Categoria: Salato

  • Sformato di patate alla pancetta piacentina e miele al passito, in versione finger food

    Sformato di patate alla pancetta piacentina e miele al passito, in versione finger food

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    Lo sformato di patate è una preparazione  a cui sono molto affezionata. In Campania è noto con  il nome di gattò di patate (dal francese *gateau*, che una volta napoletanizzato diventa appunto gattò)  ed è uno dei piatti della cucina napoletana più classica. Nulla di complicato o particolarmente elegante: è piuttosto un piatto rustico e senza pretese, preparato spesso anche solo per consumare avanzi di formaggi e salumi. Ma è ottimo e non ho mai incontrato nessuno  a cui, assaggiandolo, non fosse piaciuto.

    La versione classica prevede che si usi il salame napoletano: io ho voluto giocare con i sapori provandolo a trasformarlo in un piatto dal gusto un po’ particolare. Il risultato, a parer mio, ben si sposa con il gusto dolce eppure sapido della pancetta piacentina Salumi Peveri, che rimane inalterato in questa preparazione (a condizione di non cuocere troppo a lungo lo sformato di patate), e che ho voluto accentuare con il tocco dolce di una salsina di miele al passito, che ho sperimentato in occasione del Panino da Re in piazza a Langhirano e che mi è piaciuta moltissimo, passando di diritto tra le ricette da rifare.

    Poi, visto che il tema era  finger food ho pensato a due tipi di presentazioni: la prima, il classico tortino: piccolo, cosparso di salsina e da mangiare con le mani. La seconda, una pasticcino di patata  (quasi una patata duchessa) servito in un cucchiaio precedemente riempito di salsina. Da mangiare in un boccone, insomma.

    A voi la scelta: a me sono piaciuti ambedue. E pure tanto.

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    Ho usato, per una decina di sformatini.

    700 g di patate, 50 g di burro, 1 uov0, 70 g di formaggio grattugiato (ideale, un provolone stagionato. Altrimenti, pecorino), 70 g pancettta piacentina tagliata a dadini, una tazzina da  caffé di bicchiere di latte, pangrattato, sale, Pepe nero Sarawak

    Nocciole e granella di pistacchi per decorare.

    Un po’ di salsina al miele, preparata mescolando mezza tazzina di riduzione di passito a del buon miele millefiori

    Ho lessato le patate ,con la buccia, fino a quando non mi sono sembrate abbastanza tenere da essere trapassate da una forchetta. Poi,  le ho passate nello schiacciapatate.
    Ho unito quindi gli altri ingredienti, lasciando da parte la pancetta, e ho  mescolato bene con un cucchiaio di legno.  A questo punto ho tagliato la pancetta a dadini piccolissimi (dettaglio importante soprattutto per i pasticcini di patata, per cui è necessario usare una tasca per dolci), ho unto dei piccoli coppapasta  di burro  e li ho spolverati di pan grattato. Ho quindi  aggiunto la pancetta al ripieno e con questo ho riempito i coppapasta fino ai due terzi circa, livellando la superficie con le dita bagnate schiacciando bene per livellare. Ho riempito quindi di composto una tasca per dolci e con questa ho fatto dei ciuffi in superficie.

    Sformato di patate alla piancetta piacentiina
    Le fasi della preparazione

    Ho infornato quindi a 200° per circa mezz’ora, finché la superficie non è apparsa ben dorata. Li ho fatti raffreddare un po’ e poi li ho sformati, accomodandoli in un piatto cosparso di pepe  e cospargendoli in superficie di salsina di miele al passito e granella di pistacchio.

    gatto di patate con pancetta-2

    La seconda versione, è persino più semplice. Unica accortezza  – come dicevo – la pancetta fagliata piccolissima, quasi macinata e l’impasto premuto direttamente da una tasca per dolci su una teglia  unta di burro, decorando con una nocciola tostata. Stesse modalità di cottura e poi, una volta freddi, li accomodo in un cucchiaio insieme ad un po’ di salsina al miele e passito.

    Con questa ricetta, partecipo al Contest Happy Hour Dop Con Il Salumi Peveri.

     

  • Il Timballo di anelletti di Casa Planeta

    Il Timballo di anelletti di Casa Planeta

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    Il timballo di anelletti è un piatto tipico siciliano che ho scelto di preparare per partecipare al concorso Planeta. In realtà per partecipare era prevista solo una foto pubblicata su Instagram (se volete vedere le altre foto partecipanti, cercate questo hashtag: “#planetafoodchallenge”. Ma siccome a me piace cucinare, e siccome avevo in mente questo piatto da un po’ di tempo (in realtà ne ho in mente anche un’altra versione, quello avvolto da fette sottili di melanzane fritte, di cui ho fatto solo una versione con melanzane rosse) ho colto l’occasione per partecipare con qualcosa realizzato da me.   timballo di anelletti_-2

    Questa la ricetta, tratta da La Cucina di Casa Planeta

    ingredienti
    per 6-8 persone
    1 kg di anelletti
    150 g di Provola dolce
    150 g di pangrattato
    80 g di Pecorino Siciliano Dop grattugiato
    saleper il ragù
    600 g di carne di spalla di maiale
    600 g di muscolo di manzo
    2 cipolle
    1 carota
    1 sedano
    2 litri di passata di pomodoro
    1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
    1 bicchiere di acqua
    1 bicchiere di vino rosso, meglio se vecchio
    alloro
    olio extravergine d’oliva
     
    per i piselli
    400 g di piselli freschi
    1 cipolla piccola
    50 g di burro
    sale e pepe
     

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    Tritate finemente le cipolle e rosolatele con un bicchiere d’acqua e un filo d’olio in una casseruola. Nella stessa casseruola, aggiungete la carne tagliata a pezzi e rosolatela bene. Sfumate col vino e lasciate cuocere per 10 minuti.
    Aggiungete il concentrato di pomodoro, la salsa, l’alloro e lasciate cuocere a fiamma bassa per almeno 2 ore o più. Il ragù sarà pronto quando la carne sarà sfatta, tenera e stracotta. In una padella fate rosolare una cipolla tagliata finemente. Quando la cipolla è ben tostata, aggiungete i piselli. Cuocete per 5 minuti. Cuocete gli anelletti in abbondante acqua salata. Cuoceteli molto al dente. Scolateli e conditeli con il ragù. Lasciate raffreddare e aggiungete la Provola a dadini e i piselli. Imburrate con le mani una teglia da forno con i bordi alti. Una volta imburrata, versate un pugno di pangrattato e fate in modo che l’intera teglia sia ricoperta da uno strato leggero di pangrattato. Versate al centro gli anelletti conditi e schiacciate con delicatezza fino ad avere una superficie omogenea. Chiudete il timballo ottenuto con pangrattato e una spolverata di Pecorino grattugiato. Cuocete in forno per 30-40 minuti a 180 °C.

     

  • Risotto al pesto di pistacchio, pecorino, limone e olive nere croccanti: il mio piatto per il contest Ventura

    Risotto al pesto di pistacchio, pecorino, limone e olive nere croccanti: il mio piatto per il contest Ventura

    risotto pesto di pistacchio, pecorino e olive-3

    Amo il risotto ma non sono ancora riuscita ad imparare a farlo come si deve. Mi impegno, ci provo, mi sforzo e alla fine temo sempre di sbagliare consistenza e cremosità finale.  Una cosa però l’ho capita: un buon risotto non può non nascere da un buon riso. E, in questo caso, io ne usato uno ottimo: un carnaroli *di riserva*. Detto questo, il risotto di oggi non mi sembra sia venuto male: che io sia sulla strada giusta?

    Non è un risotto classico, non nel senso pieno della parola. L’ispirazione nasce da un piatto che ho preparato l’anno scorso: il delicato sorrentino di Peppe Guida. Chi ha avuto la fortuna di assaggiarlo, sa che sul fondo del piatto, nascosto dal mischiato delicato, si nasconde una sorpresa: mozzarella di bufala campana dop e pesto di basilico.

    Per preparare questo risotto, ho giocato con la stessa idea: ho usato però una dadolata minuscola di pecorino toscano stagionato e ho preparato un pesto a base di pistacchi Ventura. Al momento di servire ho quindi appoggiato sul fondo del piatto uno strato di dadini di pecorino, un cucchiaino di pesto di pistacchio ed ho spolverato di buccia di limone grattugiata al momento.  Mi piaceva infatti l’idea del profumo di limone trattenuto dal risotto, che arriva alle narici come una sorpresa dopo le prime cucchiaiate. Ho decorato infine con olive nere rese croccanti da un passaggio in essiccatore (se non lo avete non fa nulla: usate il forno ventilato a 50 gradi, lasciandolo leggermente aperto) e pistacchio in polvere. Il risultato mi è piaciuto molto. Vi consiglio caldamente di provarci.  

    Ingredienti del risotto, per 2 persone

    150 g di riso carnaroli
    Burro chiarificato (uso questo per non rischiare bruciature iniziali)
    un cipollotto di Tropea fresco
    mezzo bicchiere di vino passito (di tipo secco)

    Per mantecare

    30 g di pecorino toscano stagionato grattugiato
    20 g di burro
    Brodo vegetale leggero
    sale grosso q.b.

    Pesto di pistacchio

    30 g di pistacchi Ventura
    15 g di parmigiano reggiano 36 mesi grattugiato (ho voluto diversificare i gusti dei formaggi)
    2 cucchiai di olio extravergine di oliva, di tipo fruttato leggero  (il tutto, frullato insieme con un buon minipimer)

    Decorazione e fondo del piatto

    30  g di pecorino toscano  ridotto a dadini o scaglie non molto piccole
    un limone naturale, assolutamente non trattato
    qualche pistacchio intero pistacchi ridotti in polvere (basta metterli nel macinacaffè ed azionare ad intermittenza)
    olive nere secche
    foglie di basilico

    Preparazione del risotto

    Tagliare a dadini minuscoli il cipollotto e metterlo in un tegame a bordi alti insieme al burro chiarificato e un pizzico di sale grosso. Fare cuocere a  fuoco dolce fino a quando la cipolla non appaia morbida e un po’ trasparente (ci vorranno almeno dieci minuti)  e aggiungere il risotto. Una volta che questo abbia ben assorbito il fondo, aggiungere il vino e fare sfumare. Aggiungere quindi il brodo BOLLENTE nella quantità necessaria (nel dubbio, all’inizio state scarsi) e portare a cottura il riso mescolando spesso e fermandosi uno o due minuti prima del grado di cottura desiderato. Intanto, preparare i piatti sistemando sul fondo un cucchiaio di pesto di pistacchio, il pecorino a scaglie e grattugiandovi sopra un po’ di buccia di limone.

    Quando il riso è quasi pronto, mantecare vigorosamente aggiungendo il burro e il pecorino grattugiato e coprire facendo riposare per ca. un minuto in modo da far fondere i sapori e rafforzare la cremosità. Servire quindi il riso nei piatti precedentemente preparati e decorare con olive nere croccanti, polvere di pistacchio, pistacchi interi e una foglia di basilico.

    risotto pesto di pistacchio, pecorino e olive

    Con questa ricetta partecipo al contest Ventura “Ti senti cuoco o pasticcere”?

  • Gnocchi di patate in crema di formaggio Oscypek, con Salsiccia di Liszki e olio di camelina

    Gnocchi di patate in crema di formaggio Oscypek, con Salsiccia di Liszki e olio di camelina

    Gnocchi di patate in crema di formaggio Oscypek, con Salsiccia di Liszki e olio di camelina
    La mia seconda proposta per il concorso sulla cucina polacca, cui sono stata invitata a partecipare insieme ad altri nove blogger e che, se volete, potete votare qui. Un primo piatto, molto semplice e con pochi ingredienti. Mi sono però concessa un divertimento: ho fatto gli gnocchi in maniera diversa dal solito, bollendo le patate in soluzione satura di sale (ho usato 4 litri di acqua e un kg di sale). 
    ho scoperto questo metodo grazie ad Alessio, che ne ha parlato nel forum ma che ho poi ritrovato nelle parole di Mauro Uliassi – e scusate se è poco! – che vi riporto:

    …  Il miglior modo di cucinare le patate è cucinarle in acqua satura di sale
    E’ un metodo antichissimo che abbiamo scoperto recentemenente
    Un metodo che arriva dalle isole canarie
    Per farvi capire il perche, vi dico cosa succede al contrario
    Se voi cucinate delle patate in acqua senza sale , per una questione chimica ,i sali minerali presenti nella patata ,attirano l’acqua verso se stessi . La patata si riempie di acqua e si rompe
    Questo è quello che non deve mai succedere
    Se l’acqua e’ satura di sale , l’umidità presente nella patata uscirà , cuocendo la patata in modo perfetto .
    La sua tessitura sarà setosa e molto saporita e tutta la sua energia rimarrà intatta
    Keep i touch guys!!!
    yeah ????
    oh yeah !!!

    Per cui ho voluto provare a farci gli gnocchi. Il risultato è stato sorprendente: patate praticamente disidratate che hanno richiesto pochissima farina per essere impastate. Gli gnocchi, poi, hanno mantenuto una consistenza bellissima anche dopo la cottura: corposi e persino un po’ coriacei, assomigliavano quasi agli strangulaprievete (gli gnocchi napoletani di sola semola, a pasta cotta) e non avevano per nulla quella “cremosità” tipica degli gnocchi di patate.

    Ovviamente voi potete fare gli gnocchi come meglio credete. Ma nel caso vogliate provare questa tecnica,  vi indico le dosi.

    Gnocchi di patate

    1 kg di patate, pesate a crudo e con la buccia, bollite in 4 litri di acqua e un kg di sale.
    200 gr di farina

    Pelate le patate e preparate gli gnocchi come al solito. Schiacciatele, cioé, e impastatele con la farina. A questo punto, se non avete fretta, fate riposare l’impasto sotto una ciotola rovesciata (questo renderà più facile e veloce la preparazione degli gnocchi).  Prendete quindi un pezzo di impasto e stendetelo con le mani in modo da formare un salamino, che taglierete in gnocchetti di misura uguale.

    Pronti. Potete ora dedicarvi alla crema di formaggio, che è semplicissima.

    Crema di formaggio Oscypek

    Grattugiate 200 g di formaggio  e mettetelo in un pentolino insieme a 400 g di latte intero. Fate quindi cuocere stando attenti a non far bollire – il massimo sarebbe controllare la temperatura in cottura con un termometro in modo che non superi i 65 gradi, oppure  usare il cuco come ho fatto io – mescolando spesso. La crema è pronta quando – grazie a questa cottura – assomiglia ad una besciamella un po’ liquida.

    Cuocete quindi gli gnocchi.
    Intanto, tagliate un etto di salsiccia a listarelle.

    Presentazione del piatto

    Una volta pronti gli gnocchi,  scolateli e  conditeli con un po’ di olio di camelina (senza esagerare, solo che non si attacchino). Sistemate quindi nei piatti un mestolo di crema di formaggio e su questi, sistemate gli gnocchi. Completate con listarelle di salsiccia, olio di camelina e pepe nero macinato al momento.

  • Panini alla Mozzarella di Bufala dell’Oleandri Resort di Paestum

    Panini alla Mozzarella di Bufala dell’Oleandri Resort di Paestum

    panini alla mozzarella di bufala-2

    Con questi panini con mozzarella di bufala campana dop, riprendo a parlare de Le Strade della Mozzarella. Già, perché  l’organizzazione dell’edizione 2016 è già partita e sono state fissate le prime date. Parigi, per esempio, il 4 e il 5 dicembre 2015 (dove, salvo imprevisti, conto di esserci anche io). E poi Paestum, di cui ancora non dico nulla (c’è tempo) tranne il fatto che spero – fortemente spero –  di tornare all’Oleandri Resort. Per diversi motivi: per l’ospitalità, per la bellezza della struttura, per la cucina e – soprattutto – per le sue prime colazioni da sogno.

    panini con mozzarella

    Latte di bufala, per esempio, e iogurt. E tanti, tamtissimi dolci accompagnati da ricotta, mozzarella e salumi. E accanto a loro dei panini all’apparenza normalissimi ma con un gran sapore di una grande mozzarella: quella di bufala dop di Paestum.


    U
    na ricetta di Gaetano Iannone, lo chef degli Oleandri Resort, che ha regalato al sito de Le Strade della Mozzarella, e che ho deciso di riprovare. Con questo risultato: una mollica soffice e ricca di sapore. 
    Io ve li consiglio: non sono affatto difficili. E di provarli magari farciti di prosciutto crudo, un modo nuovo di assaporare uno dei più classici accostamenti alla Mozzarella di bufala campana dop.

    panini alla mozzarella di bufala

     

    [yumprint-recipe id=’28’]Panini alla Mozzarella di Bufala dell'Oleandri Resort di Paestum

    Per capire come si impasta con la tecnica dello Slap and Folding, andate qui. Se invece non sapete come fare per formare i panini, trovate le istruzioni qui.

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  • Pasta e fagioli estiva ai  peperoncini di fiume di Peppe Guida

    Pasta e fagioli estiva ai peperoncini di fiume di Peppe Guida

    Una pasta e fagioli in versione estiva, realizzata sulla base di una ricetta di Peppe Guida, resa particolare dall’incontro tra il gusto pieno dei fagioli estivi, e la dolce croccantezza del peperoncino di fiume. Indispensabili i fagioli freschi, appena tolti dal baccello. Certo, si possono usare anche quelli secchi ma il risultato non sarà assolutamente lo stesso. Io, purtroppo non ho trovato gli spollichini (come previsto dalla ricetta originaria) e ho dovuto accontentarmi dei borlotti.  Voi, se volete avere un piatto dal sapore tipicamente campano, provate a cercare una di queste varietà:

    Tondino (detto anche fagiolo di Villaricca o Quarantino), coltivato, oltre che nella zona di Villaricca-Giugliano, anche nel Casertano;

    Spollichino (conosciuto anche come Cannellino), bianco e reniforme, è il prodotto ideale per essere consumato fresco, ma anche secco;

    • a Formella, fagiolo tra i più antichi, la cui coltivazione è oggi assai ridotta; è detto a formella per la forma schiacciata e ovale che ricorda quella di un bottone. Viene prodotto nelle campagne di Acerra e nel Nolano;

    Controne, pregiato fagiolo cilentano, di grande qualità e gusto; è più grande del Tondino ed è particolarmente apprezzato;

    Lardaro, bianco e di piccole dimensioni di forma rotondeggiante, è presente nella provincia di Napoli e in particolare nel territorio di Agerola.

    Occhio nero (o fagiolo dell’Occhietiello), coltivato nella Valle del Sele e negli Alburni, oltre che in alcune zone dell’Avellinese. Prende il nome dalla tipica cerchiatura nera in corrispondenza dell’ilo.

    A proposito di pasta, infine, non c’è scelta: pasta mista. Io, per l’occasione, mi sono concessa una delle mie paste delle grandi occasioni: il mischiato delicato del Pastificio dei Campi.

    [yumprint-recipe id=’27’]pasta e fagioli peppe guida-3

    Questa pasta e fagioli estiva è sicuramente una ricetta semplicissima ma di grande risultato (grazie a dettagli importanti, come la sbianchitura dei fagioli). Che abbiamo provato in diversi nel forum di Gennarino.org . Dove vi aspettiamo, caso mai abbiate voglia di provarci con noi.