Categoria: Pensieri e Parole

  • Mangiare o guidare… per voi cosa conta di più?

    Mangiare o guidare… per voi cosa conta di più?

    mangiare o guidare

    Sfrecciare alla guida di una fuoriserie dai molti cavalli è un’emozione per molti decisamente irresistibile, assolutamente da provare almeno una volta nella vita, effimero piacere per il quale si è disposti a spendere i propri sudati risparmi. C’è però chi mai e poi mai metterebbe al secondo posto i piaceri della tavola, e potendo scegliere tra un raffinato pasto in uno dei migliori ristoranti del mondo e l’ebbrezza di guidare una Ferrari d’epoca, non avrebbe alcun dubbio. Quel che è certo è che, se non siete multi-milionari, avere tutto non è possibile e va inevitabilmente fatta una graduatoria, in ossequio al celebre detto secondo cui la vita è fatta di priorità…

    Abbiamo pensato di mettervi alla prova presentandovi una curiosa infografica su auto e cibo, per aiutarvi a scoprire se siete più sensibili al richiamo della gola o al fascino dell’alta velocità; vi faremo conoscere il ‘potenziale calorico’ di alcune  tra le auto più costose della storia attraverso alcuni esempi concreti, a partire dalla Ferrari 250 GTO, venduta l’anno scorso all’asta per oltre 35 milioni di euro, somma mai spesa in precedenza per una quattroruote, e con la quale sarebbe possibile, ad esempio, offrire ogni giorno una crêpe al cioccolato ad oltre 1800 amici, per i prossimi 15 anni. Mangiare o guidare, insomma…per voi cosa conta di più?

  • SAPER CUCINARE BENE: UNA MARCIA IN PIÙ NEL MONDO DI OGGI

    SAPER CUCINARE BENE: UNA MARCIA IN PIÙ NEL MONDO DI OGGI

     

    bakeca

     

    Non c’è nulla oggi di più utile e affascinante che saper cucinare bene, tanto per gli uomini quanto per le donne. La cucina rappresenta un unione magica di tecnica, capacità manuali, fantasia, creatività e arte che conquista chiunque, sia da un punto di vista affettivo che professionale. In particolare oggi, nella nostra società così frenetica, saper preparare un piatto che coinvolga allo stesso tempo vista, gusto e olfatto significa saper fermare il tempo, riuscire a far assaporare un momento di piacere nella vita, spesso super impegnata, dei nostri ospiti.

    Per questo motivo, cucinare bene rappresenta una via preferenziale per rafforzare relazioni di amicizia con colleghi o conoscenti nonché un’ottima carta per conquistare un partner; ed è quindi chiaro il motivo per cui la cucina, in questi anni, sta prendendo sempre maggiore spazio sui giornali e in televisione e gli chef diventano sempre più delle star: conoscere i trucchi e ispirarsi alle idee dei cuochi più rinomati è una via per cercare di migliorare le proprie abilità in cucina rafforzando le relazioni sociali e l’autostima in se stessi.

    Per chi desidera imparare veramente a cucinare bene, non mancano numerosi corsi di formazione specifici nel settore della cucina. Seguire un corso vuol dire non solo migliorare le proprie competenze per sorprendere gli amici a cena, ma aspirare anche a trasformare le proprie capacità in risorse professionali.

    La richiesta di buona cucina è costantemente in crescita nel campo della ristorazione e il buon cibo è sempre più considerato da parte delle persone che oggi mangiano fuori casa molto più spesso di un tempo.Saper cucinare fornisce ampie possibilità di entrare nel mondo del lavoro, molto di più di altre competenze tecniche che oggi vengono trasferite in paesi lontani. L’Italia poi è da sempre associata nel mondo alla buona cucina e un cuoco italiano è sempre benvisto all’estero.

    Trovare il corso di cucina ideale oggi è molto facile grazie a Internet, infatti sono numerosi i siti dove è possibile trovare annunci per individuare il corso che stiamo cercando. Su bakeca.it, per esempio, è semplice trovare il corso di cucina ideale: è sufficiente inserire nel campo di ricerca specifico la località che ci interessa (città o regione) e ci viene presentata un’ampia offerta di corsi di cucina tra cui possiamo scegliere: a partire da quelli specifici sui trucchi segreti delle ricette più accattivanti, a quelli che forniscono anche importanti nozioni tecniche necessarie per lavorare nel campo della ristorazione.

    Oggi saper cucinare è quindi essenziale e fornisce quella caratteristica in più che ti permette di essere apprezzato anche da un punto di vista professionale. Seguire un corso è la giusta via per migliorare le proprie capacità in cucina e trovare il corso giusto oggi non è mai stato così semplice.

  • Mele, video virali e – soprattutto – bufale

    torta di mele

    Vi sarà capitato di vederlo, forse, in rete: un video in cui si fa notare  che grattando una mela bio di Esselunga si ottiene una sostanza biancastra che sembra cera. Da qui, la critica ad un intero settore: quello delle mele biologiche, accusato di vendere prodotti non sani, e trattati con cera.

    L’effetto virale del video, dicono gli operatori, per almeno una settimana ha comportato un sensibile calo nelle vendite dell’ortofrutta biologica, con agricoltori costretti a buttar via prodotti freschi invenduti.

    Eppure diversi siti, hanno spiegato che la cosa non è assolutamente vera

    Lo strato ceroso che appare sulla cuticola delle Red Delicious (ma anche delle Gala, delle Granny Smith, di varietà antiche, come la mela Annurca campana e di mele meno note, ma dal nome eloquente, come mela Cerina o Oleata) è prodotto del tutto naturalmente dal frutto, per proteggersi dagli attacchi fungini. La quantità di cera cambia da varietà a varietà, e anche a seconda degli ecotipi, della selezione e del microclima: di norma è superiore nelle aree a forte escursione termica, come in quelle di montagna.

    Se si espone alla fiamma, questa cera fonde (intorno ai 50°) come quella prodotta dalle api e poi brucia, emanando odore come tutte le sostanze organiche che bruciano”.
    Anche secondo   l’Assessorato agricoltura della regione Lombardia,  “La lucentezza di alcuni frutti non deve indurre in inganno: non è legata a particolari trattamenti chimici, ma è un fenomeno naturale, dovuto al fatto che, per proteggersi dagli agenti atmosferici, i frutti producono delle cere naturali, con le quali ricoprono la buccia. Queste cere, se strofinate contro una superficie morbida… si lucidano, proprio come la cera che si dà ai pavimenti”.

    Insomma, non è assolutamente vero che la cera sia una forma di sofisticazione alimentare: se volete approfondire qui l’articolo completo (che segnala anche i siti anti-bufale che in passato si sono occupati della vicenda).

    E soprattutto, non è assolutamente vero che un video – sia pur virale – debba necessariamente essere *vero*. Anche se purtroppo sono veri i danni fatti a buona parte di un settore agroalimentare.

  • Al via da oggi gli accrediti per le Strade della Mozzarella 2015

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    Il 13 e 14 aprile tornano a Paestum Le Strade della Mozzarella, il congresso di cucina d’autore sulla mozzarella di bufala campana.

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    Per seguire i lavori congressuali bisognerà accreditarsi cliccando compilando questo modulo.

    Antonino Cannavacciuolo, Le strade della Mozzarella 2013

    Tra gli appuntamenti più attesi del panorama gastronomico, quest’anno grande spazio sarà dato al distretto gastronomico a marchio più evocativo del mondo, quello che comprende oltre alla mozzarella di bufala campana, la pasta di Gragnano Igp, la Pizza Napoletana, Il San Marzano Dop, il pomodorino del Piennolo DOP.

    Il programma completo.
    Sito: www.lestradedellamozzarella.it
    Facebook: www.facebook.com/lestradedellamozzarella
    Twitter: Mozzarellaroads
    Hashtag di riferimento: #lsdm

     

  • Pesche ripiene, e una rosa coraggiosa

    L’ho riconosciuta appena l’ho vista: una rosa coraggiosa. Rovinata dal freddo, strapazzata dal vento, eppure stupenda ed austera. Ed il pensiero, come sempre accade ogni volta che i miei occhi incrociano petali tanto rovinati da un freddo invernale, è a lui che è corso.  Ad Aldo, che manca da tanto e pure è sempre qui, inesorabilmente  presente nella mia mente e in quella di chi ha avuta la fortuna di conoscerlo.

    E non ho resistito alla tentazione di fotografarla. Ed ora, aspetto le pesche. Che preparerò ripiene,  sorridendo e pensando a lui, ai suoi capelli rossi, alla sua solitudine, alla sua casa al Terziere. Che ancora non sono riuscita a tornare a visitare, dopo di lui.

    Ciao, Aldo.
    Ci manchi.

    Pesche ripiene all'amaretto

    LA ROSA CORAGGIOSA

    Ieri non c’era, sono sicuro.
    Mi stupisco mentre guardo fuori, eppure e’ proprio li’, fragile, esposta, aggredita dal vento, in un contrasto irreale
    di scheletri irrigiditi di legno nero, nuvole fumo.
    E’ una rosa distratta, nata in questi giorni che e’ difficile scambiare per maggio, e’ rosa ed e’rosa ed e’ erosa.
    Aggredita e vilipesa dal tempo come un ciclista irlandese in salita, secchiate d’acqua in faccia, collo irrigidito contro il vento.
    Mi piace quest’assurda resistenza al destino, di una rosa che non guarda l’ora ma sboccia quando sente che deve, svampitella, impertinente come un cucciolo.
    E mi piace ancora di piu’ il contrasto con il grigio pesante e gravido che le sta intorno,
    e’ una fiammella che vacilla, che sembra sul punto di cedere, di piegare il capo e dire basta, e’ una fiammella che rimane invece li’, orgogliosa e fiera, a dire: io qui sono e qui resto, alla faccia del vento, della pioggia e del pensiero della gente.

    Pesche ripiene all'amaretto

    PESCHE RIPIENE

    (a quelli che resistono a pugni chiusi, a chi non si arrende mai)
    3 pesche medie, vellutate e sensuali
    12 amaretti
    2 cucchiai di zucchero
    2 cucchiai di burro
    1 rosso d’uovo
    1 bicchiere di vino bianco secco

    montare bene il rosso d’uovo con meta’ zucchero,
    impastarlo con gli amaretti sbriciolati e
    un cucchiaio di burro.
    Aprire le pesche a meta’, snocciolarle e scavarle un pochino,
    quindi riempirle con l’impasto e appoggiarle su una teglia da forno.
    Infiocchettare con burro, spruzzare generosamente col vino,
    e infornare per 40 minuti a 180 gradi.

    Servire a temperatura ambiente in un pomeriggio d’inverno,
    meditando sulla difficoltà  di trovare pesche in questa stagione.
    E’ una ricetta per chi ama le vie difficili, poco allineate,
    sempre un po’ in salita.
    E che le percorre senza paura, perché il solo percorrerle
    lo pone in salvo,
    perche’ possiede la rosa rosa coraggiosa e niente può ferirlo.

    una notte di dicembre,
    aldo

     

  • Olio spray? “Mai più senza!”

    Olio spray? “Mai più senza!”

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    Deciso, da oggi inauguro una nuova rubrica nel blog: “mai più senza”. I vecchi lettori di Cuore (inserto satirico dell’Unità dei tempi che furono) ricorderanno questo titolo ironicamente dedicato alla raccolta degli oggetti assolutamente inutili eppure propagandati come incredibili (qui una raccolta, per chi non sa di cosa sto parlando).

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    Anche a proposito di cucina si incontrano di queste meravigliose inutilità. Di una di queste, ho già parlato tempo fa: lo stampo in silicone per cuocere il pane, una roba da non augurare neppure al nostro miglior nemico insomma. Oggi, invece, tocca allo Stacca facile, uno “spray professionale per teglie, stampi e forme. Pratico e veloce per l’utilizzo in pasticceria ed in cucina”. Una bomboletta spray, dal modico costo itinerante tra i 7 e i dieci euro , il cui unico scopo è quello di evitare di sporcarsi le mani per ungere uno stampo da dolci. Ora, premesso che per fare questa operazione ci vuole un attimo (basta avere l’accortezza di mettere lo stampo in forno mentre questo si sta riscaldando e passare il burro sulle pareti calde per ungere in fretta ed in modo perfettamente uniforme) quello che proprio non riesco a capire è perché pagare a prezzo di oreficeria dell’olio di palma (grasso da cui sarebbe bene stare alla larga, sia per il sapore che per il pesantissimo impatto ambientale che la sua produzione provoca).  In più, dettaglio non da poco, è uno di quegli imballaggi assurdi in cui la quantità di rifiuto prodotto è persino maggiore del prodotto contenuto (non a caso, il contenuto è espresso in ml: cosi’ sono compresi anche i gas, che ovviamente hanno volume e non peso). Insomma,  quello che compriamo quando compriamo queste bombolette sono tre cose: olio di palma, gas  e monnezza (che pure lei il suo bell’impatto ambientale ce l’ha).
    Pensiamoci, la prossima volta che ce lo troveremo davanti. E soprattutto, lasciamolo lì, sullo scaffale del super: nella speranza che invecchi beatamente senza finire nel carrello della spesa di nessuno.

    E voi, avete altre imperdibili  assurdità di questo tipo da segnalare?