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  • Risotto alle cozze, provolone del monaco e polvere di limone

    Risotto alle cozze, provolone del monaco e polvere di limone

    risotto cozze limone-3

    Una ricetta, questo risotto alle cozze e provolone del monaco che si basa su due luoghi comuni. Anzi tre.

    Il primo,  che per fare il risotto ci vuole il burro. Che Carlo Zaccaria mi perdoni ma questo risotto alle cozze è mantecato con olio di oliva. Solo alla fine: il riso infatti è tostato a secco e a fine cottura l’olio viene aggiunto a crudo. Per mantenere inalterati profumi e gusto.

    Il secondo: che pesce e formaggio insieme non stanno bene. Esistono però formaggi che al gusto richiamano sapori e profumi di mare e che con il pesce si sposano benissimo. Uno di questi, il provolone del monaco: che nasce al mare e della sua aria e dei suoi profumi si nutre. Prodotto da sempre con il latte delle mucche allevate in costiera sorrentina, nel suo sapore si ritrovano sentori di macchia mediterranea. In più, anticamente era messo a stagionare nelle grotte vicine al mare: per questo, e per le caratteristiche organolettiche che ne conseguono, il provolone del monaco con il pesce secondo me è la morte sua.

    Il terzo: che limone e pesce è pura banalità. Possibile, possibilissimo anzi, se per limone si intende il gusto acido e deciso del suo succo.Ma il limone però non è solo succo: ma è anche profumo. Trasformato in consistenza sabbiosa e morbida, se trasformato in polvere. Perfetto per completare alcuni piatti attenuandone la morbidezza e regalando note di profumo assolutamente inaspettate.

    Come questo risotto alle cozze, provolone del monaco e profumo di limone di Amalfi, appunto.

    [yumprint-recipe id=’48’]Se non sapete come si puliscono le cozze, leggete qui.
    Se non avete la polvere di limone, potete prepararla facilmente da voi pelando i limoni con un pelapatate – in modo da ridurre al minimo il bianco – e disidratandole in microonde dando 30 secondi alla volta (per 3 limoni ci vorranno circa 3 minuti). Lasciatele poi in forno tutta la notte così in modo da farle seccare al meglio e poi macinatele con un macinacaffè.

    Se amate il sapore del limone, e se amate in particolare il limone di Amalfi, vi ricordo il mio contest e il suo premio eccezionale: 3 gg in compagnia di Gigino Aceto, in uno dei limoneti più panoramici di Amalfi… mi raccomando, non perdetevelo!

    gigino Collage

     

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  • Racconta un produttore… il tuo!

    Racconta un produttore… il tuo!

    Mostaccioli di Soriano Calabro

    Forse vi siete già accorti di questo hashtag: #slothinking e – magari – vi siete pure accorti del sito nato per dare voce a questo progetto.
    Nel caso vi sia sfuggito, provo a raccontarvi in breve di cosa si tratta.Per me, e per altre persone che vivono la rete e l’essere foodblogger come me, internet vuol dire soprattutto #FareRete. Per crescere insieme, sia in contenuti che in numeri, e scegliendo di vivere quotidianamente il nostro essere foodblogger come un gioco di squadra.
    Per questo, vi dicevo, è nato #slowthinking. Se il concetto vi ispira, se volete valutare se partecipare a questo progetto, visitate il sito: troverete tutte le informazioni e anche la mail a cui inviare la richiesta di adesione.

    Oltre a questo, però per noi #FareRete non significa soltanto creare legami tra foodblogger, ma anche cercare di raccontare il sogno di chi ogni giorno si ostina a difendere la sua terra e il suo lavoro con sacrificio e testardaggine. Scoprire e narrare un territorio e le sue eccellenze gastronomiche, grandi o piccole, conosciute o sconosciute, attraverso il lavoro di piccoli produttori e artigiani, rappresenta a pieno titolo la filosofia dello #slowthinking.

    Andare alla scoperta di questi uomini e queste donne, del frutto del loro lavoro, cercare di trattarlo al meglio, con rispetto e amore è, probabilmente, il dovere primario di chiunque si occupi, a qualunque livello, di food. E’ un compito che, secondo noi, ogni amante della cucina dovrebbe assumersi. Quando poi si ha a che fare con prodotti quasi dimenticati o sconosciuti alla maggior parte dei consumatori, tutto questo diventa ancora più importante.
    E’ proprio per questo motivo che vi invitiamo a condividere una storia che magari solo voi conoscete, ma che meriterebbe di essere diffusa.
    VI PIACE L’IDEA?
    Sicuramente non siamo i primi, e non saremo gli ultimi, a promuovere questo tipo di ricerca, ma crediamo nella pluralità e nel racconto fatto da voci diverse. La stessa cosa può essere illustrata e/o narrata, in maniera differente, perché ognuno di noi ha una sensibilità e un modo di percepire diverso dagli altri.

    Quello che noi vorremmo è questo: un racconto, che sia fatto di sole parole, di sole immagini o entrambe le cose. Potete scrivere un racconto a quattro mani, per esempio, dove uno illustra e l’altro narra. Cercate il modo che sia più consono alla vostra personalità e abilità.

     

    COME SI FA?
    Contattate un produttore o un artigiano della vostra zona: fatevi narrare la sua storia, le sue fatiche, le sue speranze e raccontatele come meglio preferite.
    Non deve essere per forza un produttore di cibo, potrebbe essere anche un artigiano che produce botti di vino o pentolame particolare o le fustelle per la ricotta, per esempio.
    Per partecipare potete avere un blog oppure no.
    Nel primo caso pubblicate sul vostro blog un post, aprendolo con un’introduzione di 4-5 righe: ci servirà, insieme a una vostra immagine, per inserire sul sito www.slowthinking.it un’anteprima che inviti a leggere l’articolo direttamente sul vostro blog.

    Nel secondo caso, troverete spazio sul sito www.slowthinking.it firmando il vostro post.

     

    Nell’articolo, ci piacerebbe che spiegaste l’iniziativa, in modo da invogliare anche altri ad aggiungersi a questo coro di voci. Inoltre vi chiederemmo di utilizzare questa immagine  come banner sul vostro blog e/o sui vostri canali social (linkando il sito) .

    racconta il tuo produttore

    Quando il vostro post sarà pronto, vi chiediamo di segnalarci il link sulla pagina dell’evento di Facebook. Qualora non foste iscritti a Facebook, potreste farlo con un commento sul sito, sotto il post dedicato all’iniziativa.
    Infine, vi chiediamo di utilizzare i due hashtag #raccontailtuoproduttore e #slowthinking per la condivisione dell’evento e degli articoli sui social network.
    caciocavallo collage
    CI SONO SCADENZE?
    30 settembre 2016
    Armatevi di macchina fotografica, di computer, di penna o quello che volete e raccontate e/o ritraete mani, volti, fatiche e passioni.

    Raccontate, noi vi aspettiamo!

    E magari, mentre ci pensate su, date un’occhiata a questi post che raccontano produttori. Sicuramente, vi daranno delle idee.

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  • Volete andare a raccogliere i limoni ad Amalfi insieme a Gigino Aceto? Ecco il contest che fa per voi…

    Volete andare a raccogliere i limoni ad Amalfi insieme a Gigino Aceto? Ecco il contest che fa per voi…

    gigino Collage

     

    Che io abbia una passione per i piccoli produttori, è cosa nota. E che quando mi capita di scoprirne qualcuno mi viene voglia di partire per andarlo a trovare, pure.

    Così è successo quando – assolutamente per caso – ho visto la puntata dei dieci comandamenti dedicata a zi’ Peppe e al *suo* Sarno. E così è successo quando ho scoperto un video su Gigino sul New York Times. Ho deciso, immediatamente. dovevo andare a conoscerlo. E siccome le cose non succedono mai per caso, ho scoperto che di Gigino conoscevo Salvatore, suo figlio, e non solo virtualmente. Per cui, è stato facile organizzare e a Pasqua son partita.
    Ho raccontato qui del limoneto dove ho avuto la fortuna di essere ospitata, e delle  passeggiate che ho fatto con Gigino sotto i limoni. Quello che non ho ancora fatto, però, è raccontare della cucina a base di limone che mi hanno fatto assaggiare. Scialatielli amalfitani a parte: una pasta  tipica della costiera che, appunto, profuma di limone. Nei prossimi giorni, vi racconterò qualche altra ricetta: quello che vorrei chiedervi ora però è un’altra cosa: ci chiedevamo con Salvatore quanto il limone sia diffuso all’interno della cucina italiana.  E allora ci è venuta un’idea: perché non ci raccontate voi una  vostra ricetta – tradizionale, magari, o anche inventata da voi –  in cui il sapore o il profumo di limone hanno un ruolo da protagonista?
    Ci piacerebbe fare un giro virtuale nella cucina italiana guidati dal suo profumo e per questo abbiamo pensato a questo contest: voi raccontateci la vostra ricetta preferita al profumo di limone e pubblicatela sul vostro blog. Segnalate la vostra partecipazione al contest utilizzando questo banner,e facendolo puntare a questo post.

     

    lemon_banner

     

    Queste, le regole

    1) segnalate la vostra partecipazione attraverso un commento a questo post contenente il link della vostra ricetta;

    2) prelevate il banner  del concorso ed inseritelo nella barra laterale del vostro blog e – al momento della pubblicazione – nel post che conterrà la vostra ricetta (con link a questo post:). Se, come ci auguriamo, parteciperete con più di una ricetta, il banner andrà messo in ogni post e sarà accompagnato da questa scritta:

      con questa ricetta partecipo al concorso organizzato da amalfilemonexperience.it/ e da Scatti Golosi

    condividete il vostro post nella vostra bacheca di di facebook e nelle pagine fans dei vostri blog, annunciando annunciando la vostra partecipazione tramite i vostri canali social  e diventando (se vi va)  fan della pagina facebook di Lemon Tour – La valle dei Mulini Amalfi e di Scatti Golosi e Gennarino.org

     

    Amalfi

    Poi, fate un commento qui sotto, indicando il link alla ricetta con la quale intendete partecipare. Avete tempo per tutto il mese di giugno  e metà del mese di luglio per la pubblicazione delle vostre ricette: la scadenza del concorso è infatti fissata per il 15 luglio  15 settembre.

    La giuria, formata da Salvatore Aceto Ramona Avitabile e  Antonio Cioffi  sceglierà le tre ricette che meglio risponderanno a questi criteri:
     
    Potenzialità della ricetta a valorizzare il prodotto
    Qualità delle foto

    Chiarezza nella descrizione delle modalità di preparazione

    ATTENZIONE: A SEGUITO DI NUMEROSE RICHIESTE, IL CONCORSO E’ STATO APERTO ANCHE AI NON BLOGGER, CHE POTRANNO INSERIRE LA RICETTA NEL FORUMsegnalando sempre qui l’avvenuta pubblicazione. Inoltre, per dare a tutti lo stesso tempo, la data di scadenza è spostata al 15 agosto.

     

    Questi i premi:

    • 1 Classificatotre giorni per 2 persone ospiti nella casetta situata nel  limoneto di famiglia, con vista sul mare  (periodo marzo-aprile ottobre-novembre ) compreso parcheggio auto a valle gratuito.  Attenzione:  il limoneto è incredibilmente panoramico, ma anche scarsamente accessibile. Per arrivare alla casa infatti ci sono 200 gradini da salire. Per cui, puntate alla vittoria solo se avete fiato!
    • 2 classificato: una cassa di 6 bottiglie di Limoncello da Cl. 50
    • 3 Classificato – una Cassetta di Limoni IGP Costa d’Amalfi Kg. 15 I vincitori riceveranno anche una copia del libro:  I contadini volanti. Un anno nei limoneti della Costiera Amalfitana  per capire un po’ di più di questo mondo che –  anche attraverso questo contest – vogliamo raccontare.
    • download

    Il secondo e il terzo classificato, inoltre, saranno graditi ospiti di un lemon tour, non appena si troveranno a passare da Amalfi, per scoprire un po’ del mondo di questo agrume meraviglioso e della sua tradizione.

    E allora, cosa state aspettando? Iniziate a preparare le vostre ricette a base di limone: vi aspettiamo!

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  • Come si preparano gli scialatielli amalfitani

    Come si preparano gli scialatielli amalfitani

    come si preparano gli scialatielli

    Dite quello che vi pare, ma io Amalfi la amo

    La amo per i ricordi disseminati lungo la costiera in anni e anni di vita salernitana, prima di trasferirmi a Modena,.
    La amo per lo splendore dorato del suo duomo, il giallo dei suoi limoni, l’azzurro del cielo e del mare.
    E la amo soprattutto per le espressioni dei volti delle persone che vedo arrivare in piazza ignare della meraviglia che le attende: mi piace fermarmi ad osservarle con discrezione, magari seduta ad un tavolo della pasticceria Pansa.
    La amo perché amo la sensazione che ricavo da tutto questo e che assomiglia al respirare la felicità di un sogno realizzato.

    Non ci credete? Fermatevi una volta, se vi capita, a guardare le facce di quelli che entrano in piazza: tanti tra loro attendono da  una vita di trovarsi almeno una volta davanti a quelle scale. Li riconoscerete al volo dalla meraviglia  improvvisamente disegnata sui loro volti davanti a quelle scale, che vi farà capire in un attimo il senso di quelle parole incise sulla lapide sotto l’arco all’ingresso del paese :

     “Il giorno del giudizio, per gli amalfitani che andranno in Paradiso sarà un giorno come tutti gli altri”.

    duomo

    Ecco, in quella piazza ogni volta mi è possibile ricordare che la felicità esiste e può assomigliare assomigliare a dei gradini protesi verso l’alto. Verso un paradiso, che ad Amalfi ha la forma e i colori  di un duomo.

    There’s a lady who’s sure
    All that glitters is gold
    And she”s buying the stairway to heaven

    come si preparano gli scialatielli

    E la amo per la sua cucina,  per gli scialatielli amalfitani per esempio: una pasta che se non conoscete vi conviene provare presto. Non è difficile, potete usare il mattarello oppure la macchina per la pasta. Poi, conditeli come più vi piace: con un pomodoro fresco schiacciato in olio buono oppure con frutti di mare. O, ancora più semplicemente, con erbe aromatiche fresche e buccia di limone. 
    Insomma, conditeli come vi pare ma fateli: scoprirete anche voi un motivo in più per amare Amalfi. 

    Come si preparano gli scialatielli amalfitani

    [yumprint-recipe id=’47’]ome si preparano gli scialatielli

     

    ome si preparano gli scialatielli

    L
    e foto della preparazione degli scialatielli sono state scattate durante un lemon tour organizzato da:
    LEMON GARDEN S.A.S 
    Marco e Salvatore Aceto
    Salita Chiarito, 5 – Amalfi (SA)
    telefono 089873211
    fax 089872334
  • Risotto agli asparagi

    Risotto agli asparagi

    risotto agli asparagi

    Lo so quello che state pensando: ma vi pare che questa deve arrivare, oggi – nel 2016 – e pubblicare una ricetta di risotto agli asparagi? Sì, lo so che questa ricetta non è una novità, ma siccome a me piace molto io lo pubblico. Poi, fate voi.

    Per me, questo risotto agli asparagi però una novità lo é: è la prima volta che mi sono trovata ad usare un riso di Carlo Zaccaria: il Carnaroli Vintage, un riso – cito dal sito –  invecchiato per avere il massimo della consistenza ed il minor rilascio di amido durante la cottura. Perfetto per la bollitura e per risotti. E’ un  riso che nella preparazione del risotto va tostato poco o nulla e rimestato costantemente durante l’aggiunta del brodo per favorire la naturale mantecatura.

    Beh, io con i risotti non sono molto brava, lo confesso. Però in questo caso è stato molto semplice avere un risultato decisamente buono. Merito del riso, sicurametne: l’amido ha regalato al riso la giusta cremosità. Il riso non era cioè né slegato né colloso, neanche in modo minimo. E il sapore degli asparagi – che ho usato anche per il brodo – era un perfetto completamento al suo sapore. Non ho usato vino, per i risotti ho smesso di usarlo – non mi piace il gusto che lascia e  non ne capisco il senso,  ho portato a cottura il riso con un brodo preparato con gli scarti degli asparagi.  Nulla di particolare, ma davvero non capisco perché buttare via una cosa che, se ben utilizzata, può servire solo a regalare sapore.

    Ma bando alle ciance e passiamo alla ricetta. Non senza prima informarvi che – purtroppo per voi – ci ho preso gusto  e che, quindi, di risotti ne seguiranno presto altri!

    risotto agli asparagi-3

    [yumprint-recipe id=’46’]risotto agli asparagi

  • Avete provato a post produrre le vostre foto con Lightroom ma vi siete persi? Allora, forse, questo è il post che fa per voi

    Avete provato a post produrre le vostre foto con Lightroom ma vi siete persi? Allora, forse, questo è il post che fa per voi

    lightroom

    Una premessa. Questo è il primo di una serie di post dedicati ad un piccolo ma specifico progetto di lavoro che nei social potrete seguire sotto l’hashtag #slowthinking. Un progetto che si fonda anche su un’idea di  condivisione delle competenze acquisite nella nostra esperienza di blogger. 

    Anche di quelle fotografiche, quindi. E di post produzione: argomento su cui continuo a ricevere in privato richieste di aiuto ma che ho deciso di affrontare, insieme, nel blog. Aspetto quindi i vostri stimoli per capire quali argomenti toccare in futuro e vi ricordo che se avete bisogno di aiuto io sono a vostra disposizione nel forum, dove potrete chiedermi – per esempio – come poter migliorare le vostre foto sia in fase di scatto che di post produzione.

    Lightroom è uno strumento per l’ archiviazione e la post produzione molto efficiente e relativamente facile ma ha un problema che lo rende piuttosto ostico a chi vi si avvicina per la prima volta. Non funziona cioè con la sequenza tipica degli altri programmi – apri file, salva file, salva file con nome, etc. – ma mette al centro del nostro lavoro il CATALOGO FOTOGRAFICO. 

    Questo, a quanto leggo, crea non pochi problemi a chi lo utilizza da autodidatta. Fermo restando quindi il punto che magari vi conviene fare un corso – qui ne trovate on line di ben fatti che costano davvero pochissimo –  vale la pena di fermarsi un attimo  a cercare di capire le linee generali del funzionamento di questo programma.

    Facciamo finta che abbiate già iniziato ad usarlo, abbiate già creato il vostro catalogo e abbiate già importato delle foto. 
    Questa, l’interfaccia che vi si presenta. Le due  foto grandi sono le anteprime della foto,  prima e il dopo la post produzione. La fila di foto in basso, le anteprime delle foto presenti nel catalogo. Le scritte in alto (libreria, sviluppo, mappa, libro, presentazione, stampa, web) le varie possibilità di lavoro offerte dal programma.

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    Sottolineo: quelle che vedete non sono le foto ma solo delle anteprime. Quindi, ricapitolando, il catalogo di Lightroom non è l’archivio delle foto ma solo lo strumento attraverso cui si importano le foto, si completano con tutte le informazioni necessarie – nome file, tag, etichette, copyright, ecc – , si sviluppano apportando le modifiche necessarie, e –  infine – si esportano o stampano. Questo non è un dettaglio da poco perché salvare il catalogo, non significa salvare le foto originali  ma solo tutte le modifiche che avete apportato. 

    E’ molto importante quindi, per evitare errori, capire dove sono davvero le  nostre foto oppure – meglio ancora, imparare a dire a Lightroom in quale parte del disco fisso  vogliamo che siano conservate.

    Le parti fondamentali di Lightrom  sono i Moduli, quelle scritte che  si vedono in alto, che potete vedere in foto.

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    Da sinistra verso destra si incontra il modulo Libreria che è il punto di partenza del flusso di lavoro. Da Libreria si importano, si selezionano e si catalogano i propri scatti.

    Per chi è nuovo di Lightroom, la maggior parte delle difficoltà sono proprio nel modulo Libreria perché – come dicevo – obbliga a modalità di lavoro diverse rispetto a tutti gli altri programmi.

    Come procedere, quindi, per evitare confusione ed errori?

    Supponiamo di essere in un laboratorio fotografico piuttosto che al computer (del resto Lightroom vuole dire proprio camera oscura). In questa situazione, il vostro lavoro sarebbe diviso in due parti: quello sui negativi e quello sulle foto vere e proprie (la stampa)Lightroom lavora sulla base della stessa logica.

    – prima di tutto, IMPORTEREMO LE FOTO.

    – Poi, nel modulo Libreria, ci occuperemo del lavoro sui negativi (modificheremo il nome file, inseriremo tag e etichette, copyright, ecc.).

    – successivamente, nel modulo Sviluppo lavoreremo per migliore l’esposizione, contrasti, bilanciamento del bianco etc.

    – Infine, ESPORTEREMO LA FOTO. Questa, finirà quindi nel nostro archivio fotografico che è diverso – appunto – da quello dei negativi.

    Ricapitolando, quindi, attraverso il catalogo noi costruiremo almeno due archivi: quello dei negativi, e quello delle foto.

    Quindi, ricordatevi, quando salvate le vostre foto che gli  archivi sono due, contenuti in due distinte cartelle.

     

    Se avete bisogno di salvare le foto che avete scattato – le foto originali, per esempio i file RAW – voi salverete le cartelle in cui avete IMPORTATO.

    Se avete bisogno di salvare le foto da voi modificate, i JPG o i TIF, salverete le cartelle in cui avete ESPORTATO le vostre foto.

    Lo so, sembra difficile ma non preoccupatevi. Non lo è affatto. Un consiglio: regalatevi un po’ di tempo per guardare questo estratto di corso gratuito di Teacher in a box: vi chiarirà molti dubbi e vi permetterà di partire nel modo giusto.   Questi gli argomenti trattati, in modo chiaro ed esauriente. Guardateli e poi ditemi la vostra impressione. E – ripeto – se avete bisogno di aiuto per le vostre foto, ricordate che vi aspetto nel forum. Dove, quando serve, parliamo anche di fotografia.

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