Categoria: Territori

  • Imprenditorialità e cultura: Antonio Amato e Parco Archeologico di Paestum, un tuffo verso il futuro parte seconda

    Imprenditorialità e cultura: Antonio Amato e Parco Archeologico di Paestum, un tuffo verso il futuro parte seconda

    Proprio stamattina, in cui l’hashtag #cilento è tra i top trend su Twitter grazie alla notizia di un masso abbandonato da un anno in mezzo ad una strada cilentana – il che ne fa quasi il simbolo di una terra abbandonata da Dio e dagli uomini, come se Cristo ancora oggi fosse ancora fermo a Eboli ad aspettare un treno che mai arriverà – arriva una una notizia di quelle che riempiono di gioia. L’esempio che non tutto è fermo, ma che esiste un Cilento che funziona e va avanti. E persino può divenire simbolo di un nuovo modo di rapportarsi tra imprenditorialità locale ed esponenti della cultura e delle istituzioni.

    Un Cilento di cui ho già parlato in occasione dell’evento augurale di Lsdm di quest’anno: una terra tesa in avanti, protesa in un tuffo verso il suo futuro.

    tuff-intero

    Pasta Antonio Amato è partner ufficiale del Parco Archeologico di Paestum

    Notizia che mi tocca da vicino, oltretutto: perché Giuseppe Di Martino – porello – è amico mio. Perché io sono salernitana e con la Pasta Antonio Amato ci sono cresciuta e perchè dal 1980 lavoro nel Ministero per i Beni culturali. E perché volente o nolente è esempio perfetto di Slowthinking.

    Il Parco Archeologico di Paestum e il Pastificio Di Martino, proprietario del marchio Antonio Amato, hanno siglato un accordo di partnership per il finanziamento degli scavi archeologici dei prossimi tre anni (fino al 2018). In particolare, saranno erogate dall’azienda 2 Borse di Studio, finalizzate ad attività di ricerca nell’ambito degli scavi stratigrafici del Parco.

    Il marchio di pasta salernitana Antonio Amato sarà protagonista, dunque, della valorizzazione dei templi greci meglio conservati in Italia e del Museo in cui è collocata una delle più importanti collezioni archeologiche d’Italia.

    13775502_1222144897825417_4727244638681049863_n

    “Quando un prodotto si muove in armonia con il territorio i passi che si fanno insieme verso la crescita sono più saldi. Abbiamo esperienze illustri in tal senso, in Italia e nel mondo – afferma Giuseppe Di Martino, Amministratore Delegato del Pastificio Di MartinoSiamo lieti di garantire una maggiore stabilità all’attività di ricerca e dare la possibilità a giovani archeologi di ambire ad una concreta e più duratura attività di studio. Pasta Antonio Amato si pone l’obiettivo di incidere positivamente sullo sviluppo del territorio non solo con la sua presenza economico-imprenditoriale ma anche con il sostegno diretto ed effettivo a progetti culturali e di sostenibilità sociale, di medio e lungo periodo, che abbiano come focus rendere ancor di più il territorio della provincia di Salerno, un luogo di rilevanza nazionale ed internazionale, area attrattiva per il turismo di eccellenza e per l’imprenditoria sana”.

     paestum

    “La sponsorizzazione degli scavi da parte del brand Antonio Amato – aggiunge Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico di Paestum – ci aiuterà a portare avanti un progetto di ricerca e di musealizzazione molto significativo. Intorno ai templi greci di Paestum, oggi vediamo in sostanza una città romana, formatasi alcuni secoli dopo la costruzione dei templi. Grazie ai nuovi scavi speriamo di avere più dati sull’abitato, nel periodo in cui furono costruiti i templi. Al tempo stesso, una sponsorizzazione di questo genere, è un segnale estremamente positivo: vuol dire che c’è fiducia nel progetto culturale e gestionale del Parco Archeologico di Paestum e nel sistema museale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.”

     Insomma, un Cilento inaspettato e vitale. Che può persino costituire esempio per il futuro, a  livello nazionale e non solo.

  • #EatPrato, un viaggio all’interno di un territorio e dei suoi sapori

    #EatPrato, un viaggio all’interno di un territorio e dei suoi sapori

    PicMonkey Collage prato 1

    Conoscete Prato?

    No? allora, mi spiace ma devo darvi una brutta notizia: non conoscete nemmeno la Torta Setteveli di Luca Mannori, le pesche dolci del Sacchetti, i profumi del Forno Mattei, la superba architettura de la Ferdinanda e un sacco di altre cose. Che non conoscevo neppure io, confesso, ma che ho scoperto grazie ad una partecipazione – parziale, purtroppo: avevo il treno prenotato verso sud e a metà tour sono dovuta scappare via – a  EatPrato,  una tre giorni per celebrare 300 anni di vino e di gusto.

    Non ci ero mai stata e devo dire che ho scoperto di aver fatto male a non andarci. Molto male.
    Ci sono arrivata in una mattina di estate, di quelle un po’ bagnate dalla pioggia ma per queste ancora più ricche di colori. Il verde della campagna era infatti pieno e luminoso: avete presente il tipico paesaggio toscano da cartolina? ecco, proprio quello e abbiamo potuto apprezzarlo *dall’interno* nel nostro viaggio verso la  Villa Artiminio, conosciuta come la Ferdinanda, perché fatta costruire da Ferdinando I dei Medici nel 1596, patrimonio dell’UNESCO.
     

    Villa Medicea, la Ferdinanda - Prato

     

    Prima di visitarla, però abbiamo avuto un momento in cucina di quelli che non si dimenticano: mani in pasta in compagnia. Roba da blogger, insomma: sotto la guida di   la chef Michela Bottasso, del ristorante Biagio Pignatta, (dal nome del primo maggiordomo di Ferdinando I) abbiamo preparato insieme tagliatelle all’uovo, strigoli e petto di  anatra all’arancia. Il nostro pranzo, insomma, accompagnato ovviamente dai vini Artiminio.
    PicMonkey Collage prato
    Una volta rientrati a Prato, siamo stati accompagnati in visita  al Museo di Palazzo Pretorio, dove ci sono stati regalati i racconti sulla storia artistica di questa città. Per esempio, la vita di    Filippo Lippi e il suo amore per Lucrezia. Lui, un  frate, lei una monaca:  si conoscono, si innamorano e fuggono insieme. Non si sposano mai, nonostante ottengano  la dispensa papale per sposarsi ma il loro amore è raccontato in tutte le sue opere, in cui Filippo non perde occasione per immortalare la sua bella.

    Poi, l’aperitivo: in alto, sul terrazzo di Palazzo Pretorio con vista sulla città. E poi la cena, nella stupenda cornice di Giardino Buonamici.



    L’indomani, il momento da me più  atteso: la prima colazione alla pasticceria Mannori dove, finalmente, ho potuto assaggiare la  Setteveli , la torta che ha vinto il mondiale di pasticceria nel 1997. L’esperienza non si è però limitata all’assaggio: abbiamo infatti avuto il Maestro Mannori a nostra disposizione per circa un’ora cche ci ha raccontato del suo concetto di qualità e della sua storia professionale, fatta – molto spesso – della difesa di questo concetto. Ogni giorno, a cominciare dalle scelte quotidiane come quella degli ingredienti.  Una scelta, la sua, di  guardare al futuro senza mai rinnegare il passato: il che ha consentito una affermazione ben oltre i confini italiani. 

    PicMonkey Collage Mannori
    Subito dopo, ancora dolci: il biscottificio Mattei. Dove non solo abbiamo assaggiato la loro produzione ma abbiamo potuto visitare il laboratorio per assistere alla produzione dei famosissimi Biscotti di Prato, del filone dolce candito e di tante altre delizie. Tutte, ovviamente, assaggiate sul campo e in diretta.

    PicMonkey Collage mattei
    Poi, purtroppo, sono dovuta scappare a prendere il treno. Dispiaciuta di perdermi un sacco di altri appuntamenti – come la visita al Maestro Sacchetti  e alle sue pesche dolci – e ansiosa di tornare presto, per scoprire altri aspetti di questa piccola e troppo trascurata cittadina. Una meta perfetta, ho scoperto, per coniugare sapore e turismo: con tante, tantissime realtà da scoprire e raccontare.

    fontana prato-21
     
    INFORMAZIONI E DETTAGLI

    Pasticceria Mannori
    Via Lazzerini 2, Prato
    Sito web | Facebook

    Biscottificio Mattei
    Via Ricasoli 20, Prato
    Sito web | Facebook

    Pasticceria Nuovo Mondo
    Via Garibaldi 23, Prato
    Sito web | Facebook

    Pasticceria/forno Fiaschi
    Piazza Mercatale 14, Prato

    Molino Bardazzi
    Via XX Settembre 24, Vaiano (PO)
    Sito web | Facebook

    Le Garage bistrot
    Piazza San Domenico 26, Prato
    Facebook

  • Volete andare a raccogliere i limoni ad Amalfi insieme a Gigino Aceto? Ecco il contest che fa per voi…

    Volete andare a raccogliere i limoni ad Amalfi insieme a Gigino Aceto? Ecco il contest che fa per voi…

    gigino Collage

     

    Che io abbia una passione per i piccoli produttori, è cosa nota. E che quando mi capita di scoprirne qualcuno mi viene voglia di partire per andarlo a trovare, pure.

    Così è successo quando – assolutamente per caso – ho visto la puntata dei dieci comandamenti dedicata a zi’ Peppe e al *suo* Sarno. E così è successo quando ho scoperto un video su Gigino sul New York Times. Ho deciso, immediatamente. dovevo andare a conoscerlo. E siccome le cose non succedono mai per caso, ho scoperto che di Gigino conoscevo Salvatore, suo figlio, e non solo virtualmente. Per cui, è stato facile organizzare e a Pasqua son partita.
    Ho raccontato qui del limoneto dove ho avuto la fortuna di essere ospitata, e delle  passeggiate che ho fatto con Gigino sotto i limoni. Quello che non ho ancora fatto, però, è raccontare della cucina a base di limone che mi hanno fatto assaggiare. Scialatielli amalfitani a parte: una pasta  tipica della costiera che, appunto, profuma di limone. Nei prossimi giorni, vi racconterò qualche altra ricetta: quello che vorrei chiedervi ora però è un’altra cosa: ci chiedevamo con Salvatore quanto il limone sia diffuso all’interno della cucina italiana.  E allora ci è venuta un’idea: perché non ci raccontate voi una  vostra ricetta – tradizionale, magari, o anche inventata da voi –  in cui il sapore o il profumo di limone hanno un ruolo da protagonista?
    Ci piacerebbe fare un giro virtuale nella cucina italiana guidati dal suo profumo e per questo abbiamo pensato a questo contest: voi raccontateci la vostra ricetta preferita al profumo di limone e pubblicatela sul vostro blog. Segnalate la vostra partecipazione al contest utilizzando questo banner,e facendolo puntare a questo post.

     

    lemon_banner

     

    Queste, le regole

    1) segnalate la vostra partecipazione attraverso un commento a questo post contenente il link della vostra ricetta;

    2) prelevate il banner  del concorso ed inseritelo nella barra laterale del vostro blog e – al momento della pubblicazione – nel post che conterrà la vostra ricetta (con link a questo post:). Se, come ci auguriamo, parteciperete con più di una ricetta, il banner andrà messo in ogni post e sarà accompagnato da questa scritta:

      con questa ricetta partecipo al concorso organizzato da amalfilemonexperience.it/ e da Scatti Golosi

    condividete il vostro post nella vostra bacheca di di facebook e nelle pagine fans dei vostri blog, annunciando annunciando la vostra partecipazione tramite i vostri canali social  e diventando (se vi va)  fan della pagina facebook di Lemon Tour – La valle dei Mulini Amalfi e di Scatti Golosi e Gennarino.org

     

    Amalfi

    Poi, fate un commento qui sotto, indicando il link alla ricetta con la quale intendete partecipare. Avete tempo per tutto il mese di giugno  e metà del mese di luglio per la pubblicazione delle vostre ricette: la scadenza del concorso è infatti fissata per il 15 luglio  15 settembre.

    La giuria, formata da Salvatore Aceto Ramona Avitabile e  Antonio Cioffi  sceglierà le tre ricette che meglio risponderanno a questi criteri:
     
    Potenzialità della ricetta a valorizzare il prodotto
    Qualità delle foto

    Chiarezza nella descrizione delle modalità di preparazione

    ATTENZIONE: A SEGUITO DI NUMEROSE RICHIESTE, IL CONCORSO E’ STATO APERTO ANCHE AI NON BLOGGER, CHE POTRANNO INSERIRE LA RICETTA NEL FORUMsegnalando sempre qui l’avvenuta pubblicazione. Inoltre, per dare a tutti lo stesso tempo, la data di scadenza è spostata al 15 agosto.

     

    Questi i premi:

    • 1 Classificatotre giorni per 2 persone ospiti nella casetta situata nel  limoneto di famiglia, con vista sul mare  (periodo marzo-aprile ottobre-novembre ) compreso parcheggio auto a valle gratuito.  Attenzione:  il limoneto è incredibilmente panoramico, ma anche scarsamente accessibile. Per arrivare alla casa infatti ci sono 200 gradini da salire. Per cui, puntate alla vittoria solo se avete fiato!
    • 2 classificato: una cassa di 6 bottiglie di Limoncello da Cl. 50
    • 3 Classificato – una Cassetta di Limoni IGP Costa d’Amalfi Kg. 15 I vincitori riceveranno anche una copia del libro:  I contadini volanti. Un anno nei limoneti della Costiera Amalfitana  per capire un po’ di più di questo mondo che –  anche attraverso questo contest – vogliamo raccontare.
    • download

    Il secondo e il terzo classificato, inoltre, saranno graditi ospiti di un lemon tour, non appena si troveranno a passare da Amalfi, per scoprire un po’ del mondo di questo agrume meraviglioso e della sua tradizione.

    E allora, cosa state aspettando? Iniziate a preparare le vostre ricette a base di limone: vi aspettiamo!

    [contentblock id=2 img=gcb.png]

     

  • Lsdm al Museo Archeologico di Paestum: un tuffo verso il futuro

    Lsdm al Museo Archeologico di Paestum: un tuffo verso il futuro

    tuff-intero

    Sono una persona fortunata, l’ho già scritto. E non solo perché ho iniziato a lavorare prestissimo in anni in cui la disoccupazione giovanile era un problema sociale enorme- esattamente come ora – ma per il tipo di lavoro che faccio. Ogni mattina, da 36 anni mi alzo per compiere un piccolo viaggio nell’arte; già perché io ho la fortuna di lavorare nei Beni Culturali, e il fatto di poter vivere l’arte quotidianamente attraverso il lavoro è una fortuna enorme,  più grande di quella che mi sarei mai aspettata.

    Per questo, quando ho saputo che lsdm 2016 sarebbe stata aperta da una cena nel Museo Archeologico di Paestum sono stata molto felice. Quei luoghi, infatti, fanno parte dei miei ricordi di bambina: ho corso intorno ai templi la mia prima gara di corsa campestre. Indelebile, poi, il ricordo di quando dentro i templi si poteva entrare, anche per giocarci a nascondino. O ad abbracciare le colonne, talmente grandi alla base che per riuscirci bisognava essere in tre.

     paestum

    Insomma, Paestum è anche un po’ la mia di  storia e proprio per  questo sono stata felicissima. Perché io sono meridionale e – in quanto tale – spesso incazzata verso il modo tutto suo che il Sud ha a volte di buttarsi via. Nonostante sia uno dei luoghi più belli del mondo, e di questa bellezza potrebbe – dovrebbe – farne ricchezza.
    Certo, ci sono problemi di risorse – e in questi ultimi anni il problema è divenuto addirittura drammatico grazie alla crisi – ma, soprattutto, ci sono problemi di mentalità. Abbiamo un patrimonio artistico unico al mondo eppure – troppo spesso – ci limitiamo a conservarlo, limitandone la fruizione da parte degli appassionati che continuano – nonostante tutto – ad arrivare da tutto il mondo.

     

     

    Ecco, in quella serata ho avuto la netta sensazione – la speranza, quasi – che qualcosa possa cambiare. Ci siamo trovati davanti ad un direttore molto giovane e straniero che con la massima semplicità ha raccontato di come ha accolto la proposta degli organizzatori di Lsdm di tenere all’interno del museo l’evento inaugurale della manifestazione.  Non sono riuscita a fare a meno di pensare, guardando Albert Sapere accanto al direttore Gabriel Zuchtriegel, che in fin dei conti erano due facce di una stessa medaglia. fatte entrambe di un territorio che – con testardaggine che a volte finisce per assomigliare all’utopia – vuole crescere (se non addirittura rinascere). 

    Peccato solo non ci fosse il Tuffatore, quella sera al Museo Archeologico di Paestum (purtroppo, era in prestito internazionale e non abbiamo potuto goderne la bellezza). Perché, in quella manifestazione, quel dipinto alle spalle dei due suoi artefici sarebbe stato perfetto. Perché avrebbe inconsapevolmente raccontato ciò di cui il sud più di tutto ha bisogno. Nonostante i dubbi, nonostante le preoccupazioni, nonostante le resistenze: di un tuffo verso il suo futuro

     

    Caseificio Barlotti, Paestum

     

     

  • Gigino Aceto, e il suo sogno di trasformare Amalfi in un giardino di limoni

    Gigino Aceto, e il suo sogno di trasformare Amalfi in un giardino di limoni

    Non deve essere una persona normale, Gigino Aceto. Almeno, non nel senso letterale del termine.

    giggino-9

    A 85 anni, per esempio, è ancora capace di girare con una sporta in spalla piena di limoni, facendomi vergognare del fiatone che non riesco a tenere a bada nel camminargli alle spalle.

    Poi, guida ancora la macchina, ma a modo suo: senza alcun bisogno di colori – rossi o verdi che siano – che gli dicano cosa fare. Pazienza, se poi ad andare in giro con lui ti vengono i capelli dritti e bianchi: Amalfi è piccola, per fortuna, e la gente per la strada si sposta – chissà poi perché? – nel vederlo arrivare o nel sentirlo strombazzare.

    Soprattutto però Gigino Aceto più che un contadino è qualcosa che assomiglia ad un sognatore.  Non so se conoscete Amalfi, se avete idea della conformazione del suo territorio. Se ci siete stati, almeno una volta in vita vostra, cercate di ricordare dove è il cimitero monumentale. In alto, molto in alto.

    Amalfi

    Bene, ora immaginate di fissare quelle colonne  (in alto a sx, nella foto) e  di spostare leggermente il vostro sguardo verso il basso. Ecco: quello è il mondo di Gigino Aceto, un limoneto incredibilmente panoramico, con vista su mare e sul  campanile romanico del duomo. Si vede anche Conca dei Marini, il maestoso Hotel Santa Rosa, e lo splendido paesaggio della costiera in direzione di Positano.

    Qui, il video di migliore qualità.

    «Sono nato, cresciuto e vivo sotto i limoni. Sicuramente, sono stato concepito sotto una pianta di limone: ero l’ottavo di tredici figli e vivevamo tutti in un’unica stanza. E i miei genitori, per questo, erano costretti ad andare a fare l’amore sotto i limoni. Propabilmente, nelle mie vene non scorre sangue ma succo di limoni».

    gigino Collage

    «Chi mi conosce mi dice che sono strano, che sembro un  poeta perché gli altri pensano a fare soldi, mentre io penso a portare avanti un prodotto e a custodire questo angolo di terra, perché la nostra è una missione» 

    limoni Collage

    Gigino Aceto ha quasi ottantacinque anni , è stato  nominato Cavaliere della Repubblica e continua ogni anno a  raccogliere quintali di limoni. E ad accarezzare con lo sguardo le sue piante mentre racconta con orgoglio dei limoni innestati su aranci amari, oppure mentre  mi mostra alberi secolari che lui con le sue cure ha salvato più di una volta da morte certa.

     

    Ma soprattutto, Gigino Aceto continua a riempire le terre di Amalfi dei suoi alberi di limoni. Una attività, la sua, che un po’ assomiglia ad una forma di resistenza, visto il lento ma inesorabile impoverimento della parte coltivata della costa,  che ormai vede  incolte e abbandonate intere colline. Continua imperterrito le sue coltivazioni, nonostante non sappia prevedere quale futuro possano avere gli sfusati, visto che tra un po’ di  anni la gran parte dei contadini volanti saranno morti e nessuno li avrà sostituiti.

    giggino-10

    Insomma, un coltivatore di sogni più che di alberi. Suoi, certo, ma soprattutto nostri.

    LEMON GARDEN S.A.S 
    Marco e Salvatore Aceto
    Salita Chiarito, 5 – Amalfi (SA)
    telefono 089873211
    fax 089872334

     

    Ps. Sempre a proposito di Amalfi, il racconto di Maria.

    Poi, se vi piacciono queste storie,  non perdetevi la storia di Stefania dell‘ultimo raccoglitore di manna, il nettare degli dei.

  • Come si preparano i tortellini (a Savigno, alla Antica Macelleria Mazzini)

    Come si preparano i tortellini (a Savigno, alla Antica Macelleria Mazzini)

    [easingslider id=”4856″]

    È l’unico farmaco che inizia a funzionare 30 minuti dopo l’assunzione e l’effetto del tadalafil sul viso dura fino a 8 ore! Per le relazioni passionali, è possibile acquistare Kamagra online in farmacia senza ricetta in Italia.

    Vi siete sempre chiesti come si preparano i tortellini? Bene questo è il post che fa per voi. 

    Premessa. Questo week end sono stata a Savigno, in provincia di Bologna. Molti di voi non conoscono, credo, questo paese ma credo ne sentiranno parlare nei prossimi anni. Qui, infatti è in corso una sfida: trasformare quella che è nata in una sagra di paese in un Festival internazionale a base di tartufo. Tartufo bianco, per la precisione: di quello più pregiato.

    Per tre fine settimana, uno è già andato, le strade del paese si trasformeranno in una grande sala di assaggio. Di tartufi, appunto, ma anche di salumi e borlenghi. E tortellini. A proposito di questi ultimi,  sono riuscita domenica ad infilarmi nel laboratorio di produzione della Antica Macelleria Mazzini, il Tempio del Suino, per fotografare le rezdore in modo da provare a raccontarvi come si preparano i tortellini nella maniera più tradizionale possibile.
    Eccovi il risultato, spero comprensibile per chi voglia provarci.

    Come si preparano i tortellini width=
    Accanto all’invito di non perdervi i prossimi due fine settimana in arrivo a base di tartufo.  Io, per dire, mi sono gustata un ottimo menù preparato da Igles Corelli sotto il tendone montato in piazza. Un ottimo menù, aggiungo io: che, nonostante le difficoltà logistiche della situazione, nulla aveva da invidiare ai piatti assaggiati in situazioni “tecnicamente migliori”.
    Ma ora vi lascio alle foto e alla ricetta dei tortellini. Magari, se ci riesco, il prossimo fine settimana chiedo alle signore del laboratorio la loro ricetta.

    Intanto, beccatevi questa di Paolo cui sono particolarmente affezionata essendo stata postata (lo scorso millennio) nel newsgrooup It hobby cucina (il primo luogo virtuale frequentato dalla sottoscritta).

    Come si preparano i tortellinii

    Come si preparano i tortellini , prima parte: la sfoglia

    Preparate innanziutto una dose di pasta all’uovo con un paio di ore di anticipo. Indispensabile infatti che questa sia molto malleabile, quasi plastica: per ottenere questo risultato la pasta va lasciata riposare un’ora circa in un sacchetto di plastica per alimenti da cui è stata fatta fuoriuscire l’aria. In questo modo il glutine si rilasserà e potrete stendere la  sfoglia  senza alcuna fatica. 

    Sulla quantità di sfoglia da preparare non so darvi consigli: dipende dalla grandezza del vostro tortellino – lo standard prevederebbe quadrati di pasta di un paio di cm di lato, massimo 2,5, ma fate voi in base alle vostre abitudini e capacità – per cui vi conviene abbondare (quattro uova minimo). Con la pasta che rimane, magari ci fate due tagliatelle o quadretti per il brodo. Insomma,  di sicuro non la butterete via.

    Mentre la pasta riposa, preparate il ripieno: non dò indicazioni in termini di peso, impossibile darne. Diciamo che per un buon piatto di tortellini potrete considerare circa 70 g di ripieno a persona. Per cui regolatevi di conseguenza.

    Fatta questa premessa, eccovi la ricetta del ripieno.

    [yumprint-recipe id=’30’]

     
    Ho provato anche a filmare i movimenti, sperando di aiutarvi. Eccovi il video.

    Se non vi è chiaro il movimento, date anche un’occhiata a questo post. Sono tortelloni, in verità, ma il movimento è lo stesso e forse riuscirete a capire meglio come si preparano i tortellini.
    Ricordate infine che per il tortellino, il brodo è la morte sua, e se volete sapere come lo preparo io, lo trovate qui.

    Insomma, ora per Natale non avete più scuse. Che ne dite di provarci? E magari di venire nei prossimi due fine settimana a Savigno a studiare il tortellino dal vivo, accanto ad un buon tartufo?