Categoria: Salato

  • Passatelli asciutti con zucchine alla Nerano

    Passatelli asciutti con zucchine alla Nerano

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    passatelli sono sicuramente uno dei piatti a base di Parmigiano Reggiano più noti della cucina tradizionale emiliana. Per questo, non appena ho ricevuto l’invito a partecipare al contest organizzato da Cucina semplicemente in collaborazione con il Caseificio Casello di Modena ( il cui oggetto era appunto la realizzazione, attraverso una rivisitazione,di una ricetta della tradizione emiliana)  ho immediatamente pensato a questa preparazione. Che ho associato ad uno dei piatti più famosi della cucina campana – la regione in cui sono nata e cresciuta -: gli Spaghetti alla Nerano. In questo modo, ho cercato di dare una connotazione interregionale ad una preparazione tipicamente emiliana e di renderla un piatto unico attraverso l’aggiunta di una buona dose di verdure. Il che – associato all’assenza di brodo – ha finito per renderlo un piatto estivo, il che con il caldo di questi giorni non guasta affatto.

    Per preparare i passatelli, ho usato gli ingredienti soliti: pane grattugiato, Parmigiano Reggiano, uova. Poi, pepe nero e noce moscata come se piovesse e un brodo degno di questo nome. In questo, caso, visto il tema del contest, ho preparato i passatelli come al solito scegliendo però un pezzo di pane vecchio e ben secco, preparato con lievito madre e cotto in forno a legna (questo spiega il colore un po’ marroncino, avendo io utilizzato anche la crosta – profumatissima – e non solo la mollica. Ho proceduto macinandolo finemente, e poi ho preparato i passatelli  omettendo la noce moscata, che non vedo bene associata al sapore delle zucchine. Questa volta, poi, ho cotto i passatelli in acqua. Avendo tempo però si può usare la crosta per preparare un brodo di parmigiano (della serie, non si butta via nulla!!!)
    Queste, le ho tagliate a rondelle sottili e poi fritte in olio e. v. di oliva (conservo quello vecchio dell’anno scorso, per questo scopo oppure approfitto delle offerte speciali del super per fare scorta a buon prezzo di olio da destinare alla frittura).
    Poi ho ho proceduto esattamente come per gli spaghetti alla Nerano, ma ecco la ricetta dettagliata.

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    Con questa ricetta partecipo al contest Parmigiano Reggiano di Modena indetto da Cucina Semplicemente.

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  • Spaghetti alla Nerano, la ricetta di Peppe Guida

    Spaghetti alla Nerano, la ricetta di Peppe Guida

    Gli spaghetti alla Nerano sono sicuramente uno dei piatti italiani più famosi  della cucina della penisola sorrentina e non hanno bisogno di presentazioni. Come non ne ha bisogno Peppe Guida, che non solo mi ha dato la sua versione di questo piatto ma mi ha anche concesso di fotografare la sua preparazione.

    Di mio, aggiungo solo qualche foto dell’area Marina protetta di Punta Campanella, che ho avuto la fortuna di visitare in occasione della vincita del contest Leonessa Coast to Coast. Un invito a visitare, qualora non lo abbiate ancora fatto, uno dei luoghi più belli del mondo.

    Spaghetti alla Nerano

    Un piatto unico nel suo genere, tanto semplice e contadino quanto gustoso e saporito, sicuramente uno dei più caratteristici della cucina partenopea.

     

    Questa, la ricetta degli spaghetti alla Nerano di Peppe Guida. Che non credo abbia bisogno di presentazioni.

    spaghetti alla Nerano

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    spaghetti alla nerano

  • Gnocchi di ricotta in brodo   di Parmigiano Reggiano

    Gnocchi di ricotta in brodo di Parmigiano Reggiano

    brodo di parmigiano

    Gnocchi di ricotta in brodo denso di Parmigiano Reggiano:  la mia ricetta per il  al 4COOKING   #PRChef 2015 di Parmigiano Reggiano.

    Solo 4 ingredienti, come richiesto dalla ricetta. Parmigiano Reggiano, ovviamente,  ricotta di mucca, farina e un uovo. In più, pepe nero macinato al momento (che voi potrete sostituire con una spezia di vostro gradimento: noce moscata, per esempio. Oppure, per giocare con i contrasti, polvere di peperone crusco).

    gnocchi di ricotta al parmigiano reggiano-3La preparazione è abbastanza semplice: basta avere un po’ di tempo per preparare un brodo di Parmigiano Reggiano. Nulla di particolare, in verità: è sufficiente ridurre a scaglie il formaggio – meglio se scelto di tipo non troppo stagionato – intorno ai venti mesi, per esempio –  per non ritrovarsi, alla fine della preparazione,  con un brodo eccessivamente salato – e farlo cuocere a bassa temperatura per un paio di ore almeno, fino a quando cioè il brodo non si è ridotto al punto da apparire leggermente cremoso.
    Per gli gnocchi di ricotta,  la preparazione è simile a quelli classici: unica differenza, la ricotta al posto delle patate. Poi un uovo per legare e del Parmigiano Reggiano (magari ben stagionato, intorno ai 36 mesi,  per dare sapidità e creare contrasto con il brodo in cui verranno portati a cottura finale).

    Gnocchi di ricotta in brodo di Parmigiano Reggiano

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  • Spaghetti quadrati LaMolisana al cipollotto e olio di bergamotto

    Spaghetti quadrati LaMolisana al cipollotto e olio di bergamotto

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    Partiamo da questo presupposto: se si vuole capire se una pasta è buona, è meglio assaggiare la pasta scondita. Oppure, almeno, condita nel modo più semplice possibile. Perché, appunto, se si ha la fortuna di avere a disposizione pasta di qualità, il modo migliore di gustarla è assaporarla nella sua perfetta semplicità.  
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    Per questo, dovendo preparare un piatto capace di raccontare del sapore della pasta La Molisana (di cui ho assistito al processo produttivo nella mia visita allo stabilimento in occasione di #MoliseCalling),   ho scelto di preparare un piatto con soli tre ingredienti: la pasta, appunto (gli spaghetti quadrati: belli corposi e saporiti )  , olio Bergamia di Marina Colonna (un connubio perfetto tra gusto e aroma) e un prodotto di stagione: il cipollotto fresco di Tropea.

    Con questi ho preparato una crema cuocendo fuoco lento il cipollotto tagliato sottile, che ho profumato   con l’olio Bergamia e completato attraverso l’aggiunta di aglio – fresco anche lui-, due pomodorini schiacciati (in modo da utilizzare solo la polpa) e un cucchiaio di formaggio grattugiato stravecchio (io ho usato del parmigiano stagionato 72 mesi, ma anche un buon cacio in asse avrebbe il suo perché).

    In ogni caso, bando alle ciance: ecco la ricetta (che,non lo nascondo, ha la sua ispirazione negli spaghetti al cipollotto di Aimo e Nadia. Che non ho mai assaggiato, purtroppo, ma che mi hanno sempre golosamente incuriosito grazie alla loro perfetta semplicità).

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    Una ricetta semplicissima e ottima, perfetta da preparare in questa stagione. Magari, preparandovi a gustare quella di Simona, in arrivo il 25 giugno. Oppure, leggendo il racconto della mia esperienza in Molise sul blog de La Molisana.

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  • Pesto di fave al caciocavallo, per #MoliseCalling

    Pesto di fave al caciocavallo, per #MoliseCalling

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    Confesso: quando ho accolto l’invito a partecipare a Molise Calling, non avevo ben chiaro a cosa stessi andando incontro.  Le parole che descrivevano il progetto “il progetto strategico di marketing territoriale realizzato  dal pastificio La Molisana e patrocinato dalla  Regione e dal Comune di Campobasso”  ad una prima lettura mi avevano dato l’idea di un incontro con le imprese del territorio a metà strada tra il marketing e la visita *istituzionale* e  – confesso – ero stata sul punto di rifiutare. Troppi impegni, ultimamente, e la sensazione di vivere con il fiatone. Per non parlare dei giorni di ferie che vanno progressivamente, inesorabilmente, calando.

    Poi, forse complice la telefonata con Fabrizio, ho ceduto. E ancora oggi, se penso a quello che ho rischiato di perdere, mi dò della cretina.

    Già, perchè  Molise Calling tutto è stato, tranne che marketing.

    molise calling

    Ne racconterò un po’ per volta, ma il filo conduttore che ha legato tutte le diverse esperienze è stato l’amore per il territorio che sono stati capaci di trasmetterci i nostri ospiti. Tutti, indistintamente: tra gli altri, per esempio,  Rossella Ferro che ci ha raccontato dello spirito familiare che ha dato vita al progetto di recupero de La Molisana, oppure la  direttrice del Museo Sannitico di Campobasso  che  non si è risparmiata nel suo racconto fatto di passione prima che di storia del Territorio. 

    Cacio in asse - Caseificio La Fonte Nuova
    Cacio in asse – Caseificio La Fonte Nuova

    (Per vedere le foto in formato originale: 1. caciocavallo-12, 2. caciocavallo-4, 3. caciocavallo-3, 4. caciocavallo-2, 5. caciocavallo, 6. caciocavallo-13, 7. caciocavallo-7, 8. caciocavallo-9, 9. molise-11, 10. caciocavallo-14)

     

    Ma il primo pezzo del racconto voglio dedicarlo a lui: Giovanni Nomaro, titolare del caseificio La Fonte Nuova di Casacalenda (CB). Non per le solite cose che si dicono in queste occasioni: la qualità dei suoi prodotti, l’ospitalità. l’eccellenza trasformata in lavoro quotidiano ed altre cose così.  Voglio iniziare da lui, per le lacrime che – inaspettatamente – ci ha regalato durante il racconto della storia della sua creatura: il cacio in asse  che, anche se nuovo nella sua ideazione, ha vinto il primo premio di un importante Concorso nazionale come Formaggi d’Autore 2003 a Saint Vincent.

    Una cosa che mi ha tanto colpito che a queste lacrime ho voluto dedicare la prima delle ricette pensate per provare a raccontare un po’ dei sapori del Molise.  Una pasta semplicissima, condita con tre soli ingredienti. Il caciocavallo, appunto – non troppo stagionato, in questo caso – , le fave e l’Olio extravergine di oliva “Colle Impiso” dell’Azienda Agricola Vinica.

     

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    Insomma: facilissimo, tutto a crudo e pronto in cinque minuti. 
    Che ne dite?

  • La preparazione dei ravioli

    La preparazione dei ravioli

    Florin Staicu è il sous chef di Peppe Guida, Antica Osteria Nonna Rosa di Vico Equense. Povero lui, gli è toccato sopportarmi in cucina diverse volte (e temo, purtroppo, che gli toccherà ancora).

    L’ultima volta, mi ha spiegato come prepara i suoi ravioli, usando due semplici coppapasta. Di misura diversa: con uno, fa uscire l’aria e dà forma alla cupola. Con il secondo, li taglia. Il risultato, è come questo.

    Il procedimento è semplice. Si prepara la pasta , e la si lascia riposare. Ovviamente, potete preparare la vostra preferita: Florin, per esempio,prepara quella di 30 tuorli per chilo di farina. Voi, preparate pure quella che volete.Poi, fatela riposare e stendetela fine, il più possibile.

    Spennellate quindi di uovo la sfoglia (solo metà di questa) e spremeteci sopra dei mucchietti di ripieno, aiutandovi con una tasca per dolci e una bocchetta liscia.

    Stendete  quindi l’altra metà sui mucchietti di ripieno, coprendo bene.

    Usando  il coppapasta più piccolo , premete con la parte non tagliente, per dare forma alla cupola. Importante che il coppapasta sia molto stretto, che tiri cioè l’impasto un po’ verso il basso.

    Una volta fatto questo, prendete il coppapasta più grande e usatelo dalla parte tagliente per tagliare i  ravioli alla base.


    Ed ecco il risultato: io direi che vale la pena di provarci, che dite? 
    Ps. se avete bisogno di aiuto,  o di consigli, venite a trovarci nel forum… ne stiamo giusto parlando qui

     

    Ovviamente, il grazie non va detto a me ma a Florin e alla sua pazienza nel sopportarmi.

     

    Ristorante Antica Osteria Nonna Rosa | Vico Equense

    Via Privata Bonea, 4 – 80069 Vico Equense (NA)

    Tel/Fax: (+39) 081 8799055
    Cell.: (+39) 339 3742099

    Email: info@osterianonnarosa.it