatura finale
 
Ho messo i  tuorli e il sale in una ciotola  ho iniziato a lavorarli con una frusta. Dopo poco ho iniziato a versare  a goccia a goccia 200 g di olio extravergine d’oliva riviera ligure DOP ottenendo una maionese che, una volta pronta, ho messo a riposare in frigorifero per una trentina di minuti.  Passato questo tempo ho preparato la frolla, mettendo nella ciotola del kenwood la farina, e la maionese. Ho lavorato con la frusta a k aggiungendo, durante la lavorazione, lo zucchero, gli albumi, e il latte in cui avevo disciolto l’ammoniaca. A fine lavorazione l’impasto si presentava così:

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Ho fatto riposare in luogo fresco un paio di ore e poi ho formato i taralli, formando dei salsiccciotti di pasta (dello spessore di un cm circa e della lunghezza di una decina circa) che ho chiuso ad anello ed ho spennellato con uovo e latte sbattuti insieme e spolverizzati di zucchero. Cottura a 180 gradi, fino a doratura.

 
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Ottimi. Il gusto dell’olio secondo me si avvertiva nel modo giusto, senza essere troppo invadente e limitandosi a dare alla pasta un gusto particolare per nulla pesante. Il profumo, soprattutto, mi ha sorpreso: completava benissimo il tocco agrumato dell’impasto. 
Unica nota sul consumo: secondo me sono migliori dopo qualche giorno, conservati in una scatola di latta. Nella mia, c’era un sacchettino di pisto, che è l’insieme di spezie tipicamente usato a napoli per i roccocò. Ha impregnato i taralli in modo splendido: tanto da suggerirvi, nel caso li proviate, di conservarli qualche giorno insieme alle vostre spezie preferite. Non ve ne pentirete. 
Ps. non dimenticate di leggere le altre ricette di oggi per la CUCINA DELL’EXTRAVERGINE, a base di olio ligure:
Torta al Moscato Rosa e Olio Extravergine DOP Riviera Ligure per Sabina di Cook’n book, che entra ufficialmente nella compagine della Cucina dell’Extravergine:
Stroscia per Fausta di Caffè col cioccolato
Barrette ai fiocchi di mais senza glutine per Stefania di Cardamomo and co 
Torta di mele “my way” con olio extra vergine, di Patrizia di Andante con gusto.
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Biscotti Cucinando Dolce Natale

Brutti ma buoni al cocco

kokosmakron, brutti ma buoni al cocco
Tempo di preparare i Brutti ma buoni al cocco, anche se – decisamente – sonon giornate impegnative questi giorni. Il rientro dalle ferie non è mai esaltante ma il mio è stato leggermente traumatico. Il classico blackout vacanziero, di quelli che ti costringono a svuotare il freezer di masse maleodoranti di forma ormai non più ben definita – le più belline erano le polpette, di colore ormai talmente verdastro che potevo spacciarle tranquillamente per crocchette di verdura – e di odore nauseabondo. Senza poter contare sull’aiuto dell’acqua calda, neanche per la doccia di fine lavoro: il blackout era dovuto alla caldaia, ho scoperto, ed il tecnico è potuto venire solo dopo 48 ore.
Comunque, è andata. E stasera, doccia (che ormai la sognavo di notte).

Meglio pensarea ai Brutti ma buoni al cocco, una ricetta facile facile, di quelle perfette per tutti. E che, particolare non da poco, permette di utilizzare gli albumi. Che non vanno mai buttati nel lavandino, come molti fanno – l’acqua è un bene prezioso, e va rispettato – ma messi in un sacchetto e congelati. Prima o poi, torneranno buoni, magari per biscotti come questi, di cui ha raccontato un po’ di tempo fa Claudia nel forum di gennarino.org

Perfetti, oltretutto, per arricchire il pacchetto di regali di Natale fatti in casa. Per questo scopo, preparateli pure con un buon anticipo e conservateli in una scatola di latta. Dureranno a lungo, e vi faranno fare in figurone.

E poi, leggete la ricetta: sono o non sono facilissimi?

Brutti ma buoni al cocco

Brutti ma buoni al cocco (Kokosmakronen)
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Ingredients
  1. 4 albumi
  2. 200 g di zucchero
  3. 250 g di cocco disidratato
  4. 1 pizzico di sale
  5. vaniglia in polvere o i semi di una bacca di vaniglia
Instructions
  1. Montare gli albumi a neve fermissima con il pizzico di sale, man mano aggiungere lo zucchero e infine la vaniglia. Poi incorporare con molta delicatezza il cocco. Preriscaldare il forno a 150°. Con l'aiuto di due cucchiaini formare delle palline ed appoggiarle delicatamente sulla teglia rivestita con carta da forno. Infornare per 30/35 minuti.
SCATTI GOLOSI https://www.scattigolosi.com/

E voi, come utilizzate gli albumi? Avete qualche ricetta da consigliare? Se sì, venitela a raccontare nei commenti. Magari in tempo per provarla per Natale…