Categoria: Cucinando

  • La ricetta originale della mozzarella in carrozza? E’ senza pan carrè, con pane *vero*

    La ricetta originale della mozzarella in carrozza? E’ senza pan carrè, con pane *vero*

    ricetta originale della mozzarella in carrozza

    Diciamolo: in giro si vedono strane cose, spacciate per la ricetta originale della mozzarella in carrozza: a base di pan carré e mozzarella troppo fresca e acquosa. In questo modo, si ottiene una cosa troppo morbida, poco gradevole al gusto.  Per quanto mi riguarda, infatti la mozzarella in carrozza  ha una sua consistenza inconfondibile, che non è certo quello di un pane che – grazie alla sua morbidezza – una volta fritto diventa quasi cremoso. 
    Non dimentichiamolo: la ricetta originale della mozzarella in carrozza nasce come riciclo degli avanzi. Pane, allora, ma vero: pane cafone, per la precisione – uno di quelli più diffusi in Campania – o pane comunque paesano. Dalla mollica ben alveolata ma consistente e dalla crosta ben definita, scura e croccante. E anche la mozzarella non è certo quella fresca che sgorga latte: si usava mozzarella del giorno prima, resa un po’ asciutta dal riposo concesso in frigo agli avanzi.  Per cui, se proprio volete farla, e non avete mozzarella del giorno prima,  almeno tagliatela a fette e fatela sgocciolare. Otterrete sicuramente un risultato migliore, più vicino a quello originale.

     

    ricetta originale della mozzarella in carrozza

    Fatte queste doverose premesse, eccovi la ricetta originale della mozzarella in carrozza postata da Antonia nel forum di Gennarino.org. Ricetta che vi raccomando di provare al più presto.

    Ingredienti della ricetta originale della mozzarella in carrozza

    Pane raffermo di tipo casareccio
    uova,
    mozzarella
    latte,
    sale e pepe,
    abbondante olio per friggere (per me, extravergine vecchio)

    Procedimento

    Tagliare a fette sottili il pane, (potete togliere la crosta se vi va, ma io preferisco lasciarla: regala un sapore migliore).

    Bagnare le fette leggermente nel latte e spremetele schiacciandole  tra le mani per far uscire quello in eccesso.

    Sbattere le uova con sale e pepe e bagnare le fette di pane da un solo lato, friggere dalla parte dell’uovo e poi scolarle mettendole da parte.

    Una volta fritte tutte le fette formare un panino mettendo il lato con l’uovo già fritto all’interno e le fettine di mozzarella al centro.

    Passare quindi nell’uovo bagnando bene e pressare leggermente tra le mani.

    Friggere in olio caldo e mangiare filanti.
    ricetta originale della mozzarella in carrozza

     

     

  • La ricetta dei tortelli dolci fritti modenesi al Savor

    La ricetta dei tortelli dolci fritti modenesi al Savor

    tortelli dolci fritti modenesi

    Immancabili sulle tavole natalizie di Modena, i tortelli dolci fritti modenesi semplicissimi ma resi particolari dall’utilizzo di un ingrediente particolarissimo: la saba, uno sciroppo a base di uva ottenuto  dalla cottura prolungata di  mosto non fermentato di uva bianca o rossa. Questo  viene versato in un paiolo di rame insieme a mezza dozzina di noci con il guscio che, rivoltandosi nel lento bollire, aiutano il mosto a non attaccarsi al fondo del recipiente ed è pronto quando si sarà ridotta ad un terzo della sua quantità iniziale.Laq saba è l’ingrediente fondamentale del Savor, che costituisce il ripieno di questi tortelli fritti.  Si aggiungono a questa mele e pere cotogne tagliate a spicchi, pere volpine, mele piccole e sode come le campaninte, buccia di melone secca a cubetti , noci, mandorle dolci sbucciate, nocciole, pinoli, uva passa, fichi secchi piccoli interi, buccia di arancia e limone canditi a cubetti. Il tutto viene fatto cuocere  per circa 3 ore, fino a quando si è ridotto di 1/4 trasformandosi in una confettura ben soda.Se non avete a disposizione il savor, potete certamente prepararli con la vostra confettura preferita. 

    Vi avviso però: saranno sicuramente buonissimi, ma non saranno la stessa cosa!

    tortelli dolci fritti modenesi

     

    Tortelli dolci fritti modenesi

    Il Savor (che potete anche comprare già pronto)

    500 gr di saba (mosto cotto)
    200 gr di pere volpine
    200 gr di polpa di melone secca
    50 gr di gherigli di noce
    1 limone non trattato
    200 gr di mele campanine o renette
    200 gr di polpa di zucca
    1 arancia non trattata 
    Mettete la saba sul fuoco in una grande pentola, insieme alle noci tritate, la frutta a fettine e la scorza degli agrumi.
    Fate bollire per circa 3 ore, a bassa temperatura, schiumando ogni tanto e facendo attenzione che non attacchi.
    Quando il tutto si e’ ridotto di 1/4, spegnete il fuoco e conservare in vasi di vetro a chiusura ermetica.
     
     
     
    La pasta dei Tortelli dolci fritti 
    500 gr di farina (meglio se di tipo debole)
    4 uova medie, preferibilmente biologiche
    150 gr di zucchero
    50 gr di burro
    12 gr di cremor tartaro
    8 gr di bicarbonato
    (o, in alternativa, 1 bustina di lievito chimico non vanigliato)
     
    Inoltre:
    abbondante strutto per friggere
    zucchero semolato per spolverare
    Alchermes, per bagnare (facoltativo)
     
    Impastate tutti gli ingredienti fino ad ottenere una palla della consistenza di una pasta frolla. 
     
    Tirate la pasta con il mattarello sottilmente ma non troppo, non più di mezzo cm,  avendo cura di infarinare bene il piano di lavoro.Disponete distanziate delle cucchiaiate di ripieno sulla pasta, della grandezza di una nocciola e ricopritele  con altra  pasta come per fare dei ravioli. Sigillate bene tutto intorno al ripieno, pigiando con i polpastrelli, quindi ritagliate a rettangolini o mezze lune con una rotella dentata oppure con un coppapasta
     
    Friggete i tortelli in abbondante strutto cambiandolo se diventa scuro fino a quando non saranno uniformemente dorati.
    Prelevate con una schiumarola, sgocciolateli brevemente su carta da cucina e cospargeteli, ancora caldi, di zucchero semolato e, se vi piace, con un po’ di alchermes.
    A questo punto, l’ultimo ingrediente: l’attesa: non mangiateli subito, se ci riuscite. Dopo uno o due giorni sono ancora più buoni, più morbidi e profumati.
  • La ricetta della brioche alla crema (magari con amarena, come ho fatto io)

    La ricetta della brioche alla crema (magari con amarena, come ho fatto io)

    ricetta brioche con crema

    Chiariamolo subito: anche se spesso le brioche di questo tipo sono chiamate con questo nome, questa che vedete in foto – e che vi racconto in questa ricetta della brioche alla crema – NON è una veneziana: la veneziana vera, infatti è un impasto simile a quello della colomba, realizzato in monoporzione. Lunga lievitazione e lievito madre assolutamente obbligatori e fanno la (notevolissima) differenza.
     Questa ricetta, invece, è quella di una brioche alla crema che della veneziana richiama la forma  me che in realtà è semplicissima: impasto diretto, lievitazione veloce. Certamente, se volete migliorare il risultato potete dimezzare la dose di lievito  e  fare la lievitazione in frigorifero, a bassa temperatura. In questo caso, scegliete una farina più forte della classica = che consiglio per questa preparazione. Oppure, fate misto 50 per cento manitoba e 50 per cento farina zero. però scegliete la versione frettolosa di questa brioche alla crema, non usate Manitoba. Questa farina, infatti non è assolutamente consigliata per lievitazioni veloci  e dirette come questa: apparentemente il risultato è buono ed è ottenuto con uno e sforzo minimo ma otterrete una brioche alla crema che durerà morbida molto meno e che inizierà a  diventare gommosa nel giro di poche ore. 

    Fatte queste premesse, eccovi la  ricetta della Brioche alla crema pasticcera

    Ingredienti per l’impasto della brioche

    500 g di farina 0
    200 ml di latte fresco intero
    3 uova biologiche
    100 g di burro
    90 g di zucchero
    5 g di sale fino
    la buccia grattugiata di 1 limone (accertatevi che sia assolutamente non trattato)
    9 g lievito di birra fresco oppure 3 g di lievito disidratato
    1 uovo sbattuto con poco latte per spennellare

    Ingredienti per la crema pasticcera

    250 ml di latte intero 
    3 tuorli di uova biologiche 
    60 g di zucchero
    50 g di amido di mais (secondo me è decisamente il più adatto a creme aggiunte a dolci da forno)
    la buccia grattugiata di 1 limone non trattato

    Qualche amarena sciroppata per decorare

    Procedimento

    Preparate innanzitutto la crema pasticcera, potete farlo anche in giorno prima,  mettendo a bollire il latte con la buccia del limone. Sbattete  leggermente i tuorli con lo zucchero (non è assolutamente necessario che montino, vanno solo mescolati bene), unite l’amido di mais e versateci sopra il latte bollente  a filo, mescolando bene per incorporare senza grumi.
    Rimettete  quindi il tegame sul fuoco a calore moderato e portate a cottura mescolando con un cucchiaio di legno, mantenendo sul fuoco fino a quando la crema non vi appare densa al punto giusto.

    brioche con crema-2

     Al momento di preparare l’impasto, sistemate in planetaria  la farina, il lievito e il latte e avviate la macchina a bassa velocità, utilizzando il gancio.
    Aggiungete quindi  a filo, cioè pianissimo, le due uova sbattute e, una volta che queste si siano ben incorporate all’impasto, prendete l’uovo rimasto e sbattetelo con lo zucchero e il sale e aggiungete – sempre a filo – anche questo. Questo è un passaggio cruciale, meglio non avere  fretta, aggiungete le uova un po’ per volta, in questo l’impasto manterrà un aspetto consistente e non rischierete di rovinare l’incordatura.
    Una volta che le uova siano ben incorporate, tagliate  a dadini il burro freddo e aggiungetelo un po’ per volta insieme alla buccia di limone aspettando che l’aggiunta precendente sia stata bene assorbita prima di aggiungere altro burro.
    Mettete quindi a lievitare in una ciotola abbastanza capiente e coprite con una pellicola trasparente (oppure se avete un sacco di cellophane per alimenti, grande come quello dei panettoni e dei pandori, sistematevi all’interno la ciotola e chiudete in alto: in questo modo, l’umidità della lievitazione sarà perfetta.

    brioche con crema-3

    Quando l’impasto sarà triplicato di volume, rovesciatelo su un piano di lavoro leggermente  infarinato e tagliatelo in pezzi di peso uguale di circa 50-60 g (è importante per non rischiare di avere brioches cotte in modo diverso, che queste siano il più possibile di dimensioni uguali.

    Formate delle palline e lasciate lievitare per una circa 30  minuti. Prendete quindi un apio diforbici e fate un taglio a croce – proprio come se steste tagliando della stoffa – sulle brioche, profondo un paio di cm. Apriteli delicatamente con le dita e spremete al centro un ciuffo di crema pasticcera. Se vi va, aggiungete ora un paio di amarene e un cucchiaino del loro sciroppo.

    Lasciate lievitare ancora una decina di minuti e spennellate con l’uovo sbattuto con un po’ di latte.
    Infornate  a 180 gradi, fino a quando le vostre  brioche alla crema non saranno ben dorate.

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  • Il panettone di Francesco Guida, un piccolo miracolo a base di lievito

    Il panettone di Francesco Guida, un piccolo miracolo a base di lievito

    Il panettone di Francesco Guida

    L’anno scorso, nel periodo dell’Epifania, ho goduto di un privilegio. Ho potuto assistere alla lavorazione  del panettone di Francesco Guida, nella cucina del ristorante di Famiglia Antica Osteria Nonna Rosa e ho potuto fotografare tutti i passaggi.

    Il panettone di Francesco Guida

    Francesco Guida è un ragazzo, giovanissimo: ha 23 anni, eppure è in grado di fare un panettone che in Italia ha pochi rivali. E la cosa incredibile è lo fa esattamente come noi dilettanti lo facciamo a casa.

    Il lievito, per esempio. Rinfrescato impastando in planetaria e poi pirlando a mano. L’attrezzatura, la vedete in foto.

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    Non ha una un laboratorio professionale a disposizione, non possiede neanche un’impastatrice (non ricordo la marca della sua ma è una planetaria più o meno grande come il kenwood), non ha una camera di lievitazione, né un sistema di sospensione per il raffreddamento dei panettoni.

    Impasta come faccio io, in piccole quantità. Misura poi il livello della lievitazione in contenitori di plastica – assolutamente riciclati da altro uso –  che gli consentono di capire con uno sguardo quando il primo impasto è triplicato e pronto per il secondo.

    Il panettone di Francesco Guida

    Non possiede una camera di lievitazione, dicevo:  per trovare la temperatura perfetta è andato in giro per la cucina del ristorante con un termometro in mano, fino a trovare un punto dove la temperatura era secondo lui perfetta. Più o meno come ho fatto io, insomma, che l’ho trovato nell’armadio a muro dove ho l’asciugatrice. Ovvimente, se non ha una camera di lievitazione non ha neanche modo di controllare meccanicamente l’umidità: nessun problema, ogni pirottino è sistemato in un sacco di plastica che lui annoda e – incredibilmente – è in grado di mantenere l’umidità perfetta.

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    E l’asciugatura a testa in giù? Nessun problema neanche qui: per questo c’e’ Florin, il sous chef del ristorante. Che non è bravissimo solo come cuoco ma anche nel bricolage. E ha adattato una scaffalatura di piccole dimensioni – in cucina, lo spazio è quello che è – in modo da renderlo perfetto per appendere i ferri su cui sono infilati i panettoni per il raffreddamento. 

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    Insomma, Se qualcuno non mi crede quando dico che non fa dei panettoni ma dei miracoli, può guardare queste foto: ecco questo è il suo laboratorio (solo per pirlare, si sposta sul piano di lavoro di Peppe Guida, che di solito è impegnato dalla cucina del ristorante). Notare la superficie: credo che sia un 1×3 metri di superficie calpestabile, e quei sacchetti sono le sue camere di lievitazione.

    In queste condizioni, nasce uno dei panettoni più buoni di Italia. Stupefacente, vero?

     
    Antica Osteria Nonna Rosa
    Via Privata Bonea, 4 – 80069 Vico Equense (NA)
    Tel/Fax: (+39) 081 8799055
    Cell.: (+39) 339 3742099
    Email: info@osterianonnarosa.it

  • La ricetta dei roccocò napoletani

    La ricetta dei roccocò napoletani

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    Questa Ricetta dei roccocò napoletani  viene da molto lontano: fu postata da Raimondo nel newsgroup it.hobby.cucina  e da allora è rimasta la mia preferita. Non sono difficili, in sostanza disi tratta di una pasta frolla lievitata con carbonato di ammonio, arricchita da mandorle e spezie.

    Il roccocò è un biscotto croccante, a volte persino parecchio duro, preparato con mandorle, farina, zucchero, e – soprattutto, un insieme di spezie particolare e tipico della pasticceria napoletana: il pisto, un mix di un mix di cannella, noci moscate, chiodi di galofano, coriandolo e anice stellato. 

    E’ cotto al forno ed ha una forma tondeggiante simile a quella di una ciambella schiacciata del diametro di una decina di cm.

    Pare sia un dolce molto antico, la Ricetta dei roccoco napoletani al 1320 ed è opera delle monache del Real Convento della Maddalena e il suo nome deriva dal termine francese rocaille (fonte wikipedia) per via della forma barocca e tondeggiante simile a una conchiglia arrotondata.

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    Ma ecco la Ricetta dei roccocò napoletani:

    gr 500 farina debole
    gr 500 zucchero
    1/2 bicchiere d’acqua fredda
    gr 250 mandorle
    12 chiodi di garofano
    mezza noce moscata grattugiata
    buccia grattugiata di 1 arancia e 1 limone
    un cucchiaino di pepe
    gr 2 carbonato di ammonio
    sale
    un tuorlo d’uovo

    Preparazione

    Riunite sul tavolo tutti gli ingredienti, con tutti gli aromi che avete triturato in un mortaio, mentre in ultimo aggiungerete la buccia grattugiata del limone e dell’arancia. Mescolate tutti gli ingredienti a secco ed aggiungete a poco alla volta l’acqua.

    Lavorate poco la pasta ed in ultimo aggiungete il carbonato d’ammonio, dando ancora un’ultima lavorata all’impasto. Lasciate riposare l’impasto per tutta una notte in un luogo riparato e fresco coprendolo con un canovaccio.

    A pasta riposata prendete le mandorle, pulitele con un panno e fatele tostare in forno a calore moderato per circa 15 minuti, dopo di che mescolate la paste alle mandorle intere e formate tanti bastoncini dello spessore di un dito e la lunghezza di circa 12 cm. Riunite le estremità dei bastoncini saldando con le mani i due punti d’incontro.

    Spennellate i roccocò con un tuorlo d’uovo, appena diluito con un goccio di latte, e infornateli distanziandoli l’uno dall’altro di circa 2 cm utilizzando la teglia del forno precedentemente imburrata.

    Il calore del forno, all’inizio, dovrà essere al massimo 250° per dare modo ai rococò di gonfiarsi e consolidarsi. Dopo 7/8 minuti potrete diminuire il calore a 180°. La cottura dovrebbe essere completa dopo circa 20 minuti.

    Se vi piacciono duri, oppure se avete intenzione di conservarli a lungo, rimetteteli in forno a biscottare a calore moderatissimo (50°) anche per qualche ora.

  • La carbonara di Pipero al Rex a LSDM Paris

    La carbonara di Pipero al Rex a LSDM Paris

    carbonara di Pipero al Rex

     

     

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    carbonara di Pipero al Rex
    I
    l quattro dicembre, protagonista indiscussa è stata la carbonara. Non una una qualsiasi, ma la Carbonara di  Pipero al Rex: la più famosa, e più buona, carbonara di Roma. Raccontata dalla viva voce di Luciano Monosilio che ha mostrato i passaggi fondamentali per la riuscita di questo piatto.
    Innanzitutto, la crema di uovo. Preparata a parte, solo tuorli, mescolando insieme formaggio (o formaggi, se si preferisce mescolare pecorino e parmigiano reggiano) e uova. Già in questa fase la diversità con le carbonare *comuni* salta immediatamente all’occhio: il formaggio è tanto, tantissimo, fino a rendere la crema quasi solida. In questo modo, nel piatto non ci saranno tracce di uovo crudo ma solo cremosità.

    Questa crema viene mescolata benissimo – quasi montata – prima nella ciotola e poi appoggiando questa  sulla pentola in ebollizione. In questo modo l’uovo si addenserà ulteriormente, senza cuocere. E regalando ulteriore cremosità al piatto.

    Poi, il guanciale. Attenzione: non pancetta, non bacon ma guanciale. Questo va reso croccante e asciutto: per fare questo lo si fa “sudare” in una padella di ferro (o antiaderente) in modo da far fondere il grasso. Questo lo si raccoglie e lo si aggiunge all’uovo al momento di condire la pasta. Attenzione, deve essere ben caldo: per cui, cercate di sincronizzare i tempi: partite con il buttare la pasta e poi proseguite con la preparazione degli altri ingredienti.

    Fatte queste doverose premesse, che poi racchiudono le fasi davvero cruciali nella preparazione di questo piatto, eccovi la ricetta della Carbonara di Pipero al Rex.

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    Se poi volete vedere la Carbonara di Pipero al Rex prepepata personalmente da  Luciano Monosilio, vi segnalo questo video.