– Mousse di ceci bolliti, succo di arancia candita e cioccolato modicano
Categoria: Esperienze
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Crostatine di sablé breton ai ceci e cioccolato modicano, per Get An AID in the KITCHEN.
Seconda ricetta per il contest di Barbara: ebbene sì, confesso: quel KA verde pistacchio è un sogno, e lo vedrei benissimo nella mia cucina tutta bianca. Per non parlare poi degli impasti che ci farei: ho un kenwood, ma estetica a parte sta tirando gli ultimi. Al KA ci avevo pensato ma ho desistito causa prezzo. E quando ho visto questo contest ho deciso: non potevo non partecipare!Dicevo che è la seconda ricetta (per chi se la fosse persa, la prima era questa: melanzane rosse di Rotonda candite e ripiene di ganache al cioccolato): tutta mia anche questa – pensata e realizzata da me un po’ di anni fa e mai pubblicata – il cui filo conduttore è stata l’assimilazione del cecio alle castagne. In parecchie ricette regionali, infatti, le castagne sono spesso sostituite da ceci ridotti in purea. Ho cercato quindi di immaginare un dolce che partisse da questa base e ho scelto di usare ceci, ma non cioccolato normale (ho preferito il modicano al peperoncino, meno in grado di confondersi agli altri ingredienti nel risultato finale). Poi non ho usato zucchero per addolcire ma lo sciroppo di canditura delle arance (arricchito dall’aroma dell’arancia ma anche dal tocco amaro della parte bianca della buccia). Ed ho rafforzato la similitudine tra cecio e castagna, attraverso la canditura, in modo da realizzare un cecio glacé. Infine, ho accompagnato con vin cotto di fichi* e arancia candita.Questa, in dettaglio, la ricetta. Per comodità, divisa tra le diverse preparazioni che la compongono.– Gusci di Sablé Breton al cioccolato80 gr di burro140 gr di farina debole30 gr di cacao amaro1/2 bustina di lievito chimico2 tuorli70 gr zucchero a velo vanigliato naturalmenteun pizzico di sale grosso (di Cervia, nel mio caso) macinato con un mulinelloHo impastato gli ingredienti secchi con il metodo della sabbiatura (burro freddo), ho aggiunto le uova, formato la palla e fatto riposare in frigorifero un paio di ore (se si ha tempo, anche tutta una notte). Poi, ho proceduto come per fare delle crostatine normalissime: stendendo la pasta e rivestendo con questa delle formine. Poi, cottura in forno a 180 gradi, il tempo necessario per farle cuocere senza seccarle troppo.– Ceci canditi (preparati come descritto più giù)– Scorze di arancia candita– Per decorare: cioccolato modicano grattugiato in polvere fina (io ho usato uno zester), vin cotto di fichi, scorze di arancia candite, ceci canditi. Se non avete vin cotto, potete preparare una riduzione con un vino che stia bene con il cioccolato.Si parte una decina di giorni prima, preparando i ceci canditi. Questo il punto cruciale della preparazione. Non occorre avere fretta, servono diversi giorni per una buona canditura. Non è difficile: si parte esattamente come per tutte le preparazioni a base di questo legume. Si mettono cioè a mollo una notte e poi la mattina dopo si lessano. Importantissimo: questa operazione va fatta a bassa temperatura, in modo da ammorbidirli senza disfarli. Canditene di più di quelli che vi serviranno, visto che è inevitabile che qualcuno finisca per frantumarsi. Si procede come per le melanzane, e anche per loro ci vorrà almeno una settimana.E preparando uno sciroppo di zucchero: 1000 gr di acqua e 500 gr di zucchero e 150 gr di glucosio. Lo so, sembra tanto, ma nella canditura serve tutto. Ho sistemato i ceci già lessati sul fondo di un tegame basso e ho coperto bene con lo sciroppo. Poi ho portato a bollore e ho spento. Il segreto della canditura, è tutto qui, per quanto mi riguarda: la macerazione in sciroppo di zucchero per un buon numero di giorni, interrotto da bolliture leggere e brevissime. Anche cinque o sei volte al giorno. Piano piano, il cecio cambia aspetto: diventa trasparente. Ecco quando la trasparenza diventa totale, senza interruzione, è pronto: candito al punto giusto. Ovviamente, ci vogliono diversi giorni per arrivarci. In questo caso, ce ne sono voluti dieci.Nota: mi è successo ad un certo punto che ci fosse poco sciroppo. Può succedere, nulla di grave: basta non farsi prendere dal panico e, soprattutto, non aggiungere acqua che rovinerebbe la canditura. Si risolve preparando a parte altro sciroppo e facendolo addensare un po’. Tutto qui: e la canditura può riprendere tranquilla, come se niente fosse.Stesso procedimento per le bucce di arance candite, che non trascrivo di nuovo dato che lo trovate descritto nella pagina che ho linkato prima.Il giorno prima, ho preparato la sablé breton. Il nome è piuttosto altisonante, ma in realtà è una cosa semplicissima. Una pasta frolla al cioccolato ma caratterizzata dalla presenza di grani di sale grosso nell’impasto. Sì, avete capito bene: sale grosso. Sembra strano, ma vi assicuro che ci stanno benissimo, sia come consistenza che come gusto (interrompono un percorso gustativo altrimenti un po’ troppo dolce, almeno per i miei gusti).Infine, la mousse di ceci. Questa, è davvero semplicissima. Stesso peso di ceci bolliti e scolati e di cioccolato modicano al peperoncino. I ceci, passati allo schiacciapatate e poi al setaccio (per avere una consistenza finissima) e poi mescolati con cioccolato fuso. Il tutto, addolcito da sciroppo di canditura delle arance (che serve anche ad ammorbidire) e lavorato con una frusta.Infine – finalmente – al momento di servire, il montaggio del dolce. Questa, la parte divertente. Si prende un guscio di sablè e, aiutandosi con una tasca per dolci, lo si riempie di mousse al cioccolato e ceci. Poi, si spolvera con polvere di cioccolato. Lo si appoggia nel piatto e si decora con un po’ di arancia candita, qualche cecio candito pure questo e vin cotto di fichi.Certo non è un dolce semplice ma neanche difficile. Occorre solo pianificare il lavoro della canditura. Che se proprio non vi volete sobbarcare, potete evitare utilizzando arance candite comprate da un buon pasticcere e sostituendo i ceci e lo sciroppo di arancia con una buona crema di marroni. Vi garantisco che il dolce farà ugualmente la sua bella figura! -

Heinz Beck. Sottobosco ma non solo
Altro grande incontro con lo chef, a “Le strade della Mozzarella”. Beck, in questo caso, che di piatti ne propone addirittura tre. Il primo, solo raccontato (l’unico, a base di mozzarella); gli altri due – invece- serviti ed assaggiati.Il primo, un carpaccio. La mozzarella è tagliata semplicemente, in fette sottili e appoggiata su una crema di peperoni al forno, con un pizzico di sale e capperi tritati . Sopra questa, un carpaccio di ricciòla con olio extra vergine d’oliva, polvere di olive nere, sale rosso di Trapani e ‘neve’ di pomodoro del piennolo del Vesuvio con erbette e fiori (edibili, ovviamente)Il secondo, è stata una sorpresa inaspettata. Il famoso “sottobosco“. “Il cuore morbido della terra è qui da una crema di foie gras su cui si deposita un “terriccio” di liofilizzato di funghi porcini da cui spuntano funghi chiodini… Una spugna di prezzemolo ricrea il muschio e patate croccanti al tartufo bianco, come tanti piccoli sassolini, completano il piatto.”L’ultimo, anche se Beck non vi ha fatto accenno, mi ha fatto pensare ad una Norma (sia pure assolutamente *fuori norma*), visto che era a base di carne.Cubi di agnello marinato (ricavati dal cosciotto, credo), cotto sotto vuoto e poi glassati nel suo fondo. Salsa di pomodorini, aglio, melanzane grigliate, basilico, ricotta salata e un filo d’olio. Un piatto che, volendo, potete farvi raccontare da Beck in persona, guardando questo video.Un momento importante e stupendo. Anche solo, sarebbe valso il viaggio verso Paestum. -

La nuvola di caprese, di Pino Cuttaia
E’ passato un sacco di tempo, da quando sono andata a Licata. In compagnia di vecchi frequentatori del forum, ci facemmo due ore e passa di strada da Catania per arrivare al suo ristorante. Fu un’esperienza, nel senso più pieno del termine: l’acqua di pomodoro, per esempio, così perfettamente pulita e limpida e al tempo stesso tanto saporita fu una sorpresa incredibile. Così come la salsa di arancia, che ho provato a riprodurre a modo mio: con risultati certamente modesti se paragonati all’originale, ma per me estremamente gratificanti.
Il piatto presentato a Paestum all’inizio del secondo giorno delle Strade della mozzarella è tutto in un’idea. Avete presente la pellicina che si forma grazie alla bollitura del latte? A molti non piace, ho sentito persino parole grosse come *schifo* o *senso* . Io, invece, ne vado matta: ogni volta che compro del latte crudo, dopo la bollitura non riesco a resistere alla tentazione di mangiarla. Un velo che sa di latte: questo, ho sempre pensato. Per la sua consistenza, per il suo sapore, per il suo profumo. E qualcosa di simile deve aver pensato Pino Cuttaia evidentemente (scusate l’irriverenza dell’accostamento), che ha raccontato di avere pensato questo piatto mentre preparava una riduzione di latte per fare una bagnacauda, guardando questa velo che andava formadosi sul latte.Il passo successivo? Un’altra idea: la caprese. E la pellicina diventa involucro: e all’interno prendono posto il pomodoro ed una spuma leggera di mozzarella. Il primo riappare poi, in altra forma, anche all’esterno. Sotto forma di succo, distruibuito intorno e in grado di dare al piatto un aspetto simile a quello di un Île flottante. Un’isola galleggiante, di nome ma anche di fatto. Perché all’assaggio, di questo il piatto racconta: di profumi e sapori fatti di rive del Mediterraneo.Le foto del piatto sono mie. Quella di Pino Cuttaia, invece, mi è stata gentilmente “prestata” da Sara.
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Il carciofo al ricordo di fornacella, di Francesco Sposito
Un piatto che non è solo sapore, quello presentato alle Strade della mozzarella da Francesco Sposito , ma anche ricordo. Un ricordo fatto di profumo.Chi conosce la Campania, infatti, sicuramente conosce anche un particolarissimo profumo di carciofi: quelli arrostiti ‘ngopp a’ furnacella. Il carciofo al barbeque, cioè, una preparazione tradizionale dei giorni di festa, quando il suo odore e quello della ‘furnacella’ si spandeva per le strade. Oggi, è difficile che venga preparato in casa: sicuramente non è un piatto da appartamento o da balcone: ma il profumo di carciofo arrostito non ha abbandonato le strade grazie ai venditori ambulanti che li arrostiscono all’aperto.E del ricordo di questa preparazione, è fatto il piatto di Francesco. Nel piatto infatti, accanto al carciofo, c’è un pezzetto di carbone. Verrà acceso al momento del servizio, per accompagnare il piatto al tavolo avvolgendolo nel profumo della furnacella.
Di una tenerezza impressionante il carciofo: una mammarella confit: sbianchita per un minuto e poi cotta in forno per tre ore a 95° . Riempita poi di crema inglese salata alla mozzarella e completata da una polpetta di capocollo di maiale.
Sopra, infine, un velo di lardo reso quasi trasparente dalla rapida cottura finale.Il tutto, avvolto nel profumo del carbone che – lentamente – continua a bruciare. -

Il tonno vitellato, di Antonino Cannavacciuolo.
Il secondo piatto presentato alle “Strade della mozzarella” da Antonino Cannavacciuolo: stranamente, privo di mozzarella. Un cubo di tonno rosso, insaporito da acqua di capperi (se non sbaglio, ottenuta tramite centrifugazione. Ma ero concentrata sulle foto e alcuni dettagli, confesso, mi sono sfuggiti) e da una maionese realizzata con olio precedentemente lasciato in infusione con un’acciuga pestata.Il tutto, immerso in un fondo leggero preparato con pancia di vitello, ali di pollo e coda di manzo aromatizzato da buccia di limone. Alla fine, una foglia di songino per decorare.
Per chi si fosse perso l’altro post, il primo piatto era “L’ostrica, la mozzarella e il cetriolo”. -

L’ostrica, la mozzarella e il cetriolo. Secondo Antonino Cannavacciuolo
Ricordate il piatto che ho preparato per il contest “Le Strade della Mozzarella 2013“? Ebbene sì, sono giunta tra le quindici finaliste che hanno avuto il piacere di essere ospiti dell’evento (presso un bellissimo resort a Capaccio Scalo) e di partecipare ai laboratori con i più grandi chef del momento.Da oggi, quindi, vi romperò le scatole con la pubblicazione dei piatti che questi chef hanno preparato sotto i nostri occhi e che, in molti casi, ho avuto il piacere di assaggiare. Credo che le foto possano offire spunti interessanti anche a chi non ha avuto la mia stessa fortuna.Il primo chef: Antonino Cannavacciuolo. Per il suo piatto, il primo tra due, è stata utilizzato un bocconcino non freschissimo, di un paio di giorni, passato 2-3 minuti al micro alla massima potenza e poi rilavorato con delle pinze in modo da ricrearne la compattezzaCon questo, poi è stato preparato un sacchetto con cui è stata avvolta un’ostrica.
Questo, il finale: una sfera , completata da salsa di cetriolo e iogurt di bufala con erba cipollina, caviale e olio extravergine.Purtroppo del risultato finale, non posso dirvi nulla. Questo piatto ci è stato solo mostrato – e devo dire che assistere alla sua preparazione è stato molto interessante sia dal punto di vista dell’accostamento degli ingredienti sia per la tecnica utilizzata. Ho assaggiato però il successivo, Il “Tonno Vitellato”, a base di tonno rosso e di una maionese all’acciuga che mi è piaciuto molto. E che vi mostrerò nei prossimi giorni.Ps. il contest è stato vinto da Cooking Planner.
























