Categoria: Salato

  • La ricetta della pizza di scarola e un suggerimento per accompagnarla: #mionettosummer

    La ricetta della pizza di scarola e un suggerimento per accompagnarla: #mionettosummer

    D’estate, si sa, si tende a bere meno vino. Il caldo, soprattutto, ma anche la voglia di consumare cibi più leggeri e di muoversi di più senza sprecare tempo in pennichelle cui saremmo sicuramente costretti se continuassimo a bere gli stessi vini che amiamo di inverno.

    Per fortuna però l’Italia è ricca di vitigni e quindi vini non solo diversi ma adatti a tutte le stagioni.

    E d’estate, sicuramente, uno dei miei preferiti resta lui: il prosecco. Perfetto per mille occasioni, ed in grado di regalare freschezza. A cominciare dall’aperitivo, per iniziare a rilassarsi in attesa della cena, gustand profumo e aromi e immaginando quelli che verranno.

    Si abbina con tutto, salumi formaggi, crostini. Ha un solo difetto: grazie alla sua frizzante leggerezza magari potrebbe spingere a mangiare un po’ troppo già dall’aperitivo. E se ci aspetta una cena *importante* o particolare, meglio non farlo… siete d’accordo?

    In particolare, d’estate amo il Prosecco DOC Treviso Extra Dry “MO Collection”, ottenuto da uve selezionate raccolte nel cuore della Valdobbiadene, una regione del Trentino da sempre vocata alla produzione di Prosecco.

    L’azienda Mionetto ha un secolo di storia alle spalle, durante il quale ha saputo farsi interprete importante del territorio d’origine e divenire una delle più rappresentative aziende vinicole italiane.
    Inn più, la bottiglia Mionetto MO è bellissima: lineare, sinuosa e raffinata. Perfetta per rendere il Prosecco DOC Treviso Extra Dry “MO Collection” un vino elegante e raffinato sia fuori che dentro”

    Insomma, un vino tutto da scoprire: sia visitanto il sito che seguendo gli hashtag #mionettosummer,  #designdelgusto #mionettoprosecco

    Io vi raccomando di farci un giro. Ma intanto vi racconto di una delle ricette che più mi piace accompagnare da bollicine di prosecco… la pizza di scarole, la conoscete? Una base di pasta per pizza, arricchita di una cucchiaiata di strutto (o olio e.v.o.) ogni 250 gr e farcita  da una scarola soffritta in padella

    Pizza di scarole

     

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    Buzzoole

  • Candele di Gragnano alla crema di Pomodorino di Corbara, cipollotto fresco e profumo di limone

    Candele di Gragnano alla crema di Pomodorino di Corbara, cipollotto fresco e profumo di limone

    Pomodorino di CorbaraIl Pomodorino di Corbara è un pomodoro particolarissimo. Non so se lo conoscete, se non  lo avete ancora assaggiato sappiate che vi state perdendo molto. Un sapore dolcissimo,  reso particolare da una nota leggermente salmastra. Avete presente quando state un po’ in riva al mare immersi nel vento? Ecco, proprio quello. Il Pomodorino di Corbara, pur nella sua dolcezza, ha nel sapore un finale leggermente salmastro. Questo lo rende particolarmente adatto per un piatto tra i più tipici della tradizione campana: gli spaghetti alle vongole fujute. Uno piatto semplicissimo, un soffritto di aglio olio e prezzemolo arricchito da qualche Pomodorino di Corbara *schiattato*. Questo però deve essere di Corbara, appunto, perché solo così le note sapide della sua polpa sapranno regalare al sugo un sapore di mare anche in assenza completa di vongole. 

    Il  Pomodorino di Corbara ha infatti  la caratteristica unica di assorbire il salmastro dell’atmosfera marina – i terreni in cui viene coltivato sono piuttosto asciutti e questo accentua il suo caratteristico sapore –  e di restituirlo nel gusto finale associandolo alla dolcezza della polpa. Il che consente un risultato unico, al primo assaggio assolutamente sorprendente. 

    Pomodorino di Corbara

    La coltivazione fino a non moltissimo tempo fa era dedicata al consumo locale. Ora, per fortuna mia e di chi come me ama questo pomodoro pur vivendo lontano dalla Campania –  la produzione è aumentata spostandosi anche nelle aree di pianura. Il Pomodorino di Corbara viene quindi lavorato sul posto e inscatolato intero, non pelato, e immerso  nel suo stesso succo dove conserva inalterate le sue caratteristiche. Una goduria, per noi appassionati di sapore campano.

    Proprio per le sue caratteristiche di sapore, per quello strano incontro tra dolcezza e sapidità, ho pensato di utilizzarlo per questa ricetta che ho preparato nell’ambito di una sperimentazione collettiva propostaci da LSDM e I Sapori di Corbara sull’uso di questo pomodoro particolarissimo.

    Per farla mi sono ispirata un po’ alla finta genovese (un sugo povero tradizionale campano) arricchendola del gusto del pomodorino e rendendola ancora più profumata grazie all’aggiunta di buccia di limone grattugiata. Le  candele del Pastificio dei Campi hanno fatto il resto: un piatto semplice e veloce, ma ricco di profumi e sapori tutti campani.

    Per preparare questo piatto di Candele di Gragnano alla crema di Pomodorino di Corbara, cipollotto fresco e profumo di limone ho proceduto così

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      pomodorino di corbara Il pomodorino di Corbara, passato al cinese

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    Il cipollotto cotto, al momento dell’aggiunta al pomodoro

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  • La mia ricetta delle melanzane alla scapece, senza frittura

    La mia ricetta delle melanzane alla scapece, senza frittura

    ricetta delle melanzane alla scapece

    Prima di parlare della ricetta delle melanzane alla scapece, consentitemi però una divagazione.

    Per l’ennesima volta, stamattina, sono rimasta basita dalla lettura dei titoli dei giornali. L’ennesima donna uccisa per mano del compagno che aveva deciso di lasciare. L’ennesima donna morta perché qualcuno ha deciso che – come donna – o lei viveva *per lui* oppure non aveva diritto di vivere.

    Eppure, ogni volta che pronuncio o scrivo il termine femminicidio, un sacco di gente ancora non capisce di cosa si stia discutendo. Per non parlare poi delle battute sarcastiche quando succede il contrario: quando è una donna ad uccidere un uomo.

    Allora, dicevo, prima della ricetta delle melanzane  alle scapece consentitemi una divagazione. Sul termine femminicidio, appunto. E sul suo significato. E per farlo prendo in prestito le parole di Michela Murgia, che secondo me lo ha spiegato meglio di di chiunque.

    “A cosa serve chiamarlo femminicidio? La parola omicidio comprende già i morti di tutti i sessi!”
    No.
    La parola “femminicidio” non indica il sesso della morta.
    Indica il motivo per cui è stata uccisa.
    Una donna uccisa durante una rapina non è un femminicidio.
    Sono femminicidi le donne uccise perché si rifiutavano di comportarsi secondo le aspettative che gli uomini hanno delle donne.
    Dire omicidio ci dice solo che qualcuno è morto.
    Dire femminicidio ci dice anche il perché.

    Ecco, siccome questo problema – sempre più drammatico – è irrisolvibile se non lo si affronta innanzitutto dal punto di vista culturale (non dimentichiamo che solo trenta anni fa in Italia esisteva il delitto d’onore), proviamo a essere noi donne questo  cambiamento. Facciamolo in un modo semplicissimo, ma facciamolo TUTTE: leggiamo queste parole e poi spiegamole a nostra figlia o a nostro figlio. Per avviare un discorso su quanto assurdo sia, ancora oggi e in un paese che si definisce civile, morire perché qualcuno ha deciso che non hai il diritto di lasciarlo.

    E ora, torniamo alla cucina. Con l’amaro in bocca, che non è quello delle melanzane.
    Di solito, questa ricetta viene preparata partendo da una frittura. Siccome però io non amo friggere e siccome non amo neppure le melanzane alla griglia fatte in modo normale – spesso trovo che siano *legnose* all’assaggio – le preparo a modo mio. Grigliandole cioè normalmente, ma aggiungendo a fine cottura un cucchiaio di olio. Questo le rende molto simili alle melanzane fritte, sia nel gusto che nell’aspetto. Con un risparmio notevole di calorie: il che, soprattutto in questa stagione, non guasta.

    ricetta delle melanzane alla scapece

    [yumprint-recipe id=’49’]Allora, che ne dite? Le proverete? E, soprattutto, verrete a dirmi cosa ne pensate?

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  • Risotto alle cozze, provolone del monaco e polvere di limone

    Risotto alle cozze, provolone del monaco e polvere di limone

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    Una ricetta, questo risotto alle cozze e provolone del monaco che si basa su due luoghi comuni. Anzi tre.

    Il primo,  che per fare il risotto ci vuole il burro. Che Carlo Zaccaria mi perdoni ma questo risotto alle cozze è mantecato con olio di oliva. Solo alla fine: il riso infatti è tostato a secco e a fine cottura l’olio viene aggiunto a crudo. Per mantenere inalterati profumi e gusto.

    Il secondo: che pesce e formaggio insieme non stanno bene. Esistono però formaggi che al gusto richiamano sapori e profumi di mare e che con il pesce si sposano benissimo. Uno di questi, il provolone del monaco: che nasce al mare e della sua aria e dei suoi profumi si nutre. Prodotto da sempre con il latte delle mucche allevate in costiera sorrentina, nel suo sapore si ritrovano sentori di macchia mediterranea. In più, anticamente era messo a stagionare nelle grotte vicine al mare: per questo, e per le caratteristiche organolettiche che ne conseguono, il provolone del monaco con il pesce secondo me è la morte sua.

    Il terzo: che limone e pesce è pura banalità. Possibile, possibilissimo anzi, se per limone si intende il gusto acido e deciso del suo succo.Ma il limone però non è solo succo: ma è anche profumo. Trasformato in consistenza sabbiosa e morbida, se trasformato in polvere. Perfetto per completare alcuni piatti attenuandone la morbidezza e regalando note di profumo assolutamente inaspettate.

    Come questo risotto alle cozze, provolone del monaco e profumo di limone di Amalfi, appunto.

    [yumprint-recipe id=’48’]Se non sapete come si puliscono le cozze, leggete qui.
    Se non avete la polvere di limone, potete prepararla facilmente da voi pelando i limoni con un pelapatate – in modo da ridurre al minimo il bianco – e disidratandole in microonde dando 30 secondi alla volta (per 3 limoni ci vorranno circa 3 minuti). Lasciatele poi in forno tutta la notte così in modo da farle seccare al meglio e poi macinatele con un macinacaffè.

    Se amate il sapore del limone, e se amate in particolare il limone di Amalfi, vi ricordo il mio contest e il suo premio eccezionale: 3 gg in compagnia di Gigino Aceto, in uno dei limoneti più panoramici di Amalfi… mi raccomando, non perdetevelo!

    gigino Collage

     

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  • Come si preparano gli scialatielli amalfitani

    Come si preparano gli scialatielli amalfitani

    come si preparano gli scialatielli

    Dite quello che vi pare, ma io Amalfi la amo

    La amo per i ricordi disseminati lungo la costiera in anni e anni di vita salernitana, prima di trasferirmi a Modena,.
    La amo per lo splendore dorato del suo duomo, il giallo dei suoi limoni, l’azzurro del cielo e del mare.
    E la amo soprattutto per le espressioni dei volti delle persone che vedo arrivare in piazza ignare della meraviglia che le attende: mi piace fermarmi ad osservarle con discrezione, magari seduta ad un tavolo della pasticceria Pansa.
    La amo perché amo la sensazione che ricavo da tutto questo e che assomiglia al respirare la felicità di un sogno realizzato.

    Non ci credete? Fermatevi una volta, se vi capita, a guardare le facce di quelli che entrano in piazza: tanti tra loro attendono da  una vita di trovarsi almeno una volta davanti a quelle scale. Li riconoscerete al volo dalla meraviglia  improvvisamente disegnata sui loro volti davanti a quelle scale, che vi farà capire in un attimo il senso di quelle parole incise sulla lapide sotto l’arco all’ingresso del paese :

     “Il giorno del giudizio, per gli amalfitani che andranno in Paradiso sarà un giorno come tutti gli altri”.

    duomo

    Ecco, in quella piazza ogni volta mi è possibile ricordare che la felicità esiste e può assomigliare assomigliare a dei gradini protesi verso l’alto. Verso un paradiso, che ad Amalfi ha la forma e i colori  di un duomo.

    There’s a lady who’s sure
    All that glitters is gold
    And she”s buying the stairway to heaven

    come si preparano gli scialatielli

    E la amo per la sua cucina,  per gli scialatielli amalfitani per esempio: una pasta che se non conoscete vi conviene provare presto. Non è difficile, potete usare il mattarello oppure la macchina per la pasta. Poi, conditeli come più vi piace: con un pomodoro fresco schiacciato in olio buono oppure con frutti di mare. O, ancora più semplicemente, con erbe aromatiche fresche e buccia di limone. 
    Insomma, conditeli come vi pare ma fateli: scoprirete anche voi un motivo in più per amare Amalfi. 

    Come si preparano gli scialatielli amalfitani

    [yumprint-recipe id=’47’]ome si preparano gli scialatielli

     

    ome si preparano gli scialatielli

    L
    e foto della preparazione degli scialatielli sono state scattate durante un lemon tour organizzato da:
    LEMON GARDEN S.A.S 
    Marco e Salvatore Aceto
    Salita Chiarito, 5 – Amalfi (SA)
    telefono 089873211
    fax 089872334
  • Risotto agli asparagi

    Risotto agli asparagi

    risotto agli asparagi

    Lo so quello che state pensando: ma vi pare che questa deve arrivare, oggi – nel 2016 – e pubblicare una ricetta di risotto agli asparagi? Sì, lo so che questa ricetta non è una novità, ma siccome a me piace molto io lo pubblico. Poi, fate voi.

    Per me, questo risotto agli asparagi però una novità lo é: è la prima volta che mi sono trovata ad usare un riso di Carlo Zaccaria: il Carnaroli Vintage, un riso – cito dal sito –  invecchiato per avere il massimo della consistenza ed il minor rilascio di amido durante la cottura. Perfetto per la bollitura e per risotti. E’ un  riso che nella preparazione del risotto va tostato poco o nulla e rimestato costantemente durante l’aggiunta del brodo per favorire la naturale mantecatura.

    Beh, io con i risotti non sono molto brava, lo confesso. Però in questo caso è stato molto semplice avere un risultato decisamente buono. Merito del riso, sicurametne: l’amido ha regalato al riso la giusta cremosità. Il riso non era cioè né slegato né colloso, neanche in modo minimo. E il sapore degli asparagi – che ho usato anche per il brodo – era un perfetto completamento al suo sapore. Non ho usato vino, per i risotti ho smesso di usarlo – non mi piace il gusto che lascia e  non ne capisco il senso,  ho portato a cottura il riso con un brodo preparato con gli scarti degli asparagi.  Nulla di particolare, ma davvero non capisco perché buttare via una cosa che, se ben utilizzata, può servire solo a regalare sapore.

    Ma bando alle ciance e passiamo alla ricetta. Non senza prima informarvi che – purtroppo per voi – ci ho preso gusto  e che, quindi, di risotti ne seguiranno presto altri!

    risotto agli asparagi-3

    [yumprint-recipe id=’46’]risotto agli asparagi