Categoria: Pensieri e Parole

  • Il mio sogno? Una cucina in stile moderno

    http://www.fingerhaus.de/fertighaus-bauen/detailansicht/haus/vio-100/ : Cucina moderna di FingerHaus GmbH
    Essenzialità ed eleganza, di FingerHaus GmbH//homify.it 

     

    Il sogno di ogni amante della cucina: avere un luogo della cucina  fatto a sua immagine e somiglianza, sia dal punto di vista estetico che da quello della funzionalità.
    Troppo spesso poi questo sogno si scontra con la realtà: soprattutto quella delle case moderne. Piccoli spazi, troppo piccoli per contenere tutto quello di cui avremmo bisogno – sia elettrodomestici che attrezzi – e vincoli economici che ci costringono ad una scelta senza appello. Insomma, si può sbagliare su tutto in casa, o quasi, ma non sulla cucina. Meglio affidarsi a professionisti del settore che ci accompagnino in tutte le fasi di questa scelta. Dalla misurazione dei locali, alla disposizione dei mobili. Senza trascurare le fonti di luce: per esempio, se possibile, mai lavorare dando le spalle alla finestra. Soprattutto nei pomeriggi di inverno questo può costituire un problema non da poco.
    Oppure che ci aiutino a valutare bene la disposizione dei contenitori e dei cassetti. Comodo, per esempio, avere i coltelli vicino al piano di lavoro e raggiungibili con il movimento di una mano. Così come è meglio avere  il posto dei tegami vicino ai fornelli, in modo da poterli avere a disposizione in ogni momenti.

    Cucina moderna di mayelle architecture intérieur design
    Una luminosa semplicità, di mayelle architecture intérieur design/homify.it 

    Solo così potremo avere la tranquillità necessaria per dedicarci all’estetica, altro aspetto fondamentale in questa scelta.  Per quanto mi riguarda, ho pochi dubbi: quella dei miei sogni è una cucina in stile moderno,  magari bianca e luminosa, che mi consenta di lavorare in piena luce e relax. E siccome mi piace cucinare in compagnia, mi piace immaginarla immersa in un ambiente open space. In cui io cucino circondata dai miei amici, che magari mi tengono compagnia chiacchierando comodi in salotto. E poi, oltre al bianco, mi pacciono i toni del legno chiaro: che regalino il colore di un tocco di colore, rendendo cioè meno freddo il risultato di un ambiente tutto bianco.
    E luci, luci dappertutto. Potenti e moderate, da dosare  in intensità a seconda del lavoro che sto facendo.

    Infine, indispensabile, un grande piano di lavoro: dove poter impastare le mie ricette di pane fatto in casa, i miei panettoni e le paste casalinghe: perché questo in fin dei conti resta la mia cucina dei sogni: il mio laboratorio privato, dove divertirmi e vivere la gioia del cucinare.
    E voi, come sognate la vostra cucina ideale?

     

    Cucina moderna di Artichoke
    L’eleganza intramontabile del marmo, di Artichoke/homify.it 
  • Breve guida per camerieri: consigli e dettagli di un lavoro dalle mille sfaccettature

    Breve guida per camerieri: consigli e dettagli di un lavoro dalle mille sfaccettature


    cameriere foto presa da lavoroinpenisola
    Quello del cameriere è un lavoro di grande responsabilità e precisione, oltre che di gentilezza e conoscenza. In più, spesso coincide con un costante esercizio di pazienza. Poco importa se lo si svolge in una piccola trattoria o in un grande ristorante di lusso: l’educazione e il sapersi approcciare agli altri fanno di questo mestiere uno dei più difficili e importanti nell’ambito della ristorazione. Il cameriere non è solo “colui che porta i piatti”, ma è soprattutto la figura capace di mettere a loro agio i clienti trattandoli con la cura necessaria, contribuendo quindi al pari della cucina alla creazione di e una buona reputazione del ristorante.

    Ma quali sono gli aspetti caratteriali e comportamentali imprescindibili per accostarsi a questo sfaccettato mestiere ?

    Innanzitutto, gentilezza ed educazione

    Questo il punto di partenza. Potete essere il cameriere più preparato del mondo ma se non sarete in grado di mettere i vostri ospiti a loro agio avrete sicuramente mancato il vostro obiettivo.

    A voi tocca infatti un compito fondamentale: quello di accompagnare lungo un viaggio fatto di sapori: esperienza sicuramente piacevole se vissuta in un ambiente caratterizzato da gentilezza e cortesia. Non solo nell’accogliere i clienti e nel soddisfare le loro richieste, ma anche nella capacità di modificare un ordine all’ultimo momento per accontentare il vostro ospite senza mettere in difficoltà il lavoro della cucina.

    La stessa gentilezza che deve accompagnare il vostro lavoro anche nelle situazioni spiacevoli. Il vostro sorriso e la vostra educazione dovranno, nei momenti spiacevoli, essere capaci di ricordare con garbo ai vostri ospiti che sono sicuramente i benvenuti, che voi siete a loro completa disposizione, ma che la loro libertà di clienti non deve mai arrivare limitare quella degli altri. Per esempio, lasciando che i bambini corrano indisturbati da una parte o l’altra del locale, oppure parlando a voce troppo alta al cellulare.

    L’ineccepibilità del servizio
    Altro punto fondamentale e irrinunciabile. Per esempio, se lavorate in un ristorante dislocato su due livelli e se non siete tra i fortunati ad aver trovato un luogo munito di montacarichi (in ambito ristorativo meglio conosciuto come montavivande) dovrete prepararvi a infiniti sali-scendi e ad esercizi di equilibrio non indifferenti. Portare 3 o più piatti senza far cadere nulla e senza rovinare la presentazione non è cosa facile. Se, quindi, non siete abituati, non scegliete giorni particolarmente affollati per far allenamento: è meglio riuscire a portare al tavolo pochi piatti, ma nella giusta maniera, che molti rovinati dai bruschi movimenti.

    Nel momento in cui vi avvicinerete al vostro ospite questa ineccepibilità deve poi essere capace di trasformarsi in vera e proria cura della persona che avete di fronte, ricordando sempre che non siete davanti a dei clienti ma a degli ospiti, e che voi dovrete trattarli come tali. Per esempio, non avendo fretta: non togliete mai il piatto vuoto ad un cliente se il commensale con lui sta ancora mangiando. Gesti di cortesia, insomma,  accompagnati sempre dal rispetto delle più elementari norme di servizio come porgere i piatti alla destra del cliente se state svolgendo un servizio all’italiana o a sinistra in quello all’inglese e, ricordate, il vino va sempre aperto al tavolo. Nel versarlo cercate di non macchiare la tovaglia e colui che assaggia va servito per ultimo. Ovviamente, in tutto questo, vanno sempre servite prima le signore.

    Pulizia, ordine e conoscenza dei piatti serviti

    Camicie bianche e perfettamente stirate, grembiuli non sgualciti, pantaloni lindi, un trucco sobrio, unghie curate e un utilizzo non esagerato di profumi e deodoranti significa dare un’ottima presentazione di sé e del luogo in cui si lavora. La pulizia e l’ordine, però, devono riguardare anche la sala: mentre si preparano i tavoli assicurarsi che le posate e i bicchieri siano perfettamente puliti e fare attenzione che non ci siano macchie sulle tovaglie e sui tovaglioli e che entrambi siano ben stirati e senza pieghe.

    Un altro aspetto fondamentale riguarda la conoscenza dei piatti che si servono: il cameriere deve essere pronto a rispondere a qualsiasi domanda circa la preparazione dei piatti. Ma non solo: è importante che abbia anche una buona conoscenza degli ingredienti e del territorio dove si trova il ristorante. Essendo in grado, per esempio, di dare anche informazioni sui luoghi da vedere assolutamente, oltre che sui sapori da assaggiare. Inoltre, in mancanza di un sommelier, è bene che abbia anche qualche nozione circa i vini.

    L’importante, in un lavoro impegnativo come quello del cameriere, è riuscire a gestire le varie

    situazioni e gli imprevisti con tranquillità e professionalità, puntando sulle proprie capacità comunicative e, in caso di luoghi frequentati da una clientela abituale, dall’empatia che si è riuscita a creare con le persone.

    Articolo scritto in collaborazione con Armo S.p.a, produttore di piattaforme, rampe, chiusure industriali e residenziali.
  • A proposito delle ricette facili e veloci. E dell’articolo della Dunn

    A proposito delle ricette facili e veloci. E dell’articolo della Dunn

    ricette facili e veloci

    Da un po’ di giorni,  mi ricapita di vedere condiviso a manetta un post secondo cui *le ricette facili e veloci  e anche buone non esistono.

    Mi riferisco a questo articolo: Contro il mito delle “ricette facili”, pubblicato da Il Post.

    Secondo quanto scritto in questo articolo, Quella storia dei “piatti ottimi e pronti in dieci minuti” in realtà non esiste, spiega su The Atlantic una scrittrice che ne sa qualcosa. 

    Ovviamente, vi invito a leggere l’articolo originale. Qui mi limito a dire che la scrittrice si chiama Elizabeth Dunn e ha pubblicato un articolo su The Atlantic sul “mito della cucina facile” – Secondo l’articolo del  Post – super condiviso su Facebook con pareri contrastanti –  “Secondo Dunn l’unico modo per avere a casa dei piatti di qualità in poco tempo è ordinarli e farseli portare: ci sono servizi appositi che fanno quello che fanno le pizzerie a domicilio ma con tutto il resto.

    Onestamente sono rimasta spiazzata da questa cosa. Messa così non mi ha trovato assolutamente d’accordo: secondo me  le ricette facili e veloci esistono eccome e nascono da un ingrediente fondamentale e irrinunciabile: la conoscenza della materia che si sta usando e dalla padronanza, almeno minima,  della tecnica di esecuzione.  Se si padroneggiano questi due aspetti,  – per cultura, per abitudine, per tradizione familiare oppure del luogo – tutto è semplice. E persino veloce. Tanto che ieri  invitavo in un mio status su Facebook: collezioniamo meno ricette e affermazioni di principio ma dedichiamoci un po’ di più alla curiosità su ciò che ci passa per le mani. Magari non ne guadagneremo in bravura, ma in felicità sicuramente sì.

    Visto che però sono curiosa, e visto che di solito non mi accontento di pareri riportati,  sono andata a cercare l’articolo originale in inglese. E ho scoperto che la signora Dunn, non dice affatto che non esistano piatti buoni e veloci, ma che non esistono  ricette che possano insegnare a cucinare così. Nel senso che cucinare in modo veloce e buono è possibile, ma semplicemente non possono essere i libri ad insegnarlo. E  infatti conclude dicendo:

    Quick cooking rarely comes from a recipe so much as it does from intuition built over the course of hours and hours mucking around in a kitchen. It requires parents to expend some real effort in involving their children in meal preparation, and maybe even home economics curricula returning to schools to teach kids the basics.

    Insomma, se davvero volete imparare a cucinare in modo rapido lasciate perdere i libri che vi promettono – inutilmente – di insegnarvi a farlo e investite piuttosto del tempo nell’imparare. Che siano corsi, che siano frequentazioni con persone che sanno farlo, che sia tempo passato in cucina con i vostri genitori non fa differenza. Investite tempo, e non soldi per libri pieni di false promesse: quelli sì, sono soldi buttati.

    E voi, che ne pensate? Secondo voi è possibile cucinare bene in poco tempo? E se sì, come ci si può riuscire? Diteci la vostra, su.

    Ps, se avete difficoltà con l’inglese, usate la traduzione di google. Molto, molto meglio questa, di quella spacciata dall’articolo del Post.

     

     

     

  • Voglio a’zuppa e’latte!

    Voglio a’zuppa e’latte!

    La zuppa di latte, fino a qualche anno fa, era sicuramente la colazione più diffusa. Semplicemente, pane raffermo spezzettato e sistemato in una tazza. Poi, uno o due cucchiai di zucchero – non si badava al risparmio di questo, allora – e  il latte: questo poteva essere bianco o macchiato di caffè o orzo. Tutto qui, le merendine ed i biscotti erano ancora lontani da venire.

    Diciamolo pure, non era granché: a me, per esempio, non era mai piaciuta. Sognavo le fette biscottate – biscotti della salute, li chiamavamo allora – e non sopportavo quella colazione fatta di riciclo. Forse, semplicemente, perché sottolineava comunque le differenze tra quella che era la nostra vita – famiglia operaia e monoreddito, e tanti figli da mandare a scuola oltre che da sfamare – e quella che iniziavamo a intravedere come un sogno nei caroselli pubblicitari dell’epoca.

    Nonostante questo, la zuppa di latte restava il rito del mattino.  Comunque ci si rifiutava di alzarsi prima che fosse pronta.

    “Voglio a’zuppa e’ latte!”

    Probabilmente, questa era la frase più diffusa in quegli anni al risveglio di un’intera generazione. Era comunque la voglia di farsi coccolare, di rimanere in qualche modo “piccoli” e parte della famiglia nonostante le ribellioni adolescenziali che avrebbero presto portato a quelle di piazza, fatte di capelli lunghe e barricate.

    “Voglio a zuppa e’latte!”

    Senza di questa, non ci si svegliava. Nonostante fossero le nove e nonostante la voce delle nostre madri ripetesse nelle nostre orecchie che era tardi, che era ora di alzarci.
    228_0602 luca de filippo
    Anche per questo, abbiamo amato Luca. Per amore di quella zuppa di latte e  di quel presepe che allora non avremmo mai ammesso. 

    E che, soprattutto stamattina,  ci mancano come non mai. 

    La foto di Luca è di Alberto Roveri

  • I termometri da cucina: quali gli indispensabili?

    I termometri da cucina: quali gli indispensabili?

    trermometro da forno

    Anche per chi non cucina per professione, i termometri da cucina sono  uno strumento estremamente utile, se non addirittura indispensabile: il controllo della temperatura, è infatti spesso un passo fondamentale per molte ricette. E non penso solo al classico esempio della frittura  (dove, come si sa, la temperatura varia a seconda di cosa si sta friggendo) ma anche alla lavorazione di lievitati importanti come il panettone (in cui, è bene ricordarlo, è importante non superare mai i 26 gradi di tempreratura per non rovinare la maglia glutinica). Ma anche se non fate lievitati importanti, un termometro è assolutamente indispensabile: per controllare la temperatura di lievitazione, per esempio, e calcolare quindi i tempi corretti. Ma anche per misurare la temperatura finale di un impasto: sapete, per esempio, che per una buona partenza dei lieviti l’impasto va chiuso intorno ai 25-26 gradi? questo è importante soprattutto quando si usa il lievito madre: temperature più basse rallentano i lieviti e aumentano il rischio di acidità del risultato finale. Insomma, un termometro è un investimento assolutamente irrinunciabile per un appassionato di cucina: ne esistono però diversi tipi di termometro, per cui prima di decidere quale acquistare meglio fermarsi un attimo per provare a capire le loro caratteristiche e – soprattutto – l’uso a cui sono destinati.  
    sonda
    Termometro a sonda
    Ecco, se non possedete ancora un termometro, questo può essere un buon punto di partenza. La sonda infatti lo rende adatto a molti usi per cui può essere considerato  un termometro *quasi universale*. Magari costa un po’ di più (ma non parliamo certo di cifre elevate)  ma vi farà risparmiare sia soldi che spazio – che nelle cucine di oggi non è mai abbastanza, purtroppo. E’ infatti adatto per molte preparazioni ed è in grado di avvertire con un segnale quando la temperatura è al punto giusto. La sua forma particolare lo rende adatto ad essere usato anche nel forno acceso per controllare il raggiungimento della temperatura al cuore della preparazione.

    puntale
    Termometro a punta

    Anche questo è adatto a vari utilizzi (ma non adatto al forno, come quello a sonda) ed è perfetto per misurare la temperatura “al cuore”  semplicemente infilando lo spillone  al centro  della preparazione e leggendo i gradi direttamente sul display. Costa meno di quello a sonda, ma se non dovete preparare lievitati importanti va benissimo.

    trermometro da forno
    Termometro per arrosti
    Se la vostra  passione sono gli arrosti, invece, questo è il termometro perfetto per voi. Resiste al calore del forno e vi consente di misurare il punto esatto di cottura raggiunto dalla carne. La cottura di un arrosto, infatti, dipende non solo dal tipo di carne che state utilizzando ma anche dalla sua pezzatura. Per cui è impossibile dare tempi esatti per la cottura: molto meglio misurare   con un termometro come questo la temperatura raggiunta al centro del pezzo . In questo modo, nn sbaglierete più un arrosto, garantito.
    In linea di massima, le temperature di cottura al cuore sono queste. Ovviamente, vanno corrette in base ai gusti personali.

    AGNELLO
    cotto al sangue
    ben cotto
    70-75°C
    80°C

    MANZO
    al sangue
    cotto
    ben cotto
    60-65°C
    70°C
    75°C

    MAIALE
    ben cotto
    90°C

    POLLO
    cotto
    90°C

    fritti
    Termometro da frittura
    Se invece siete come me, appassionati di frittura ma non amanti della friggitrice (troppo ingombro e troppa fatica per pulirla) non potrete fare a meno di questo termometro. La sua forma lo rende adatto infatti ad essere usato appoggiandolo nella padella e permette di tenere sotto controllo per tutto il tempo la temperatura di frittura. Consentendo quindi di alzare o abbassare il fuoco a seconda della necessità. Con un termometro come questo, inoltre, potremo affrontare la doppia frittura, necessaria per esempio per avere patate fritte ben asciutte e croccanti oppure per alcuni dolci come le zeppole di san Giuseppe.

    Questi i tipi fondamentali. I prodotti in foto sono tratti da Livingo. Non sono neanche cari, come potete vedere in questa pagina dove trovate sia questi che altri.

     Per cui sono un’ottima idea anche per un regalo  di  Natale ad un appassionato di cucina: fateci un pensiero… scommettiamo che ne sarà felicissimo e ve ne sarà grato?

  • #Integralmenteprodotti, la nuova linea di vini Eurospin realiazzata in collaborazione con Luca Gardini

    #Integralmenteprodotti, la nuova linea di vini Eurospin realiazzata in collaborazione con Luca Gardini

    Difficile che io beva vino tutti i giorni.
    Primo, perché non sono una grande intenditrice e preferisco – di solito affidarmi al piacere della scoperta lasciando scegliere a chi ne sa più di me.
    Secondo, non ho l’abitudine – visti i miei orari di lavoro – di bere vino tutti i giorni a pasto.

    Mi piace però avere in casa qualche bottiglia: non si sa mai chi ti può arrivare in casa all’improvviso e poi non è escluso che me ne serva per cucinare. Soprattutto di inverno, un umido di manzo cotto lentamente, con l’aggiunta di un buon rosso, per me è un must (soprattutto in questa stagione).

    Mi ha fatto molto piacere quindi scoprire che Eurospin , che praticamente ho sotto casa, ha lanciato #vinieurospin #integralmenteprodotto, una linea di vini prodotti seguendo la produzione del vino dalla vigna alla bottiglia, garantendo quindi la tracciabilità di tutte le fasi della filiera produttiva: la stessa azienda che coltiva l’uva, raccoglie, vinifica e imbottiglia il vino ottenuto.

    Una linea prodotta con la collaborazione di Luca Gardini, premiato tra i migliori sommelier del mondo, che ha selezionato per Eurospin alcuni vini DOC/IGT/DOCG integralmente prodotti* in alcune delle più vocate zone vitivinicole italiane.

    L’obiettivo? Semplice: proporre al consumatore vini di qualità a un prezzo veramente contenuto.

    Non solo. Alla base di questa esperienza c’è la volontà di costruire una solida cultura legata al vino, nonché quella di dimostrare che anche in un settore come quello vitivinicolo possono coesistere qualità e prezzi bassi.

    Insomma, una linea da provare in fretta. Unica difficoltà, superare l’imbarazzo della scelta tra i proposti, come per esempio PINOT GRIGIO VIGNETI DELLE DOLOMITI IGT, CERASUOLO D’ABRUZZO DOP, BARBERA D’ASTI DOCG SUPERIORE e tantissimi altri.

    *Per sottolineare la differenza da chi semplicemente produce e/o imbottiglia uve provenienti da altri terreni, il disciplinare in ambito legislativo consente la definizione di ‘INTEGRALMENTE PRODOTTO’ quando il vino è ottenuto da uve raccolte da vigneti di pertinenza dell’azienda e vinificate dalla stessa (decreto 13 agosto 2012).

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