Categoria: Esperienze

  • IoChef: il concorso per conoscere il vero sapore della Lucania… e voi che fate, non partecipate?

    IoChef: il concorso per conoscere il vero sapore della Lucania… e voi che fate, non partecipate?

    “La Basilicata dice se Cristo si è fermato ad Eboli di chi è la colpa? Certo non è nostra,noi gli volevamo bene e avevamo preparato una festa grandissima con dolci tipici, vino, sembrava capodanno ma Cristo non è venuto,non ha neanche avvisato siamo rimasti male, abbiamo dovuto buttare tutta la roba ma anche senza protezione ci siamo dati da fare e con molta insistenza ne siamo venuti a capo!!!” 
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    Già, Cristo in Basilicata non ci è andato: si è fermato ad Eboli. Ed anche noi, purtroppo, non è che abbiamo fatto poi un grande sforzo. La Basilicata – infatti – è ancora terra sconosciuta ai più, soprattutto in cucina. I suoi prodotti tipici,le sue ricette non godono della notorietà che pure meriterebbero. Basti pensare ad una meraviglia come il pane di Matera, oppure ad ortaggi come la melanzana rossa di Rotonda. O, ancora, ai formaggi: primo tra tutti, il caciocavallo Podolico. Per non parlare poi delle ricette: deliziose nonostante la povertà contadina che le contraddistingue.  Eppure, se chiedessimo – anche tra noi food blogger – un piccolo elenco di preparazioni tipicamente lucane, in molti andrebbero in crisi.

    La Basilicata però  è grande terra, di grande cucina.  E ad ottobre ne darà prova.

    Dal 7 al 10 di ottobre, infatti, si svolgerà a Metaponto il 27° Congresso Internazionale della Federazione Italiana Cuochi (F.I.C.) organizzato dall’Unione Regionale Cuochi Lucani (URCL) questo potrà essere – per i food blogger interessati – una grande occasione di incontro con la cucina di questa terra.

    In che modo? Semplice: partecipando ad un concorso.
    Per avvicinare i food blogger interessati a questa terra, infatti, la F..I.C. ha pensato di affiancare un concorso al congresso e di offrire a chi vorrà partecipare, l’opportunità di assaggiare una piccola selezione di prodotti lucani:

    Pane di Matera
    Olio evo di majatica
    Olio evo Vulture dop
    Ficotto di Pisticci
    Peperone di Senise I.G.P.
    Melanzana rossa di Rotonda DOP (in crema)
    Fagioli di Sarconi IGP 
    Cacioricotta o ricotta lucana

    Partendo da questi, i partecipanti dovranno pensare una ricetta che li veda protagonisti insieme ad uno di questi pesci, che saranno al centro dell’attenzione degli chef partecipanti al congresso il cui intero tema verterà sul pesce lucano e la pesca sostenibile (chi ne voglia approfondire le caratteristiche, può consultare questo sito):

    Mormora
    Seppia
    Cefalo
    Gallinella
    Sauro
    Pesce serra
    Sciabola o bandiera
    Triglia agostinella
    Polpo
    Pettinessa
    Palamita
    Rombo
    Lucerna o pesce prete

    Tra tutte le ricette partecipanti, ne verranno scelte 12 e gli autori avranno in premio la possibilità di partecipare al congresso (transfer da e per aeroporto e/o stazione, vitto e alloggio (con sistemazione in camera doppia) inclusi  c/o L’Hotel **** Magna Grecia Village di Metaponto , per l’intera manifestazione) e di compiere quindi un fantastico viaggio gastronomico nella cucina lucana. A tutti e 12 i selezionati sarà consegnato un attestato di partecipazione da parte della F.I.C. e alla ricetta prima classificata una Targa premio.

    Non solo.

    Tra le ricette finaliste, gli chef della FIC daranno la possibilità a tutti i partecipanti al congresso di assaggiare il piatto vincitore del concorso nell’ambito della Cena di Gala , che sarà preparato dallo staff dell’Unione Regionale Cuochi Lucani.

    Inoltre,  a tutti i 12 primi selezionati verrà offerta la possibilità di un vero e proprio viaggio alla scoperta delle eccellenze del territorio attraverso la visita ad aziende selezionate che si svolgerà dal giorno 10 al giorno 12 ottobre come Tour post congresso ( i dettagli, qui su DI TESTA E DI GOLA).

    Per cui, non perdetevi l’occasione di partecipare a questo viaggio di scoperta della cucina lucana. 

    Le regole? Eccole.

    1) segnalate la vostra partecipazione attraverso un commento a questo post ;
    2) prelevate il banner  del concorso ed inseritelo nella barra laterale del vostro blog e – al momento della pubblicazione – nel post che conterrà la vostra ricetta (con link a questo post:

    http://84.200.26.3/?p=112)

    3) condividete, nelle vostre bacheche di facebook e  pagine fans dei vostri blog  questo post e annunciate la vostra partecipazione tramite twitter,  e diventando  fans della pagina facebook dell’Unione Regionale Cuochi Lucani ;
    4) mandate una mail a newsurcl@gmail.com contenente i dati necessari per la spedizione dei prodotti lucani (la spedizione, che va subordinata alla reale partecipazione al concorso, avverrà ai primi di settembre 2013).
    Affrettatevi poiché, vista la selezione dei prodotti che verranno inviati, gli ammessi alla partecipazione saranno in numero limitato!!!! 
    Le vostre adesioni al concorso dovranno pervenire entro il 4/09/2013.
    Ricevuto il pacco con i prodotti lucani e scelto il/i pesci di Vostro gradimento preparate il vostro piatto e fotografatelo, quindi pubblicate la ricetta sul vostro blog – linkandola poi dai vostri account social – completandola con il banner ed il link a questo post.
    Il tutto, entro e non oltre il 20 settembre 2013. Il giorno 28 settembre saranno comunicati i 12 finalisti.
    Per cui, cosa aspettate? Iniziate a pensare alla vostra ricetta… la Lucania e i suoi chef vi stanno aspettando!

    Le foto dei prodotti lucani sono di Mollica di pane.

  • Il consorzio Agrario di Siena. Quando sono i sapori, a raccontare di una terra.

    Il consorzio Agrario di Siena. Quando sono i sapori, a raccontare di una terra.

    Finalmente, dopo due settimane, trovo il tempo di raccontare di Siena&Stars, cui ho avuto il piacere di essere invitata (ricordate?). Di iniziare a raccontare, anzi, visto che è stata un’esperienza tanto intensa da non poter essere compresa in un solo post. Evito, per non scrivere un romanzo, di raccontarvi della visita in città …
    … così come evito – a malincuore – di parlarvi del viaggio tra le immagini di McCurry che compongono la mostra “Viaggio intorno all’uomo” (che assolutamente, vi consiglio di non perdere, se potete). Un viaggio incredibile, a base di incubo e sogno, in cui ci si trova catapultati grazie ad immagini incredibilmente intense e coinvolgenti. Capaci di inchiodarle lo sguardo, a volte persino contro la propria volontà.

     

     
    Mi limito, per oggi (seguirà presto infatti il racconto dell’hosteria Il Rialto e del menù ispirato alle canzoni di Baustelle),  a poche parole sul Consorzio Agrario: un punto vendita assolutamente straordinario. Che ho avuto il piacere di visitare con Patty, Elisa e Cinzia.

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    Se vi capita di andare a Siena, e se – come me – siete convinti che la conoscenza di un territorio passi anche attraverso la conoscenza dei gusti che questa è in grado di produrre ed offrire, non mancate di farvi visita. Non visiterete solo un negozio stupendo, ma ascolterete il racconto di una terra attraverso un linguaggio fatto di sapori e  vivrete un’esperienza gustativa assolutamente intensa ed emozionante:  i formaggi, per esempio, tutti pecorini a latte crudo. Oppure i salumi: la finocchiona,  di Cinta senese. Oppure il prosciutto, rigorosamente grasso e morbido, e tagliato assolutamente a mano.

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    Oppure il pane di Verna, un pane dal sapore antico – rigorosamente sciapo – prodotto attraverso una farina antica riscoperta negli anni cinquanta – e a lievitazione naturale.

    Per non parlar poi delle carni: al banco macelleria, potrete trovare la vera chianina, una delle antiche ed importanti razze bovine d’Italia, che deve il proprio nome alla zona di allevamento: la Valdichiana.

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    Un angolo del negozio è poi dedicato alla  pizza al taglio, premiata con le  Tre Rotelle del Gambero Rosso per le migliori pizze al taglio. Tanto buona che al momento della partenza non abbiamo resistito – ero accompagnata da Serena, una mia amica – a tornare al consorzio per un pranzo, appunto, a base di pizza calda e fragrante.
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    Dopo un giro per il negozio, tra scaffali colmi di vino e tanti altri prodotti ognuno più interessante dell’altro, siamo state accompagnati su dove – sorpresa! – siamo state guidate in un assaggio di tutto quello che, solo fino ad un attimo prima ci aveva colmato gli occhi.
    Una panzanella, preparata con pane Verna, con cipolla e pomodoro.
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    Salumi di cinta senese: salame, mortadella, capocollo e una splendida coppa di testa che si scioglieva in bocca al solo guardarla;
    pecorini di varia stagionatura, tutti rigorosamente di latte crudo;
    – un piatto di pasta dei coltivatori toscani, condita in modo semplicissimo ma completata da un olio e.v.o. assolutamente strepitoso;

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    – un battuto di chianina – preparato rigorosamente a mano e sotto i nostri occhi – frollata per 30 giorni, di sapore e morbidezza assolutamente eccezionali (non ditelo in gioma io me ne sono fatta due porzioni!)
    A condire il tutto, due vini (un rosato  e un bianco) e una  birra preparata con grano Verna, lo stesso di cui vi dicevo prima,  cruda e non pastorizzata, con un gusto di grano e malto arricchito da note  fruttate e speziate.
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    E, come se non bastasse, alla fine di questa passeggiata nel sapore siamo stati  anche omaggiati di vari prodotti da assaggiare una volta tornate a casa: la farina, innanzitutto, con cui nei prossimi giorni proverò a combinare qualcosa.Insomma, un’ospitalità incredibile, di cui non finirò mai di ringraziare non solo Patty ma soprattutto Roberto Neri, Alessio Pianigiani e Alessandro Pannacci del Consorzio Agrario. Che spero di poter tornare presto a trovare.

    Consorzio Agrario di Siena
    via Pianigiani 9
    53100 Siena
    Telefono0577 230247
    E-mailcapsi@capsi.it

    Sito Webhttp://www.capsi.it
  • Siena&Stars: appena arrivata, un “viaggio intorno all’uomo”

    Siena&Stars: appena arrivata, un “viaggio intorno all’uomo”

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    Nei prossimi giorni, non appena scaricherò le foto, vi racconterò della mia esperienza a Siena&Stars: dell’incontro con le altre blogger, della splendida accoglienza che ci ha riservato il Consorzio agrario, dell’ospitalità dell’Hostaria Il Rialto e del concerto dei Baustelle. Lo farò non appena la macchina fotografica sarà perfettamente asciutta: già, avete letto bene, asciutta. Al momento della partenza, infatti, a siena si è scatenato l’inferno. Acqua a catinelle, impossibile difendersi. Vento e grandine, che non hanno inzuppato solo la valigia ma anche – purtroppo – la borsa della macchina fotografica. Non è prudente, in queste condizioni, provare ad usarla se non è completamente asciutta. Per cui, arrivata a casa, l’ho messa via. E non la toccherò per qualche giorno.Prima della pioggia, però, avevo à scaricato le foto della mostra di McCurry: desideravo da tanto, vedere le sue foto da vicino ed il destino ha voluto farmi questo regalo inaspettato. Negli stessi giorni di Siena&Stars, in città c’era la mostra che mai avrei voluto perdermi: il  suo “Viaggio intorno all’uomo“.
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    Un viaggio incredibile, fatto di orrore e di poesia, di dolore e  meraviglia,  distruzione eppure  bellezza. Mentre la prima parte è fatta di scoperta e stupore – ci si ferma, incantati, davanti a a sguardi ed espressioni in grado di catturarti  –   la seconda è assolutamente sconvolgente. Ci si trova  catapultati davanti all’orrore, raccontato in maniera tanto violenta e forte da non lasciarti via di fuga.  Ecco quindi, le torri gemelle che bruciano un attimo prima di crollare, una mano carbonizzata che si alza verso il cielo del Kuwait all’ombra di un carrarmato distrutto, l’immagine di una donna ed una bambina filtrata da un vetro sporco di pioggia di una macchina.  Ma ecco, soprattuto, lo sguardo  agghiacciante di un bambino che piange disperato mentre si punta una pistola (giocattolo?) alla tempia.Non voglio aggiungere altro, qualunque parola non potrebbe mai raccontare l’intensità di queste immagini. Ho solo un invito: se capitate a Siena, non perdetevela neanche voi. Ve ne pentireste, garantito.
     
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    La mostra è curata da Peter Bottazzi che ha progettato il percorso espositivo e da Biba Giacchetti. 
     
    L’allestimento, di grande impatto scenografico, è studiato appositamente per gli ambienti (1.000 m2) del suggestivo Sottoporticato di Palazzo Ducale e differenziato in ciascuno degli spazi tematici. 
    Come in un “viaggio intorno all’uomo”, la mostra si aprirà con la scoperta: una grande galleria di ritratti che l’obiettivo di McCurry ha raccolto nell’arco della sua lunga esperienza e continua a raccogliere in ogni suo viaggio. Tra i veli che saranno le quinte di questa galleria, ogni visitatore potrà cercare il suo percorso nel gioco di rimandi che lega tra loro uomini e donne provenienti dai luoghi più disparati della Terra. Passando attraverso le tracce di una presenza umana più rarefatta, ci si avventurerà poi nella vertigine della guerra, del dolore e della paura che McCurry ha documentato con la stessa partecipazione emotiva. 

    Nella sala successiva il visitatore troverà invece un mondo di poesia, dove l’uomo si riscatta, si avvicina alla natura e allo spirito e ritrova la gioia di vivere. La sorpresa e lo stupore caratterizzeranno il quarto spazio, dove si incontrano le immagini più curiose e inattese, dove l’uomo ritrova lo sguardo dell’infanzia e l’incanto della vita. In una ultima sala sarà la volta della memoria, con la proiezione di un video che racconta la ricerca della ragazza afgana 20 anni dopo l’incontro da cui è nata una delle immagini più famose di tutta la fotografia mondiale. 

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    Saranno presentate in mostra oltre 200 foto, stampate in vari formati, con una netta prevalenza delle grandi dimensioni. In un video realizzato da Epson sarà raccontato, come in un back stage, il delicato lavoro della stampa a colori su carta fotografica.  
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    Anche la mostra genovese comprenderà una antologia di tutta la produzione di McCurry, con numerose delle sue immagini più famose, a partire dal ritratto della ragazza afgana dagli occhi verdi, di cui è presentata tutta la storia, con scatti mai visti, un documentario di National Geographic proiettato in uno spazio dedicato e il materiale raccolto in giro per il mondo dallo stesso McCurry. 

     
    Insieme alle icone più conosciute, scattate nel corso degli oltre 30 anni della sua straordinaria carriera di fotografo e di reporter; saranno presentati i lavori più recenti, realizzati dopo il 2010 insieme ad alcuni inediti, mai esposti nelle mostre precedenti, che costituiscono quasi il 50% delle foto esposte. 
    Il progetto The last roll con le immagini scattate utilizzando l’ultimo rullino prodotto dalla Kodak, gli ultimi viaggi a Cuba, in Thailandia e in Birmania, con una spettacolare serie di immagini dedicate al Buddismo, una selezione delle fotografie scattate nei recenti e numerosi soggiorni italiani, da Venezia alla Sicilia, da Roma all’Aquila.
  • La petizione per l’stituzione del registro tumori in Campania: firmate anche voi?

    La petizione per l’stituzione del registro tumori in Campania: firmate anche voi?

    E pensare che una volta la chiamavano Campania Felix!
     
    Già, una volta. Ora, lentamente, nel silenzio e nell’indifferenza della nostra classe politica, rischia di trasformarsi  in terra di veleni. Prima i fuochi: quintali di rifiuti, spesso anche tossici, bruciati sotto i cavalcavia e in mezzo alle campagne nell’indifferenza generale. E che sviluppano fumi nocivi in grado di provocare tumori nei soggetti più deboli, bambini e anziani.
    Terribile, vero? Già, ma nonostante le denunce che si sono susseguite negli ultimi anni da parte degli abitanti delle zone rovinate da queste pratiche – che non dipendono da responsabilità individuali, sia ben chiaro, ma dal controllo camorristico del territorio – il problema continua a non esistere, per lo meno per la nostra classe politica. E’ di pochi mesi fa, infatti, il commento della nostra Ministra della salute secondo cui i tumori in Campania non dipendono dal degrado da ma uno stile di vita sbagliato da parte dei suoi abitanti. Insomma, vi ammalate di cancro? Colpa vostra.  Peccato che nonostante le richieste vecchie di anni non ci sia ancora un registro tumori in Campania, in grado di valutare il terribile cambiamento in atto nella salute di zone di territorio abbandonate alla camorra, più che a loro stesse.
    Ma siccome al peggio pare continui a non esserci  limite, due giorni fa un’altra scoperta: i pozzi avvelenati. Pozzi che, ricordiamolo, sono utilizzati nella coltivazione di prodotti che tutti, indistintamente, finiamo chi più chi meno, per ritrovarci a consumare.  Sia ben chiaro: non mi interessa creare allarmismo. E lungi da me l’idea di lanciare anatemi contro i prodotti campani. Tutt’altro: la terra campana e i suoi prodotti sono un tesoro dal valore inestimabile, per la  nostra economia. Soprattutto in questi tempi di crisi: per cui non sopporto che questo tesoro sia stato – di fatto – trasformato in discarica. E soprattutto, non sopporto che il problema continui ad essere ignorato e che davanti a bambini morti ad otto anni si possa parlare impunemente di stili di vita sbagliati, come se i bambini della campagna di Caivano passassero il tempo a fumar Malboro.
    Certo non posso fare molto, come molto non possiamo fare noi blogger. Servirebbero fatti, e questi pare non ce siano in vista (come se non bastasse, per esempio, la storia degli stili di vita sbagliati è stata tirata fuori pure da Bondi, per spiegare la salute dei tarantini). Ad una cosa però non possiamo e non dobbiamo rinunciare: tentare di dare voce ai cittadini colpiti da questa tragedia.
     

    “Gentile Ministro Lorenzin,

    Sono un semplice cittadino di 21 anni, le scrivo come tale, non essendo affiliato ad alcun movimento politico o organizzazione. Come molti miei coetanei in tutta Italia, da Varese a Trapani, studio all’Università (Medicina e Chirurgia), faccio attività fisica, ho degli interessi culturali che coltivo, degli amici, dei genitori che pagano le tasse. Ma nonostante ciò, non sono ESATTAMENTE come i miei coetanei del resto d’Italia, ed il motivo è molto semplice: io vivo a San Felice a Cancello.
    Come lei di certo saprà, San Felice è l’ulteriore vertice di quel tristemente notoTriangolo della Morte che comprende Nola, Marigliano, Acerra, e paesi limitrofi (come Pomigliano d’Arco, paese già noto per altre problematiche) a cui si aggiunge la Terra dei fuochi a nord di Napoli, e la zona compresa tra Caserta e Maddaloni, dove si trova la cava Cementir.
    Fin da quando ero piccolo, nella mia famiglia ci saranno stati almeno una decina di casi di tumore, due dei quali sono stati letali, mentre gli altri sono stati fortemente debilitanti fisicamente ed emotivamente.
    Se Lei venisse qui e interpellasse delle persone a caso a Caserta, Maddaloni, San Felice o Acerra, scoprirebbe che tutti – dico sul serio: TUTTI – hanno avuto un caso di tumore in famiglia. Addirittura, due mie compagne di Liceo hanno perso i loro padri, a causa di un tumore. Sa qual è la cosa più triste? L’abitudine.
    Noi di questa terra abbiamo a che fare con talmente tanti casi di tumore ogni anno, che ormai non ce ne sorprendiamo più: vediamo a questa malattia come ad una spece di “norma”, ci rattristiamo quando veniamo a sapere di qualcuno che si ammala, ne conosciamo la gravità, ma sappiamo che vivendo qui era quasi inevitabile.
    Ministro della Salute, la prego, ci dia lo strumento per combattere questa battaglia: istituisca il Registro Tumori nella Regione Campania.
    So che Lei ha dichiarato da poco di voler affrontare la problematica iniziando a studiarne l’epidemiologia, ebbene: ci dovrebbe essere già uno strumento per questo, se non fosse che la Consulta lo dichiarasse illegittimo perché non rientrava nei piani di rientro del deficit sanitario. Ministro Lorenzin, non so cosa pensassero i Giudici della Corte Costituzionale quando hanno emesso questo verdetto; io so solo che mio cugino non ha mai potuto compiere 14 anni.”
    Ecco, io ho deciso di firmare questa petizione visto che – per quanto mi riguarda – pensare alla mia cucina senza i prodotti campani è impossibile. Spero lo facciate anche voi e che – magari – diate spazio sui vostri blog al racconto di quanto sta accandendo in Campania.
    E, soprattutto, di quanto non è ancora accaduto per provare a cambiare le cose.
  • I timbri del pane di Matera di Massimo Casiello

    I timbri del pane di Matera di Massimo Casiello

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    Nel mio girovagare per Matera alla scoperta del Pane di Matera non poteva mancare una sbirciatina ad una delle tradizioni più antiche legate alla sua preparazione: i timbri del pane. Una tradizione quasi dimenticata, ma antichissima che Massimo Casiello, un giovane artigiano materano sta facendo rivivere nel suo laboratorio. E che vi racconto con le sue parole.
     
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    Il timbro per il pane è uno dei simboli dell’arte pastorale della murgia materana. 
     
    Fino agli anni ’50 del ‘900 le massaie usavano impastare il pane in casa e lo consegnavano ai garzoni dei forni per la cottura. Queste, nei forni, venivano poi timbrate in mododa  distinguerla da quelle delle altre famiglie. I timbri erano commissionati ai pastori che li realizzavano durante il periodo della transumanza, quando erano lontani dalle loro abitazioni e avevano del tempo libero da dedicare all’intaglio del legno che non mancava nel loro percorso. 
     
    Il timbro si compone essenzialmente di tre sezioni: sulla base sono scolpite le iniziali del capofamiglia o un altro segno distintivo familiare, collegata attraverso un manico alla parte superiore artistico-figurativa decorata con elementi architettonici o sacri, figure umane, animali domestici, simboli di virilità e prosperità. 
     
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    Alla funzione pratica, rendere riconoscibili le forme di pane dopo la cottura nei forni pubblici, si aggiungeva un significato simbolico e rituale collegato alle diverse raffigurazioni. 
     
    I timbri di origine più antica riportavano alla base stilizzazioni del simbolo solare, sostituito successivamente dall’effige della famiglia o dalle iniziali del capofamiglia; quando l’uomo più anziano veniva a mancare, il timbro veniva bruciato e sostituito da un altro pezzo decorato allo stesso modo ma con le iniziali del nuovo capofamiglia. Nei tempi più remoti, il manico era decorato prevalentemente da rami fioriti, simbolo di prosperità. Altri simboli di prosperità sono la chioccia e le stilizzazioni della figura femminile. Le raffigurazioni falliche, il gallo, il cane, la figura maschile, il gendarme sono, invece, simboli di virilità con funzione protettiva del nucleo familiare privato del capofamiglia durante il periodo della transumanza. Anche la quotidianità trova spazio nelle raffigurazioni del timbro del pane, attraverso la riproduzione di simboli sacri e di elementi architettonici.
     
    Il timbro del pane era anche utilizzato come pegno d’amore, offerto dal pretendente alla donna amata, da lei conservato se consenziente, o restituito per respingere la richiesta di fidanzamento; veniva anche spezzato se si interrompeva burrascosamente un’intesa. 
     
    Oggi, il timbro per il pane rappresenta un elemento decorativo che si integra perfettamente in arredamenti moderni e antichi, riportando alla mente atmosfere lontane e misteriose.
     
    Una tradizione affascinante – mi piacerebbe un giorno riprendere le fasi della lavorazione attraverso le foto delle mani di Massimo che lavorano il legno – che finisce per assomigliare ad un piccolo viaggio indietro nel tempo. Per l’attenzione dedicata ai materiali, innanzitutto: legno, di diversi tipi. Ognuno con le sue caratteristiche di  colore, durezza o resistenza. Ma soprattutto per il rapporto tra questo e le mani che lo lavorano: un rapporto fatto di amore e conoscenza, che racconta di mani che più che “lavorare” il legno, si dedicano alla scoperta del suo contenuto. Per riconoscerlo e “liberarlo“.

    Perché un vero artigiano del legno questo fa, secondo me: non realizza le sue idee ma  si limita  a riconoscere e dare vita alle forme  contenute nel materiale cui si trova di fronte. E, soprattutto,  si affida a quella forma di dialogo muto che  in quell’attimo  nasce tra questo e le sue mani.

     
    Perché il legno è questo è: vita. Esattamente come il pane che i  timbri, grazie ad artigiani come Massimo, stanno tornando ad incontrare.
     
     
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    Se andate a Matera, quindi, segnatevi questo indirizzo. Per fare, anche voi, un piccolo viaggio indietro nel tempo grazie ad un racconto fatto di forme. Di pane e di legno.
    Massimo Casiello 
    Tornitura artistica del legno
    Via Ridola, 40 – 75100  Matera 
    info@massimocasiello.it – +39 0835 1970309
    http://www.massimocasiello.it
  • Soddisfazioni a tre spicchi. E Pizza  al lievito fujuto

    Soddisfazioni a tre spicchi. E Pizza al lievito fujuto

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    Sì, soddisfazioni. E non solo perché tra le pizzerie che hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento dell’assegnazione  dei *tre spicchi* del gambero rosso ci sono le pizzerie cui proprio non posso mancare ogni volta che vado a Napoli, in cui mi sento *a casa* (La Pizzeria Salvo di San Giorgio a Cremano e Gino Sorbillo di Napoli) ma anche perché in qualche modo in questo riconoscimento c’entro anche io (sia pure da molto, molto, molto, molto lontano). E la cosa non può che riempirmi di orgoglio.

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    Ma andiamo con ordine. Queste, le pizzerie premiate.

    Pizza Napoletana:
    Pepe in Grani (Caiazzo (CE)
    Da Attilio alla Pignasecca (Napoli)
    Trattoria Fresco (Napoli)
    La Notizia 1 e 2 (entrambe a Napoli)
    Sorbillo (Napoli)
    Starita (Napoli)
    Era Ora (Palma Campania (NA)
    F.lli Salvo Pizzaioli da Tre generazioni (S. Giorgio a Cremano (NA)
    Massè (Torre Annunziata (NA)

    Pizza Italiana
    Piemonte – Libery Pizza e Artigianal Beer (Torino)
    Lazio – La Gatta Mangiona, Sforno, Tonda (tutte a Roma)
    Abruzzo – La Sorgente (Guardiagrele (CH)

    Pizza Gourmet
    Piemonte – Pomodoro & Basilico (S. Mauro Torinese (TO)
    Veneto – Ottocento Simply Food (Bassano del Grappa (VI), I Tigli (S. Bonifacio (VR), Sapore (S. Martino Buonalbergo (VR)
    Emilia Romagna – O’ Malomm (Coriano (RN), O’ Fiore mio (Faenza (RA)
    Toscana – Apogeo (Pietrasanta (LU), La Spela (Greve in Chianti (LU)
    Marche – Urbino dei Laghi (Urbino)
    Lazio – La Fucina (Roma)
    Pizze a Taglio
    Veneto – Saporè (S. Martino Buonalbergo (VR)
    Toscana – Menchetti (Arezzo), Divina Pizza (Firenze)
    Lazio – Angelo e Simonetta, Pizzarium  a Roma)

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    Tra questi nomi, ne vorrei sottolineare uno in particolare: Pietro Parisi. Tempo fa, vi avevo parlato della pitta all’acqua di filatura della mozzarella di bufala campana. Un esperimento che avevo condotto grazie al consorzio che mi aveva fatto avere questo sottoprodotto della lavorazione,  introvabile lontano dalla zona di produzione. Come già raccontato diverse volte, ad una cena tra amici  raccontai a Pietro Parisi dell’esperimento e lui ne rimase incuriosito al punto da provarlo e svilupparlo fino a tirarne fuori una sua pizza, senza lievito aggiunto: la pizza al lievito fujuto.

    Bene, quella pizza oggi ha avuto questo grande riconoscimento.  E Pietro ha avuto la squisitezza di ringraziarmi in pubblico con queste parole su facebook (che riporto come sono, sgrammaticatura da utilizzo del cellulare compreso)

    “La fermentazione lattica affascina gambero rosso e ci onorano dei tre spicchi e portiamo Calma campania tra le rotte dove gustare una buona pizza , grazie ad un recupero delle acque della mozzarella di bufala abbiamo ottenuto una grande soddisfazione professionale forse la sperimentazione ci ha fatto onore un grande grazie va a  Teresa De Masi, Giustino Catalano  e Antonio Lucisano per aver aver fatto rete di idee e sopratutto un grande grazie va anche ai volti che con il loro aglio origano e pomodoro hanno reso una marinara straordinaria … grazie e adesso ci godiamo il successo domani presenteremo questa pizza a lievitazione lattica a Milano alla stampa Estera…”

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    Nonostante le parole di Pietro, che ringrazio,  io davvero non credo di avere nessun merito se non quello di avere giocato una quindicina di anni fa con la fermentazione lattica e di avere poi avuto la fortuna di continuare il gioco grazie al Consorzio. Il resto, la professionalità, l’arte del pizzaiolo, la sapienza nell’impasto e nella cottura è tutta roba di Pietro Parisi. Che con me ha solo un debito: quella di farmela assaggiare, prima o poi.
    Però confesso: la soddisfazione c’è. E grande. Come grande resta lo stimolo di continuare a condividere le cose che si scoprono e si imparano. Perché solo insieme, si cresce.
    ps. soddisfazione nella soddisfazione, questa mia foto in bianco e nero delle mani di Salvatore Salvo che ci racconta (a me e Maria) delle farine utilizzate per la sua pizza (che poi sono quelle che mi ha regalato per provare a fare il pane cafone) è stata scelta per il menù della nuova pizzeria Salvo da Tre Generazioni. Grande soddisfazione anche questa,  visto l’affetto che mi lega al – grande – lavoro di questi ragazzi.

    Le foto, sono delle pizze della pizzeria Salvo da Tre Generazioni