Categoria: Senza categoria
-

“Fornelli da Chef”: il concorso dei Fratelli Carli
Mi ero già imbattuta in qualche blog che raccontava del concorso “Fornelli da chef” promosso dall’azienda Fratelli Carli e, confesso, ero già stata tentata dall’idea di partecipare. Ora, finalmente ho deciso: parteciperò. L’idea di base è molto semplice: chi vuole, può partecipare con una sua ricetta nella cui preparazione deve, obbligatoriamente, apparire l’olio (extravergine, per quanto mi riguarda non esistono altri).Con le ricette pù votate, divise in quattro categorie (primi, secondi, contorni, dolci) verranno stilate quattro classifiche separate (una per categoria), all’interno delle quali verranno prese in considerazione le prime dieci ricette, che verranno poi giudicate da una giuria “di qualità” che avrà il compito di individuare le migliori tre per ogni categoria.Alla fine di questo percorso, poi, saranno selezionate 4 ricette e le prime classificate di ogni categoria parteciperanno all’evento finale organizzato presso l’Emporio di Imperia il 27 maggio.Il premio? Assolutamete diabolico, secondo me e proprio per questo mi tenta tanto : la possibilità di cucinare con degli Chef stellati appartenenti all’associazione JRE. Ma non è tutto: i vincitori riceveranno anche un buono da 250€ da spendere sul sito www.oliocarli.it, ed avranno in aggiunta il pernottamento presso l’Hotel Rossini di Imperia e un rimborso forfettario di 200€ per le spese sostenute.Non solo: la giuria sceglierà le ricette più interessanti e queste verranno reinterpretate dagli stessi chef appartenenti all’associazione JRE e la loro esecuzione sarà visibile sul canale YouTube di Fratelli Carli.E poi, questo interessa tutti gli appassionati di cucina (almeno credo) sullo stesso canale verranno pubblicate anche delle video pillole che racconteranno piccoli trucchi e consigli di cucina, sempre in collaborazione con gli Chef dell’associazione JRE.E poi, ancora altri due premi. Il primo, di consolazione. Le 36 ricette giunte fino alla selezione finale, ma che non parteciperanno all’evento del 27 maggio, riceveranno in omaggio una confezione Assaggio. Il secondo, destinato a quanti parteciperanno con il loro voto. Nel corso dei 42 giorni in cui sarà possibile votare le ricette caricate dagli utenti, fra gli utenti che esprimeranno la propria preferenza, verranno assegnate in maniera casuale 300 confezioni Buona Tavola attraverso un meccanismo di istant win.C’è tempo fino al 10 di maggio per partecipare: io sto pensando ad una ricetta adatta… e sono tentata da un dolce, sicuramente il tentativo più difficile ma più intrigante. E voi… non siete tentati?Parlando di olio, però, non riesco a non dire una cosa fondamentale eppure semplicissima al punto di sembrare persino banale. Per decidere se un olio vi piace oppure no, assaggiatelo crudo. Sempre. Magari su una fetta di pane, oppure su un piatto di verdure cotto nella maniera più semplice possibile.Come queste melanzane alla griglia.Le ho preparate tagliandole (ovviamente per il lungo) e passandole direttamente in padella antiaderente, unta con un po’ di olio. Non ho messo sotto sale prima: non serve farlo, non quando la melanzana è dolce come quella violetta.Ho grigliato fino a quando non mi è appasa ben cotta e poi ho messo in un insalatiera dove ho fatto riposare coprendo con un coperchio (passaggio spesso trascurato, eppure fondamentale: serve ad ammorbidire, evitando che si rinsecchiscano raffredandosi).Infine ho condito con olio e.v.o., origano e aglio.Tutto qua: e non solo è un piatto ottimo per testare qualià e sapore di un olio, ma anche perfetto per queste giornate di fine aprile. In cui, confessiamolo, siamo un po’ tutte concentrate sulla dieta pre-estate… a proposito, io sto soffrendo con la Dukan… e voi? -

Compagni di blogger. Associazione di libere idee
C’era una volta… una blogger che cercava la ricetta di un bel pane fragrante. Ma non pane qualsiasi, uno che fosse davvero speciale.
Lungo la sua strada, tempestata di briciole e byte, l’impavida blogger ebbe la fortuna di incontrare delle vere esperte del regno, che le dissero: “Perché non lo facciamo insieme? Noi conosciamo tanti e antichi segreti…”.
Ma le sagge esperte, che sapevano che le cose da imparare non finiscono mai, aggiunsero: “Tuttavia, la cosa migliore sarebbe chiamare a raccolta un piccolo gruppo, che discuta e sperimenti sui lievitati e magari anche sulle ricette tipiche della nostra tradizione. Allora, i segreti che potremmo condividere sarebbero molti di più!”.
Compagni di blogger è un progetto che nasce così, dall’idea che l’unione possa fare la forza.
Questo gruppo si propone di:
1. sperimentare diverse tecniche per la realizzazione dei lievitati
2. valorizzare i piatti tipici regionali italiani
3. recuperare antiche e inusitate prassi gastronomiche
4. approfondire gli aspetti storici di ogni preparazione
5. proporre le possibili varianti di una ricetta
6. presentare le versioni più innovative
7. condividere tramite una rete di discussione (ma che non vuole essere un forum)
E per fare tutto ciò “Compagni di blogger” ha deciso di organizzarsi in tal modo:
Periodicamente verrà proposto un “tema” (un piatto tradizionale, un lievitato), che sarà lo stesso per tutti gli aderenti al gruppo. Tale tema sarà trattato sui rispettivi blog secondo differenti prospettive (storia, tecniche, varianti…), seguendo la logica dell’approfondimento verticale e in giorni differenti, adottando il metodo della staffetta.
Non ti resta che seguirci!
CHI SIAMO:
(lista delle blogger che aderiscono al gruppo)
Sara, di http://www.cookandthecity.it/
Maria Grazia, di http://www.cookingplanner.it/
Sonia, di http://www.ilpastonudo.it/
Daniela, di http://incucinamirilasso.blogspot.com/
Assunta, di http://lacuocadentro.blogspot.com/
Tina, di http://mollicadipane.blogspot.com/
Pasqualina, di http://pasqualinaincucina.blogspot.com/
Teresa, di https://www.scattigolosi.com/
Primo appuntamento: La Pastiera…
-

Ci vuole della crosta. E, magari, nessun gatto tra i piedi.
Perlomeno nelle pagnotte. Nei panini, se ne può fare pure a meno (ma dipende dal panino, ovviamente). A me, la pagnotta senza crosta non piace: ed evidentemente non piace a molti, viste le tante volte che mi sono vista chiedere come si fa ad ottenere una pagnotta crostosa.Non è difficile, in verità: non servono accorgimenti particolari. Basta solo giocare con la temperatura. Non serve il vapore – o, meglio, il vapore non serve a questo ma ad altro – serve solo una gestione del calore del forno un po’ attenta e una cottura finale a forno aperto, con il pane messo in piedi ed appoggiato alla parete del forno. Questo, secondo me, è importantissimo: serve alla fuoriuscita del vapore che altrimenti avverrebbe fuori dal forno, durante il raffreddamento, e finirebbe per rammollire la crosta. Si mette il pane in piedi, e si apre il forno in fessura (basta un cucchiaio di legno infilato nello sportello e lasciato lì): si lascia cuocere il pane per una decina di minuti ancora e lo si tira fuori solo quando, dando dei colpetti sulla superficie come se si volesse bussare, si sente un “toc toc” che lascia immaginare un buon vuoto all’interno. Ecco, questo vuol dire che è pronto: che può essere tirato via.A questo punto, però non poggiatelo su un tavolo ma in un cesto. Oppure su una gratella, in qualsiasi luogo in cui possa raffreddarsi contemporaneamente da tutte le sue parti. Questo eviterà la formazione di condense che finirebbero irrimediabilmente per rammollire la parte non in grado di “respirare”.Tutto qui: bastano questi semplicissimi accorgimenti, uniti ad una corretta cottura (che varia però in base al tipo di pane che stiamo preparando e alle sue dimensioni) e la crosta resterà spessa e croccante anche una volta che il pane si sarà raffreddato.
Ora, la ricetta della pagnotta della foto. Con una premessa: il pane non è venuto benissimo, purtroppo. Come si vede dalla prima foto, la mollica è un po’ ammassata e questo è un segno che il pane non ha lievitato bene. Avevo volutamente usato poco lievito – mi piacciono le lievitazioni lunghe, anche se dirette – il pane stava lievitando quando, all’improvviso, mi sono accorta di un problema. Zampino, il gatto: aveva scelto la pagnotta in lievitazione come suo cuscino per il riposino pomeridiano. Per fortuna, questa era coperta, e non ho dovuto buttare via l’impasto, ma otto chili di gatto si erano fatti sentire. Più che una pagnotta, sembrava una piadina e mi è toccato impastare di nuovo ed iniziare daccapo. Questo mi ha fatto sballare i conti e mi sono ritrovata la sera a dover infornare una pagnotta che avrebbe necessitato di un’altra ora di lievitazione almeno.
In ogni caso, ammassato o no, ecco la ricetta che ho seguito. Facile, e senza problemi particolari: adattissima per essere impastata a mano soprattutto se si rispetta il riposo iniziale dell’impasto di acqua e farinaIngredienti
750 gr semola rimacinata di grano duro450 acqua1 cucchiaino miele,13 gr sale,15 gr lievito di birraProcedimentoSono partita impastando la semola e l’acqua, e lasciando l’impasto a riposare in una ciotola coperta per 40 minuti. Poi, l’ho rovesciato sul piano di lavoro ed ho aggiunto il lievito sbriciolato, il miele e – dopo una prima leggera impastata – il sale sciolto in due cucchiai di acqua.Ho impastato per una decina di minuti, ho lasciato quindi lievitare l’impasto, dopo averlo coperto, per 30-40 minuti e poi ho dato una piega a tre.Ho lasciato riposare ancora ed ho ripetuto la piegatura. A questo punto ho portato – anzi avrei portato visto che si è messo il mezzo il gatto! – a lievitazione completa ed ho messo in forma la pagnotta, formando due filoni lunghi, come in questo video.Al momento di infornare, quando il forno aveva raggiunto il massimo della sua temperatura, ho fatto un taglio in superficie e – aiutandomi con una pala, ho trasferito il pane nel forno, sulla pietra refrattaria ormai calda. Dopo una decina di minuti, ho abbassato a 230°, poi – sempre dopo dieci minuti – a 200°. Ho portato quindi cottura, ci sono voluti circa 60 minuti, ed ho finito la cottura tenendo le pagnotta in verticale, appoggiate alla parete del forno, per una decina di minuti circa. -

Come si prepara il migliaccio dolce napoletano
In questo post, vi racconto come si prepara il migliaccio dolce, una tipica preparazione napoletana di carnevale: si prepara in pochissimi minuti, ed è talmente facile che in casa mia, ormai, lo prepara Irene. Già lo ha assaggiato l’anno scorso a Potenza a casa di Tina e se ne è innamorata. Ovviamente il mio, esattamente uguale a questo, non lo ha mai voluto mangiare. Ma si sa, le ricette delle amiche son più buone di quelle delle mamme: e allora, chiesta la ricetta a Maria, lo ha preparato subito.Consiglio mio: se potete, lasciatelo maturare un giorno o due prima di assaggiarlo. Il migliaccio è come la pastiera, dopo un leggero riposo dà il meglio di sè. Sia a livello di sapore, che di profumi. Per non parlare dell’umidità che affiora in superficie e scioglie lo zucchero a velo, formando una crosticina umida e profumata che dà al migliaccio quel tocco in grado di renderlo unico, pur nella sua semplicità.Ma basta chiacchiere e passiamo a racconto di come si prepara il migliaccio dolce. Le dosi qui indicate sono per due: uno di 24 cm di diametro, l’altro più piccolo perfetto per un assaggio al volo.
Prima di tutto, la base di semolino:180 g di semola750 g di latte con 1 bacca di vanigliaun pizzico di saleCuocere fino all’ebollizione ed ancora per 3-4 minuti mescolando con una frusta metallicaPoi, l’aggiunta degli altri ingredienti:Quando il composto è ancora tiepido aggiungere350 g zucchero60 g burroInfine:Quando sarà freddo, sempre mescolando con la frusta, aggiungere5 uova500 g ricotta romana100 g di cedro a cubetti1 fialetta di millefiori1 buccia di arancia grattugiata½ tazzina di rum per pasticceriaInfornare a 170° C per ¾ d’ora circa in una teglia da 24 cm foderata con carta forno e l’impasto che avanzerà in una teglietta piccola (oppure usare una sola teglia più grande).Una volta pronto, cospargere di zucchero a velo. -

La focaccia al lievito madre. Con cipolle.
E le cipolle, per quanto mi riguarda, non sono un dettaglio da poco. Mi piacciono cotte a lungo, a fuoco basso, quasi consumate in una crema. Per questo, le preparo con calma. In modo che siano pronte e fredde al momento di condire la focaccia. Padella larga, olio abbondante e freddo, sale grosso. Sistemo le cipolle in uno strato solo e accendo il gas, pianissimo. Lascio andare almeno 30 minuti, rimescolando ogni tanto, e non aggiungo acqua. Piuttosto, se proprio è necessario, copro con un coperchio: in modo che cuociano sfruttando la loro naturale umidità. Tutto qui: facile ma lento: e la lentezza, sempre per quanto mi riguarda, resta una delle caratteristiche fondamentali della mia cucina.Un altro dettaglio, fondamentale: il lievito madre. Occorre che sia in forze, e rinfrescato da poco. Quindi, tre ore prima ca., procedete ad un rinfresco e sistemate l’impasto ottenuto in un bicchiere graduato (tipo quello del minipimer andrà benissimo). Poi dimenticatelo per tre ore: trascorso questo tempo, controllatelo. Se è raddoppiato, potete procedere tranquillamente. Altrimenti, procedete pure: ma a vostro rischio e pericolo.Se il lievito è pronto, potete procedere così.Focaccia100 gr lievito madre300 gr farina250 gr acqua2 cucchiai olio10 gr salePer il condimento: 2 cipolle affettate sottili e stufate a lungomezzo bicchiere di acqua ed olio in parti ugualisale grosso, a piacereSe il lievito madre è abbastanza in forze, la preparazione non è molto difficile. Si impastano gli ingredienti in una ciotolona: prima la farina con l’acqua (non tutta, tenetene circa 50 gr per dopo) e l’olio. Quando l’impasto inizia a presentarsi abbastanza ben incordato, aggiungete un po’ per volta l’altra acqua, a filo, in cui avrete disciolto i dieci gr di sale. Finite di impastare, aiutandovi con una spatola, visto che l’impasto è piuttosto morbido, e poi lasciate lievitare al coperto. Andrà benissimo la ciotolona dove avete impastato, coperta da una pellicola (la mia ha lievitato a 25 ° per 4 ore e mezza circa, per darvi un’idea).Quando l’impasto è raddoppiato di volume, stendetelo in una teglia ben oliata e fate dei buchini in superficie, con le dita.Per farvi un’idea di come procedere, provate a guardare questo video. E’ sulla focaccia pugliese, di forma tonda, ma va benissimo anche per questa.Ps. la dose è per una focaccia piccola visto che siamo in due. Per le vostre dosi, fate i vostri conti.Ps. il video è di Stefano, di www.glutine.com -

Pasta, e patate Della serie, riti propiziatori.
Un piatto povero e popolare tipicamente napoletano. Ma gustosissimo, con il pregio di sposare sapore ed economicità. Per questa preparazione si usavano tutti gli avanzi di pasta giacenti nella dispensa. I formati lunghi, ovviamente, venivano spezzati e messi via in un “boccaccio” (un barattolo di vetro ad imboccatura larga) insieme a tutti gli altri. Quando si raggiungeva la giusta quantità, era arrivato il momento di utilizzarli. E la scelta di come utilizzare questa pasta “ammischiata” non poteva cadere che su due piatti: la pasta e patate, appunto, e la pasta e fagioli.Prima di iniziare la preparazione della pasta, però, dedicate qualche minuto ad un brodo vegetale. Anche leggero e veloce: sedano, cipolla e carota messe a bollire in acqua per una mezz’oretta (se avete più tempo, usatelo: verrà sicuramente meglio). Magari, anche un pomodorino schiacciato, o resti di altre verdure che vagano inutilizzate per il vostro frigo. Intanto che il brodo se ne sta buono buono sul fuoco, tagliate le patate a pezzetti regolari e mettetele da parte.Fatto questo, si inizia.Prima il soffritto: olio, cipolla e sedano. Una prima rosolatura e poi le patate, e fate rosolare alcuni minuti. Unite quindi due cucchiai di concentrato di pomodoro, qualche mestolata del brodo (ancora caldo) e – se ne avete, se no fate in modo di averne la prossima volta -una crosta di formaggio pulita e grattata. O anche due, che male non fa. Coprite parzialmente (con il cucchiaio di legno appoggiato di lato con coperchio sopra) e continuate a cuocere fino a che le patate non siano vicine alla cottura.A questo punto, versate altro brodo e al bollore di questo “calate” la pasta. portatela a cottura mescolando spesso e aggiungendo poco brodo per volta. Le patate, per un buon risultato, dovranno cuocersi molto bene, in modo da far spappolare la parte esterna dei cubetti: questo farà sì che la pasta diventi bella cremosa, come si conviene ad una pasta e pataNe che si rispetti.Una volta cotta la pasta, spegnete, coprite e lasciate riposare per qualche minuto. Al momento di servire, poi, una spolverata di pecorino e di pepe nero da mangiare al momento.Una delizia napoletana delle più povere e popolari, ma assolutamente deliziosa. Da provare, insomma, se ancora non lo avete fatto.E intanto, come rito propriziatorio per la partita di stasera, beccatevi questa vecchia foto scattata davanti ad un bar in piazzetta Nilo a Spaccanapoli. Che racconta della venerazione che i napoletani hanno per la loro squadra di calcio e per Diego in particolare. 🙂ps. Anche la foto della pasta è vecchia e brutta, ma non ne avevo altre. Ma per un rito propiziatorio come questo, va benissimo così… FORZA NAPOLI!!!











