Categoria: Pane fatto in casa

  • Focaccine al gorgonzola, miele al tartufo e olio di Spello

    Focaccine al gorgonzola, miele al tartufo e olio di Spello

    Focaccine gorgonzola miele tartufo

    L’olio di questa settimana, per la serie “Ricette per la Città dell’Olio?”? Un olio umbro, Extravergine di Spello, dal gusto piccante e particolare, corposo ed aromatico, con un finale che mi ha ricordato la mandorla amara. Probilmente proprio per questo all’assaggio  mi è venuta immediatamente voglia di accostarlo ad un sapore dolce ed altrettanto aromatico, sia pure in modo diverso, come quello di un miele particolare. Aggiungendo la cremosità, aromatica anche questa, di un gorgonzola sciolto dal calore di una focaccia in cottura. Avevo voglia di lievitati, da un po’ che non impastavo, ed ero indecisa tra un primo di pasta, magari con fave fresche di stagione, ed un lievitato. Alla fine, probabilmente, ha vinto la nostalgia. E lievitato è stato. Questo.

    550gr di farina caputo blu,
    3 uova,
    100 gr di miele di arancio,
    10 gr di lievito di birra,
    100 di olio DOP UMBRIA DEL FRANTOIO DI SPELLO
    100 gr di acqua
    10  di sale disciolti in venti gr di acqua

    200 gr di gorgonzola cremoso
    30 gr di miele al tartufo (ovviamente, in sostituzione, potete utilizzare quello che preferite)

    Focaccine gorgonzola miele tartufo

    La lavorazione, molto semplice, ad impasto diretto. Nella ciotola della planetaria, 500 gr di farina, il miele e il lievito sbriciolato (ho lasciato da parte 50 gr ca. per usarli alla fine, nel caso in cui l’impasto fosse troppo idratato e facesse fatica ad incordare. Ho avviato la macchina a bassa velocità e ho aggiunto le uova, una per volta, e poi l’acqua. Una volta che l’impasto ha preso corpo, ho aggiunto l’olio a filo e  – quando l’impasto mi è sembrato ben incordato – il sale disciolto nell’acqua.
    Ho interrrotto quindi la lievitazione, coprendo la ciotola con una pellicola, e ho lasciato lievitare sino al raddoppio. A questo punto, ho proceduto come per i panini al latte: rovesciando cioè l’impasto sulla spianatoia e schiacciandolo, senza reimpastare: ho diviso in porzioni uguali – ca. 40 gr ognuno – e ho formato i panini. Ho lasciato lievitare ancora per un’ora circa ed ho schiacciato le palline in modo da formare un buco al centro, in cui ho posato qualche pezzetto di gorgonzola e abbondante olio. Ho passato in forno molto caldo fino a cottura e, al momento dell’estrazione dal forno (quando cioè le focaccine erano ancora ben calde) ho cosparso di miele di tartufo.

    Focaccine gorgonzola miele tartufo

    Le altre ricette di oggi, per la Città dell’Olio:

    Biscotti all’avena e sciroppo d’acero da Fausta Caffè col Cioccolato
    Costolette d’agnello alla senape da Stefania Cardamomo and co
    Pici con patè aromatico di olive e pomodorini verdi da Sabina Cook’n book
    Cacio e pepe ai carciofi, di Patty Andante con Gusto.

  • La ricetta del casatiello sfogliato

    La ricetta del casatiello sfogliato

     

    ricetta del casatiello

    La ricetta del casatiello,  un pane tipico , preparato in Campania per il pranzo di pasquetta, a base di strutto e ripieno di formaggio e salame napoletano. La particolarità di questa versione, raccontata da Maria Letizia sul forum di gennarino.org, è che il ripieno non è mescolato all’impasto (come nella versione classica) ma messo alla fine – dopo vari giri di pieghe e spalmate di strutto, e l’impasto è poi arrotolato su se stesso a spirale. Nel caso si preferisca la prima, sarà sufficiente impastare senza ripetere i giri di sfogliatura.

    Importantissima, per questa preparazione la qualità dello strutto: deve essere fresco e privo di odori (del resto, non è casuale che questa preparazione sia tipica del periodo di Pasqua: una volta i maiali si macellavano a  Carnevale e quindi lo strutto era pronto da poco e perfetto per l’uso).  Poi, sarebbe preferibile un salame di tipo napoletano: se non riuscite a trovarlo usate quello che avete a disposizione purché non sia troppo stagionato. E abbondate di pepe nero, ovviamente macinato al momento.

    ricetta del casatiello
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    Se vi è piaciuta questa ricetta allora non dimenticate di dare un’occhiata a quella del panino napoletano: un panino morbido e brioscioso, molto simile al casatiello, che vi raccomando di provare al più presto.

  • Usare gli scarti di lievito madre: il pane “di rinfresco”

    Usare gli scarti di lievito madre: il pane “di rinfresco”

    Sì, va bene, ho adottato un lievito madre: ma che ne faccio della pasta dei rinfreschi?

    usare gli scarti di lievito madre
    Come Usare gli scarti di lievito madre? Ecco, da quando mi occupo di lievito madre, e sono circa quindici anni (almeno a quella data risalgono le tracce in rete dei miei post sull’argomento) questa è una delle domande che mi sento porre più spesso: “va bene, rinfresco. Rinfresco spesso, rinfresco pure con manitoba visto che sostieni che sia meglio ma che ne faccio delle quantià enormi di blob che mi trovo a produrre?”
    Già… cosa farne?
     
    Per quanto mi riguarda, la risposta è molto semplice: ne faccio esattamente quello che farei con una buona farina. La uso. La uso come fosse farina cioè, tenendo conto del fatto che non ha ancora potere lievitante (altrimenti, che lo rinfrescavo a fare? :)) o, meglio, ha un potere lievitante molto minore di un lievito maturo. E la uso come acqua, anche: cioè peso la quantità di pasta che devo utilizzare, la peso e calcolo ad occhio la percentuale di idratazione. Per questo, non c’e’ bisogno di essere precisi al grammo: al momento dell’impasto definitivo correggerò l’eventuale errore di stima. Aggiungendo farina o acqua, a seconda del caso.
     
    Il risultato?
    Un buon pane, decisamente. Ben lievitato grazie all’azione del lievito di birra me profumato *quasi* come se fosse lievitato naturalmente.
    Come procedo?
    Facile. Supponiamo che dopo il rinfresco mi ritrovi con 150 gr di pasta madre e che sia decisamente troppa da conservare tutta. Allora, ne metto via la metà e l’altra la sciolgo in 150 gr di acqua e la mescolo ad altrettanta di farina. Ottengo così una specie di poolish, che lascio fermentare qualche ora.
    usare gli scarti di lievito madre

    Quando in superficie appare ben bolloso, passo all’impasto vero e proprio. Mescolo cioè questo lievito liquido con 500 gr di farina (io ho usato la caputo blu) e 300 gr di acqua in cui ho sciolto 5 gr di lievito di birra. Amalgamo un po’ e poi aggiungo 12 gr di sale sciolti in 20 gr di acqua. Impasto bene, aiutandomi con una spatola se procedo a mano oppure a bassa vecità in planetaria e metto a lievitare.

    usare gli scarti di lievito madre

    Poi, procedo come al solito, per esempio come per questo pane: dopo un’ora un giro di pieghe. Poi aspetto mezz’ora e faccio un altro giro. Ancora mezz’ora e metto in forma. Aspetto ancora e poi, via, in forno sulla pietra refrattaria ormai calda. Dopo una decina di minuti, ho abbassato a 230°, poi – sempre dopo dieci minuti – a 200°. Ho portato quindi cottura, ci sono voluti circa 60 minuti, ed ho terminato tenendo la pagnotta in verticale, appoggiata alla parete del forno, per una decina di minuti circa.
     

    Una precisazione: ovviamente, queste non sono dosi rigide ma solo suggerimenti. Per esempio, visto che gestire un impasto ad alta idratazione come questo non è semplicissimo, se non siete pratici potete ridurre un po’ la quantità di acqua. Insomma, usate questo post come uno stimolo, più che una ricetta.

     

     

     

  • La ricetta del panino napoletano

    La ricetta del panino napoletano

    ricetta panino napoletano

     
     
    La ricetta del panino napoletano non la conoscevo, confesso. L’ho scoperta sul forum, grazie ad Antonia (rimmel, per chi frequenta il forum di gennarino.org) e mi è subito piaciuta. Amo il casatiello, infatti, ed il suo sapore pieno e forte fatto di formaggio e salume avvolto di pasta grassa, spesso un po’ sfogliata, al sapore di strutto. Mi piace al punto che spesso non rispetto l’usanza di prepararlo solo a Pasquetta: mi è capitato infatti di prepararlo per accompagnare un aperitivo, e – nonostante l’apparente pesantezza – è stato sempre più che gradito.
    Non conoscevo questa preparazione, dicevo. Ma la loro similitudine con il casatiello mi ha fatto immediatamente desiderare di provarla.
     
    E qualche giorno fa, li ho fatti.
     
    Un po’ diversi da quelli di Antonia. Ho usato infatti farina da pizza, la Caputo Blu, in grado di reggere un’idratazione elevata (il 70 per cento).
     
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    ricetta del panino napoletano

     
     
     

     
    ricetta del panino napoletano

     
     
  • La pasta da rosticceria siciliana ricetta morbidissima (messa a punto da me)

    La pasta da rosticceria siciliana ricetta morbidissima (messa a punto da me)

    Nono so se conoscere la pasta da rosticceria siciliana: morbidissima e profumata, nonostante non sia fatta che con acqua, farina e strutto.

    rosticceria sicialiana ricetta
    La stessa pasta poi, sempre a Palermo, e sempre ammesso che ci siate stati, l’avrete poi ritrovata in altre forme. I rollò, per esempio: dei cannoli di pasta brioche farciti da un wurstel intero. Oppure i calzoni: un disco di pasta il cui interno racchiude cosine leggere come sugo di pomodoro – un dettaglio: in Sicilia il pomodoro in queste preparazioni non è usato a crudo, tipo pizza, ma cotto – , ricotta, salame. Oppure le ravazzate: delle brioche schiacciate condite con ragù e piselli. O, ancora, come base per pizzette da buffet.Oppure, ancora, ripiene: come nelle cartocciate catanesi.
    rosticceria sicialiana ricetta
    Una pasta “base”, insomma, molto versatile ed utilissima per diverse preparazioni. Che ho provato a riprodurre: all’inizio senza gran risultato, confesso. Le diverse ricette che ho trovato in rete, infatti, producevano tutte lo stesso risultato: buono, per carità, ma lontano dalla morbidezza di quelle originali. Per cui, un giorno (complice una discussione nel forum) ho deciso di riprovarla, aumentando notevolmente l’idratazione dell’impasto, utilizzando la tecnica dell ‘autolisi, abbassando la quantità di strutto ed usando, per impastare, la tecnica dell’impasto sbattuto (obbligatoria, per impasti molto idratati come le brioches, che se non conoscete, vi consiglio di approfondire guardando questo video).
    Il risultato, confesso, è stato molto soddisfacente. Finalmente un impasto morbido ed elastico come quello che ricordavo, lontano dalle pagnottine un po’ dure e persino leggermente croccanti che avevo prodotto sinora. Che ha reso bene sia come base per le pizzette che per i rollò. Da provare, assolutamente, soprattutto se avete in mente di preparare qualche rinfresco casalingo.

    PASTA DA ROSTICCERIA SICILIANA RICETTA MORBIDISSIMA

    Ingredienti
    250 gr di farina di media forza, W 230-250, oppure una 0 comune rinforzata con il 30% di una 0 manitoba

    1/4 di cubetto di lievito di birra
    35 gr. strutto
    25 gr. zucchero
    175 ml acqua.

    7 gr di sale
    Ho innanzitutto impastato farina ed acqua, molto velocemente, e lasciato riposare per una trentina di minuti. Poi, ho aggiunto gli altri ingredienti (lasciando per ultimo il sale, che ho sciolto in pochissima acqua tenuta da parte dal primo impasto). Ovviamente, vista la quantità di acqua, l’impasto si presentava molto appiccicaticcio: per questo, ho scelto di impastare, sbattendo appunto sul piano di lavoro, aiutandomi con delle spatole. Dopo circa 15 minuti l’impasto ha iniziato a prendere corda.
    rosticceria sicialiana ricetta
    Ho insistito ancora e dopo una trentina si presentava così, molto elastico e resistente.

    Ho quindi messo a lievitare, coprendo con un ciotolona rovesciata a campana ed ho lasciato sino al raddoppio. A questo punto, stando attenta a non rovinare troppo l’impasto, ho schiacciato un po’ l’impasto e l’ho diviso in pezzi che ho formato in vari modi*.

    Magari, sulla formatura, ci farò altri post visto che l’argomento richiede un po’ di foto. Per ora, accontentatevi di quelle della formatura delle brioches, che trovate qui.
    Ho lasciato lievitare ancora ed ho infornato in forno a 220 per un quarto d’ora circa, dopo averli pennellati con uovo e latte in uguali quantità, sbattuti insieme. Questo, il risultato: decisamente morbido e piacevole.

    Pizzetta: porzione di pasta da 30 gr, schiacciata in modo da formare un disco.

    Rollò: striscia lunga di pasta, di 50 gr ca., arrotolata intorno ad wurstel.
    Cartocciata: porzione i pasta da 30 gr, schiacciata a disco, come per la pizzetta, e farcita da ricotta e salame. Poi, la pasta viene richiusa su se stessa e lavorata con un movimento in circolo del palmo della mano, come per formare i panini semidolci.

    Ps. se poi volete fare quelle più dolci, da pasticceria, fate un salto qui.

  • Pane cafone al lievito madre

    Pane cafone al lievito madre

    pane cafone al lievito madre

    Ho assaggiato questo pane a Napoli, ad un raduno del forum di gennarino.org. Già, ogni tanto ci piace incontrarci dal vivo, superando la barriera del monitor, per guardarci in faccia. E scoprirci, per quello che siamo. In cucina e non. Un abitudine che abbiamo da tempo, e che ci sta regalando la scoperta di splendide amicizie, che durano nel tempo.
    E mi è venuta voglia di rifarlo, partendo dalla ricetta che Salvatore ha inserito nel forum. Niente di particolarmente difficile: unica condizione, avere un lievito madre bello in forza. Per cui prima di partire, ho verificato il livello di energia della “criatura”.
    Preliminari
    Ore 11: ho rinfrescato 140 gr di pasta madre con 140 gr di manitoba e 140 gr di acqua. L’ho messo via, in un bicchiere graduato in un posto un po’ tiepido (non ridete: a casa mia il posto migliore è sopra l’asciugatrice in funzione, umido e tiepido al punto giusto. Perfetto, come camera di lievitazione).
    Ore 14, il lievito è raddoppiato di volume. Bene, si può procedere.

    PANE CAFONE AL LIEVITO MADRE 

    Ingredienti
    600 gr di farina (ho usato la caputo Blu, come Salvatore)
    420 gr di acqua
    200 gr di lievito madre
    13 gr. di sale
    Procedimento
    Innanzitutto, ho mescolato acqua e farina. Appena le ho viste ben amalgamate, ho aggiunto il sale e, dopo, il lievito madre.
    Ho impastato bene, ma non troppo a lungo, sulla spianatoia, dando qualche bella sbattuta sul piano di lavoro. Quando ho iniziato a vedere un po’ di consistenza, ho messo a riposare l’impasto al coperto, sotto una ciotola rovesciata, per una trentina di minuti. A questo punto, ho proseguito con un folding (una tecnica di Hamelman per mettere in forma il pane, dando una buona consistenza all’impasto senza correre il rischio di lavorarlo troppo che – se non conoscete – vi consiglio di approfondire) ad intervalli di circa 15 minuti.
    Quando ho visto che l’impasto ha raggiunto una giusta incordatura, l’ho fatto riposare per ca. 30 minuti. A questo punto, l’ho steso in un rettangolo e, con molta delicatezza per non rovinare l’impasto, ho dato una piega a tre.
    piega-a-tre-1-
    Ho fatto riposare ancora 30 minuti ca. ed ho ripetuto la piega.
    pieghe a tre
    Ho atteso altri 15 minuti e ho dato la forma definitiva (in questo caso, formando un filone stretto e lungo) e ho fatto riposare in frigorifero per una notte intera.
    Ho poi infornato, su pietra refrattaria, a 250°, dopo 10 minuti ho abbassato a 220°e ho cotto per circa 30 minuti. Infine, ho abbassato a 180° fino a cottura.
    Siccome poi a me il pane cafone piace con la crosta bella croccante, quando il pane mi è sembrato pronto – cosa che ho verificato “bussando” con le nocche sulla superficie, per verificare se faceva rumore di “vuoto” – ho messo il filone di traverso, appoggiandolo alla parete del forno, ed ho spento il forno. Ed ho lasciato il pane fermo lì, per perdere l’umidità residua che, altrimenti, avrebbe ammorbidito la crosta, per una quindicina di minuti.