Categoria: Pensieri e Parole

  • L’arte e il piacere del saper mangiare: dalla mise en place al bon ton a tavola

    L’arte e il piacere del saper mangiare: dalla mise en place al bon ton a tavola

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    Spesso la scelta di un ristorante in cui pranzare o cenare non dipende solo dalla qualità del cibo e del servizio, ma anche dalla prima impressione che un luogo riesce a trasmettere. Pochi e semplici dettagli, come la scelta di tovaglie e tovaglioli in tessuto non tessuto o la perfetta disposizione di piatti, posate e bicchieri, potrebbero catturare l’attenzione di potenziali clienti e portarli a fermarsi in un determinato locale per consumare il pasto.

    L’armonia, l’eleganza e l’ordine di un luogo sono tra gli aspetti che colpiscono maggiormente, in quanto nell’ambito della ristorazione la prima impressione non è da sottovalutare. Grande importanza è data a quella che in francese viene definita la mise en place, ovvero la messa in tavola di tutti quegli elementi che sono fondamentali non solo dal punto di vista estetico, ma anche da quello funzionale e pratico.

    Ecco, quindi, che esistono delle regole molto importanti sia per quanto riguarda il modo di apparecchiare la tavola che per quanto riguarda il comportamento da mantenere durante un pranzo o una cena.

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    Per prima cosa la tovaglia deve essere della giusta dimensione in modo da coprire tutta la superficie del tavolo e sfiorare il pavimento. È infatti indice di cattivo gusto utilizzare tovaglie troppo lunghe o troppo corte. I tovaglioli devono essere perfettamente puliti e piegati nella giusta maniera. Sono da prediligere colori non troppo chiari se l’ambiente presenta pareti bianche e tonalità candide se, al contrario, il ristorante non è particolarmente luminoso. In questa direzione tovaglie e tovaglioli in tessuto non tessuto sono la scelta ideale perché eleganti e pratici allo stesso tempo e perché permettono di eliminare il costo di lavaggio della biancheria.

    Per quanto riguarda la mise en place è bene tenere a mente che seguire per filo e per segno le regole dettate dal galateo potrebbe portare ad appesantire inutilmente la tavola, mentre apparecchiare utilizzando il giusto numero di piatti, posate e bicchieri darà un risultato ordinato ed elegante. Alla sinistra del commensale verranno poste le forchette: all’estremità quella per la prima portata e subito dopo quella per la seconda. Alla destra andrà, invece, il coltello, rigorosamente con la punta rivolta verso l’interno. Alla destra del coltello, se necessario, si pone il cucchiaio, mentre in direzione della punta del coltello ci sarà il bicchiere del vino, seguito verso il centro da quello dell’acqua.

    Nel caso in cui si effettui il servizio alla russa non è necessario disporre i piatti prima del servizio, perché verranno porzionati in cucina e proposti poi ai commensali, mentre se si effettua un servizio alla francese la predisposizione dei piatti avverrà durante la mise en place: prima il piatto piano e sopra di esso quello fondo. Diversa può essere, invece, la scelta del posizionamento del tovagliolo: secondo il galateo andrebbe alla sinistra del commensale, subito dopo le forchette, ma si può anche decidere di porlo davanti al commensale, adagiato nel piatto fondo o sulla tovaglia, piegato elegantemente o arricchito da un nastrino di seta.

    Tanto quanto è importante il modo in cui una tavola viene apparecchiata, anche il comportamento tenuto dai commensali non è da meno. Augurare buon appetito, ad esempio, è segno di maleducazione, così anche come chiedere il sale, considerato la moneta dell’antichità. Chiederlo, infatti, significherebbe sottolineare che non si sta apprezzando il gusto della pietanza e potrebbe offendere il padrone o la padrona di casa. Tanto quanto la posizione delle posate è importante nella mise en place, anche per i commensali durante il pranzo e la cena lo sono: se si vuole fare una pausa mentre si sta mangiando, infatti, basterà incrociare le posate nel piatto per far capire che si ha intenzione di finire, mentre a pasto terminato verranno appoggiate l’ una di fianco all’altra nel piatto e mai ai lati dello stesso con le estremità appoggiate sulla tovaglia. Segno dell’aver gradito o meno il pasto è invece dato dalla posizione del tovagliolo una volta terminato: se lo si piega ordinatamente e lo si appoggia alla propria sinistra significa che si è gradito il pranzo o la cena, mentre se lo si lascia sul tavolo senza piegarlo è segno di non essersi trovati a proprio agio.

    Stare a tavola, tanto quanto l’aver cura nella mise en place e nel garantire un accurato servizio unito alla qualità dei piatti offerti, è senza dubbio segno di rispetto, di buon gusto e di buona educazione, perché mangiare non significa semplicemente cibarsi, ma dedicarsi del tempo e, soprattutto, prendersi cura di se stessi.

    Articolo scritto in collaborazione con Cartindustria

  • Identità Internet, la Guida sbarca sul web

    Identità Internet, la Guida sbarca sul web

    La Guida di Identità Golose 2016 è on line
    La Guida di Identità Golose 2016 è on line

    La nona edizione della Guida di Identità Golose ai Ristoranti di Italia, Europa e Mondo è on line. Rubando le parole a Paolo Marchi :

    “Come le precedenti non assegna voti, ma racconta quello che noi riteniamo sia il meglio, dentro e fuori il nostro Buon Paese. E tutto questo con un occhio di riguardo per le giovani leve, per chi ha iniziato da poco a fare ristorazione e davanti a sé ha più sogni e ambizioni che medaglie e certezze. Siamo i primi a sapere che si mangia bene, sovente davvero molto bene, in tante insegne che abbiamo eliminato, o nemmeno preso in considerazione, per il semplice fatto che la cucina ha inserito il pilota automatico e lo chef va sul sicuro senza rischiare come faceva quando doveva distinguersi e non aveva nulla da perdere. All’estremo opposto ci sono quelle ex speranze che non sono cresciute e purtroppo si sono perse, le aspetti, parli con loro ma non tutti corrono veloci al punto da partecipare alle Olimpiadi…”

    Ecco, per me che amo cucinare e che quando vado a mangiare fuori  lo faccio sperando in un’esperienza nuova, che mi permetta di placare l’appetito ma anche di colmare la mia conoscenza in fatto di ingredienti e accostamenti, queste parole mi paiono una bellissima prospettiva per guardare al mondo della ristorazione.

    Per cui ve la segnalo, sperando che questa scoperta regali a voi lo stesso piacere che ha regalato a me.

    BUONA LETTURA.

  • E la prossima settimana, blogtour alla scoperta del tartufo di Savigno

    E la prossima settimana, blogtour alla scoperta del tartufo di Savigno

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    Già il we del  
     31 ottobre 1 novembre  ( ma chi vorrà avrà a disposizione anche il 7 e 8 novembre e il14 e 15 novembre 2015) Savigno si animerà con numerose offerte sia gastronomiche che culturali, ideate e promosse dalla ProLoco in collaborazione con le Associazioni locali, Ascom e partners commerciali e con il patrocinio del Comune di Valsamoggia. E io sarò loro gradita ospite alla scoperta del tartufo.

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    Questo, un estratto del comunicato stampa con i momenti più importanti della manifestazione. Se volete approfondire, Maggiori info sono disponibili sul sito http://www.tartufosavigno.com/ Anche quest’anno sarà possibile gustare il menù dello chef stellato Igles Corelli a base, ovviamente, di tartufo, e assaggiare i piatti presentati dai ristoratori locali, che daranno il meglio per declinare il tartufo bianco in tutte le sue versioni.

     

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    Saranno presenti inoltre numerosi punti di street food con specialità tradizionali.

     

    La grossa novità che caratterizza questa trentaduesima edizione è l’apertura della mostra mercato del tartufo bianco pregiato, dei prodotti delle botteghe locali e delle attività ristorative anche nelle giornate di sabato.

     

    Sabato 7 novembre si terrà una Cena di Beneficenza al tartufo con lo chef Igles Corelli e gli umoristi ZAP&IDA, il ricavato sarà devoluto alla Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica FFC

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    Le domeniche si arricchiranno dell’esposizione e vendita del Mercatino del Vecchio e dell’Antico, Riuso, Arte e Ingegno e del Mercato delle Cose Buone.

     

    L’Associazione Tartufai metterà a disposizione i suoi esperti per condurre i visitatori nella tartufaia “Le Vigne” alla ricerca del tartufo, intratterrà i proprietari di cani con l’iniziativa “Anche il mio cane va a tartufo” e organizzerà la Gara Nazionale di Ricerca per cani da tartufo.

    Dall’arte della buona tavola all’arte figurativa: Savigno ricorderà, con un’imponente mostra, Gino Pellegrini, artista e scenografo recentemente scomparso, che a lungo ha collaborato con i grandi registi italiani e di Hollywood ma che era sentimentalmente legato al nostro territorio, tanto da donare alcune opere alla cittadinanza. tartufi

    A ricordare Gino Pellegrini Eros Drusiani, che dialogherà con Ivano Marescotti, Vito e Silvano Monti. Gli umoristi ZAP&IDA intratterranno il pubblico con diverse performances, vignette disegnate al momento e calembour… al tartufo. Sarà inoltre presente il micologo Nicola Sitta, che curerà una mostra micologica. 

  • 1° Concorso Miglior Panettone

    1° Concorso Miglior Panettone

    Innanzitutto vi domanderete che ci faccio a casa di Teresa.

    Teresa è un’amica, una grande amica.

    Il fatto che io scriva qui sul suo blog ne è la prova, ha visto che ero in difficoltà ed invece di chiedermi che cosa poteva fare per me, ha pensato a qualcosa di appropriato e lo ha fatto.

    Non desidero dilungarmi in spiegazioni sul perchè e sul percome, è un’esperienza che preferisco lasciarmi alle spalle: fatto sta che il blog, cessata la collaborazione con il molino, purtroppo è fermo.

    Spero con tutto il cuore di poter tornare a casa e riprendere da dove mi ero fermata.

    Per adesso sto qui, caldamente accolta da una persona speciale, e desidero ringraziare tutti gli amici che mi si sono stretti attorno e che mi hanno ridato l’entusiasmo per portare avanti comunque un progetto che avevo in mente da tempo.

     

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    Il Richemont Club Italia – sorto nel 1996 grazie alla tenace passione del suo fondatore, Piergiorgio Giorilli – è parte di un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro, che sostiene l’attività dei suoi soci, professionisti ai vertici nel settore della panificazione e della pasticceria.

    Altre nazioni aderiscono al Club, al momento undici in Europa oltre al Giappone.

    Per farvi parte occorrono: preparazione, etica professionale e un’inguaribile passione, qualità che il Richemont Club riconosce in molte persone che, pur non essendo professionisti, si dedicano alla medesima arte.

    Per questo motivo, dopo aver aperto le porte ad un numeroso gruppo di foodblogger per una giornata dedicata ad un corso base di panificazione professionale, è stato deciso di organizzare un concorso per  tutti coloro che vogliano mettere alla prova le proprie capacità nella realizzazione di un prodotto lievitato di difficile realizzazione come il panettone.

    Il concorso si svilupperà in diverse fasi prima di arrivare davanti alla commissione finale composta dalla Giuria Internazionale con rappresentanti di Italia, Cina, Giappone, Mali, Perù, Francia, Svizzera, Algeria, che giudicherà il prodotto in occasione di un’importante vetrina quale può essere il Sigep.

     

    COME PARTECIPARE?

    Dovrete realizzare un panettone con attrezzature non professionali (piccole planetarie da banco) e cuocerlo in un forno domestico. Sono ammessi prodotti impastati a mano.

     

    Fase 1 – dal 21 Ottobre al 31 Ottobre

    Dovrete mandare una mail con oggetto Richiesta partecipazione concorso panettone all’indirizzo valenondisolopane@gmail.com indicando:

    – Nome e Cognome

    – Indirizzo email

    – Nome e link del blog (se ne possedete uno)

    L’iscrizione al concorso si chiuderà al raggiungimento di 200 richieste, faranno fede data ed ora di arrivo delle mail.

     

    Fase 2 – Dal 1 al 25 Novembre

    Dovrete mandare 2 foto: una del prodotto intero ed una della fetta, sfondo chiaro, nitide, allo stesso indirizzo valenondisolopane@gmail.com

    Le fotografie dovranno obbligatoriamente essere correlate da ricetta con tutti gli ingredienti  espressi in grammi e metodologia di produzione.

    Le foto saranno caricate sulla pagina Fb destinata al concorso ed inviate ad alcuni soci Richemont per la valutazione..

    Dal 25 al 30 Novembre verrà resa pubblica sulla pagina Fb la lista dei partecipanti ammessi alla fase 3.

     

    Fase 3 – Dal 1 al 31 dicembre

    I partecipanti ammessi saranno contattati via mail e dovranno spedire un panettone ad un professionista il cui nome ed indirizzo saranno indicati nella mail.

    A fine valutazione ogni partecipante riceverà la propria scheda di valutazione dove saranno evidenziati pregi e difetti del prodotto.

    I 15 partecipanti che otterranno il punteggio più alto potranno accedere alla fase successiva.

    Quanto prima si renderanno pubblici i nomi dei selezionati in modo che si possano organizzare per partecipare alla fase conclusiva.

     

     Fase 4 – Sigep 23-27 gennaio 2016

    I 15 finalisti riceveranno un biglietto omaggio per il Salone ed in data da destinarsi dovranno presentarsi con il proprio prodotto per la valutazione finale da parte della commissione composta dalla Giuria Internazionale con rappresentanti di Italia, Cina, Giappone, Mali, Perù, Francia, Svizzera, Algeria.

    Si richiede ad ogni finalista di realizzare 2 panettoni da 1000 g per poter consentire gli assaggi, il taglio e l’esposizione alla giuria, da portare in sacchetto anonimo, correlati da ricetta con tutti gli ingredienti espressi in grammi e metodologia di produzione.

    Ad ogni panettone sarà assegnato un contrassegno identificativo del finalista, in modo da garantire la valutazione in assoluta imparzialità.

    Tra i 15 finalisti la giuria, a suo insindacabile giudizio, decreterà i tre migliori panettoni in assoluto.

    Seguirà la premiazione.

     

    REGOLAMENTO

    Cosa si intende per panettone?

    La denominazione «panettone» e’ riservata al prodotto dolciario da forno a pasta

    morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma a base

    rotonda con crosta superiore screpolata e tagliata in modo caratteristico, di struttura

    soffice ad alveolatura allungata e aroma tipico di lievitazione a pasta acida.

    (D.M. 22 luglio 2005)

     

    Il panettone da presentare deve essere del tipo “Milano” (nel pirottino alto) con pezzatura di

    g 1000 a prodotto finito.

     

    Ingredienti consentiti:

    a) farina di frumento;

    b) zucchero;

    c) uova di gallina di categoria «A» (cioè uova fresche) o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlo;

    d) materia grassa butirrica, in quantità non inferiore al 16%;

    e) uvetta e scorze di agrumi canditi, in quantità non inferiore al 20%;

    f) lievito naturale costituito da pasta acida;

    g) sale;

    h) latte e derivati;

    i) miele;

    l) malto;

    m) burro di cacao;

    n) zuccheri; per zuccheri s’intende il complesso degli zuccheri (saccarosio, lattosio, fruttosio, maltosio, destrosio, sciroppo di glucosio, ecc.)

    o) lievito avente i requisiti di cui all’art. 8 del DPR 30 novembre 1998, n. 502, fino al limite dell’1%; lievito compresso per panificazione detto comunemente “lievito di birra”

    p) aromi naturali e naturali identici

     

    Procedimento:

    a) preparazione della pasta acida;

    b) fermentazione;

    c) preparazione impasto con dosaggio ingredienti ed impastamento;

    d) porzionatura;

    e) «pirlatura», con deposizione dell’impasto nello stampo di cottura;

    f) lievitazione;

    g) «scarpatura»;

    h) cottura;

    i) raffreddamento;

    j) confezionamento.

     

    Nessun tipo di glassatura.

    Detto questo non si accetteranno prodotti che non rispettino  tali indicazioni.

     

    SCHEDA DI VALUTAZIONE

    Nella scheda di valutazione panettone il giudice valuterà i seguenti parametri:

    peso: il peso ideale è  g 1000 (massimo punteggio) con penalità ogni 20 g in più o in meno

    aspetto esterno:

          –     forma che sia tipica del panettone milano alto, volume adeguato e consono alla tradizione

          –     il colore della cottura, sia la calotta con taglio tipico che la parte racchiusa nel pirottino con

                particolare attenzione al fondo 

    – aspetto interno:

         –      alveolatura  adeguata e tipica del panettone classico

         –      distribuzione frutta quantità, qualità frutta, omogeneità della distribuzione

         –      morbidezza del prodotto, giusta umidità, bontà della ricetta eseguita

    – aspetti organolettici:

           –    profumo che siano tipici ( lievito, aromi aggiunti, burro e cottura)

           –    sapore che non presenti acidità malevole, con sapori ben equilibrati fra lievitazione cottura     

                 e frutta

    –     tipicità:

           –  si valuta nel complesso tutto il prodotto  secondo i parametri della tradizione consolidata.

     

    Vi lascio il banner che potrete utilizzare dove preferite, blog e social,  dopo che sarà stata confermata la vostra partecipazione

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  • Calzoncelli di castagne salernitani, versione Vegan

    Calzoncelli di castagne salernitani, versione Vegan

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    I calzoncelli di castagne in versione vegan: ora non avete più  scuse per prepararli per Natale.

    ricetta calzoncelli di castagne

    Servono:
    Per la sfoglia (da preparare in anticipo, anche il giorno prima)

    1 kg  di farina 0, di tipo debole
    200g di zucchero (anche di Canna, se preferite)
    100 ml di olio extravergine d’oliva
    200 ml di vino bianco o grappa
    150 g di latte di riso (la quanità è indicativa e dipende dall’assorbimento della farina)
    Olio di semi di arachide per friggere

     

    Per il ripieno

    mezzo chilo di castagne lessate, l’ideale sarebbero le “castagne del prete“, pulite e passate al passaverdure,

    mezzo chilo di pere secche
    cacao amaro 20 g
    ciocco da copertura 200g
    sciroppo di zucchero preparato con 100 g di zucchero, abbondante scorza di arancia, due cucchiai di acqua
    cannella
    liquore Strega 50 g
    Olio  per friggere, in una padella possibilmente di ferro
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    Preparare l’impasto della sfoglia, mescolando ed impastando tutti gli ingredienti (aggiungere il latte un po’ per volta)  fino ad ottenere un impasto morbido ma consistente e metterlo al riposare in luogo fresco (non in frigorifero). 

    Preparare lo sciroppo, mettendo a bollire a fuoco basso zucchero, buccia di arancia grattugiata e acqua, facendo restringere il tutto fino a quando non abbia assunto una consistenza sciropposa.

    Bollire piano le castagne e le pere (separatamente) in modo da renderle abbastanza morbide da essere passate al passaverdura per essere ridotte in crema e fare sciogliere il cioccolato a bagnomaria.  Mescolare tutti gli ingredienti del ripieno in una ciotola in modo da ottenere un composto cremoso ma consistente.
     
    Al momento di prepararli, stendere la sfoglia con un mattarello con con la macchina per la pasta e tagliare dei dischi abbastanza grandi, aiutandosi con un coppapasta o un bicchiere. Mettere al centro una noce di ripieno e chiudere a mezzaluna bagnando un po’ i bordi con dell’acqua per non farli aprire durante la cottura. Friggere in olio  caldo, fare sgocciolare e cospargere di sciroppo  e confettini colorati.

    Nota importante: questa è la presentazione più povera e semplice. La versione delle feste, prevedeva una preparazione fatta con due dischi sovrapposti di cui, una volta chiusi, venivano tagliuzzati i bordi con delle forbici. Bordi che venivano quindi arricciati *a mano* o – in modo più semplice – dal calore della frittura. Per quanto mi riguarda, poi, amo anche una versione non ortodossa: non cospargo di miele cioè, ma di vin cotto di fichi.

    I calzoncelli di castagne salernitani, accompagnati da vin cotto di fichi
  • Filetto di maiale al formaggio Oscypek e miele liquido Dwójniak, con confettura di sambuco nero alla vodka di farro e purè di patate all’olio al bergamotto

    Filetto di maiale al formaggio Oscypek e miele liquido Dwójniak, con confettura di sambuco nero alla vodka di farro e purè di patate all’olio al bergamotto

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    La mia seconda ricetta per il concorso a base di prodotti polacchi. Vi ricordo che se vi piace questo piatto, potete votarlo qui.

    Un piatto molto semplice e veloce: un filetto di maiale aperto a libro e farcito di crema di formaggio polacco e miele liquido – un liquore tipico, leggero e dal sapore di miele molto pronunciato – accompagnato da un purè di patate profumato al bergamotto e da una confettura di sambuco nero alla vodka di farro.
    Ecco la ricetta.

    Ingredienti

    Filetto di maiale, 600 g
    Formaggio Oscypek  75 g
    miele liquido Dwójniak 50 g
    Confettura di sambuco 30 g
    vodka di farro 15 g
    Patate 600 g
    burro 40 g
    Latte 300 g
    olio al bergamotto 

    pepe nero di Kampot
    sale

    Preparazione

    Lessare le patate e, una volta cotte, pelarle e passarle allo schiacciapatate. Metterle in un tegame con il burro e il latte e portare a cottura mescolando spesso in modo da ottenere un composto soffice  e cremoso.

    Tagliare il filetto di maiale *a libro*. Mescolare in una tazza il formaggio grattugiato e il miele liquido in modo da ottenere un composto cremoso. Spalmarlo quindi sulla carne e completare il ripieno con un po’ di pepe nero. Arrotolare e legare in modo da poter tagliare il filetto in fette separate.

    Mescolare in una tazza la confettura di sambuco e la vodka.

    Cuocere le fette di filetto alla griglia a fuoco vivace
    Sistemare nel piatto il filetto accompagnandolo da una quenelle di purè – profumata da un cucchiaino di olio al bergamotto – e da confettura di sambuco alla vodka.  

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