Categoria: Usare i Social

  • Uso delle foto senza permesso: cosa possiamo fare per difendere il nostro lavoro di foodblogger?

    Uso delle foto senza permesso: cosa possiamo fare per difendere il nostro lavoro di foodblogger?

    Chi mi segue su facebook magari siè già accorto di una cosa che in questi giorni mi sta facendo parecchio arrabbiare: e cioè l’uso delle foto senza permesso.

    Premessa: come ho spiegato qui, le mie foto sono caricate su flickr dove c’è scritto a chiare lettere che tutti i diritti sono riservati e che le foto non vanno usate senza il mio permesso.

    Solo dopo, le uso nel mio blog: in questo modo, la prima pubblicazione è associata ad un copyright esplicito e NESSUNO potrà mai vantare date di pubblicazione anteriore alla mia (e ben visibile nei dati pubblici della foto).

    Ma niente da fare: non basta. Le mie foto continuano arricchire pagine di siti che neppure conosco e che evidentemente sono convinti che né il tempo che ho speso per imparare, né i soldi che ho speso per attrezzature fotografiche, né – tantomeno – quello per i viaggi nei luoghi in cui ho scattato valgano qualcosa.

    La cosa più bella?
    Questo disclaimer, che mi ritrovo a leggere sempre più spesso.

    Le foto riprodotte in questo sito provengono in prevalenza da Internet e sono pertanto ritenute di dominio pubblico. Gli autori delle immagini o i soggetti coinvolti possono in ogni momento chiederne la rimozione, scrivendo al nostro indirizzo di posta elettronica.

    Come sarebbe a dire? prima me le freghi e poi, se me ne accorgo, sei disposto a restituire il maltolto e magari pretendi pure di essere ringraziato? Intanto però la tua foto mi ha danneggiato, perché caricata abusivamente e senza copyright maagari è stata utilizzata anche da altri.

    Come se io andassi al bar, insomma, e mentre sto in fila in cassa iniziassi a mangiare le caramelle e i biscotti esposti – offrendone in libertà agli altri clienti – per poi rispondere, al momento di pagare, che non vedo perché dovrei farlo visto che erano in esposizione e quindi a pubblica disposizione.

    Oppure quelli che pensano di essere a posto, mettendo i credit alla foto. Ora, a parte il fatto che lo devo dire io come autrice della foto se mi bastano i credit e se voglio o no apparire sul vostro sito – che magari, perdonatemi il termine, può anche farmi schifo perché (come mi è accaduto) è un sito razzista e bufalaro – la cosa bella è magari mettono il nome senza link al blog, che in internet è peggio dell’anonimato. Oppure, foto da flickr: ma bravo, e come mai hai visto la foto e non il divieto di usarla? O, ancora, da pinterest: no caro, pinterest non ha foto sue è solo un sistema di collegamenti. E ti sarebbe bastato un click per scoprire di chi è la foto e se sia possibile o meno usarla.

    Ma vi pare possibile? Io dico di no. E aggiungo anche che su questa partita bisogna iniziare a mettere dei punti fermi. Ma fermi davvero. Perché non è vero che anche se siamo foodblogger per passione il nostro lavoro non vale nulla: vale, altrimenti non lo utilizzerebbe nessuno, e noi dobbiamo imporci per ottenerne il rispetto.

     

    MA IN CHE MODO POSSIAMO DIFENDERE IL NOSTRO LAVORO?
    Innanzitutto, iniziando a scattare in raw (il possesso del quale resta la prova incontrovertibile della proprietà della foto) e custodendo questi gelosamente.

    Iniziando poi a usare gli strumenti on line che permettano di stabilire con esattezza chi per primo abbia pubblicato una foto (e flickr è uno di questi).

    Sfruttando la tecnologia e inserendo nei meta dati in fase di scatto o di post produzione il nostro nome.

     

    E soprattutto rivolgendoci, qualora tutto questo non bastasse, ad un avvocato per il rispetto dei nostri diritti.

    Ecco, questo il punto dolente mi direte: andare da un avvocato costa, e senza certezze di ritorno economico – diventa troppo oneroso anche un semplice consulto. Poi diciamocelo: gli avvocati che ne capiscono di digitale non ci sono: sono pronta a scommettere che se dite al vostro avvocato che avete il RAW lui pensa ad una malattia infettiva, o qualcosa del genere.

    Riflettendo su questa cosa, però, mi è anche venuta in mente un’idea che può anche assomigliare ad una soluzione. Se ci riflettiamo un po’ su, appare chiara una cosa: queste vicende non hanno bisogno di consulenza, sono tutte uguali, hanno cause e soluzioni univoche. Per cui, trovando un avvocato che conoscegià questi aspetti legali, si può ridurre drasticamente il suo costo azzerando le spese di consulenza e muovendosi in modo rapido ed efficace per chiedere il rispetto della legge.

    Ecco, io l’avvocato l’ho trovato e abbiamo iniziato un lavoro in comune partendo dalle foto rubate a me che ha già dato i primi risultati concreti. Ora stiamo allargando il tiro, provando con alcuni associati di slowthinking (lo sapete già, vero, che a noi piace fare rete?) e prossimamente, se la cosa – come credo – continuerà ad offrire buoni risultati offriremo la possibilità anche ad altri blogger di avvalersi del suo aiuto, attraverso spazi dedicati: un sito web, per esempio, o una pagina web.

    Che ne dite, vi piace l’idea di iniziare a chiedere il rispetto del vostro lavoro anche sotto forma economica?

    Insomma, iniziate a raccogliere i dati sulle foto che vi hanno rubato che presto vi torneranno utili… scommettiamo?

     

     

  • E’ possibile capire se i follower di una pagina sono veri oppure comprati?

    E’ possibile capire se i follower di una pagina sono veri oppure comprati?

    capire se i follower di una pagina sono veri oppure comprati

    Stamattina, in seguito ad un mio post su facebook, in diversi mi hanno fatto una domanda in privato: come si fa a capire se i follower di un account social sono reali oppure sono fittizi?

    Sembra incredibile, eppure sono soprattutto aziende a porsi queste domande. Molto spesso, infatti,  queste si trovano ad affidare all’esterno la propria comunicazione social – la gestione delle proprie pagine, per esempio – e a non avere elementi per capire se quelli che sono esibiti come *grandi* risultati lo sono davvero oppure aria fritta. Oppure hanno deciso di affidarsi a degli influencer per promuovere i loro prodotti: come scegliere quelli che hanno un pubblico reale e non composto di follower comprati?

    Innanzitutto, smettendo di valutare il numero totale di follower ed iniziando a misurare l’Engagement.

    Engagement: cosa vuol dire e come si misura

    Siete tra quelli convinti che il successo di un account social si misuri con il numero di follower? Nulla di più sbagliato: state dimenticando il dato fondamentale, l’ “engagement”.

    Engagement, che  in italiano potrebbe essere tradotto con “coinvolgimento”, è in sostanza il metro con cui è possibile misurare l’intensità del rapporto tra il titolare di un account (che sia una azienda o un influencer nulla cambia) e il suo pubblico ed è il primo elemento da valutare nel caso si voglia scoprire se il pubblico di un account è formato da follower reali oppure comprati.
    In che modo? Semplicemente analizzando il numero dei follower e il rapporto tra questi  e i post condivisi.

    Esempio. Consideriamo due pagine facebook

    Il primo trucco per scoprire il compratore dei followers è proprio quello di analizzare i seguaci (fan, followers, chiamateli come volete) e l’interazione dei seguaci con i post condivisi. Più alto è il numero dei primi, più alto DEVE ESSERE l’insieme dei like, dei commenti, delle condivisioni e delle visualizzazioni di un post.

    Facciamo un esempio (del tutto inventato) Due pagine facebook o instagram è uguale: entrambe 1.000.000 di followers
    Fermiamoci a considerare la prima pagina. Ore 9.00, primo post della giornata. Dopo due ore,  migliaia di like, centinaia di commenti e decine di condivisioni. Questi numeri, che indicano – appunto – l’engagement indica che la pagina ha utenti veri che la seguono davvero.

    La seconda pagina invece, pur pubblicando allo stesso orario, dopo due ore ha al suo attivo una decina di like, nessun commento, 5 like, 0 commenti e 1 condivisione. L’engagement della pagina in questo caso parla chiaro. I follower sono finti, probabilmente comprati. Se una azienda si affida a questa pagina da un milione di follower per promuovere il suo brand, perderebbe tempo e soldi.

    Non siete convinti? Volete un’altra prova? Allora, facciamo finta che la pagina farlocca si occupi di cucina italiana e pubblichi post in lingua italiana. Ovvio che ci si aspetti che i follower siano italiani, o almeno europei… giusto? Dando un’occhiata, invece si scopre che la maggior parte sono arabi, o asiatici: Vabbe’ poco male, direte voi: saranno appassionati di cucina italiana e magari provano le ricette guardando le figure. Possibile, perché no? Ma anche questo può essere verificato. Scorriamo la lista e prendiamo un follower a caso. Questo, per esempio: basta un’cchiata per capire che è un account falso. Un solo post, un nome finto, pochissimi follower e un sacco di profili seguiti (presumibilmente, quelli che hanno pagato il suo creatore).

    Ninete da fare, non vi basta: non siete ancora convinti. Impossibile che una personcina tanto carina possa essere un fake – un utente finto, che non esiste – , proprio non riuscite a crederci.  Bene allora concedetevi l’ultima prova, quella definitiva. Cercate l’immagine su google… non sapete come si fa? Semplice (almeno con Chrome); tasto destro e opzione “cerca immagine su google. La stessa foto. risulta associata a tre pagine di risultati in lingua diverse. Il classico furto di immagine: la foto di un modello, magari ritagliata per avere un primo piano, utilizzata per creare utenti finti da piazzare sul mercato dei follower.

    capire se i follower di una pagina sono veri oppure comprati

    Ecco, questo è un modo semplice alla portata di chiunque per capire se una pagina ha comprato follower. Nei prossimi giorni, magari, ve ne racconterò altri… per esempio, sapete che è possibile scoprire con esattezza anche i giorni degli acquisti e la loro quantità? Esistono siti che non perdonano… seguitemi e li scoprirete!

     

  • Meglio aprire un blog o una pagina facebook?

    Meglio aprire un blog o una pagina facebook?

    Nello scorso post, ho cercato di spiegare se abbia ancora un senso pensare di aprire un blog.
    Chi lo ha letto, ha scoperto che per quanto mi riguarda la risposta è SI, senza dubbio alcuno. Soprattutto, ho provato a spiegare, nel caso si voglia scegliere come lavoro una libera professione il blog può essere, se fatto bene, uno strumento molto più potente di un CV o del classico biglietto da visita.

    Questa tesi ha però incontrato immediatamente una obiezione, che ho scoperto – tra l’altro – essere piuttosto diffusa. E cioé: il blog ormai è uno strumento superato, non è meglio pensare ad una pagina facebook o qualunque altro tipo di account social?

    La risposta è NO, per quanto mi riguarda. Provo a spiegarne i motivi.

    Innanzitutto,  una pagina su facebook non è rivolta, per definizione, a tutti ma solo a chi possiede un account. Il che già la rende una platea parziale di per sè: non tutti hanno un account, e non tutti lo usano in maniera continua. Inoltre, se vogliamo pubblicizzare una nostra libera attività – qualunque questa sia: cucina, fotografia, scrittura, etc. etc – dobbiamo farlo soprattutto facendoci conoscere dalle pagine (aziende) piuttosto che dai profili personali. Questo però si trasforma in un ulteriore problema: le pagine in genere non sono seguite dal titolare o da qualunque altra persona cui magari il vostro lavoro potrebbe interessare ma dal SOCIAL MEDIA MENAGER, il cui ruolo è fare crescere numericamente la pagina, renderla vivace, rispondere ai messaggi e cose come questa. Insomma, potete essere il migliore fotografo del mondo e scegliere di rapportarvi con una azienda che vi sta cercando ma – grazie proprio alla struttura e funzionamento di facebook – sarete destinati a non incontrarvi mai. Purtroppo.

    In secondo luogo, una pagina costa impegno, fatica e anni di lavoro. Però, nonostante questo, non sarà mai vostra del tutto. E’ di facebook, e se domani per qualunque motivo doveste chiudere l’account perderete tutto. Ma proprio tutto: foto, post, video. TUTTO.

    In più su facebook non c’è un archivio consultabile delle cose che avete fatto. Facciamo sempre l’ipotesi che voi siate fotografi: non c’è un portfolio dei vostri lavori, solo foto sparse al massimo raccolte in album. E rovinate dalla compressione, per cui daranno di voi un’immagine professionalmente peggiore di quella che dareste utilizzando un blog.

    Attenzione, però: questo non vuol dire che i social siano inutili. Anzi, ma non bisogna confondere i due strumenti. Il blog, attraverso un vostro dominio – e magari un vostro spazio – è solo vostro e vi seguirà per sempre. I social, invece, magari tra qualche anno non ci saranno più. Certo, anche le piattaforme blog possono sparire – è successo con Splinder, ricordate? – ma in questo caso è sufficiente fare un database per salvarsi tutti i contenuti  (non sapete come si fa? Leggete qui!) e recuperarli in  un altra piattaforma.

    In più non dimenticate una cosa: facebook è innanzitutto una azienda e come tale persegue un guadagno attraverso la pubblicità. Questo fa sì che darà maggiore visibilità a chi sceglie di pagare per averla. Per cui, voi potete anche fare un lavoro splendido ma arriverà comunque il giorno in cui in modo molto soft Facebook vi chiederà di sponsorizzare la vostra pagina. Liberi di non farlo, per carità, ma se non lo farete la vostra visibilità inizierà a calare vistosamente. E questo, finirebbe per rendere in buona parte inutile il vostro lavoro.
    Mettiamo invece che vogliate investire in sponsorizzazioni, perché nel vostro caso rendono e ne vale la pena. Bene, se avete un blog potrete fare in modo di sponsorizzarlo ovunque (anche su instagram e twitter), se avete una pagina facebook invece non potrete farlo al di fuori di questo.


    Insomma,  per fare un esempio banale affidare la visibilità della propria attività ad uno strumento come facebook equivarrebbe a fare un investimento per aprire un negozio di cui non abbiamo le chiavi, e possiamo essere chiusi fuori in qualunque momento senza alcuna pretesa sui beni rimasti all’interno, anche se sono frutto della nostra fatica.

    I social sono un grande strumento ma, appunto, vanno usati per comunicare i contenuti creati in altri luoghi. Per esempio, appunto, i blog.

    Che ne pensate? Avete dubbi su questo? Se vi va raccontatemeli, sicuramente mi daranno uno spunto utile per altri post. 
    Grazie, a chiunque deciderà di farlo.

  • Perché aprire un blog: ha ancora senso oppure è solo tempo perso?

    Perché aprire un blog: ha ancora senso oppure è solo tempo perso?

    “Ha senso oggi aprire un blog? E se sì in che modo posso procedere? Non so da che parte iniziare… mi puoi dare una mano?”

    Ecco, questa è una una mail che ultimamente ricevo piuttosto spesso. Ragazze – ma anche ragazzi – tentati dal desiderio di aprire un blog che si chiedono se ne valga la pena, se fare tutta la fatica necessaria (già, perché un blog vuol dire fatica, impegno, studio, tempo e mille altre cose) ne valga la pena oppure se è solo tempo perso.

    La mia risposta? Una parola sola: dipende. E dipende da un sacco di cose, mica solo una.

    Dipende, per esempio, dal fatto se avete voglia o no di studiare

    Mettere su un blog, infatti, richiede in primo luogo la padronanza tecnica dello strumento *blog*.  E il blog è fatto di diverse cose:
    – i vostri pensieri, innanzitutto. Se dovete raccontarli, occorre che abbiate una buona padronanza della lingua italiana. E su questo ci potete fare poco: o l’avete, oppure no. Nel secondo caso, desistese. Nel primo, invece, coltivatela: con letture innanzitutto, ma anche  con cinema, teatro e mostre. Con qualunque cosa vi regali emozione, insomma: perché più ne proverete, più sarete in grado di descriverne con le vostre parole scritte. E poi, accrescete la vostra competenza, qualunque sia il tema scelto. Insomma, fate che la vostra scelta sia fatta di passione e competenza. Altrimenti, appunto, desistete.

    la piattaforma, ossia il luogo che ospiterà il vostro blog. Io vi consiglio wordpress: magari ad un primo impatto può apparire un po’ ostico, ma vi garantisco che nel momento in cui inizierete a prenderci confidenza, la fatica calerà  lasciando il posto ad una grande soddisfazione. E sarà persino divertente.
    Come si usa il plugin Redirection

    Le foto. Anche su questo, non si transige: dovrete studiare. Cosa, dipende da voi, dal tipo di foto con cui vorrete completare il vostro blog. Ma sappiate che la sciatteria non è ammessa: potete anche usare uno smarthpone ma non potrete e non dovrete MAI usarlo a casaccio. Darebbe una idea di approsimazione a tutto il vostro lavoro, finendo per sminuirlo. Per cui, cercate di capire come funziona la luce, come catturarla attraverso lo scatto e come migliorarla attraverso un po’ di post produzione (operazione assolutamente necessaria anche se non scattate con una reflex).

    Questo è il minimo, ma minimo proprio, dal quale partire. Se leggendomi avete pensato cose tipo *Che palle!* *Ma non esiste proprio che io spenda così il mio tempo*, lasciate perdere. Ci sono migliaia di blog e quindi potete stare tranquilli: il mondo si farà una ragione a fare a  meno del vostro.

    Dipende poi dagli obiettivi che vi ponete

    Se pensate di voler fare l’influencer da grande, se siete convinti che il giorno stesso in cui aprirete il vostro blog sarete sommersi da richieste di collaborazioni o proposte di lavoro, toglietevelo dalla testa. Non è così che funziona. Un blog, appunto, costa fatica ed esiste un solo modo per reggerla senza scoraggiarsi e desistere: farla pe se stessi.

    Iniziate a tenere un blog per mettere ordine nelle vostre idee e per aver un modo per presentarle al mondo in ogni momento, insomma. E questo vale qualunque siano i vostri interessi. La cucina, per esempio, ma anche la fotografia o la passione per la tecnologia o i social o il web.

    Soprattutto se siete ragazzi, se siete ancora nella fase in cui state cercando di capire cosa farete da grandi, non sottovalutate questa opportunità: un blog fatto bene potrebbe parlare di voi meglio del classico  curriculum vitae. Esempio, siete appassionati di social? Perché non farne una professione, allora? Oggi la figura del social media menager è estremamente ricercata  per cui un blog in cui dimostrate la vostra competenza, ma anche la vostra passione per il lavoro, la vostra capacità progettuale e molto altro, potrebbe essere un’arma formidabile se inserita all’interno di una richesta di lavoro. Oppure, siete fotografi? Bene, costruite il vostro portfolio  on line. Oppure, sognate di lavorare in una cucina? Costruite il vostro ricettario on line, da esibire nel momento in cui vi proporrete per uno stage. E via di questo passo (l’esempio vale per tutte le professioni free lance) ricordando che  il web non conosce confini: per cui, se saprete dimostrare al mondo che sapete lavorare e che provate passione nel farlo, attraverso il blog potrebbero  – con il tempo –

    BLOG written on old typewriterarrivarvi proposte di lavoro, a volte anche irrinunciabili.

    Media Kit per blogger

    In sintesi, quindi, per quanto mi riguarda: sì, vale la pena di avere un blog e di lavorarci. Oggi, forse più di prima: purché sappiate trovare i vostri contenuti con cui riempirlo. E voi, cosa ne pensate?

    2. puntata: ma meglio un blog o una pagina facebook?

     

     

     

  • La gestione di un profilo Twitter: prima parte, rimuovere i contatti inutili

    La gestione di un profilo Twitter: prima parte, rimuovere i contatti inutili

    twitter-duck-follow-me2

     

    Ieri ho provato a indicare le prime mosse da seguire per chi è appena arrivato su Twitter e avevo chiuso dicendo che esistono degli strumenti per gestire il vostro profilo twitter mantenendo il rapporto following/follower bilanciato.

    Ovviamente, e lo sottolineo, bilanciato non significa necessariamente paritario: non è detto cioè che i following (le persone che seguiamo) debbano essere necessariamente in numero pari ai follower (le persone da cui siamo seguiti). Twitter cioè non va usato come Facebook: le relazioni non sono simmetriche come quando si chiede e si ottiene una amicizia. Su Twitter ci sono i Follower che sono quelli che visualizzano i nostri aggiornamenti e i Following i cui tweet formano la nostra Time Line. In quale rapporto quantitativo debbano esistere coesistere queste due categorie, dipenderà dalla scelta individuale di ognuno di noi.

    Un rapporto bilanciato tra following e follower vuol dire quindi un rapporto che corrisponda alla nostra idea di presenza su twitter. Faccio un esempio: io non sopporto quelli che ti aggiungono per poi toglierti non appena tu li aggiungi a tua volta. Mi sembrano strategie da quattro soldi, messe in atto da chi pensa che essere influencer voglia dire avere molti seguaci seguendo poche persone.

    Un esempio? Eccolo. Cancellazione ricevuta dopo 48 ore. 🙂

    Clipboard01

     

    Io onestemente non credo che sia una strategia vincente ma è questione di punti di vista. Quello che mi preme sottolineare è che esistono strumenti che servono proprio a questo, a controllare chi ha smesso di seguirti e da quando, e che secondo me sono utilissimi per mantenere una bacheca personale popolata solo da persone con cui abbiamo uno scambio vero (e che non ci usano solo per fare numero, insomma).

    il mio preferito è JustUnfollowè un sito web ma  anche una applicazione su Google Play  e anche per Apple. che consente non solo di controllare il numero dei following e dei follower ma anche  di essere immediatamente avvisati quando ci sono persone che smettono di seguirci (beccando quindi al volo i furbetti del cinguettìo) offrendo anche  la possibilità di inserirli in una “whitelist” e una “blacklist.”

    Come si accede a JustUnfollow?

    Semplice, attraverso il proprio profilo twitter. Si autorizza la app (sia on line che su smartphone) e il gioco è fatto.  Vi ritroverete in un ambiente composto da diverse schede. Nella prima in alto potrete vedere chi non vi segue e – se volete, eliminarlo al volo premendo sul tasto MENO.

    Clipboard03

    Nella seconda scheda, invece, potete vedere il numero dei vostri fan (quelli che vi seguono ma che non sono seguiti da voi): premendo sul tasto PIU’ inizierete a seguirli

    Clipboard04

    Il più interessante a mio parere è questo, dove potrete vedere chi ha smesso di seguirvi da poco ( e meditare se eliminare a vostra volta, premendo sul tasto MENO).

    Clipboard05

    Utilissima anche la scheda relativa agli  Inactive Following in cui potremo controllare gli account che seguiamo che non hanno twittato negli ultimi tempi (cancellandoli al volo, se riteniamo che sia il caso).

    Ecco io credo che conoscere questo strumento sia fondamentale per mantenere un profilo pulito e libero da contatti praticamente inesistenti, che non ci portano alcun beneficio. Che ne pensate?

    Vi ricordo che su Twitter io sono @TeresaDeMasi, per cui – se vi va – potete entrare in contatto con me anche di là… vi aspetto!

     

  • Come usare Twitter, i primi passi

    Come usare Twitter, i primi passi

    Inizio da oggi un po’ di riflessioni ad alta voce sui social, cercando di raccontare un po’ di quello che ho capito e di come sto  – lentamente – imparando ad usarli. Inizio da Twitter, a quanto pare il più ostico. In molti mi dicono di non riuscire a capirne le dinamiche e io stessa – confesso – non l’ho mai usato granché. Ma ora ci sto prendendo gusto: e mi piace molto perché mi pare immune da uno dei peggiori mali di facebook: le parole, spesso anche malevole, pronunciate a vuoto. Su twitter hai pochi caratteri per raccontare: e non puoi sprescarli. In più twitter resta uno dei canali privilegiati dalle aziende per comunicare: e se hai un blog questo  non puoi permetterti di ignorarlo (come ho fatto sinora io stessa). Per cui,  io ci provo. Ci provate anche voi, magari insieme a me, e proviamo a capire insieme?

    Partiamo dalla solita vecchia domanda: è meglio avere pochi following (quelli che sei tu a seguire, per capirci) oppure tanti? Insomma, come direbbe Moretti, mi si nota di più se ho molto seguito ma non seguo nessuno (e così, magari,  faccio la figura da influencer) oppure se ho molto seguito ma a mia volta seguo un sacco di gente?

    So che molti mi risponderanno che è meglio seguire poche persone  ma secondo me non è necessariamente così: e questa mia idea non è frutto di una supposizione ma di un ragionamento basato su dati ben precisi. Come? provate a seguirmi. Andate a followerwonk.com e cercate”content marketing“. Fermatevi ora sui primi cinque risultati. Eccoveli.

    Under-followerwonk-800x363

    Fatta eccezione per John Luke, le persone maggiormente seguite seguono – a loro volta – una quantità enorme di persone. Facendo la stessa ricerca in altri ambiti, il risultato non cambia. I rapporti restano gli stessi. Ciò significa che queste persone hanno seguito una grande quantità di altri utenti di Twitter per raggiungere i grandi numeri di seguaci che hanno oggi.

    Cercare follower, ok, ma come?

    Il primo obiettivo quindi, se volete ritagliarvi un vostro spazio su Twitter, è quello di cercare nuovi follower.  Ma non follower qualsiasi, ma persone con cui potete – almeno in teoria – costruire una relazione (o almeno provarci).

    Sicuramente uno  modi  per farlo  è quello di iniziare a  seguire delle persone che stanno già seguendo un account Twitter che condivide il vostro stesso target di riferimento. Per cui, iniziate aprendo i profili dei vostri contatti, e cercate quelli che  vi sembrano interessanti. Iniziate a seguirli, a interagire più spesso con loro – senza esagerare con i tag per non fare la figura degli spammer – e a spulciare tra i loro contatti. Sicuramente tra questi ci saranno persone interessanti: ecco seguite anche loro. Un po’ come si fa su facebook insomma: trovate qualcuno di interessante? aggiungetelo alla vostra cerchia di amici. Su twitter, è esattamente la stessa cosa: pincopallino vi pare interessante? ecco, cliccate su following e cercate di scoprire con chi avete a che fare. Poi con il tempo, deciderete se tenerlo oppure no. Ma intanto, fate il primo passo.

    Questo resta il miglior punto di partenza, certo, ma dopo un po’ pone un problema. Abbiamo iniziato a seguire delle persone ma queste ci filano zero. Oppure, non ci si crede ma è così, pensano di essere furbi e smettono di seguirvi non appena hanno ottenuto il vostro follow.  Insomma, con il tempo rischiate di trovarvi nella situazione di chi segue un sacco di gente e non è seguito da nessuno o quasi.

    E questo, visto che il rapporto following/follower è uno dei primi dati che saltano agli occhi a chi si affaccia per la prima volta nel nostro profilo, non è che vada benissimo. In generale, infatti, il rapporto Following/Follower dovrebbe essere sufficientemente bilanciato, con valori cioè non tropo distanti e magari a favore dei follower. Se i Following superano – magari di parecchio i Followers – potremmo essere considerati alla stregua di SpammerAllora, il primo obiettivo numerico da porsi non è tanto quello di una crescita immediata ed esponenziale, ma quella di mantenere un rapporto following/follower non troppo sbilanciato.

    Il secondo passo, è quindi quello di gestire il vostro profilo twitter puntando a questo obiettivo: mantenere cioè il rapporto following/follower bilanciato.  E per farlo, esistono degli strumenti. Di cui però vi parlo domani, se no questo post diventa troppo lungo.

    E secondo voi qual è il rapporto corretto Following/Follower? E’ un criterio che considerate importante? Oppure sono altri i ragionamenti che seguite?

    Ps. se leggete l’inglese, vi consiglio questa lettura interessante.