Categoria: Tecniche di base

  • Pasta all’uovo, la ricetta base emiliana

    Pasta all’uovo, la ricetta base emiliana

    Pasta all'uovo, la ricetta emiliana
    La pasta all’uovo, se fatta come si deve, è una cosa buonissima e io, lo ammetto, ne sono golosa. Ma non quella cosa secca ed insapore vagamente colorata di giallo che si compra di solito al super: a me piace che la pasta all’uovo sia fresca, profumata di farina e morbida al gusto. La tagliatella emiliana, insomma: quella sottile e poco callosa – anche se al dente (come è giusto che sia) – e di quella consistenza perfetta che la porta ad amalgamarsi perfettamente con un buon ragù. Da non confondersi, come spesso accade, con la fettuccina: a base di semola e leggermente più stretta ma, soprattutto, più alta di spessore. Che la rende adatta a sughi più saporiti e, soprattutto, ai ripassi vigorosi in padella. Che la tagliatella, invece, non ama: a cominciare dal ragù. Al massimo qualche salto veloce, per mescolarsi velocemente. E poi, via: nel piatto.
    E amo farmela da me, con una ricetta imparata negli anni vissuti qui, in Emilia, a contatto – anche culinario – con sfogline casalinghe che me ne hanno sempre, generosamente, svelato il segreto: la quantità di uova. Che non è quella, come spesso si legge, di un uovo (ma quanto pesa, poi questo uovo? Non è che le uova siano poi tutte uguali di dimensione…) per cento grammi di farina.Non che usando questa dose le tagliatelle non vengano buone, per carità: solo, sono un po’ troppo consistenti per i miei gusti. Mentre a me, invece, piacciono di una consistenza soda, appunto, ma più delicata.

    E allora procedo così.

    La pasta all’uovo emiliana

    Ingredienti
    220 gr di farina 00 (qui in Emilia si trova la “farina calibrata per sfoglia”. E’ una 00 di grano tenero, solo che e’ macinata diversamente.
    2 uova cat. A, di peso di 55 gr circa ognuno (senza guscio)
    Pasta all'uovo, la ricetta emiliana

    Io ho usato il kenwood, ma ovviamente, si puo’ procedere anche a mano. Nel kenwood, si mette farina e uova e si impasta con la foglia fino ad ottenere un briciolame grossolano.

    Pasta all'uovo, la ricetta emiliana
    Si rovescia quindi il briciolame sul tagliere, ci si bagna le mani (l’umidità aggiunta dalle mani bagnate servirà ad aggiungere la quantità esatta di acqua per avere un impasto sostenuto che non si attacca) e si impasta con energia fino a formare un impasto molto consistente, bagnandosi di nuovo le mani se necessario. La pasta e’ pronta dopo una decina di minuti.
    Pasta all'uovo, la ricetta emiliana

    A questo punto, la metto a riposare per un’oretta sotto una ciotola capovolta prima di stenderla.

    Ecco, per ora mi fermo qui. Ricette su come utilizzare l’impasto, ad iniziar dai tortellini, nei prossimi giorni.

    impasto tagliatelle-8

  • Come sostituire le mandorle amare

    Come sostituire le mandorle amare

    Sostituire le mandorle amare

    Come sostituire le mandorle amare? Me lo hanno chiesto in parecchi, sia la volta che ho raccontato dei pasticcini di mandorla che quella in cui ho parlato del pesto trapanese
    Pasticcini alle mandorle
    Io, onestamente, non faccio alcuna fatica a trovarle: in mercato ci sono sempre, e mi sembrano anche di ottima qualità. Però in molti non riescono a trovarle: per colpa del cianuro che queste contengono, pare. Genera paura, questo veleno: tanto che più di una volta, in coda alle mie ricette mi sono ritrovata commenti tipo “ma sei pazza ad usare queste mandorle? Non lo sai che sono pericolose?”. No, le mandorle amare non sono pericolose: non allo stato puro e non se non se ne mangiano due chili in un colpo solo. Contengono un ingrediente velenoso, questo sì: ma i veleni vanno estratti. Non solo: per essere davvero pericolosi, debbono essere usati in una determinata concentrazione, che varia da individuo ad individuo (a seconda del peso, per esempio, o dell’età). E devono essere usati allo stato puro. Questo vuol dire che se si mangia qualche mandorla amara, oltretutto mescolata ad altri ingredienti, non succede proprio nulla. Non sperate, insomma, di liberarvi di vostra suocera con un vassoio di pasticcini.
    Detto questo, la domanda iniziale: come sostituire le mandorle amare se proprio non si riesce a trovarle? Semplice, mangiando molte pesche e molte albicocche per tutta l’estate. Queste, infatti, all’interno del seme contengono l’armellina che come gusto è molto simile a quello delle mandorle amare. Soprattutto nelle albicocche: infatti nelle ricette tradizionali di amaretti modenesi è indicato di usare queste, non le mandorle (che tempo fa facevano forse un po’ di fatica ad arrivare dalla Sicilia).
    Per cui, l’estate prossima, ricordatevene: non buttate via i semi ma raccoglieteli, e fateli seccare. Poi, trattateli esattamente come mandorle con guscio. Almeno, lo sfizio di qualche amaretto riuscirete a togliervelo.
    E magari, per togliervelo, preparate questa confettura. Al microonde, per cui pure facile e veloce. Oppure questa, arricchita dal profumo del pepe nero, da una ricetta di Leonardo Di Carlo.confettura di albicocche al microonde
  • Tortelloni e ravioli che non si rompono in cottura. Ovverossia, perché sbianchire la pasta fresca

    Tortelloni e ravioli che non si rompono in cottura. Ovverossia, perché sbianchire la pasta fresca

    Tortelloni di ricotta emiliani
    Tortelloni di ricotta emiliani
    No, non sono impazzita, non parlo di sbianchire la pasta fresca perché sto confondendo la pasta fresca con la verdura.

    Avete mai preparato pasta fresca ripiena?

    Se sì, vi sarete accorti di un problema apparentemente irrisolvibile: o la si cucina al volo oppure si rovina.

     
    I bordi di ravioli, tortelli e affini tendono purtroppo a diventare secchi e duri in fretta. Il centro, invece, nel frattempo si ammorbidisce (grazie all’umidità contenuta nel ripieno) arrivando persino ad attaccarsi al contenitore in cui avete riposto la vostra pasta.
    Il problema, poi, non finisce qui: in cottura, si rischia il disastro. Le due parti, divenute di consistenza contrastante, richiedono tempi di cottura diversi: maggiore sui lati esterni e minore al centro. E mangiare una pasta cotta in modo non uniforme non è certo piacevole, tutt’altro.

    Come risolvere allora questo problema?

    Semplice, con la sbianchitura. Mentre preparate i vostri ravioli, tenete sul fuoco una pentola con dell’acqua in ebollizione. Cosi’ ogni volta che avrete un po’ di pasta pronta, prima che il minimo processo di essiccazione abbia inizio, cuocetela per un tempo brevissimo (sono sufficienti una decina di secondi al massimo) e sgocciolatela bene (usando una mandolina o una schiumarola, evitando lo scolapasta che potrebbe rovinarla). Disponetela poi su un tagliere di legno, magari coperto da uno strofinaccio (NON lavato con ammorbidente), in modo da farla asciugare. Dopo un po’, rigiratela in modo farla asciugare bene da ambo i lati.
    Una volta asciutta, riponetela su un vassoio coperto da uno strofinaccio e riponetela in frigo in attesa della cottura. Tutto qui: cuocetela come siete abituati, senza alcuna differenza. Quella, la sentirete voi rispetto alle volte in cui non avete effettuato la sbianchitura e vi è toccato mangiare pasta metà cruda e metà scotta.

    Dimenticavo: sbianchire la pasta serve anche per una congelazione perfetta, senza rischi di rotture al momento della cottura. Sbianchitela, fatela asciugare e congelatela. Poi, cucinatela esattamente come fareste con quella fresca (buttandola ciè ancora congelata in acqua bollente. E scoprirete la differenza in un attimo… anzi, in un piatto!