Categoria: Cucinando

  • Come si preparano i tortellini (a Savigno, alla Antica Macelleria Mazzini)

    Come si preparano i tortellini (a Savigno, alla Antica Macelleria Mazzini)

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    È l’unico farmaco che inizia a funzionare 30 minuti dopo l’assunzione e l’effetto del tadalafil sul viso dura fino a 8 ore! Per le relazioni passionali, è possibile acquistare Kamagra online in farmacia senza ricetta in Italia.

    Vi siete sempre chiesti come si preparano i tortellini? Bene questo è il post che fa per voi. 

    Premessa. Questo week end sono stata a Savigno, in provincia di Bologna. Molti di voi non conoscono, credo, questo paese ma credo ne sentiranno parlare nei prossimi anni. Qui, infatti è in corso una sfida: trasformare quella che è nata in una sagra di paese in un Festival internazionale a base di tartufo. Tartufo bianco, per la precisione: di quello più pregiato.

    Per tre fine settimana, uno è già andato, le strade del paese si trasformeranno in una grande sala di assaggio. Di tartufi, appunto, ma anche di salumi e borlenghi. E tortellini. A proposito di questi ultimi,  sono riuscita domenica ad infilarmi nel laboratorio di produzione della Antica Macelleria Mazzini, il Tempio del Suino, per fotografare le rezdore in modo da provare a raccontarvi come si preparano i tortellini nella maniera più tradizionale possibile.
    Eccovi il risultato, spero comprensibile per chi voglia provarci.

    Come si preparano i tortellini width=
    Accanto all’invito di non perdervi i prossimi due fine settimana in arrivo a base di tartufo.  Io, per dire, mi sono gustata un ottimo menù preparato da Igles Corelli sotto il tendone montato in piazza. Un ottimo menù, aggiungo io: che, nonostante le difficoltà logistiche della situazione, nulla aveva da invidiare ai piatti assaggiati in situazioni “tecnicamente migliori”.
    Ma ora vi lascio alle foto e alla ricetta dei tortellini. Magari, se ci riesco, il prossimo fine settimana chiedo alle signore del laboratorio la loro ricetta.

    Intanto, beccatevi questa di Paolo cui sono particolarmente affezionata essendo stata postata (lo scorso millennio) nel newsgrooup It hobby cucina (il primo luogo virtuale frequentato dalla sottoscritta).

    Come si preparano i tortellinii

    Come si preparano i tortellini , prima parte: la sfoglia

    Preparate innanziutto una dose di pasta all’uovo con un paio di ore di anticipo. Indispensabile infatti che questa sia molto malleabile, quasi plastica: per ottenere questo risultato la pasta va lasciata riposare un’ora circa in un sacchetto di plastica per alimenti da cui è stata fatta fuoriuscire l’aria. In questo modo il glutine si rilasserà e potrete stendere la  sfoglia  senza alcuna fatica. 

    Sulla quantità di sfoglia da preparare non so darvi consigli: dipende dalla grandezza del vostro tortellino – lo standard prevederebbe quadrati di pasta di un paio di cm di lato, massimo 2,5, ma fate voi in base alle vostre abitudini e capacità – per cui vi conviene abbondare (quattro uova minimo). Con la pasta che rimane, magari ci fate due tagliatelle o quadretti per il brodo. Insomma,  di sicuro non la butterete via.

    Mentre la pasta riposa, preparate il ripieno: non dò indicazioni in termini di peso, impossibile darne. Diciamo che per un buon piatto di tortellini potrete considerare circa 70 g di ripieno a persona. Per cui regolatevi di conseguenza.

    Fatta questa premessa, eccovi la ricetta del ripieno.

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    Ho provato anche a filmare i movimenti, sperando di aiutarvi. Eccovi il video.

    Se non vi è chiaro il movimento, date anche un’occhiata a questo post. Sono tortelloni, in verità, ma il movimento è lo stesso e forse riuscirete a capire meglio come si preparano i tortellini.
    Ricordate infine che per il tortellino, il brodo è la morte sua, e se volete sapere come lo preparo io, lo trovate qui.

    Insomma, ora per Natale non avete più scuse. Che ne dite di provarci? E magari di venire nei prossimi due fine settimana a Savigno a studiare il tortellino dal vivo, accanto ad un buon tartufo?

     

  • Panettone fatto in casa (una raccolta di ricette, con foto passo a passo)

    Panettone fatto in casa (una raccolta di ricette, con foto passo a passo)

    panettone fatto in casa

    Visto che come è arrivato il freddo è arrivata pure la voglia di impastare – per lo meno, a giudicare dalle chiavi di ricerca usate per arrivare a questo blog) ho pensato di fare cosa utile raccogliendo qui le ricette di panettone fatto in casa – da me medesima – presenti nel blog.

    Sono tutti, tranne uno, a lievitazione naturale. Vi ricordo che il lievito deve essere bello pimpante, per cui se volete preparare il vostro panettone con le vostre mani, partite con i rinfreschi almeno una settimana prima, in modo da averlo al giusto grado di forza.

    Se vi serve aiuto per capire come fare, chiedete pure: magari è la volta che mi convinco a pubblicare le foto della gestione del lievito madre che ho fatto nel laboratorio di Francesco Guida, autore di uno dei migliori panettoni italiani dell’anno scorso (secondo la Cucina Italiana, non secondo me).

    Ricordate poi che  se il vostro panettone fatto in casa è preparato con lievito madre, migliora se preparato in anticipo e lasciato maturare almeno una settimana. Ma ora bando alle ciance, ed eccovi le ricette.

    Vi ricordo infine che se avete bisogno di aiuto, il forum è a vostra disposizione

     

    Ricette di panettone fatto in casa

    panettone fatto in casa

    Panettone con lievito naturale  ricetta di Francesco Favorito (piccola guida sul panettone fatto in casa)

    Panettone fatto in casa, la ricetta di Francesco Elmi

    Panettone con lievito naturale ricetta di Francesco Elmi

    panettone fatto in casa

    Panettone con lievito naturale ricetta di Rolando Morandin

     

    panettone fatto in casa

    Panettone con lievito naturale ricetta di Iginio Massari, prima versione

    Il panettone a lievitazione naturale, la ricetta di Igino Massari

    Panettone con lievito naturale, ricetta di Iginio Massari seconda versione

    panettone fatto in casa

    Panettone estivo all’albicocca (ricetta mia)

     

    Panettone con lievito di birra Vecchia Milano, ricetta di Iginio Massari

    Panettone fatto in casa con lievito di birra, ricetta di Iginio Massari

    ricetta pandoro fatto in casa
    Pandoro, la ricetta di Rolando Morandin

     

    Ecco, per ora direi che bastano.  E già che ci siamo, avete richieste di lievitati natalizi? Su aiutatemi a decidere l a produzione di quest’anno.  
    Aspetto i vostri suggerimenti.  E se vi fa piacere, seguitemi nella pagina facebook e magari, se ci provate, fatemi avere le foto dei vostri panettoni. Le pubblicherò con piacere, sia nella pagina che nel forum.

  • Sformato di patate alla pancetta piacentina e miele al passito, in versione finger food

    Sformato di patate alla pancetta piacentina e miele al passito, in versione finger food

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    Lo sformato di patate è una preparazione  a cui sono molto affezionata. In Campania è noto con  il nome di gattò di patate (dal francese *gateau*, che una volta napoletanizzato diventa appunto gattò)  ed è uno dei piatti della cucina napoletana più classica. Nulla di complicato o particolarmente elegante: è piuttosto un piatto rustico e senza pretese, preparato spesso anche solo per consumare avanzi di formaggi e salumi. Ma è ottimo e non ho mai incontrato nessuno  a cui, assaggiandolo, non fosse piaciuto.

    La versione classica prevede che si usi il salame napoletano: io ho voluto giocare con i sapori provandolo a trasformarlo in un piatto dal gusto un po’ particolare. Il risultato, a parer mio, ben si sposa con il gusto dolce eppure sapido della pancetta piacentina Salumi Peveri, che rimane inalterato in questa preparazione (a condizione di non cuocere troppo a lungo lo sformato di patate), e che ho voluto accentuare con il tocco dolce di una salsina di miele al passito, che ho sperimentato in occasione del Panino da Re in piazza a Langhirano e che mi è piaciuta moltissimo, passando di diritto tra le ricette da rifare.

    Poi, visto che il tema era  finger food ho pensato a due tipi di presentazioni: la prima, il classico tortino: piccolo, cosparso di salsina e da mangiare con le mani. La seconda, una pasticcino di patata  (quasi una patata duchessa) servito in un cucchiaio precedemente riempito di salsina. Da mangiare in un boccone, insomma.

    A voi la scelta: a me sono piaciuti ambedue. E pure tanto.

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    Ho usato, per una decina di sformatini.

    700 g di patate, 50 g di burro, 1 uov0, 70 g di formaggio grattugiato (ideale, un provolone stagionato. Altrimenti, pecorino), 70 g pancettta piacentina tagliata a dadini, una tazzina da  caffé di bicchiere di latte, pangrattato, sale, Pepe nero Sarawak

    Nocciole e granella di pistacchi per decorare.

    Un po’ di salsina al miele, preparata mescolando mezza tazzina di riduzione di passito a del buon miele millefiori

    Ho lessato le patate ,con la buccia, fino a quando non mi sono sembrate abbastanza tenere da essere trapassate da una forchetta. Poi,  le ho passate nello schiacciapatate.
    Ho unito quindi gli altri ingredienti, lasciando da parte la pancetta, e ho  mescolato bene con un cucchiaio di legno.  A questo punto ho tagliato la pancetta a dadini piccolissimi (dettaglio importante soprattutto per i pasticcini di patata, per cui è necessario usare una tasca per dolci), ho unto dei piccoli coppapasta  di burro  e li ho spolverati di pan grattato. Ho quindi  aggiunto la pancetta al ripieno e con questo ho riempito i coppapasta fino ai due terzi circa, livellando la superficie con le dita bagnate schiacciando bene per livellare. Ho riempito quindi di composto una tasca per dolci e con questa ho fatto dei ciuffi in superficie.

    Sformato di patate alla piancetta piacentiina
    Le fasi della preparazione

    Ho infornato quindi a 200° per circa mezz’ora, finché la superficie non è apparsa ben dorata. Li ho fatti raffreddare un po’ e poi li ho sformati, accomodandoli in un piatto cosparso di pepe  e cospargendoli in superficie di salsina di miele al passito e granella di pistacchio.

    gatto di patate con pancetta-2

    La seconda versione, è persino più semplice. Unica accortezza  – come dicevo – la pancetta fagliata piccolissima, quasi macinata e l’impasto premuto direttamente da una tasca per dolci su una teglia  unta di burro, decorando con una nocciola tostata. Stesse modalità di cottura e poi, una volta freddi, li accomodo in un cucchiaio insieme ad un po’ di salsina al miele e passito.

    Con questa ricetta, partecipo al Contest Happy Hour Dop Con Il Salumi Peveri.

     

  • Focaccia all’uva fragola

    Focaccia all’uva fragola

    focaccia all'uva

    L’idea di questa focaccia all’uva mi è venuta quando, questa estate,  ho ricevuto l’invito a partecipare al concorso I lievitati della nonna che ho accolto con gioia nonostante il titolo – purtroppo – non mi appartenga molto: ho perso infatti entrambe le mie nonne intorno ai sei anni e di loro non ricordo quasi nulla.

    Quella paterna, probabilmente non amava cucinare: ha vissuto con noi gli ultimi anni della sua vita e non ricordo nulla di lei che abbia a che fare con la cucina.

    Quella materna, invece, viveva lontana: in Calabria. Di lei ricordo un vestito nero e lungo – un classico per le donne anziane di allora – , una candida crocchia di capelli raccolti e una brocca di plastica verde piena di more. Già: non so perché ma questo è il ricordo più vivo che ho di lei, durante una passeggiata nei campi passata a raccogliere more.

    focaccia con uva fragola

    Ho comunque accolto l’invito pensando che comunque il titolo potesse  essere riferito ad un lievitato antico, sia pure non appartenente alla mia diretta storia familiare. Ho  quindi immaginato quello che avrebbe potuto essere e non è stato, per provare a compensare un po’ (forse) quello che purtroppo non ho mai avuto.

    Inventandomi questa focaccia all’uva, un dolce che – se solo mia nonna fosse vissuta un po’ di più – magari avremmo potuto davvero preparare insieme.  

    focaccia con uva-4

     

    Accanto a quello delle more, infatti, altri due ricordi sono piuttosto vivi nella mia mente: il forno da paneda qualche parte la mia mania per i lievitati deve pure avere avuto origine… o no? –  e la vigna, dove con la scusa di accompagnarla rubavo gli acini di uva direttamente dalle piante.  C’erano diversi tipi di uva, quasi tutte da vino. E poi c’era lei: la fragola:  un po’ coriacea, ma dolcissima e aromatica. Ricordo ancora come mi divertivo a spremerla direttamente in bocca in modo da gustare solo la polpa, buttando via la buccia.

    Ho immaginato, dicevo: una pitta (un pane basso e schiacciato, più morbido ed idratato di quello comune,  che si preparava per testare la temperatura del forno) che mi piaceva moltissimo. Il suo arrivo in tavola era una festa: si mangiava calda e un pezzo tirava l’altro, morbidissimi e profumati.  Poi, l’uva, appunto: la fragola, dolce e succosa. Il tutto, impastato insieme per realizzare un dolce povero e casalingo dal sapore povero e antico: quello dei miei ricordi.

    E cosi’, abbracciando il ricordo della nonna che non ho mai avuto, ho preparato questa focaccia all’uva. Che ha ispirazione ovviamente dalla schiacciata  toscana, ma che nella mia testa vuole essere un omaggio alle mie origini calabresi, povere e contadine.  Ho scelto di utilizzare la Frumenta 1 che non mi ha deluso: ha assorbito in fretta l’acqua necessaria all’impasto, che è venuto soffice e ben alveolato nonostante sia stato steso ben sottile, come richiesto dalla ricetta.

    focaccia all'uva 

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    Con questa ricetta partecipo al contest di Cucina semplicemente I lievitati della Nonna by “Frumenta” linea Grandi Molini Italiani

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    Bene, cosa ne pensi di questa ricetta… ti è piaciuta? Allora potresti ringraziarmi  condividendola nei tuoi canali social.. che ne dici?

  • Cibo di strada palermitano: la frittula

    Cibo di strada palermitano: la frittula

    Frittula mercato del Capo www.scattigolosi.com
    Sì, decisamente mi sta tornando nostalgia di Palermo.
    Lo capisco dal mio tornare a spulciare le foto che ho scattato qualche anno fa, girovagando per i mercati siciliani. Il mio preferito? Il Capo, sicuramente. Ad iniziare dall’ingresso, dove era facile incontrare il venditore di frittole.

    Non chiedetemi cosa sia la frittola: non lo so, non l’ho voluto sapere. Sicuramente frattaglie, ma ho preferito non indagare. Però non potevo non fotografare quelle mani, e per farlo ho affrontato una grande prova di coraggio. Ho mangiato un panino con la frittola, servito dalla stesse mani che state vedendo nella foto.
    Ebbene sì, sono sopravvissuta. No, non posso dire che mi sia piaciuta – se ci penso, ancora mi si ripropone! – ma sicuramente mi è piaciuto poter fare questo scatto.
    Cosa che mi è stata consentita solo perché ho prima dimostrato di apprezzare il cibo che il venditore stava servendo ai clienti di passaggio. Se non lo avessi fatto, lo so, il permesso non mi sarebbe stato dato. Non quello di avvicinarmi così tanto, per lo meno.

    Frittula mercato del Capo-2 www.scattigolosi.com

    Insomma, uno scatto che mi sono dovuta guadagnare sul campo. Ma del resto, chi la conosce lo sa: Palermo è così. Non offre mai gratuitamente la sua bellezza più autentica. Occorre guadagnarsela: per esempio, parlando con la gente.
    Uno degli aspetti che più amo di questa città. E che mi sta mettendo voglia di ritornare.

    Mercato del Capo, Palermo.

    In ogni caso, non voglio lasciarvi con la curiosità.
    Eccovi la descrizione della Frittola, da Wikipedia.

    La frittola (frittula in lingua siciliana) è una preparazione tipica della tradizionale gastronomia da “strada” palermitana.

    La materia prima della frittola è il risultato di una particolare lavorazione degli scarti della macellazione del vitello: attraverso un processo meccanico vengono distaccati i pezzetti di carne, grassetti e piccole cartilagini, dalle ossa. Le ossa verranno polverizzate per usi industriali, i pezzetti di carne vengono invece sottoposti ad un processo di bollitura ad alta temperatura in grandi silos. Dopo la cottura, tutto il prodotto viene torchiato per eliminare l’umido e pressato in balle. Questo procedimento di quasi liofilizzazione consente di conservare la frittola anche per anni.

    Il frittularu fa “rinvenire” la frittola friggendola con lo strutto e riponendola, caldissima, in un apposito, grande cesto di vimini (il panaru), che rimane sempre coperto da uno straccio che nasconde la frittola alla vista degli acquirenti; nel frattempo verranno aggiunti degli aromi quali alloro, pepe.

    Agli avventori verrà servita estraendone con la mano la giusta dose da sotto lo straccio e ponendola su un foglio di carta oleata o in un panino morbido (semprefresco, di forma fusoidale, o focaccia, di forma rotonda).

  • Il Timballo di anelletti di Casa Planeta

    Il Timballo di anelletti di Casa Planeta

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    Il timballo di anelletti è un piatto tipico siciliano che ho scelto di preparare per partecipare al concorso Planeta. In realtà per partecipare era prevista solo una foto pubblicata su Instagram (se volete vedere le altre foto partecipanti, cercate questo hashtag: “#planetafoodchallenge”. Ma siccome a me piace cucinare, e siccome avevo in mente questo piatto da un po’ di tempo (in realtà ne ho in mente anche un’altra versione, quello avvolto da fette sottili di melanzane fritte, di cui ho fatto solo una versione con melanzane rosse) ho colto l’occasione per partecipare con qualcosa realizzato da me.   timballo di anelletti_-2

    Questa la ricetta, tratta da La Cucina di Casa Planeta

    ingredienti
    per 6-8 persone
    1 kg di anelletti
    150 g di Provola dolce
    150 g di pangrattato
    80 g di Pecorino Siciliano Dop grattugiato
    saleper il ragù
    600 g di carne di spalla di maiale
    600 g di muscolo di manzo
    2 cipolle
    1 carota
    1 sedano
    2 litri di passata di pomodoro
    1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
    1 bicchiere di acqua
    1 bicchiere di vino rosso, meglio se vecchio
    alloro
    olio extravergine d’oliva
     
    per i piselli
    400 g di piselli freschi
    1 cipolla piccola
    50 g di burro
    sale e pepe
     

    timballo di anelletti_-3

    Tritate finemente le cipolle e rosolatele con un bicchiere d’acqua e un filo d’olio in una casseruola. Nella stessa casseruola, aggiungete la carne tagliata a pezzi e rosolatela bene. Sfumate col vino e lasciate cuocere per 10 minuti.
    Aggiungete il concentrato di pomodoro, la salsa, l’alloro e lasciate cuocere a fiamma bassa per almeno 2 ore o più. Il ragù sarà pronto quando la carne sarà sfatta, tenera e stracotta. In una padella fate rosolare una cipolla tagliata finemente. Quando la cipolla è ben tostata, aggiungete i piselli. Cuocete per 5 minuti. Cuocete gli anelletti in abbondante acqua salata. Cuoceteli molto al dente. Scolateli e conditeli con il ragù. Lasciate raffreddare e aggiungete la Provola a dadini e i piselli. Imburrate con le mani una teglia da forno con i bordi alti. Una volta imburrata, versate un pugno di pangrattato e fate in modo che l’intera teglia sia ricoperta da uno strato leggero di pangrattato. Versate al centro gli anelletti conditi e schiacciate con delicatezza fino ad avere una superficie omogenea. Chiudete il timballo ottenuto con pangrattato e una spolverata di Pecorino grattugiato. Cuocete in forno per 30-40 minuti a 180 °C.