Categoria: Salato

  • Pasta al nero di seppia

    Pasta al nero di seppia

    Pasta al nero di seppia

    La pasta al nero di seppia è un piatto perfetto per gli amanti del pesce. Io li preparo in modo veloce, ma non per fretta: per gusto. Trovo infatti che il nero – ovviamente parlo di nero ricavato da seppie fresche e non certo dei sacchettini in vendita al super – dia il suo meglio se usato praticamente crudo. Non è una abitudine diffusa questa: in Sicilia, per esempio, mi è capitato di assaggiare sughi rossi, a base di estratto di pomodoro e di nero e cotti piuttosto a lungo. Sì, mi sono piaciuti: ma non quanto la versione praticamente cruda. Che mi piace aromatizzare. Già da anni mi piace profumarlo con l’aggiunta di  olio alla vaniglia, ma anche lo zenzero regala secondo me un gusto piacevolissimo.

    L’importante, ripeto, è che la pasta sia preparata con nero di seppia fresco, che va aggiunto a fine cottura della pasta (consiglio spaghetti o linguine). Si amalgama bene ed il piatto è pronto da servire.
    Ovviamente, si può preparare la pasta al nero di seppia usando solo il sacchetto e servendo le seppie come secondo. Io preferisco invece il piatto unico. E faccio così.

    Pasta al nero di seppia

    Ingredienti per quattro persone
    400 g di spaghetti o linguine
    un paio di seppie già pulite (se non siete pratici, chiedete al vostro pescivendolo di fiducia di farlo per voi)
    i relativi sacchettini del nero,
    uno scalogno piccolo,
    4 cucchiai di olio,
    un po’ di peperoncino, preferibilmente fresco (se gradito),
    mezzo bicchiere di vino bianco (per me, amabile)
    sale,

    Procedimento
    Tagliate le seppie a strisce larghe poco meno di un cm e i relativi ciuffi in modo da separarne i tentacoli.

    Mettet e in un tegame basso e largo l’olio e lo scalogno tagliato a fettine sottili: fare soffriggere leggermente, a fuoco bassissimo.
    Prima che lo scalogno inizi a cambiare colore, toglietelo  via e aggiungere le seppie.

    Soffriggete brevemente, aggiungete il vino e lasciate cuocere a fuoco lento per circa una ventina di minuti (le seppie sono cotte quando, infilandole con una forchetta, non offrono alcuna resistenza).

    Aggiungete quindi il nero e lasciare cuocere per uno o due minuti al massimo, in modo da mantenerne il più possibile inalterato il sapore.

    Correggete quindi di sale, se necessario, e aggiungete una spolverata di pepe nero (o altra spezia a vostro gusto).

    Cuocete, intanto, gli spaghetti o le linguine al dente. Al momento di scolarli, tenete da parte un po’ della loro acqua di cottura.

    Rimetteteli quindi nel tegame con le seppie e il nero e ripassateli velocemente a fuoco vivo, aggiungendo l’acqua di cottura necessaria perché il sughino non si asciughi e mantenga una discreta cremosità.

    Servire decorando il piatto con foglioline di prezzemolo e una falda di peperoncino,  o altra erba aromatica di vostro gusto.

    Ps. se invece vi piacciono senza seppie, fate un semplicissimo aglio olio e peperoncino e poi aggiungete il nero. E con le seppie, fateci questi: 

    Ravioli di seppia ai profumi mediterranei
    Ravioli di seppia ai profumi mediterranei

     

  • La ricetta originale della mozzarella in carrozza? E’ senza pan carrè, con pane *vero*

    La ricetta originale della mozzarella in carrozza? E’ senza pan carrè, con pane *vero*

    ricetta originale della mozzarella in carrozza

    Diciamolo: in giro si vedono strane cose, spacciate per la ricetta originale della mozzarella in carrozza: a base di pan carré e mozzarella troppo fresca e acquosa. In questo modo, si ottiene una cosa troppo morbida, poco gradevole al gusto.  Per quanto mi riguarda, infatti la mozzarella in carrozza  ha una sua consistenza inconfondibile, che non è certo quello di un pane che – grazie alla sua morbidezza – una volta fritto diventa quasi cremoso. 
    Non dimentichiamolo: la ricetta originale della mozzarella in carrozza nasce come riciclo degli avanzi. Pane, allora, ma vero: pane cafone, per la precisione – uno di quelli più diffusi in Campania – o pane comunque paesano. Dalla mollica ben alveolata ma consistente e dalla crosta ben definita, scura e croccante. E anche la mozzarella non è certo quella fresca che sgorga latte: si usava mozzarella del giorno prima, resa un po’ asciutta dal riposo concesso in frigo agli avanzi.  Per cui, se proprio volete farla, e non avete mozzarella del giorno prima,  almeno tagliatela a fette e fatela sgocciolare. Otterrete sicuramente un risultato migliore, più vicino a quello originale.

     

    ricetta originale della mozzarella in carrozza

    Fatte queste doverose premesse, eccovi la ricetta originale della mozzarella in carrozza postata da Antonia nel forum di Gennarino.org. Ricetta che vi raccomando di provare al più presto.

    Ingredienti della ricetta originale della mozzarella in carrozza

    Pane raffermo di tipo casareccio
    uova,
    mozzarella
    latte,
    sale e pepe,
    abbondante olio per friggere (per me, extravergine vecchio)

    Procedimento

    Tagliare a fette sottili il pane, (potete togliere la crosta se vi va, ma io preferisco lasciarla: regala un sapore migliore).

    Bagnare le fette leggermente nel latte e spremetele schiacciandole  tra le mani per far uscire quello in eccesso.

    Sbattere le uova con sale e pepe e bagnare le fette di pane da un solo lato, friggere dalla parte dell’uovo e poi scolarle mettendole da parte.

    Una volta fritte tutte le fette formare un panino mettendo il lato con l’uovo già fritto all’interno e le fettine di mozzarella al centro.

    Passare quindi nell’uovo bagnando bene e pressare leggermente tra le mani.

    Friggere in olio caldo e mangiare filanti.
    ricetta originale della mozzarella in carrozza

     

     

  • La carbonara di Pipero al Rex a LSDM Paris

    La carbonara di Pipero al Rex a LSDM Paris

    carbonara di Pipero al Rex

     

     

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    carbonara di Pipero al Rex
    I
    l quattro dicembre, protagonista indiscussa è stata la carbonara. Non una una qualsiasi, ma la Carbonara di  Pipero al Rex: la più famosa, e più buona, carbonara di Roma. Raccontata dalla viva voce di Luciano Monosilio che ha mostrato i passaggi fondamentali per la riuscita di questo piatto.
    Innanzitutto, la crema di uovo. Preparata a parte, solo tuorli, mescolando insieme formaggio (o formaggi, se si preferisce mescolare pecorino e parmigiano reggiano) e uova. Già in questa fase la diversità con le carbonare *comuni* salta immediatamente all’occhio: il formaggio è tanto, tantissimo, fino a rendere la crema quasi solida. In questo modo, nel piatto non ci saranno tracce di uovo crudo ma solo cremosità.

    Questa crema viene mescolata benissimo – quasi montata – prima nella ciotola e poi appoggiando questa  sulla pentola in ebollizione. In questo modo l’uovo si addenserà ulteriormente, senza cuocere. E regalando ulteriore cremosità al piatto.

    Poi, il guanciale. Attenzione: non pancetta, non bacon ma guanciale. Questo va reso croccante e asciutto: per fare questo lo si fa “sudare” in una padella di ferro (o antiaderente) in modo da far fondere il grasso. Questo lo si raccoglie e lo si aggiunge all’uovo al momento di condire la pasta. Attenzione, deve essere ben caldo: per cui, cercate di sincronizzare i tempi: partite con il buttare la pasta e poi proseguite con la preparazione degli altri ingredienti.

    Fatte queste doverose premesse, che poi racchiudono le fasi davvero cruciali nella preparazione di questo piatto, eccovi la ricetta della Carbonara di Pipero al Rex.

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    Se poi volete vedere la Carbonara di Pipero al Rex prepepata personalmente da  Luciano Monosilio, vi segnalo questo video.

  • Come si conservano i tortellini in modo perfetto

    Come si conservano i tortellini in modo perfetto

    Come si preparano i tortellini
    Come si preparano i tortellini

    Avete deciso di preparare in anticipo i vostri tortellini per il pranzo di Natale ma ora non sapete come conservarli. Niente paura, ora provo a spiegarvi come si conservano i tortellini in modo perfetto, per averli pronti da cuocere al momento del vostro pranzo.

    Innanzitutto, una volta pronti (avete seguito questa ricetta, vero?) metteteli in fila sul vostro tagliere di legno e fateli asciugare bene. La durata di questa operazione non può essere indicata con precisione: dipende dalla temperatura ambiente e, soprattutto, dal grado di umidità. Magari, evitate di farlo mentre lavate i piatti, o fate altre cose che diffondano umidità nell’aria. Diciamo che saranno necessari dai 30 ai 60 minuti. La pasta (a proposito, avete letto la mia  ricetta della pasta fresca emiliana?)dovrà essere leggermente secca, mentre il ripieno no. Nel dubbio, assaggiatene uno: se l’esterno è leggermente croccante mentre il ripieno è ancora cremoso ci siete. Sono pronti.

    Ora prendete un vassoio da pasticceria – ne avete qualcuno in casa, vero? sono comodissimi per questa operazione – e sistemateci sopra i tortellini. Poi passateli in freezer e lasciateli per il tempo necessario per il congelamento. Infine, quando sono ben duri, sistemateli in sacchetti e riponeteli in freezer fino al momento di tuffarli nel brodo bollente.

    Se invece dovete conservare dei tortelloni o dei ravioli, procedete in questo modo.

  • Come si prepara il risotto. Qualche appunto su quello che ho capito io su questa preparazione

    Come si prepara il risotto. Qualche appunto su quello che ho capito io su questa preparazione

    risotto

    Ultimamente, amo molto preparare risotti. Per cui ho deciso di fermarmi un attimo per provare a mettere in fila quello che ho capito io su come si prepara il  risotto.
    Consentitemi però di partire dalla critica del luogo comune secondo cui il riso non è cosa per meridionali. A sud si mangia pasta, il riso – almeno  secondo questo teorema – sarebbe roba da  nordici. Se non altro, in virtù del fatto che è a nord che si coltiva. Ecco, questo è falso. Non è vero che i meridionali con il riso non abbiano confidenza: Vi dicono niente, le arancine di riso siciliane, per esempio? Non sono solo un ottimo cibo da strada ma la testimonianza di un passato siciliano fatto di coltivazioni di riso: fin oltre la metà dell’Ottocento il riso era coltivato in quasi tutte le pianure fluviali della Sicilia e preparazioni a base di riso erano presenti anche nella cucina napoletana – il sartù e le palle di riso.
    Detto questo, passiamo al riepilogo di quello che ho capito io su come si prepara il risotto.

    Primo punto, la scelta del riso

    Non è un dettaglio da poco, questo: il riso – meglio se a grana corta – deve essere ad alto contenuto di amido. Questo consentirà la cremosità finale tipica di un risotto perfetto. Deve poi tenere la cottura ma senza diventare colloso: io preferisco il carnaroli ma anche l’arborio e il vialone nano sono  adatti allo scopo. E – quando posso – non mi accontento di riso del supermercato. Per un gran risotto, ci vuole un gran riso: In questo caso, per esempio,  ho usato il Carnaroli di Zaccaria

    Secondo punto, il brodo

    Scrivo brodo per semplificare ma non è detto che il liquido di cottura debba essere necessariamente brodo (inteso nel senso di brodo di carne).  Nel caso di risotti di verdura, per esempio, io preferisco fare un brodo rovesciato veloce con gli scarti di questa: per esempio, per un risotto ai carciofi, utilizzo la parte interna del gambo, dopo averla ripulita dalla parte esterna e fibrosa.  Lo stesso per quasi tutti i risotti – ovviamente, il risotto di pesce rappresenta un modo a parte e il brodo varia a seconda del pesce, o mollusco, utilizzato.

    Terzo, il soffritto

    Io sono della scuola “soffritto a parte” anche per il risotto e non solo per il ragù. Questo perché mi piace soffriggere a lungo le verdure, a fuoco basso: passaggio necessario se si usa il burro a questo scopo. Se non è chiarificato, che sarebbe il massimo, infatti, il burro fatto andare a fuoco vivace  finisce per prendere quel sentore di bruciato non sempre gradevole. Per cui, soffriggo la cipolla (o altro, dipende ovviamente dalla ricetta) e  poi la tiro via, tenendola al caldo. Tosto quindi il riso, a fuoco vivace, e poi  la riaggiungo, prima di aggiungere il vino. Trovo che in questo modo la cipolla acquisti una cremosità particolare, che la fa confondere con la cremosità finale.  Regalando sapore, quindi, ma in modo sempre discreto.

    Quarto, il vino

    Su questo, leggo pareri quasi unanimi: vino secco. Anche qui, non è detto: la risposta giusta alla domanda su quale sia il vino più adatto nella preparazione del risotto è: DIPENDE. Per esempio, un risotto al taleggio o gorgonzola: berreste mai un vino secco mangiando questi formaggi? No, vero? E allora, perché mai dovreste aggiungerlo al vostro risotto? Per quanto mi riguarda, io sfumo il risotto con lo stesso vino che ci berrei sopra. Scegliendo persino a volte di non sfumare affatto e di accompagnarlo ad una riduzione (ma qui, Oldani docet).

    Sesto, mescolare o non mescolare durante la cottura?

    Ecco, la discussione qui spesso si incendia. Io, lapidatemi pure, ma non ho trovato molte differenze tra un riso mescolato durante tutta la cottura ed uno non mescolato. Dal mio punto di vista, è importante la quantità del brodo  e l’intensità del calore proveniente dal fornello. Se il fuoco è giusto, e si ha l’accortezza di aggiungere brodo bollente alla bisogna  (oppure se si è abbastanza bravi da indovinare sin da subito la quantità necessaria), si può fare a meno di mescolare continuamente (cosa che io trovo addirittura dannosa, visto che rischia di trasformare il risotto in un pappone inconsistente). Basterà una mescolatina di controllo ogni tanto, giusto per sorvegliare la quantità di brodo e il grado di cottura.

    E quando è pronto?

    Per quanto mi riguarda, il riso è cotto quando è ben al dente. Questo,  per un motivo semplicissimo: continuerà a cuocere durante la mantecatura, anche se questa avviene a fuoco spento. Una volta messo nel piatto, deve essere fluido e cremoso: se inclinate il piatto, il risotto deve muoversi nel suo insieme scivolando verso il basso. Deve fare l’onda, insomma: e per ottenere questo risultato occorre imparare a dosare il brodo nella fase finale della cottura.

    Il gran finale: la mantecatura

    Ecco, qualunque sia il risotto che state facendo, la mantecatura è il passaggio fondamentale che distingue un risotto vero da un normale piatto di riso. Si aggiunge il burro (e altro, per esempio il formaggio – se previsto dalla ricetta – e si  rimescola freneticamente per ALMENO un minuto: questo  serve a montare il burro e al tempo stesso a rompere la cuticola dei chicchi in modo da creare, grazie alla fuoriuscita dell’amido, quella  consistenza cremosa tipica di un vero risotto.

    E parlando di mantecatura mi viene in mente un dettaglio che avevo trascurato: quale pentola?

    Partendo dal presupposto che  che l’acciaio in cucina non è mai granché, e che il meglio restano rame e alluminio, non è tanto il materiale a fare la differenza, quanto – piuttosto – la forma.  Meglio lasciar perdere padelle o teghami larghi: per una manatecatura efficace, sicuraemnte meglio un tegame dal fondo stretto ma dalle pareti un po’ alte. Giusto per non ritorvarsi a raccogliare in riso sul piano di cottura, insomma. sapori si omogeneizzino.

  • La ricetta della pizza fatta in casa

    La ricetta della pizza fatta in casa

    ricetta della pizza fatta in casa

    Questa è la ricetta della pizza fatta in casa che preparo più spesso.  Sono decisamente abbastanza soddisfatta del risultato – ovviamente,  va sottolineato il fatto che uso un normalissimo forno elettrico casalingo, non ventilato – e credo che questo dipenda da pochi, semplicissimi, fattori.

    Innanzitutto la farina. Nella mia ricetta della pizza fatta in casa uso una farina specifica per pizza. La mia preferita resta la Caputo, difficile da trovare se non all’ingrosso. Ma potete usare tranquillamente una di quelle in vendita al supermercato.

    Quando posso, poi,  preparo l’impasto  la sera prima, oppure la mattina. La bontà del risultato è infatti direttamente proporzionale alla durata della lievitazione e inversamente proporzionale alla quantità di lievito utilizzata.  Questo per un motivo: l’impasto, oltre a lievitare, MATURA: questo fa sì che il risultato sia leggero e di facile lievitazione. Usando grandi quantità di lievito, infatti, sicuramente  la pasta lieviterà prima ma il risultato sarà – oltre che  una pizza meno buona – anche una pizza di difficile digestione.

    Altro dettaglio, la tecnica di impasto, che è quella tipica della pizza napoletana. Ve la mostro in un video, spiegata dalla viva voce di Salvatore Salvo: un grande pizzaiolo, che ho la fortuna di conoscere.

    Infine, la cottura su pietra refrattaria. Questa giace nel mio forno da più di dieci anni, ormai: ne è diventata parte integrante. Se non serve per cuocerci direttamente – come nel caso del pane e dei lievitati – aiuta ad evitare dispersioni di calore, il che male non fa.

    Per la pizza, aiuta ad alzare la temperatura di cottura: si accende il forno e la si colloca in alto, ad una decina di cm dal grill. Si accende anche questo e si porta il forno al massimo: poi si inforna la pizza  che è cotta in pochi minuti.

    Detto questo, ecco la mia ricetta della pizza fatta in casa

    Ingredienti per 6-8 pizze al piatto, impastate al mattino e pronte per la cena

    1100 g di farina per pizza 
    670 g acqua
    5 g lievito di birra fresco
    35 g sale

    Ore 9.00
    Sciogliere il lievito nell’acqua ed iniziare ad impastare aggiungendo la farina poco per volta, a metà incorporare il sale. Impastare fino ad ottenere un impasto morbido ma non appiccicoso. Sistemare in una ciotola unta di olio e fare lievitare coprendo con un telo umido. 

    Ore 15.00
    Senza lavorare nuovamente, rovesciare l’impasto e spezzare in parti di circa 220 gr ciascuna.
    Formare delle palline ben tese e lisce tirando la pasta verso il basso, pizzicando sotto per sigillare.
    Disporle in contenitori ermetici o ben coperte.

    Ore 20.00
    Stendere le pizze in modo da dare una forma tonda. Si schiacciano cioè senza impastare, lasciando i bordi un po’ più alti in modo da formare il cornicione.ricetta della pizza fatta in casaCondire le pizze al momento di cuocerle e sitemarle  su pietra alla massima temperatura del forno (posizione alta grill acceso).

    ricetta della pizza fatta in casa