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  • L’aspretto, ossia la ricetta del Gazpacho secondo Niko Romito

    L’aspretto, ossia la ricetta del Gazpacho secondo Niko Romito

    ricetta del GazpachoDella serie piatti facili, anzi facilissimi, avete presente il Gazpacho? Un’ottimo piatto estivo, a base di pomodoro e verdure: perfetto per i pranzi leggeri nelle giornate più calde. E stando attenti alla quantità di pane e di olio, persino dietetico. Insomma da provare.
    Attenzione, però: non insorgano i puristi (che ne incontro sempre più sulle bacheche social, pronti a criticare le versioni light delle ricette senza sapere quanto poi queste assomiglino a versioni tradizionali magari meno conosciute. Come questa parmigiana light, che altro non è che la copia alleggerita della parmigiana di melanzane alla siciliana). Quella che seguen infatti non è la ricetta del Gazpacho ma una versione diversa: l’aspretto di Niko Romito. Nei prossimi giorni, magari, preparerò e pubblicherò anche quella classica ma per ora accontentatatevi di questa ricetta del Gazpacho d’autore.

    Io ho apportato due piccole modifiche alla versione che avevo letto nel libro di Romito:  non ho pelato i pomodori e il peperone prima di passarli al setaccio. Pelando prima le verdure, infatti, il sugo ottenuto è decisamente meno densoe questo trovo che sia un difetto: io ho preferito usare il frullatore e poi setacciare. E ho fatto molto, ma molto prima.

     

    Una volta ottenuto la passata a crudo ho scolato il succo che ho ottenuto, per renderlo più cremoso e consistente, ed ho utilizzato l‘acqua di pomodoro che ho ottenuto per bagnarci due freselle che ho appoggiato in superficie al momento di servire. Volendo fare una versione più ricca, vi consiglio di completare il Gazpacho con una fettina di Mozzarella o Fior di Latte, oppure un cucchiaio di burrata… in tutti i casi, un complemento perfetto!

    L’aspretto, ossia la ricetta del Gazpacho secondo Niko Romito

    500 g Pomodori
    100 g Peperone rosso
    40 g Cipolla fresca
    Olio Extravergine D’Oliva tipo fruttato leggero
    Sale
    1 Frisella sbriciolata in modo grossolano
    Basilico o altre erbe aromatiche, per decorare
    q.b. Pepe

    Innanzitutto, le verdure vanno tagliate e pulite.
    Poi, vengono passate al passaverdura. Mettete quindi a colare il succo che avete ottenuto in modo da eliminare un po’ di acqua di vegetazione usando un colino a maglia fitta ricoperto da un tovagliolo di carta.
    Fatelo sgocciolare, raccogliendo l’acqua di pomodoro, fino a quando non avrete ottenuto la cremosità desiderata.
    Condite il succo ottenuto con olio, sale e pepe e mettetelo nelle ciotoline di servizio.
    Decorate con qualche pezzetto di verdura, o foglie di basilico o quello che vi pare, e pezzi di fresella bagnati velocemente in acqua di pomodoro.
    Servite subito.

    Ps. Per passare velocemente le verdure potete anche unsare il minipimer,  seguendo queste istruzioni.

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  • Spaghetti allo Zafferano, seppia e profumo di arancia: il mio piatto per il contest Zaffy

    Spaghetti allo Zafferano, seppia e profumo di arancia: il mio piatto per il contest Zaffy

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    Ero partita in quarta, per il contest Zaffy. Ero partita con il pensare a dei ravioli fatti in casa, ripieni di un impasto cremoso ed immersi in un sugo saporito, ma poi la pigrizia ha avuto il sopravvento. Già, la pigrizia. Non so cosa accada a voi, ma per me le prime giornate di primavera sono fatte di voglia di riposo dalle attività invernali: cucina lunga e complicata compresa. Per cui, pur essendo partita dalle migliori intenzioni, la mattina di domenica ho cambiato idea. E la seppia, che era stata comprata per fare una cosa tipo questi ravioli, è finita tagliata a velo e quasi cruda a completare un piatto di spaghetti allo zafferano e caciocavallo.

    Ottima scelta, devo ammettere con il senno di poi. Una incredibile facilità di esecuzione – che unita all’uso della congelazione (necessaria per consumare pesce crudo) – la rende perfetta anche per una cena in cui si abbia voglia di servire un piatto un po’ particolare. Il tempo di preparazione infatti è ridotto all’osso: il tempo di mettere a bollire l’acqua e di cuocere la pasta mantecandola in padella. Una ventina di minuti al massimo, insomma. E il piatto è servito. Senza neppure sporcare troppe cose… cosa volete di più?
    E il gusto, direi mi ha sorpreso: un bel gioco di contrasti. Innanzitutto, quello speziato dello zafferano Zaffy che, unito alla sapidità del caciocavallo silano, ben completava la dolcezza morbida della seppia. E buona la scelta di spalmare il nero crudo sul fondo del piatto. In questo modo, al momento di mangiare, si è unito alla pasta in modo non regolare e creando piacevoli e variegati contrasti di sapori. E poi, la polvere di buccia di arancia: il tocco finale per regalare al piatto un profumo inaspettato.
    Ovviamente, se non l’avete potete sostituirla secondo il vostro gusto: va bene anche un buon pepe nero. O quello che vi pare.

    Detto questo, la ricetta. Semplice e buonissima. Che rifarò presto.

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    L’unica difficoltà di questo piatto – ammesso che di difficoltà si possa parlare, è la preparazione della seppia. Nulla di particolare, non spaventatevi: basta sceglierne  un po’ grossa e pulirla come al solito (mettendo da parte il nero stando attenti a non rompere il sacchetto).  Poi, una volta che questa sia stata completamente pulita, va piegata su se stessa e messa a congelare. Io ho scelto di metterla sotto vuoto, prima: ovviamente se non avete la macchinetta, potete scegliere di fare come meglio credete. Importante però è che si congeli benissimo. Questo sia per evitare i rischi legati al consumo di pesce crudo, sia per rendere più facile il taglio. Io l’ho fatto a mano, ma se avete una affettatrice comoda potete usare questa.
    Una volta completato il taglio, ho rimesso le fettine di seppia in un sacchetto e le ho immerse in acqua a 90 gradi. Ho spento e lasciato lì per 10 minuti in modo da dare una leggerissima cottura passiva: la seppia infatti sembra cruda ma non lo è, e grazie a questa cottura a bassa temperatura, acquista una consistenza e sapore migliori. Perlomeno secondo me, che non vado pazza di pesce crudo: molluschi compresi.

    Spaghetti allo zafferano, seppia e il suo nero

    Intanto, avevo messo a bollire l’acqua e decorato il fondo dei piatti con una abbondante pennellata di nero di seppia crudo (che avevo messo in congelatore).

    Ho cotto gli spaghetti per soli tre minuti e li ho scolati con un forchettone, in modo da mantenerli ben bagnati, e li ho spostati in una padella dove li ho portati a cottura al dente insieme a olio e acqua di cottura della pasta. Verso fine cottura, poi, ho aggiunto il caciocavallo grattugiato e la polvere di Zafferano Zaffy, e ho ultimato la mantecatura.
    Al momento di servire, ho completato il piatto con strisce di seppia e polvere di arancia. 

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  • Bigné craquelin (choux craquelin) di Conticini

    Bigné craquelin (choux craquelin) di Conticini

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    Non so se vi sia mai capitato di vedere quei bigné resi croccanti da una crosta in superficie e se – soprattutto – vi siate chiesti come si fanno. Sono i bignè craquelin ( choux craquelin): non sono difficili, sono esattamente come tutti i bigné – anzi choux, visto che sono al forno – solo ricoperti da un impasto sottile tagliato a disco prima di essere  messi in forno. Questo si scioglierà grazie al calore e formerà quella crosta croccante e deliziosa che li rende tanto particolari.

    Quella che vi propongo in questo post è la ricetta di Conticini, che a me è piaciuta moltissimo. A questa però aggiungo un dettaglio della preparazione rubato a Genin (qui trovate la sua ricetta degli choux): il controllo della temperatura dell’impasto al momento di aggiungere le uova.

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    Non dimenticate poi la raccomandazione solita: l’ultimo uovo, va sbattuto e aggiunto un cucchiaio per volta. Quando fa il ciuffo, la pasta è pronta e non va aggiunto ulteriore uovo.

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    Questo, insieme appunto alla temperatura, il dettaglio che rende perfetto il bignè: se aggiungete troppe uova, correte il rischio di ottenere frittatine. Se invece ne aggiungete troppo poche, il bignè non sarà perfettamente vuoto all’iterno.

    Bigné craquelin (choux craquelin) di Conticini

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  • Ancora ricette dietetiche: gli spaghetti alla Nerano in versione light

    Ancora ricette dietetiche: gli spaghetti alla Nerano in versione light

    Spaghetti alla Nerano in versione light

    Ricordate le melanzane alla scapece in versione dietetica? A parte il fatto che hanno avuto un sacco di visite – evidentemente le cose buone e leggere attizzano! – mi hanno dato lo spunto per questa ricetta di spaghetti alla Nerano in versione light. Mi sono detta infatti: se questo sistema di cottura ha funzionato con le melanzane perché non dovrebbe funzionare anche con le zucchine? Ci ho provato, e devo dire che il risultato mi è piaciuto moltissimo. Certo, questi spaghetti alla Nerano in versione light non sono certo gli originali: credetemi però, sono appetitosissimi e – stando attenti a mantenersi entro i limiti di quantità di pasta e di olio previsti dal proprio piano dietetico – sono anche ipocalorici.
    Perfetti quindi per gratificarsi in periodo di dieta. Le zucchine, infatti fanno volume e arricchiscono il piatto trasformando la versione canonica di 80 grammi in un piatto assolutamente adatto ad un appetito normale.

    La preparazione? La stessa degli Spaghetti alla Nerano in versione classica, non light. Solo, le zucchine NON sono fritte ma come nelle melanzane alla scapece senza frittura sono prima cotte in padella antiaderente e solo negli ultimi minuti di cottura arricchiti con olio. Ma su questo andate alla ricetta, vi toglierete ogni dubbio.

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    Poi, preparazione assolutamente canonica. Spaghetti cotti al dente e mantecati insieme alle zucchine e acqua di cottura. Infine, un buon formaggio – poco, mi raccomando – per completare il piatto. 

    SPAGHETTI ALLA NERANO IN VERSIONE LIGHT

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    E allora, che ne dite? Non vi viene voglia di provare subito? Preparateli, e poi venite a raccontare le vostre impressioni!
  • Il limite peggiore della trasmissione di Report, sui food blogger? Essere una trasmissione vecchia

    Il limite peggiore della trasmissione di Report, sui food blogger? Essere una trasmissione vecchia


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    Ho aspettato un po’ prima di scriverne: più che schierarmi, infatti, mi piace riflettere. E in questi giorni ho assistito il più delle volte a qualcosa che assomigliava solo ad una forma di schieramento: food blogger da una parte, il resto del mondo dall’altra. Giornalisti in prima linea, categoria – soprattutto quella dei free lance – che si sente evidentemente minacciata da questa forma nuova di concorrenza considerata – a torto o ragione – di tipo sleale.

    Ho provato a rifletterci un po’ su, a freddo e mi sono resa conto che – a differenza di molte tra le mie colleghe – non sono indignata neppure un po’. Quello cui abbiamo assistito, infatti, è una trasmissione *vecchia*, che non riesce a leggere la realtà di questo settore e – soprattutto – la sua continua e velocissima evoluzione.

    Report ha parlato di food blogger. Ma questo termine, oggi, può considerarsi ancora attuale?
    Lo era, indubbiamente, una decina di anni fa ma nell’ambito del digitale – e anche della comunicazione in questo settore – dire *dieci anni fa* equivale a parlare di preistoria.

    Questo certamente non vuol dire che non esistano pù i food blogger: la rete ne è piena. Ma vuol dire anche guardare ad una parte sola del fenomeno. Trascurando cioè che accanto a questi, oggi esistono diverse altre categorie che si definiscono food blogger ma che tali non lo sono più da un pezzo. Ne cito alcune, senza alcuna pretesa di essere esaustiva.

    I blogger comunicatori, per esempio. Quelli che grazie alla competenza acquisita sul campo hanno iniziato a lavorare per delle aziende, con l’incarico di produrre comunicazione social (e non solo).

    Oppure i blogger*organizzatori*, quelli che cioè si sono costruiti – attraverso un network o altre forme di associazione, anche autogestite – un ruolo di organizzazione del lavoro di altri blog. In cambio di reddito diretto, quando esiste un finanziatore, oppure indiretto (aumento di possibilità di lavoro, per esempio, o pubblicazione di libri o altro ancora)

    Ancora, i blogger imprenditori di se stessi. Persone cioè che – come Chiara Maci nel mondo del food o Chiara Ferragni in quello del fashion – hanno trasformato la loro attività in un un marchio e che – giustamente – chiedono di essere pagati per metterlo a disposizione delle aziende.

    Ecco, sotto questo aspetto, Report è stata una trasmissione estremamente superficiale: ha scelto cioè  di rappresentare il mondo della comunicazione del food di oggi attraverso una categoria che non esiste più. Almeno, non nei termini assoluti in cui ha scelto di parlarne.

    Non si può infatti prendere una persona che ha fatto di sé una azienda e rimproverarle – tra le righe – di farsi pagare per i propri post pubblicitari non dichiarati come tali. Non in un un mondo in cui queste persone esistono in tutti i settori: Instagram è pieno di questi personaggi  (che il più delle volte, oltretutto, non hanno neppure un blog) così come ne è pieno Youtube o anche (per spostarci nel reale) gli ipermercati nelle giornate speciali, o le discoteche nelle serate di ospitate etc.

    Il problema vero quindi non è come hanno preteso di spiegarci il food blogger che fa pubblicità non dichiarata ma il fatto che se esistono queste persone è semplicemente perché – evidentemente – qualcuno le cerca in quanto scelte di immagine redditizie.

    Report, quindi, secondo me in questo caso ha sbagliato il colpo. Ha dimostrato di essere una trasmissione vecchia che non sa leggere la realtà nella sua evoluzione.

    A me però, resta il timore che il colpo lo abbia sbagliato anche chi in seguito alla puntata si è indignato dimostrando di riconoscersi, anche lui, in una categoria che non esiste più nei termini in cui quella trasmissione ha provato a raccontarla.

    Per quanto mi riguarda, a me ha sorpreso di più la mancanza di approfondimento che una mia presunta omologazione a partecipante ad un mondo fatto di marchette. Se non ne faccio, perché dovrei sentirmi toccata da questa cosa? Certo, esistono, lungi da me l’idea di negarlo: esistono come nel resto del mondo, per esempio quello giornalistico (per fare un esempio).

    Ma posso, in maniera schietta e decisa, dire il mio sonoro ECCHISSENEFREGA?

    Questo, che piaccia o no, è un lavoro. Che si può scegliere di fare in diversi modi: ognuno è libero di scegliere quale sia il migliore per sé. Ma stare ad indignarsi per queste cose, assomiglia al solito vecchio guardare il dito anziché la luna.

    E questa, ripeto, è la cosa che mi ha sorpreso di più nella discussione seguita alla trasmissione.

    Tristemente, sorpreso, aggiungo. Ho letto decine di persone che stanno investendo  il proprio tempo e il proprio lavoro nella costruzione di una attività lavorativa basata sulla solo attività di blogger non capire come in un lavoro di questo tipo non conti tanto imitare i modelli di successo (che, proprio grazie all’evoluzione di questo mondo, diventano inimitabili nel momento in cui si affermano) quanto riuscire ad immaginarne di nuovi

    Certo, non è semplice: ma se si ha la pretesa di mettere assieme un proprio stile, è questo che bisogna cercare di fare. Smettendo di accontentarsi di essere story-tellers e sforzandosi di diventare story-readers. Non basta raccontare storie, occorre essere capaci di leggere nella realtà ciò che vale la pena di essere davvero raccontato.

    E per questo servono etica, impegno, rigore. Non bastano gli inviti ad eventi.

    E questa necessità di imparare a leggere la realtà, vale sia nel caso in cui si scrivano semplicemente ricette – un esempio? se volete essere letti dovete sapere COSA la gente ha voglia di leggere: sapete che esistono strumenti tecnici per capirlo? li conoscete? – sia che si voglia fare comunicazione ( di se stessi od altri poco importa: il risultato non cambia).

    Insomma, Report ha raccontato un solo pezzo – minoritario, oltretutto – del mondo dei food blogger. Che rimane terreno interessante e divertente in cui avventurarsi e magari crescere, fino a farlo diventare un lavoro: a patto però  di scegliere (come in ogni occasione in cui si voglia davvero vivere un’esperienza )  “ dei due sentieri il meno battuto“.

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  • Ricetta della parmigiana di melanzane dietetica in padella

    Ricetta della parmigiana di melanzane dietetica in padella

    Ricetta della parmigiana di melanzane dietetica
    Ho deciso di pubblicare questa ricetta della parmigiana di melanzane dietetica in padella, dopo avere visto il successo che continua a riscuotere in termini di lettura la mia ricetta di melanzane alla scapece senza frittura.  Una modalità molto appetitosa ma povera di calorie, ed un aspetto finale simile alla melanzana fritta anche se la preparazione non prevede frittura. Insomma, caso mai non l’abbiate ancora letta, vi consiglio di farlo subito. Mi ringrazierete.
    Detto questo, mi sono chiesta: perché non usare questo metodo per mettere assieme una ricetta della parmigiana di melanzane dietetica?

    ricetta delle melanzane alla scapece

    Ci ho pensato su e sono arrivata a darmi questa risposta: se non friggo le melanzane e se scelgo una versione simile a quella siciliana – cotta in padella e senza mozzarella, ma solo formaggio – e  se (soprattutto) non vado di fretta ma regalo al piatto il dovuto riposo prima di consumarlo – risparmiando così in condimenti ma non in sapore – la ricetta della parmigiana di melanzane dietetica diventa possibile. Anzi reale.

    In questo caso, serve una buona passata di pomodori. Io preferisco farla da me in modo veloce: un minipimer ed un cinese e il gioco è fatto.
    spaghetti al pomodoro

    Con questa passata preparate un sugo di pomodoro leggero e poi passate alla vera e propria ricetta della parmigiana di melanzane dietetica in padella. Che, oltretutto, offre anche il vantaggio di non dovere accendere il forno. Vantaggio non da poco, per esempio in estate.

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    La parmigiana della foto in alto è stata preparata da Daniela