Anno: 2011

  • La ricetta del Tronchetto di Natale al cioccolato (preparato da Irene)

    La ricetta del Tronchetto di Natale al cioccolato (preparato da Irene)

    La ricetta del Tronchetto di Natale al cioccolato (preparato da Irene)
     
    Si’, certo, io l’ho aiutata e le ho passato la ricetta del Tronchetto di Natale al cioccolato, ma la gran fatica (pasta biscotto compresa) è stata la sua.
     

    Abbiamo fatto tutto di corsa, al mattino, anche se non è la prassi ottimale. Meglio sarebbe preparare il biscotto il giorno prima e farcirlo, farlo riposare in frigo, e l’indomani montarlo e decorarlo. In ogni caso, è meno difficile di quello che sembra. E fa fare un figurone (almeno, noi lo abbiamo fatto. O, almeno, ci è sembrato).

    Ingredienti della ricetta del Tronchetto di Natale al cioccolato 

    Per la pasta biscotto: 75 grammi di zucchero velo, 75 grammi di farina, 25 grammi di burro, 80 grammi di tuorlo d’uovo, 75 grammi di albume
     
    Per la bagna: 100 gr di sciroppo preparato con 50 gr di zucchero e 50 gr di acqua. Aromatizzato poi a piacere con brandy
     
    Per la crema di farcitura: 250 gr di crema al burro alla nocciola (all’incirca mezza dose)
     
    Per la crema di copertura: 500 gr di ganache al cioccolato , montata.
     

    Preparazione

    Preparare la pasta biscotto montando il tuorlo d’uovo con lo zucchero. Incorporare l’albume montato a neve, la farina e, da ultimo, il burro fuso ancora tiepido. Spalmare il composto sopra una placca ricoperta da un foglio di carta imburrato e infarinato e cuocerlo in forno a calore sostenuto. Quando è cotto, sformare staccarlo dal foglio di carta e lasciare che si raffreddi.
     
    (Qui, alcune indicazioni utilissime sulla preparazione e farcitura del rotolo di pasta biscotto)
     
    Una volta freddo, bagnare il rotolo con un po’ di sciroppo di zucchero aromatizzato al brandy e spalmarlo con uno strato abbondante di crema al burro. Arrotolare, avvolgere in carta di alluminio e riporre in frigo,
     

    Al momento di decorare, appoggiare il rotolo su un piatto da portata (eventualmente tagliando in modo obbliquo le due estremità e mettendole ai lati, per simulare i rami)e decorare spremendo la ganache da una tasca per dolci, in modo irregolare in modo da simulare la corteccia. Un’ultima decorazione, con fettine di cedro e ciliege candite, in modo da simulare foglie di vischio e il tronchetto è finito.

    Insomma questa  ricetta del Tronchetto di Natale al cioccolato non è affatto difficile, basta provarci. E, come si vede dalla foto, regala all’autore ENORME soddisfazione.

      La ricetta del Tronchetto di Natale al cioccolato (preparato da Irene)
  • Crema di burro alla nocciola

    Crema di burro alla nocciola

    Crema di burro alla nocciola
    Questa crema di burro alla nocciola è dedicata, in modo particolare, a chi pensa che la crema al burro sia pesante al gusto: troppo dolce e stucchevole, ed inadatta a dolci buoni e non solo belli. Già, questa crema  è non solo facile, ma OTTIMA. Perfetta per farcire bignè, cannoncini, o – come ho fatto io, seguirà ricetta – il tronco di Natale.
    L’ispirazione, la crema delle deliziose pubblicata da rimmel nel forum di gennarino. Per chi non le conoscesse, le deliziose sono un dolce della pasticceria classica napoletana: due dischi di pasta frolla che racchiudono al centro una crema al burro alla nocciola di ispirazione francese (non dimentichiamo che a Napoli la cucina “nobile” la portarono i monsu’, e con lei la pasticceria).
    Io, ho un po’ modificato la ricetta di rimmel: innanzitutto, non avendo a disposizione pasta di nocciola, ho utilizzato la Novi che trovo in ogni supermercato e che preferisco ad altre creme per la qualità dei suoi ingredienti. Ho poi scelto burro di panna fresca (il burro, comunque, è facile anche da fare in casa nel caso non se ne trovi di qualità adatta) ed ho ridotto la quantità di burro e zucchero aumentando quello della crema di nocciola. Insomma, ho proceduto così.
    250 gr di crema pasticcera (ancora tiepida)
    10o gr.di zucchero a velo vanigliato naturalmente,
    180 gr.di burro morbido,
    4 cucchiai di crema Novi.
    Innanzitutto, ho montato il burro con lo zucchero lavorandolo con le fruste elettriche fino a quando non è diventato ben spumoso. Poi, ho mescolato questo alla crema tiepida e, alla fine, ho incorporato la crema di nocciole.
    Tutto qui. Il difficile è metterla in frigo a rassodare in attesa dell’utilizzo: soprattutto, se si commette l’errore di assaggiarla….
  • Ricetta dei cavallucci senesi di Benedetta.

    Ricetta dei cavallucci senesi di Benedetta.

    ricetta cavallucci senesi
     
    Questa ricetta dei cavallucci senesi è di Benedetta, dei tempi in cui frequentavo it.hobby.cucina (credo uno dei primi gruppi di cucina nati in rete: pensate che il primo incontro dal vivo lo facemmo nel 1997, quando ancora i blog manco erano stati ancora immaginati!). Ancora oggi, nell’archivio di quel gruppo ci vado spesso: ci sono ancora conservate le pagine che mi hanno insegnato quel poco che so. E soprattutto, ci sono conservate facce ed emozioni. Facce che ancora continuo ad incontrare. Ed altre che, purtroppo, devo limitarmi a ricordare.
     
    In ogni caso, è lì che ho preso la ricetta. La copio per intero, perché cambiarne sia pure solo qualche parola non avrebbe senso. Perché *quelli* sono per me i cavallucci, visto che Benedetta anni fa me li fece assaggiare. E perché quelli ho provato a riprodurre.
     
     
    Perché si chiamano così? Perché erano un dolce da stallieri, brutti a vedersi, ma buoni di sapore e perché sopra ci veniva impresso, sulla pasta ancora da infornare, l’impronta di un cavallo.
     

    RICETTA CAVALLUCCI SENESI

     
    300 g zucchero
    50 g miele millefiori o di arancio
    70 g arancia candita
    80 g cedro candito
    500 g farina + 100 per impastare e spolverare
    150 g noci
    8 g coriandolo
    7 g anice pestato nel mortaio (deve diventare una polverina finissima)
    1 presa di cannella
    la punta di un coltello di ammoniaca per dolci
    100 g acqua
     
    Si fa lo sciroppo con lo zucchero e l’acqua e si lascia cuocere finchè non fa il filo (cioè prendendo lo sciroppo tra pollice ed indice senza ustionarsi deve fare il filo).
    Si toglie dal fuoco e si aggiunge subito il miele, la farina, canditi, noci e spezie.
    Si impasta infarinandosi ben benino le mani e si formano dei pani che poi si arrotoleranno, devono diventare dei “lombrichi” di circa 5 cm di diametro. A questo punto con un coltello si tagliano dei tocchi con cui formeremo delle palline e tenendone una in una mano si appiattisce con l’indice della mano opposta: è semplice, le palline devono avere un polo appiattito
    dall’indice.
     
    Nella teglia si mette la carta da forno e i cavallucci, si spolverano con la farina e si infornano 10/15 minuti, non di più. Io non li tengo mai oltre i 10 e sono già abbastanza. Devono uscire dal forno ancora piuttosto morbidi perchè si seccheranno all’aria, altrimenti rischiate di fare delle palline da schioppo anzichè dei dolcetti.
     
    Una nota è doverosa: i veri cavallucci non prevedevano nè le noci, nè il cedro, questi ingredienti entravano a far parte della preparazione dei berriquoli detti anche “cavallucci due per etto” perchè sono più grossi e più ricchi.
    Il miele poi è obbligatorio soltanto nei berriquoli, anche se per tradizione andrebbe messo anche nei cavallucci. A parte tutto il miele impedisce al cavalluccio di diventare troppo secco, ma lo rende più facilmente deperibile in quanto trattiene l’umidità. A voi la scelta, dipende dalla vostra voracità.
  • Ricetta delle scorze di arance candite fatte in casa

    Ricetta delle scorze di arance candite fatte in casa

    arance candite fatte in casa

     
     
    Quest’anno, con la preparazione delle Arance candite fatte in casa sono in ritardo. Il trasloco mi ha scombinato tutto e non ho idea di quello che preparerò per Natale. In ogni caso, li preparo: vado matta per i dolci ai canditi e, visto che non abito in Sicilia, se li voglio buoni mi tocca farli da me. Le arance “vere” e naturali le trovo, senza problema. Mi basta sceglierle guardando la buccia: bella spesssa, e senza difetti. Poi, basta poco. Zucchero e glucosio: quest’ultimo, indispensabile se le volete conservare a lungo. Se proprio non riuscite a trovarlo, il miele resta un buon sostituto. In ogni caso…
     
    arance candite fatte in casa

     Per preparare le vostre arance candite fatte in casa servono:

    Ingredienti

    Arance naturali e a buccia ben grossa

    zucchero: il doppio del peso delle scorze
    acqua in peso uguale a quello dello zucchero
    un cucchiaio colmo di glucosio per ogni frutto
     

    Procedimento

    Scegliere delle arance (o dei limoni) naturali e a scorza MOLTO SPESSA. Sbucciarle e farne bollire la scorza per tre volte cambiando l’acqua (in questo modo, si toglie via l’amaro). Mettere sul fuoco, in un tegame largo, è importante che le scorze si sovrappongano il meno possibile, il doppio del peso delle bucce in acqua e in zucchero (per 100 grammi di scorze, cioè, 200 gr di zucchero e 200 di acqua) e il glucosio, che serve a mantenere i canditi morbidi nel tempo.

     
    Portare a bollore (piano!), far sobollire (moolto lentamente) per qualche minuto e spegnere. Coprire e lasciar raffreddare. Ripetere questo *giochino* per ALMENO 4 volte al giorno per tre o quattro giorni almeno, finché le scorze non saranno diventate traslucide. A questo punto, tirarle fuori dallo sciroppo avanzato (che, diluito, è ottimo per bagnare le torte) e metterle ad asciugare su una gratella. Oppure consumatele così, belle sciroppose. Come piacciono a me.
     
     
    Ps: la bollitura preliminare io non la faccio più: ho deciso che quel tocco di amaro nelle arance candite fatte in casa mi piace, dà maggiore “carattere” al sapore della scorza. Ma si usa, quindi ve la riporto.
  • Biscotti da colazione all’ammoniaca per il Santa Lucia

    Biscotti da colazione all’ammoniaca per il Santa Lucia

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    Parlando di bambini, la data di oggi – 13 dicembre, Santa Lucia – dovrebbe raccontare di sensazioni come gioia e speranza. Gioia perchè oggi è giorno di sorprese e di regali; speranza perchè la festa di oggi altro non simboleggia che la fine della notte e la rinascita del mondo e della vita. Tradizione vuole infatti che oggi sia il giorno più corto dell’anno: da domani, inizia il processo inverso. E le giornate torneranno ad allungarsi.
    Santa Lucia, per tutti quelli che hanno occhi
    e gli occhi e un cuore che non basta agli occhi…
    Per i bambini del Santa Lucia, e soprattutto per le loro famiglie, la data di oggi è invece fatta soprattutto di paura e preoccupazione per il loro futuro. Il 31 di dicembre, infatti, se la Regione Lazio non assicurerà i fondi necessari per il suo funzionamento, l’ospedale chiuderà. Anche se è considerato una delle “eccellenze” italiane invidiateci da tutto il mondo. E, soprattutto, anche se la sua attività resta, per molti bambini, l’unica speranza di conquista una vita “normale”.
    Per gli amici che vanno e ritornano indietro
    e hanno perduto l’anima e le ali.
    Non so cosa accadrà in questi pochi giorni che ci separano da questa scadenza ma oggi vorrei fermarmi un attimo per augurare ai bambini del santa Lucia che anche la loro notte finisca presto. E che la vicenda dell’ospedale Santa Lucia possa arrivare ad una felice soluzione. E che, soprattutto, loro possano riprendere in fretta il loro viaggio di speranza.
    Santa Lucia, il violino dei poveri è una barca sfondata
    e un ragazzino al secondo piano che canta,
    ride e stona perchè vada lontano…

    fa’ che gli sia dolce anche la pioggia delle scarpe.

     

     
    Ingredienti
    250 gr di farina 00
    250 gr di farina di grano duro
    100 gr  burro
    150 gr zucchero
    90 gr di latte
    2 uova
    6 gr di ammoniaca per dolci
    un po’ di liquore, o di vaniglia, o di scorza di un limone o di un’arancia
    zucchero per ripassare i biscotti, prima della cottura
    Procedimento
    Impastate gli ingredienti come una pasta frolla, sciogliendo l’ammoniaca nel nel latte. Fate riposare per circa mezz’ora.
    Formate dei bastoncini larghi quanto un pollice e lunghi più o meno il doppio e passateli nello zucchero. Infornateli quindi su teglia antiaderente a 180 gr per 30 minuti.
    Perfetti per la colazione, inzuppati nel latte. Per festeggiare ogni giorno il sorgere del sole, lasciandoci alle spalle…
    … la nostra paura del buio e della fantasia.
    Come spero accada presto per i bambini del Santa Lucia.
    Ps. da leggere ascoltando possibilmente questa in sottofondo.
  • Gnocchi di semola. Strangulaprievete, in napoletano

    Gnocchi di semola. Strangulaprievete, in napoletano

    strangulaprievete
     
     
    Giornate di tristi previsioni, queste. Per i nostri portafogli, certo, ma anche per il futuro di questo Paese. Ci hanno portato sull’orlo del baratro – anche se chi ci ha portato sin qui racconta la cosa come se ci fossimo arrivati da soli – ed ora, per l’ennesima volta ci chiamano a “sacrifici“. Va bene, tanto ci siamo abituati a farne. E soprattutto, possiamo considerarci fortunati noi che ancora ci possiamo permettere di farne. Perchè in fondo al baratro, di facce ce ne sono già e tante. Ieri, per esempio, si sono aggiunte quelle degli operai di Termini Imerese: senza lavoro, dopo ventotto anni, grazie alle scelte di un’industria che – dopo essere cresciuta grazie ai contributi statali – oggi decide che in sicilia non vale più la pena di tenere aperta la produzione e lascia sul lastrico intere famiglie.
     
    Ma non divaghiamo: sacrifici, dicevo. Anche la chiesa cattolica ha fatto la sua parte: invitandoci a farne. Grazie del pensiero, ma non era necessario. Altro mi sarei aspettata in tempi di crisi per tutti: non dico la rinuncia a beni secolari, ma – almeno – il riconoscimento del fatto che, vivendo nello stato italiano e beneficiando dei servizi da questo offerti a tutti i cittadini, il dovere di pagare le tasse esistesse anche per i membri del clero. E non dico patrimoniali e affini: solo robetta, come l’Ici, che pare verrà richiesta a tutte le famiglie. Anche le meno abbienti, con redditi bassi e mutui sulle spalle.
     
    Probabilmente, è per questo che mi sono tornati in mente gli strangulaprievete. Gnocchi di sola semola e acqua bollente: impastati velocemente e ridotti in cilindretti. Poi, passati sui rebbi della forchetta per ottenere i solchi destinati a trattenere il sugo. Non so se ci avete fatto caso: di strangulaprievete, ce ne sono in ogni regione d’Italia. Un nome che vale un racconto e lascia immaginare di contadini destinati al lavoro e alla fame e di preti che mangiano fino a strozzarsi.
     
     
    E comunque, strangulaprievete a parte, un po’ di rabbia, davanti a sacrifici continuamente offerti e mai condivisi e agli occhi di persone che perdono il lavoro ritrovandosi di colpo senza prospettive, non so voi ma io la provo.
     

    strangulaprievete

     
    Ingredienti
    1 kg di farina di semola
    acqua bollente
    mezzo cucchiaio di olio
     
     
    Si mette la farina a fontana sulla spianatoia e, piano piano, si versa l’acqua bollente mescolando con un cucchiaio. Una volta che l’impasto ha preso una sua consistenza, che assomiglia a quella degli gnocchi di patate, si inizia ad impastare a mano fino a che non abbia assunto un aspetto omogeneo, dalla superficie ben liscia. A questo punto, si prendono dei pezzi e si lavorano con le mani in modo da formare degli “spaghettoni” di circa un cm di diametro. Si tagliano, e si rigano con i rebbi di una forchetta. Fatto.

    strangulaprievete

    Si cuociono senza aspettare, tuffandoli in acqua bollente e aspettando che vengano a galla. Oppure un minuto in più, se non amate la pasta callosa. Che, appunto, strozza.

     
     
    A me piacciono moltissimo, in tutti i modi. Ma, soprattutto, ai gamberi. Come quelli della foto in alto.