Blog

  • Il piatto unico: un modo sano, comodo e veloce di mangiare

    Il piatto unico: un modo sano, comodo e veloce di mangiare

     

     

    piatto unicoChi mi segue sul mio blog da un po’ di tempo lo sa già: amo il piatto unico.

    Trovo infatti che sia un modo semplice, pratico e sano di mangiare. Oltretutto anche economico.
    Ho iniziato a porre più attenzione alla mia alimentazione nei periodi di dieta: ho iniziato con il classico primo a pranzo e secondo a cena. Ricco di verdure, in entrambi i casi. Poca carne, ancora meno carne rossa, tanti legumi e tantissima verdura. Pochi anche i formaggi: per via dei grassi, e del mio colesterolo che tende pericolosamente verso l’alto alla minima distrazione. Poi ho continuato perfezionandomi senza saperlo con veri e propri piatti unici integrando man mano tutti i nutrienti secondo le corrette proporzioni ad ogni pasto: piatti sani e nutrienti, organizzando così la mia alimentazione quotidiana per regalarmi poi pranzi festivi e vacanzieri senza sensi di colpa.

    Per questo, non appena ho sentito parlare del progetto #casadivita , a cura di Despar, basato proprio sul principio del *piatto unico* sono rimasta colpita e sono andata a curiosare.

    Un ottimo strumento, per avvicinarsi in modo sano e non approssimativo a questo modo di mangiare che può essere riassunto in una semplicissima formula matematica: 50+25+25.

    La regola fondamentale da seguire è cioè questa: un buon piatto unico è composto da 50% verdura e/ o frutta, 25% proteine animali o vegetali, 25% carboidrati (cereali integrali o patate). Il tutto completato da un po’ di olio extravergine di oliva o frutta secca o semi oleosi.

    Insomma attraverso la lettura del sito potremo scoprire che il piatto unico migliora davvero la nostra alimentazione attraverso pochi passaggi, che possono essere riassunti così:

    Sì a carboidrati, proteine e lipidi perché sono nutrienti indispensabili per la salute del corpo.
    Le verdure sono le vere protagoniste di ogni tuo pasto e non un semplice contorno.
    L’alimentazione è bella finché è varia: alterna il consumo tra proteine animali (pesce, uova e carne) e vegetali (legumi).
    È grazie ai cereali nella loro forma integrale che puoi fornire tanta energia utile al tuo corpo.
    Grazie all’uso sapiente dei grassi buoni puoi potenziare davvero il tuo stato di salute.

    Questa la sintesi: se volete approfondire, non perdetevi questa guida scaricabile  e non perdetevi il resto del sito in cui troverete alcuni strumenti davvero interessanti. La sezione dedicata alla creazione del VOSTRO piatto unico, per esempio. O, ancora, la possibilità di creare un vero e proprio piano settimanale basato sui vostri piatti unici e di salvare le *vostre* ricette di piatti unici.

    Insomma, un sito davvero interessante: caratterizzato oltretutto dalla possibilità di ascoltare gli articoli e non solo di leggerli (comodissimo, quando vado a passeggiare nel parco e invece avrei voglia di leggere: così faccio tutte e due le cose!).

    Per capire meglio, non perdetevi questo video: il Dr. Filippo Ongarosicuramente vi spiegherà tutto meglio di quanto abbia fatto io e, soprattutto, vi metterà voglia di piatto unico… scommettiamo?


    Buzzoole

  • “Olio sotto zero”, una giornata alla scoperta dell’olio

    “Olio sotto zero”, una giornata alla scoperta dell’olio

    caccia al territorio 2-8

    Di solito non accetto inviti ad eventi da parte di grandi marchi: trovo che questi abbiano troppo spesso abbiano un taglio più pubblicitario che informativo e per questo tendo a declinarli quasi tutti. Quando ho saputo di  “Olio Sotto Zero”, l’evento organizzato da Sagra e  dedicato interamente all’olio extra vergine d’oliva, ho invece accettato al volo.

    sagra
    (foto di Le Farfalle nello stomaco)

    In questo caso, il programma prevedeva un minicorso sull’assaggio dell’extravergine e siccome questo è uno dei miei sogni ancora irrealizzati, ho accolto con gioia l’invito e non me ne sono pentita. Anzi.  
    Nel corso della prima parte della giornata siamo stati accompagnati da Daniele Piacenti, master blender di Sagra , alla scoperta delle caratteristiche dell’extravergine. Un prodotto di eccellenza non solo italiano, ma di tutta l’aera del bacino del mediterraneo

    La stessa storia del Mediterraneo, infatti, coincide sotto molti aspetti con la storia dell’olio di oliva: le prime olive coltivate risalgono a 6000 anni fa in Medio Oriente. In seguito, la sua coltivazione si è diffusa in tutta l’area mediterranea grazie prima ai greci e in seguito ai Romani fino ad arrivare a vedere nel 1400 Italia diventare il maggior produttore europeo – e quindi, vista la data, del mondo – di olive.

    Ancora oggi l’85% della coltivazione mondiale è nel bacino del Mediterraneo (Spagna per il 65%, Italia per il 13% Grecia per il 12% ) anche se ultimamente si stanno affermando anche nuovi produttori extraeuropei.

    A parte questa breve introduzione storico-geografica, la parte sicuramente più interessante della breve relazione è stata sicuramente quella relativa alla qualità del prodotto finale: grazie alla sua illustrazione ho infatti scoperto cose davvero nuove ed interessanti per me. Per esempio, io non sapevo che quello che caratterizza davvero la produzione non è tanto il tipo di olivo, quanto il fattore ambientale come – per esempio il clima – e le modalità di raccolta. Questa è la fase più critica per l’ottenimento di un buon olio. In passato veniva eseguita esclusivamente a mano mentre oggi, grazie alle nuove tecnologie, è stata meccanizzata, permettendo così di ottenere un considerevole risparmio di tempo dalla raccolta alla spremitura ed una migliore qualità del prodotto finale .

    Ma soprattutto Daniele Piacenti ci ha fatto una breve ma intensa ed interessante lezione su come si assaggia un olio. Tre oli, anzi:  uno italiano – pugliese – , uno spagnolo ed uno greco.

    Se volete provarci, e ve lo consiglio vivamente, armatevi di un bicchiere – meglio se non trasparente, meglio ancora se blu – e seguite le indicazioni che trovate qui. Magari non riuscirete al primo assaggio a cogliere le sfumature di sapore più particolari – o a riconoscere cultivar o zona di produzione – sicuramente però imparerete ad riconoscere dettagli di sapore che vi aiuteranno sicuramente in futuro a scegliere il vostro olio con maggiore consapevolezza.

    Un esempio di queste, sempre per mantenerci il più possibile nel vivo dell’esperienza totale a base di extravergine, l’abbiamo avuta nel pomeriggio.

    Vetulio Bondi
    Un corso sul gelato, tenuto da Vetulio Bondi, maestro gelatiere e presidente dell’Ass. Gelatieri Artigiani Fiorentini  che ci ha mostrato come si preparano il sorbetto e il gelato all’extravergine.

    nonna rosa-2

    Vetulio – oltre che simpaticissimo maestro di selfie – è un grande professionista che ci ha regalato il suo tempo per raccontarci il suo punto di vista sul gelato. Che può essere riassunto in una sola parola: QUALITA’. Le macchine, certo, sono e restano importanti perché aiutano il lavoro riducendo i tempi ma secondo lui non c’è assolutamente bisogno di addensanti, stabilizzanti, insaporitori etc etc. Per fare un buon gelato basta usare prodotti di qualità e dosarli nel modo giusto. 
    vetulio Bondi

    Infine, come se tutto questo non bastasse: la sorpresa finale. Un regalo a base di olio di oliva: i prodotti dell’Erbario Toscano, assolutamente una sorpresa per me. 
    Insomma, una giornata piacevolissima. Da cui sono tornata più ricca: di sapori e profumi, certo, ma soprattutto  di conoscenza in materia di extravergine.

    sagra1 

     

     

  • #Fiordinatura una nuova linea di prodotti veg creata da Eurospin

    #Fiordinatura una nuova linea di prodotti veg creata da Eurospin

    Io non sono vegana, e neppure vegetariana, e questo credo che si sia capito.
    D’estate però, come credo accada un po’ a tutti, smetto quasi del tutto di mangiare carne. Non è una rinuncia, semplicemente non mi va: quello che mi fa impazzire durante l’inverno – umidi, brasati, arrosti – smette di interessarmi. La mangio solo alla griglia, nelle occasioni all’aperto, oppure sotto forma di salume.

    Insomma, io d’estate divento quasi vegetariana.
    E, lavorando fuori di casa tutto il giorno, e dovendo pensare a tutto io, ho poco tempo per cucinare. E la verdura, si sa, richiede tempo e fatica. Per cui mi capita a volte di rivolgermi a prodotti pronti da utilizzare per la mia alimentazione quotidiana.

    Per fortuna, ultimamente l’attenzione verso l’alimentazione a base di ingredienti di origine vegetale è cresciuta parecchio. E con lei è nettamente aumentata la qualità dell’offerta: per cui rinunciare alla carne mi è diventato decisamente meno faticoso.

    Sono aumentati anche i siti che parlano in modo serio ed esauriente di questo tipo di alimentazione, ve ne siete accorti? Anche i siti dei super hanno iniziato a dedicarvi una attenzione sempre maggiore Uno tra questi, per esempio, mi pare assolutamente imperdibile:

     

    In questo sito troverete non solo l’offerta completa VEG Eurospin #Fiordinatura– una linea di prodotti di qualità, a base di ingredienti biologici, e a basso costo: perfetta per preparare un pranzo o una cena in pochi minuti – ma anche uno stupendo ricettario scaricabile in pdf creato in collaborazione con la redazione di Sale e Pepe  in cui troverete un sacco di ricette da cui prendere spunto.

    Se volete farvi un’idea, date un’occhiata a questo video: secondo me vi verrò subito voglia di cercare il punto vendita Eurospin più vicino a voi… scommettiamo?

    Io sono fortunata perché ne ho uno vicino casa. E ho quindi avuto modo assaggiarne già qualcuno: il mio preferito, almeno per ora?  “Tiramisù variegato al caffè” : lo so, a molti sembrerà un’eresia. Ma per me, che ho problemi di sovrappeso e – soprattutto – di colesterolo è un modo per togliermi la voglia senza fare troppi danni.

    E il vostro?
    Buzzoole

  • Un nuovo concorso, a base di caramelle e Pandorine… non perdetevelo!

    Un nuovo concorso, a base di caramelle e Pandorine… non perdetevelo!

    dietorelle
    Amo le caramelle.
    Un’abitudine che ho preso quando fumavo – bei tempi! – e che non ho più abbandonato. Mi piace il sapore che lasciano in bocca e la piacevole sensazione che avverto tra i denti quando ne metto una in bocca. Mi piacciono molto e allora tendo ad esagerare: per questo, mi sono avvicinata a Dietorelle e una volta scoperte non le ho più mollate.

    Le conoscete anche voi, vero? Fanno 40 anni quest’anno, ma grazie al loro gusto ne dimostrano molti meno: da sempre incontrano il gusto di tutti grazie alle diverse declinazioni di sapori e consistenze.
    Ci sono le caramelle gommose (alla liquirizia e alla menta), le morbide alla frutta (in tantissimi gusti, dalla classica fragola e limone ai più ricercati frutti di bosco e agrumi), le dure rinfrescanti (menta e ice), le dure alla frutta ripiene e le gelées (gusti: mora, pompelmo rosso, fragola e ciliegia).

    Ora le nuove Dietorelle sono sempre senza zucchero ma dolcificate con ESTRATTO DI STEVIA e ricche di SUCCHI DI FRUTTA.
    Quello che non sapete, forse, è che per suo il 40esimo compleanno Dietorelle ha deciso di festeggiare con i consumatori e con Le Pandorine, il brand che sicuramente conoscerete grazie alle sue meravigliose borse e accessori moda. Partecipare è davvero semplice: acquistate una confezione a vostra scelta – una busta al super o all’iper o un astuccio nel vostro bar o tabacchi preferito – di Dietorelle, e potrete sapere subito se vi siete aggiudicati una delle 80 borse in palio.
    Vi ispira l’idea? Allora scoprite di più sul sito di Dietorelle e troverete tutte le informazioni.

    Che cosa state aspettando? Le borse de Le Pandorine vi stanno aspettando. Non perdete l’occasione!
    #Dietorelle continuerà a lungo con i festeggiamenti: per tutto l’anno ci saranno iniziative e contest che potrete seguire sulla pagina Facebook e sul sito 

    Insomma, non vi resta che tentare la fortuna! Non credo che farete molta fatica, buone come sono…
    A proposito, qual è il vostro gusto preferito?

    Buzzoole

  • Come si usa il plugin Redirection

    Come si usa il plugin Redirection

    Allora, avete letto appena letto di  come scegliere le vostre parole chiave e come distribuirle all’interno del vostro post per consentire ai motori di ricerca di trovarvi?

    Benissimo. Malissimo, anzi:   grazie a questa lettura, vi siete accorti che nei vostri post avete sbagliato titolo: siete stati creativi, cioè, e avete scelto titoli fantasiosi che non contengono la chiave di ricerca. Non preoccupatevi, non è un problema:potete cambiarli con titoli nuovi, che contengono la vostra bella chiave di ricerca.
    Quello che non potete fare, però, è cambiare la url del vostro post. Per meglio dire, anzi: potete farlo: ma mettiamo che il vostro post in passato abbia avuto un grande successo e che sia stato linkato da un sacco di altri blog che lo hanno trovato irresistibie. Ecco, se cambiate la url, ora: perderete tutti quei link, con conseguente calo di visite e danno del vostro page rank.

    Cosa fare allora? tenersi la url sbagliata che non contiene la chiave di ricerca?

    No, assolutamente. Cambiatela pure. Prima, però, installate il plugin REDIRECTION.

    Come si usa il plugin Redirection

    Se volete capire esattamente come funziona e il plugin redirection vi consiglio questo link dove troverete ben spiegato questo problema con le diverse modalità di soluzione.

    Se però a voi basta sapere – come a me del restocome si usa Redirection – facendo in modo che una eventuale modifica alla url non vi faccia perdere link che puntano al vostro sito –  sappiate che vi basterà scaricarlo, installarlo e attivarlo. Poi, ogni volta che cambierete una url nei vostri post, attraverso questo plugin si genererà un redirect che faà in modo di finire su questa pagina anche se il link risale a prima della vostra modifica.

    Se vi siete accorti quindi che sinora non avete rispettato la regola che vuole la parola chiave anche nella url del post, niente paura.
    Installate Redirection e iniziate pure a cambiare i vostri titoli e le vostre url. I motori di ricerca – e quindi i numeri del vostro blog – ve ne saranno grati!

  • La mia ricetta delle melanzane alla scapece, senza frittura

    La mia ricetta delle melanzane alla scapece, senza frittura

    ricetta delle melanzane alla scapece

    Prima di parlare della ricetta delle melanzane alla scapece, consentitemi però una divagazione.

    Per l’ennesima volta, stamattina, sono rimasta basita dalla lettura dei titoli dei giornali. L’ennesima donna uccisa per mano del compagno che aveva deciso di lasciare. L’ennesima donna morta perché qualcuno ha deciso che – come donna – o lei viveva *per lui* oppure non aveva diritto di vivere.

    Eppure, ogni volta che pronuncio o scrivo il termine femminicidio, un sacco di gente ancora non capisce di cosa si stia discutendo. Per non parlare poi delle battute sarcastiche quando succede il contrario: quando è una donna ad uccidere un uomo.

    Allora, dicevo, prima della ricetta delle melanzane  alle scapece consentitemi una divagazione. Sul termine femminicidio, appunto. E sul suo significato. E per farlo prendo in prestito le parole di Michela Murgia, che secondo me lo ha spiegato meglio di di chiunque.

    “A cosa serve chiamarlo femminicidio? La parola omicidio comprende già i morti di tutti i sessi!”
    No.
    La parola “femminicidio” non indica il sesso della morta.
    Indica il motivo per cui è stata uccisa.
    Una donna uccisa durante una rapina non è un femminicidio.
    Sono femminicidi le donne uccise perché si rifiutavano di comportarsi secondo le aspettative che gli uomini hanno delle donne.
    Dire omicidio ci dice solo che qualcuno è morto.
    Dire femminicidio ci dice anche il perché.

    Ecco, siccome questo problema – sempre più drammatico – è irrisolvibile se non lo si affronta innanzitutto dal punto di vista culturale (non dimentichiamo che solo trenta anni fa in Italia esisteva il delitto d’onore), proviamo a essere noi donne questo  cambiamento. Facciamolo in un modo semplicissimo, ma facciamolo TUTTE: leggiamo queste parole e poi spiegamole a nostra figlia o a nostro figlio. Per avviare un discorso su quanto assurdo sia, ancora oggi e in un paese che si definisce civile, morire perché qualcuno ha deciso che non hai il diritto di lasciarlo.

    E ora, torniamo alla cucina. Con l’amaro in bocca, che non è quello delle melanzane.
    Di solito, questa ricetta viene preparata partendo da una frittura. Siccome però io non amo friggere e siccome non amo neppure le melanzane alla griglia fatte in modo normale – spesso trovo che siano *legnose* all’assaggio – le preparo a modo mio. Grigliandole cioè normalmente, ma aggiungendo a fine cottura un cucchiaio di olio. Questo le rende molto simili alle melanzane fritte, sia nel gusto che nell’aspetto. Con un risparmio notevole di calorie: il che, soprattutto in questa stagione, non guasta.

    ricetta delle melanzane alla scapece

    [yumprint-recipe id=’49’]Allora, che ne dite? Le proverete? E, soprattutto, verrete a dirmi cosa ne pensate?

    [contentblock id=5]