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  • Amarene sciroppate al sole, alla maniera emiliana

    Amarene sciroppate al sole, alla maniera emiliana

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    Le amarene sciroppate fatte in casa. Questa, la ricetta emiliana: preparate attraverso una lunga esposizione al sole e senza togliere il nocciolo.

    Già, alla maniera emiliana: visto che di quelle napoletane ho già raccontato con la ricetta di Antonia.
    Queste, sono ancora più semplici: in effetti non si può neanche parlare di ricetta. Non occorre fare nulla, neanche snocciolarle. Si toglie via il picciolo e si mettono in un vasetto. Poi, si riempie questo di zucchero, fino all’orlo e si tappa bene. Anche queste, al sole. Per in canonici 40 giorni.
    Tutto qui. 

    Lo so, tanta semplicità nella preparazione non depone a mio favore, ma tant’é: qui a modena si fanno così. Al massimo, se proprio volete giocare a fare i gastrofighetti prendete qualche armellina o qualche mandorla amara e pestatela finemente. Poi, aggiungete anche questa: darà alle vostre amarene quel tocco amaro che si avverte – sia pure in maniera purtroppo sintetica – nelle amarene sciroppate di marca.
    Provatela, se riuscite a trovare delle amarene. Non riuscirete più a farne a meno.

     

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  • Melanzane a funghetto (col pomodoro, alla maniera napoletana)

    Melanzane a funghetto (col pomodoro, alla maniera napoletana)

    melanzane a funghetto

    Le melanzane a funghetto sono decisamente una ricetta di *cucina di tutti i giorni* . Perfetta per questi giorni di caldo, in cui o si ha voglia di cucinare oppure di mangiare. Mai le due cose insieme. E allora questa preparazione, che per esprimersi al meglio ha bisogno di riposare almeno due ore per far sì che i sapori – e gli aromi – si fondano,diventa perfetta. Si preparano le melanzane a funghetto nel pomeriggio (n’tà cuntrora, diremmo noi sud-ici) e la si mangia la sera, a cena. Accompagnata da una fettona di provola, per esempio. O mozzarella di bufala.

    E la cena è servita. 

     

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    Una ricetta facile e veloce, perfetta per la cucina di tutti i giorni, perfetta da gustare fredda nelle calde sere d’estate

     
  • La petizione per l’stituzione del registro tumori in Campania: firmate anche voi?

    La petizione per l’stituzione del registro tumori in Campania: firmate anche voi?

    E pensare che una volta la chiamavano Campania Felix!
     
    Già, una volta. Ora, lentamente, nel silenzio e nell’indifferenza della nostra classe politica, rischia di trasformarsi  in terra di veleni. Prima i fuochi: quintali di rifiuti, spesso anche tossici, bruciati sotto i cavalcavia e in mezzo alle campagne nell’indifferenza generale. E che sviluppano fumi nocivi in grado di provocare tumori nei soggetti più deboli, bambini e anziani.
    Terribile, vero? Già, ma nonostante le denunce che si sono susseguite negli ultimi anni da parte degli abitanti delle zone rovinate da queste pratiche – che non dipendono da responsabilità individuali, sia ben chiaro, ma dal controllo camorristico del territorio – il problema continua a non esistere, per lo meno per la nostra classe politica. E’ di pochi mesi fa, infatti, il commento della nostra Ministra della salute secondo cui i tumori in Campania non dipendono dal degrado da ma uno stile di vita sbagliato da parte dei suoi abitanti. Insomma, vi ammalate di cancro? Colpa vostra.  Peccato che nonostante le richieste vecchie di anni non ci sia ancora un registro tumori in Campania, in grado di valutare il terribile cambiamento in atto nella salute di zone di territorio abbandonate alla camorra, più che a loro stesse.
    Ma siccome al peggio pare continui a non esserci  limite, due giorni fa un’altra scoperta: i pozzi avvelenati. Pozzi che, ricordiamolo, sono utilizzati nella coltivazione di prodotti che tutti, indistintamente, finiamo chi più chi meno, per ritrovarci a consumare.  Sia ben chiaro: non mi interessa creare allarmismo. E lungi da me l’idea di lanciare anatemi contro i prodotti campani. Tutt’altro: la terra campana e i suoi prodotti sono un tesoro dal valore inestimabile, per la  nostra economia. Soprattutto in questi tempi di crisi: per cui non sopporto che questo tesoro sia stato – di fatto – trasformato in discarica. E soprattutto, non sopporto che il problema continui ad essere ignorato e che davanti a bambini morti ad otto anni si possa parlare impunemente di stili di vita sbagliati, come se i bambini della campagna di Caivano passassero il tempo a fumar Malboro.
    Certo non posso fare molto, come molto non possiamo fare noi blogger. Servirebbero fatti, e questi pare non ce siano in vista (come se non bastasse, per esempio, la storia degli stili di vita sbagliati è stata tirata fuori pure da Bondi, per spiegare la salute dei tarantini). Ad una cosa però non possiamo e non dobbiamo rinunciare: tentare di dare voce ai cittadini colpiti da questa tragedia.
     

    “Gentile Ministro Lorenzin,

    Sono un semplice cittadino di 21 anni, le scrivo come tale, non essendo affiliato ad alcun movimento politico o organizzazione. Come molti miei coetanei in tutta Italia, da Varese a Trapani, studio all’Università (Medicina e Chirurgia), faccio attività fisica, ho degli interessi culturali che coltivo, degli amici, dei genitori che pagano le tasse. Ma nonostante ciò, non sono ESATTAMENTE come i miei coetanei del resto d’Italia, ed il motivo è molto semplice: io vivo a San Felice a Cancello.
    Come lei di certo saprà, San Felice è l’ulteriore vertice di quel tristemente notoTriangolo della Morte che comprende Nola, Marigliano, Acerra, e paesi limitrofi (come Pomigliano d’Arco, paese già noto per altre problematiche) a cui si aggiunge la Terra dei fuochi a nord di Napoli, e la zona compresa tra Caserta e Maddaloni, dove si trova la cava Cementir.
    Fin da quando ero piccolo, nella mia famiglia ci saranno stati almeno una decina di casi di tumore, due dei quali sono stati letali, mentre gli altri sono stati fortemente debilitanti fisicamente ed emotivamente.
    Se Lei venisse qui e interpellasse delle persone a caso a Caserta, Maddaloni, San Felice o Acerra, scoprirebbe che tutti – dico sul serio: TUTTI – hanno avuto un caso di tumore in famiglia. Addirittura, due mie compagne di Liceo hanno perso i loro padri, a causa di un tumore. Sa qual è la cosa più triste? L’abitudine.
    Noi di questa terra abbiamo a che fare con talmente tanti casi di tumore ogni anno, che ormai non ce ne sorprendiamo più: vediamo a questa malattia come ad una spece di “norma”, ci rattristiamo quando veniamo a sapere di qualcuno che si ammala, ne conosciamo la gravità, ma sappiamo che vivendo qui era quasi inevitabile.
    Ministro della Salute, la prego, ci dia lo strumento per combattere questa battaglia: istituisca il Registro Tumori nella Regione Campania.
    So che Lei ha dichiarato da poco di voler affrontare la problematica iniziando a studiarne l’epidemiologia, ebbene: ci dovrebbe essere già uno strumento per questo, se non fosse che la Consulta lo dichiarasse illegittimo perché non rientrava nei piani di rientro del deficit sanitario. Ministro Lorenzin, non so cosa pensassero i Giudici della Corte Costituzionale quando hanno emesso questo verdetto; io so solo che mio cugino non ha mai potuto compiere 14 anni.”
    Ecco, io ho deciso di firmare questa petizione visto che – per quanto mi riguarda – pensare alla mia cucina senza i prodotti campani è impossibile. Spero lo facciate anche voi e che – magari – diate spazio sui vostri blog al racconto di quanto sta accandendo in Campania.
    E, soprattutto, di quanto non è ancora accaduto per provare a cambiare le cose.
  • Uova e bassa temperatura.

    Uova e bassa temperatura.

     

    “Non so cuocere neanche un uovo…”
    Quante volte lo avete sentito dire? Tutti convinti che cuocere un uovo sia la cosa più semplice del mondo. Eppure il risultato, per molti, è spesso deludente: uova gommose e avvolte da un odore troppo forte. Persino cattivo, a volte: sulfureo, per chi conosce l’odore dello zolfo.
    Il problema? La temperatura di cottura sbagliata, il più delle volte troppo alta. Prendete la preparazione più semplice, in fatto di uova: l’uovo sodo. Voi, come lo fate? La maggior parte delle persone, procede così: acqua sul fuoco portata a bollore, immersione dell’uovo (che il più delle volte si crepa, soprattutto se – come spesso accade – è stato appena prelevato dal frigorifero) e cottura per nove minuti. Risultato? L’albume troppo duro (gommoso, appunto), il tuorlo “polveroso”, senza più alcuna morbidezza, e circondato da un’aureola verde per nulla bella a vedersi. Per non parlare poi di quel lieve olezzo di uovo marcio che si sprigiona non appena lo tagliate.
    Bollendo l’uovo, infatti, lo si sottopone ad una temperatura di 100 gradi circa. La temperatura perfetta, invece, per la sua cottura è intorno ai 65-70 gradi. Se volete approfondire, vi consiglio questo articolo di Dario Bressanini, in cui sono spiegate le esigenze in cottura delle proteine che compongono l’uovo e la loro coagulazione. Da parte mia, vi consiglio un esperimento, semplicissimo. L’uovo sodo.

    Dimenticate come avete proceduto sinora e fate semplicemente così. Prendete delle uova e mettetele in un tegamino piccolo (meglio se non si muovano durante la cottura). Portate “piano” l’acqua ad ebollizione e spegnete immediatamente. Coprite con un coperchio e lasciatele raffreddare.
    Tutto qui.
    In questo modo, avrete ottenuto un uovo sodo perfetto, non gommoso e privo di cattivi odori, dal tuorlo ancora morbido e per nulla sabbioso, vicino alla consistenza dell’uovo “barzotto” e non vi sarete complicati la vita con termometri e misurazioni di temperature varie.
    Ecco, ora immagino perfettamente quello che state pensando: “ma quante balle per un uovo sodo!”. Certo, ad una prima lettura può sembrare esagerato sprecare una pagina per la cottura dell’uovo. Ma questa rimane una di quelle piccole ma grandi cose fondamentali in cucina. Se non si conosce la cottura perfetta dell’uovo, è impossibile pensare di realizzare un buon pan di spagna, o un eccellente creme caramel. Per non parlare poi di una pasta alla carbonara immune dall’aspetto – e dal sapore – di frittatina o di unacrema pasticcera davvero morbida e setosa.
    Ma su questi piatti, tornerò nei prossimi giorni. Per ora accontentatevi dell’uovo sodo, visto che – oltretutto – è un ingrediente base per parecchie insalate estive.
    Ps. la foto, non ci azzecca, lo so. Ma a parte il fatto che non avevo pronte immagini di uovo sodo, la temperatura è fondamentale anche per un uovo al tegamino. Si rompe l’uovo nel grasso ancora freddo, olio o burro che sia. Lo sapevate?

     

  • Pasta sfoglia iper veloce (al caprino)

    Pasta sfoglia iper veloce (al caprino)

    Pasta sfoglia veloce (al caprino)
    Pasta sfoglia veloce (al caprino)

    Questa pasta sfoglia veloce è una cosa che ho fatto un po’ di tempo fa, e che non avevo avuto tempo di pubblicare. Nasce da una prova che ho fatto nel forum: una pasta sfoglia veloce a base di Philadelphia. Sì, avete capito bene: Philadelphia.  Da tempo vedevo girare la ricetta di una pasta sfoglia facile e veloce a base di questo e mi aveva incuriosito. Ci ho pure provato, con ottimi risultati di sfogliatura. Solo il sapore, secondo me lasciava a desiderare: avete presente quelle paste sfoglie comprate che sono sì alte ma sanno di poco? Ecco, mi era sembrata così. Per cui mi ero chiesta come fare ad ottenere una sfogliatura simile ma con miglior sapore.

    Pasta sfoglia veloce (al caprino)

    Così mi è venuta l’idea di provare con il caprino fresco, e devo dire che il risultato mi è proprio piaciuto. Unica annotazione critica, eviterei la formatura a croissant. Il troppo spessore al centro tende a fare sì che l’interno resti un po’ crudo (cosa che non mi piace molto): le girandole, i cannoncini, o altre forme che non creino troppe sovrapposizioni, mi paiono perfette.
    Ma bando alle ciance e passiamo alla ricetta.

    Servono:
    250 g farina 00
    250 g  di caprino
    160 g burro morbido
    2 pizzichi abbondanti di sale
    Molto facile da fare, solo non bisogna avere fretta. Si inizia mescolando gli ingredienti, in modo grossolano, in modo da avere del briciolame irregolare. Poi, con le mani, si accostano e si premono queste briciole, in modo da ottenere una specie di mattonella. La si chiude in pellicola trasparente e si ripone in frigo.
     Pasta sfoglia veloce
    Il giorno dopo, si iniziano i classici giri di sfoglia. Se ne fanno 3, uno dopo l’altro : all’inizio, la sfoglia avrà un aspetto irregolare, poi – nei giri seguenti – sarà più uniforme.
    Pasta sfoglia veloce
    L’ultima stesura, servirà per portare la sfoglia ad uno spessore uniforme, di 3-4 mm e si formano nel modo desiderato (per esempio, le girandole) e si inforna a 200 gradi.
    Perfetti per salatini da aperitivo: comodi, oltretutto visto che si possono congelare da crudi e cuocere alla bisogna…

    Ps, una spiegazione più dettagliata, completa di foto passo a passo, la trovate qui da Adriano.

  • Frittelle di fiori di zucca alla birra. Assolutamente perfette: leggere e gonfie, nonostante l’assenza di lievito

    Frittelle di fiori di zucca alla birra. Assolutamente perfette: leggere e gonfie, nonostante l’assenza di lievito

    frittelle di fiori di zucca
    frittelle di fiori di zucca
     
    Le frittelle di fiori di zucca sono una preparazione super semplice – sono appena tornata dalle ferie e non ho tempo, devo recuperare a lavorare e pure a casa, tra bucati e stirature – tipicamente estiva e perfetta per un aperitivo o come stuzzichino pre-pasto. Queste, sono preparate usando birra nell’impasto: se non lo avete mai fatto, provateci: otterrente delle frittelle ai fiori di zucca assolutamente irresistibili… scommettiamo?
     

     

    FRITTELLE DI FIORI DI ZUCCA ALLA BIRRA

    Gli ingredienti

    30 fiori di zucca, freschissimi e perfettamente integri
    100 gr di farina di tipo zero
    100 ml birra chiara
    1 albume
    olio per friggere
    sale, pepe.

    C

    frittelle di fiori di zucca
    frittelle di fiori di zucca

    Come si preparano le frittelle di fiori di zucca

    Pulite i fiori di zucca, lavateli e asciugateli.
    Mettete la farina in una terrina (meglio se povera di glutine) e diluitela con la birra. Unitevi poi l’albume montato a neve e un pizzico di sale e di pepe. Mescolate fino ad avere una pastella liscia ed omogenea e di consistenza cremosa.

    Immergete in questa pastella i fiori di zucca e mescolate velocemente in modo da coprirli perfettamente di pasta. Friggete il composto dosandolo con un cucchiaio da tavola (una cucchiaiata=una frittella) in olio fondo ben caldo fino a quando non appaiano ben dorate. 
    Per la frittura: io come per tutti i fritti di verdura preferisco usare olioextravergine di oliva. Magari vecchio (più adatto) oppure comprato in offerta al super dato che quello davvero buono preferisco conservarlo per altri usi. Trovo che le frittelle di fiori di zucca fritte così abbiamo molto più sapore che fritte in olio di semi o arachidi.

    Una vola scolate le frittelle, asciugarle su un foglio di carta assorbente e salarle. Servirle calde.

    Ps. ovviamente, potete anche usare un uovo intero. Ma io preferisco usare solo l’albume: mi pare meno invadente come sapore e con il risultato di ottenere frittelle di fiori di zucca che sanno di fiori di zucca, piuttosto che di uovo.

    Ps. una cartolina di uno dei posti dove sono stata. Un posto meraviglioso, che per me è casa… lo conoscete? 

     
    frittelle di fiori di zucca
    frittelle di fiori di zucca