Categoria: Pensieri e Parole

  • Ciao, Massimo

    Ciao, Massimo

    Io già mangio poco, eppo pe nu piatt e past accussì e na fell e carn, quant aggia ringrazià?

     Noi no, non ce lo eravamo segnati. E non ci aspettavamo, quella notte, di ricevere quella notizia. Sono passati venti anni, e ancora non sembra vero: ma non per retorica, ma perché il suo ricordo è ancora tanto vivo da diventare *presenza*. Ogni giorno, ogni minuto: come se quella notte non fosse mai accaduta.

     
  • Dalla qualità alla patata

    Dalla qualità alla patata

     
     
    Mi ci avevano pure invitata, alla presentazione dell’audacia a base di patatina industriale  ma non ci sono andata. Figurarsi se sprecavo un giorno di ferie e i soldi del biglietto per Milano, per andare a sentire osannare una patatina… Ormai però è dappertutto: Cibus, a Parma, ne era invasa. Cosi’ come ne è invasa la tv:  uno spot di una antipatia insopportabile. Soprattutto per chi ricorda  i discorsi sulla qualità, sulla tradizione, sul cammino cui si trova di fronte al cucina italiana. E per chi ricorda anche la discussione con la Parodi, su questi temi. Che, alla fine, mi pare mostro di coerenza rispetto a lui.
    Che di Audacia, prestando il suo volto a questa campagna pubblicitaria, ha sicuramente dimostrato di possederne parecchia.

    Troppa, decisamente. Per i miei gusti, almeno. Perlomeno, pensando alla sua famosa discussione con Benedetta Parodi…

     
     
    Edit: il video risulta non visibile, in quanto reso privato. Potete comunque trovarlo sul sito della RAI

    In ogni caso, resta in buona compagnia: i suoi soci televisivi, infatti, ci stanno raccontando della grandezza della pasta sfoglia industriale l’uno e della bontà di un olio di oliva a meno di 5 euro l’altro. La prova provata, caso mai che ne fosse bisogno, che Masterchef sta alla cucina come il Grande fratello sta alla lettura.Roba da rivalutare la Clerici e la Parodi, insomma.
  • Lamponi che trasformano la parola ritorno nella parola restare

    Lamponi che trasformano la parola ritorno nella parola restare

     

    confetture-lamponi-di-pace

    Oggi in Bosnia sono tre le domande da non fare ad una donna:

    “Che facevi durante la guerra,
    come sta tuo marito,
    come sta tuo figlio?”

     

    Domande da non fare, perché nessuna donna vi darà una risposta.  Non a parole, almeno: riceverete solo sguardi segnati ancora oggi  da un dolore indicibile, persi per sempre nella domanda sul perché dell’inestinguibile sofferenza cui la vita le ha condannate.
     

    Sono le sopravvisute di Bratunac, deportate dopo il massacro di Sebrenica quando le truppe di Radko Mladic uccisero i loro mariti e i loro figli maschi.

    A quelle donne è dedicato questo post, in parte simile a quello pubblicato oggi  da oltre 300 blog con l’iniziativa “Unlamponelcuore” nell’ambito del progetto “Lamponi di pace” della Cooperativa Agricola Insieme, nata nel giugno del 2003 per favorire il ritorno a casa delle donne di Bratunac dopo circa dieci anni di permanenza nei campi profughi.


    Bosnia Erzegovina - Bratunac: COOPERATIVA INSIEME "Donne da Nobel per la pace"
    Bosnia Erzegovina – Bratunac: COOPERATIVA INSIEME
    “Donne da Nobel per la pace”



    Io, non ho scritto ricette: non ho avuto né tempo ne voglia. Ho preferito lasciar parlare  quegli sguardi, che meglio di qualunque parola riescono a raccontare del dolore  universale che da sempre le donne sono chiamate a provare in tutte le zone di guerra. E che per mia fortuna non posso neanche immaginare.

    Non vedono, non sentono forse
    non sanno forse che noi,
    quelli rimasti, siamo più morti di tutti
    i nostri morti, e che qui oggi, con la loro voce,
    la voce dei nostri morti, dalle loro gole,
    gridiamo e con il loro grido – noi parliamo?

    Donne che ora, sono tornate a vivere  grazie alla coltivazione di lamponi, un frutto scelto perché:

    –  sono la coltura tradizionale dell’area;
    –  la loro raccolta non richiede grande forza fisica e può essere praticata anche da donne sole;
    – perché con pochi investimenti una famiglia può diventare economicamente autonoma;
    – perché nel mercato mondiale c’è richiesta di lamponi;
    perché i lamponi trasformano la parola “ritorno” nella parola “restare”, dato che ogni pianta di lampone dà  frutti per almeno dodici anni, costituendo un  incentivo a  non andare via.

    *I prodotti della Cooperativa Agricola Insieme: – sono distribuiti da Coop-Adriatica e NordEst quindi si trovano più facilmente nel Veneto, Friuli Venezia Giulia, parte dell’Emilia e della Lombardia al confine.Sono distribuiti anche da Altromercato e dal commercio equosolidale e dal loro sito (altromercato.it) è possibile, tramite anche una richiesta via email, ottenere i punti vendita..

  • Ciao Frank

    Ciao Frank

    La vita non ci ha lasciato il tempo di mantenere due promesse scambiate a Metaponto. La mia, di venirti a trovare presto. La tua, di concedermi di fotografarti.

    Che la terra ti sia lieve. La cucina italiana e il sud in particolare, da oggi sono infinitamente più poveri.

    Foto di Luciano Furia

  • La cultura *salva*

    La cultura *salva*

    Sì, la cultura *salva*: soprattutto in un paese come il nostro in cui chi ci governa si  permesso di dire che *con la cultura non si mangia*. 
    Perché per usare le sue parole, “la cultura è un bene primario come l’acqua; i teatri, le biblioteche e i cinema sono come tanti acquedotti.”
    Certo, aveva ottanta anni ed era malato. Insomma, è l’ordine naturale delle cose. Ma ogni volta che accade, si resta quasi increduli ed indifesi. Altra perdita dolorosa, altra bellezza perduta per sempre. Che mi piace fermarmi un attimo a ricordare. Con le sue parole, i suoi gesti, le sue espressioni. Una puntata di Che tempo che fa, che se vi siete persi vi consiglio di riguardare. Per capire quale grande perdita ci sia toccata oggi.
  • La mozzarella di bufala campana? Mangiatene tranquilli, a volontà. Purché sia DOP

    La mozzarella di bufala campana? Mangiatene tranquilli, a volontà. Purché sia DOP

     

     
     
    Dovrebbe farlo il governo (centrale o regionale. o – meglio – ambidue): in un paese serio dovrebbe andare così. Dovrebbe farlo, per difendere la salute dei consumatori innanzitutto, ma anche una delle eccellenze che tutto il mondo ci invidia. Invece, sul problema dell’inquinamento del territorio campano continua il silenzio, mancano controlli e monitoraggi e si lascia spazio ad informazioni di tipo terroristico.
     
    Dovrebbe farlo il Governo, ma non lo fa. E allora il controllo sulla mozzarella di bufala campana lo ha fatto il consorzio, in collaborazione con le principali associazioni a difesa dei diritti dei consumatori.
    Il risultato? la mozzarella di bufala campana è sicura: aldilà di ogni ragionevole dubbio.

    Questo, il comunicato stampa del Consorzio per la Tutela del Formaggio Mozzarella di Bufala Campana. Per cui, mangiate pure tutta la mozzarella che volete. Purché sia DOP, ovviamente.

    LE APPROFONDITE ANALISI ESEGUITE DA UN PRESTIGIOSO LABORATORIO TEDESCO CONFERMANO QUANTO GIA’ EMERSO DA MIGLIAIA DI CONTROLLI EFFETTUATI IN ITALIA: IL PRODOTTO DOP E’ ASSOLUTAMENTE SICURO

    E’stata ribattezzata “Operazione Trasparenza” ed è stata a tutti gli effetti un’operazione senza ombre che ha visto una positiva collaborazione tra il Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop e 4 delle più importanti associazione a difesa dei diritti dei consumatori: Federconsumatori, Unione Nazionale dei Consumatori, CODICI e Adusbef.
    Alla base un protocollo di intesa semplice e lineare: le associazioni avrebbero proceduto ad acquistare random i prodotti del Consorzio, quindi marchiati Dop, per poi inviarli in uno dei più accreditati laboratori di analisi in Europa, il TUV SUD GMBH di Siegen, in Germania. Questo per sottoporre le mozzarelle di bufala campana Dop a una serie di sofisticati test, allo scopo di verificarne la salubrità e, soprattutto, la completa assenza di sostanze inquinanti.
    I recenti fatti relativi all’ormai famigerata Terra dei Fuochi hanno infatti, come è noto, creato una sorta di psicosi collettiva nei confronti dei prodotti campani, provocando un calo nelle vendite talmente rilevante da portare sull’orlo del collasso l’intero sistema agricolo della regione.
    Tre settimane di intenso lavoro e, finalmente, il tanto atteso responso.
    “Che è perfettamente in linea con le nostre aspettative – annuncia Domenico Raimondo, Presidente del Consorzio – e con le migliaia di analisi alle quali sono sottoposte le nostre mozzarelle ogni anno da circa una decina di enti e autorità italiane. Il TUV ha confermato infatti che il nostro prodotto è sano e sicuro aldilà di ogni ragionevole dubbio”.
    E un importante endorsement in tal senso è quello fornito dalle 4 associazioni a difesa dei diritti dei consumatori che hanno proceduto, in maniera perfettamente autonoma, all’acquisto e all’invio del prodotto presso il laboratorio tedesco e che hanno avuto modo di verificare, per prime, gli esiti delle analisi. Un lavoro capillare, condotto con serietà e competenza, nell’ottica della mission  delle associazioni stesse.
    “Ora chiediamo agli amici della stampa di dare il giusto rilievo alla notizia – ha concluso Antonio Lucisano, Direttore del Consorzio – in quanto fondamentale per ripristinare un rapporto di fiducia con i consumatori che, travolti da una serie di informazioni spesso confuse e votate al sensazionalismo, hanno ridotto l’acquisto del nostro prodotto, con devastanti conseguenze per l’intero comparto. Il problema della Terra dei Fuochi rimane dolorosamente attuale ma non dobbiamo fare di tutta l’erba un fascio e occorre sottolineare come la stragrande maggioranza del comparto agroalimentare campano sia sana e, storicamente, votata a una grandissima qualità”.