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  • Roscón de reyes corona di luce e di speranza

    Roscón de reyes corona di luce e di speranza

    Roscón de reyes

    Non amo particolarmente il Natale, confesso. Troppo stress da organizzazione di feste e cene, troppe preoccupazioni legate ai regali –  non mi piace farne a comando, preferisco farli all’improvviso, quando sono completamente inaspettati – troppe riunioni da organizzare con il parentado tutto. Troppa fatica, insomma.Amo però il periodo dell’anno in cui arriva questa festa: il solstizio di inverno. E non credo sia un caso isolato il mio, visto che addirittura sin dai tempi dei romani questa data era abbondantemente festeggiata attraverso le Saturnali , le feste che celebravano le giornate più lunghe che cominciavano a arrivare dopo il solstizio d’inverno  e da cui è nata poi anche l’abitudine di quelle che oggi sono le strenne natalizie.

    Dovendo quindi scegliere il dolce da preparare per la staffetta natalizia di Compagni di blogger, ho pensato al Roscón de reyes proprio per  la sua origine  antichissima e legata proprio alle Saturnali. Pare infatti che questo dolce sia nato in quelle giornate, così come pare essere nata allora anche l’usanza di inserire all’interno del dolce un legume secco: chi lo trovava, era il re della festa.

    Roscón de reyes


    Oggi questo dolce, molto usato in Spagna e in forma diversa anche in Messico, si è legato al culto dell’Epifania, mantenendo così la  sua simbologia regale grazie ai Re Magi, protagonisti della festa del 6 gennaio. E infatti nelle pasticcerie viene venduto corredato da una corona di carta dorata, che il designato dalla sorte potrà indossare nel corso della festa di cui sarà  il sovrano. Del resto poi, a pensarci bene, la sua forma proprio una corona richiama: un cerchio dal colore dorato e decorato con  frutta candita, sistemata sulla superficie a mo’ di gemme preziose.

    Per quanto mi riguarda, però,  preferisco decisamente il suo senso originario, il suo essere “dolce di speranza e di luce”. Per una come me, che conta i giorni che la separano dal solstizio di inverno, la luce resta la speranza più grande e quindi l’augurio più sentito e vero  che in questi giorni posso rivolgervi… BUONA LUCE A TUTTI!

    roscon-4Servono:

    140 g  di pasta madre rinfrescata avanzata dai rinfreschi del panettone*
    120 g di latte aromatizzato  con la buccia di un’arancia e di un limone, un pizzico di cannella, rum e acqua di fiori d’arancio (scaldato, cioè, e lasciato in infusione)
    340 g di farina di media forza
    70 g di zucchero
    3 g di lievito di birra fresco (potete ometterlo accertandovi che il lievito naturale sia bello in forza ed allungando i tempi di lievitazione)
    2 uova di medie dimensioni
    60 g di burro
    un pizzico di sale
    cedro candito, zucchero, mandorle, ecc. per decorare
    un uovo per spennellare
    zucchero semolato per la guarnizione
    amarene sciroppate o ciliege candite

    Un paio di arance da candire per la decorazione
    500 g di zucchero
    Indispensabile, un tegame basso e largo dove cuocere le fette sistemandole in un solo strato.

    Le arance candite
    Si parte qualche giorno prima, candendo le arance. Un avvertimento: abbondate.  Prima di tutto perché sono buonissime e poi perché frullate e ridotte in crema sono un ottimo aroma naturale per dolci, per esempio per il panettone o per i pasticcini alle mandorle.
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    Con un coltello bene affilato tagliate l’arancia a fette di circa mezzo cm.  Sciogliete lo zucchero in 500 g di acqua e sistemate le fette d’arancia sul fondo del tegame coprendole  con lo sciroppo, portate a ebollizione e lasciatele sobbollire pianissimo per una quarantina di minuti. Poi mettetele ad asciugare su una gratella. Conservate lo sciroppo: sarà un’ottima bagna per dolci!

    Il Roscon
    Sbattere lo zucchero con le uova, in modo dare ottenere un composto cremoso.
    Mettere nell’impastatrice la pasta madre ridotta a pezzetti, il lievito di birra sbriciolato, il latte aromatizzato  e la farina. Avviare a bassa velocità e – una volta che l’impasto appaia abbastanza ben amalgamato – aggiungere a filo il composto di uova e zucchero, e lavorare fino a quando il composto non appare ben incordato (aggiungendo il sale verso la fine dell’impasto, dopo averlo disciolto in un cucchiaio di acqua).
    A questo punto,  aggiungere il burro: a pezzettini, un po’ per volta dopo averlo maneggiato tra le dita per ammorbidirlo. Sistemare quindi l’impasto in una ciotola, coprire con una pellicola trasparente e lasciare lievitare fino al raddoppio.

    Rovesciare quindi sul piano di lavoro imburrato e procedere con al formatura. La prima fase di questa, è simile al panettone: una  formatura che assomiglia alla  pirlatura (nel videdo si vede bene come viene fatto), in modo da ottenere una massa tonda e *cupolosa*.  Poi, con una mano, si fa un buco nel centro e partendo da questo si maneggia l’impasto tirandolo in modo da formare una vera  e propria corona (prima di procedere a questa operazione, meglio far riposare l’impasto una ventina di minuti in modo da far rilassare il glutine).

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    Una volta formata la corona, collocarla in una teglia e spennellare leggermente con un po’ di uovo sbattuto (io me ne sono scordata, confesso). Coprire, con una ciotolona rovesciata a campana o della pellicola trasparente, e fare lievitare fino a quando non appare raddoppiato di volume. Spennellare quindi di nuovo con uovo e decorare con le fette di arance, il cedro lasciato a listarelle, le amarene e lo zucchero “impastato” con un po’ di acqua e maneggiato tra le dita in modo da ottenere delle briciole grossolane (serve a mantenerlo bianco durante la cottura).
    Una volta che appare ben  lievitato, infornare a 180 gradi e portare a cottura abbassando leggermente il forno dopo i primi dieci minuti.
    ps. Se, come credo, nono sono riuscita a farvi capire nulla della formatura, guardate questo video.

    Ed ora che è pronto, cosa ci beviamo su? Al solito, ce lo suggerisce Luciano Pignataro: “si può anche non resistere all’impulso di “azzuppare” questo dolce in qualche vino. Già, ma quale? Vedo molto bene lo splendido Moscato di Trani di Rivera, la storica cantina di Castel del Monte

    *ho scelto una lievitazione di tipo misto, per usare un po’ di esubero di lievito madre. In questo modo, il lievito di birra mi ha garantito il risultato. Il lievito madre, invece, il sapore. Un po’ come accade nel mio pane di rinfresco, insomma.

    E se avete voglia di fare un piccolo viaggio in mezzo ai dolci, non perdetevi le altre puntate della nostra staffetta natalizia.

    Oggi, per esempio, tocca a Maria, con il suo Cozonac.


    Eccovi il calendario degli altri giorni:
    9 Dicembre
    Francia: Il pan d’épices di  Pasqualina 
    11 Dicembre
    Regno Unito: il “Fruit cake” di Sara
    U.S.A : Il “Persimmon steamed pudding con salsa eggnog” di  Daniela 

    12 Dicembre 

    Austria/Germania/Franciail “Kouglof con salsa all’arancia” di Antonia 
    Scandinavia: il “Julekage” di  Assunta 
      
    13 Dicembre
    Cuba: il “Turrón de coco” di  Maria Grazia
    Russia: “Pryaniki” e “Kozuli” di Rossana
  • Il panettone di Massari, la ricetta

    Il panettone di Massari, la ricetta

    Panettone di Massari

    Ebbene sì, questo è uno spot autopromozionale. Più che una ricetta, infatti,  un urlo di gioia. 

    Ho ritentato il panettone, questo we. E quello che vedete in foto è il risultato. Lo so, può sembrare roba da malati, essere felici per la riuscita di un lievitato ma tant’è. Sono anni che ci provavo, senza riuscirci, e questo risultato mi ha quasi commosso.

    Certo, va detto che ho riprovato con un’impastatrice seria: il mio Kenwood Km800. Ne avevo smarrito le fruste durante il trasloco – tutte. Le ho viste l’ultima volta aprendo uno scatolore e le ho messe via (tanto in quel caos non mi sarebbero servite, ho pensato). Da allora, il nulla. Scomparse. Ed il mio Ken inutilizzabile ed al negozio di ricambi mi avevano fatto quasi perdere la speranza. Mi sono perino ridotta a fare la colomba con un giocattolino della lidl e due settimane fa non ho resistito a provare il panettone Con un Clatronic, stavolta. Un po’ più serio del plasticone che avevo usato per la colomba ma ancora lontano dalle capacità del kenwood: non so quante volte  ho dovuto interrompere per far raffreddare l’impasto, tendeva sempre a superare i 25 gradi. Il che, per il panettone, un bene non è. Due settimane fa, invece, il lampo di genio: le ho cercate su internet e- aiutata da Barbara – le ho trovate in Germania ad un prezzo oltretutto molto basso… ordinate subito!
    Panettone di Massari
    La farina poi. Anche per questa, non mi sono accontentata. Ho ordinato on line una farina ad hoc, consigliatami da Daniel nel forum di gennarino.org: la panettone Z del Molino Dellagiovanna. Splendida, davvero. Ed anche economica, il che non guasta. E’ arrivata dopo due giorni dall’ordine, il che – anche questo – non è dettaglio da poco. Insomma, ve la consiglio  proprio.
    Panettone di Massari
    Ed ho cambiato pur ricetta:  stavolta ho scelto  quella del panettone di Iginio Massari. Un po’ più difficile come lavorazione rispetto a quella di Favorito – ho cambiato un po’ il procedimento in modo da renderlo più adatta alle impastatrici casalinghe –  ma che credo mi piacerà di più. Ho fatto anche un’altra piccola variazione: ho arricchito il composto aromatico di arancia candita ridotta in crema. Una modalità che avevo già usato con la veneziana al cedro candito anche se quella volta l’avevo aggiunta al burro. Questa volta, invece, ho unito la pasta di canditi al miele di arancio e il risultato mi ha convinto di più. Un po’ come avevo fatto per le paste di mandorla insomma: arricchendole di profumo e morbidezza tanto intensi quanto inaspettati.

    La ricetta? non l’ho ancora pubblicata. Non in questo blog, almeno. Per scriverla come si deve, ci vuole il suo tempo. Però posso farvi un invito se vi va: se volete provarci, venite nel forum questo we. Qui, per la precisione: ci riproveremo insieme, e potrò aiutarvi *quasi * in diretta.
    Non ci credete? leggete le pagine di domenica scorsa : vedrete anche le foto del work in progress scattate con il cellulare, quando ancora non credevo che ci sarei riuscita.

    Insomma, guardatelo. Vi piacerebbe fare un panettone così? Bene. Allora vi aspetto qui,  nel forum. Non mancate. Ed intanto, rinfrescate il vostro lievito madre. Con la stessa farina che userete per il panettone, mi raccomando…

    Panettone di Massari

  • La staffetta natalizia di “Compagni di Blogger”: dolci dal mondo

    La staffetta natalizia di “Compagni di Blogger”: dolci dal mondo

    Tra qualche giorno è Natale. Quest’anno abbiamo voluto ricordare questa festività in maniera un po’ diversa, allontanandoci da casa nostra, per offrire un quadro – sebbene tutt’altro che esaustivo – di alcuni tra i dolci tradizionali natalizi più popolari nel resto del mondo.Ovviamente abbiamo guardato a nazioni di tradizione cristiana – anche se non necessariamente cattolica – per tracciare un ideale fil rouge che potesse unire paesi culturalmente anche molto diversi tra loro.Ci piaceva l’idea di mostrare un altro volto del Natale, forse anche solo per dimostrare come il desiderio di festa, intimità e unione sia universale e radicato anche in chi – come molti di noi – dà a questa festività un diverso ma personalissimo e altrettanto profondo significato. Noi “compagne” di blogger vogliamo augurarvi un dolcissimo Natale, come, dove e con chi decidiate di festeggiarlo.
    La prossima settimana, dal 9 al 13 dicembre vi proporremo una staffetta dedicata ai dolci di Natale nel mondo, ognuno abbinato ad un vino da  Luciano Pignataro. Vi aspettiamo.
    Eccovi il calendario.
    9 Dicembre Francia:Il pan d’épices di Pasqualina 
     
    10 Dicembre
    Romania: il “Cozonac” di Maria


    Spagna:  il “Roscón de Reyes” diTeresa
    11 Dicembre
     Regno Unito: il “Fruit cake” di Sara
     
    U.S.A: Il “Persimmon steamed pudding con salsa eggnog” di  Daniela 

    12 Dicembre 

    Austria/Germania/Franciail “Kouglof con salsa all’arancia” di Antonia 
    Scandinavia: il “Julekage” di  Assunta 
      
    13 Dicembre
    Cuba:il “Turrón de coco” di  Maria Grazia

    Russia: “Pryaniki” e “Kozuli” di Rossana


      
  • Polpo in umido, con patata

    Polpo in umido, con patata

    polpo e patate

     
    Erano anni che aspettavo questo momento. Non posso dire venti – per quanto mi sia stato chiaro sin da subito che le basi che si stavano gettando nel ’94 non erano certo le migliori possibili per l’Italia – per un po’ non sono stata tanto pessimista da arrivare a temere il peggio. Che poi è arrivato, puntuale, negli ultimi anni.

     

    Ieri, finalmente, l’epilogo. Rimango pessimista, certo, non posso certo illudermi che il solo fatto di allontanare una persona dal parlamento basti ad allontanarlo dalla politica, ma perlomeno stavolta ho assistito alla affermazione concreta di un principio: che la legge è uguale per tutti.
     
    E’ uguale per chi ha evaso le tasse, sottraendo risorse preziose alla collettività.
     
    E’ uguale per chi pur di proteggere se stesso dallo scandalo della frequentazione di minorenni, ha telefonato in questura dichiarando false parentele.
     
    E’ uguale per chi ha governato questo paese affidandosi non solo alla politica ma anche ai conti correnti di deputati – onorevoli no, è parola grossa – pronti a vendersi al migliore offerente.
     
    Ripeto, non mi illudo che basti questo a salvare questo paese – per quanto mi costi ammetterlo la verità è che evidentemente ci meritiamo di essere governati da personaggio come questi, visto che noi italiani continuiamo imperterriti a votarli – ma almeno può essere un inizio. 
     
    Io, almeno, spero che lo sia.
     
    Quello che è successo ieri in Parlamento mi ha fatto venire in mente un proverbio napoletano molto efficace: ” ‘O purpo se coce ‘int all’acqua soja”( il polpo di cuoce nella sua acqua, usato per dire che ognuno alla fine si cuoce nel proprio brodo) : la decadenza è stata infatti resa possibile da una legge votata dallo stesso PDL che mai e poi mai avrebbe osato immaginare a cosa avrebbe provocato solo pochi mesi dalla sua approvazione.
    E quindi, per festeggiare – ma soprattutto per sperare che questo sia un nuovo inizio – l’ho cucinato. Con la patata – perdonatemi aggiunta e spiegazione – visto il ruolo che la patata, sia pur di altro genere, ha avuto nella vita di  quest’uomo (e di riflesso nella nostra, visto che per esempio abbiamo pagato fior di indennità  con soldi pubblici a chi altro merito non aveva avuto nella sua vita se non quello di accondiscendere a desideri sessuali di un vecchio vizioso).

    Per preparare il polpo in umido, ho usato:

    Un polpo (il mio in verità era un moscardino),
    4 pomodori pelati sgocciolati
    prezzemolo,
    olio extravergine di oliva,
    aglio,
    pepe nero macinato al momento.
    1 patata a testa

    PROCEDIMENTO

    Mettere in un tegame di creta i polpi, appena incominciano a cuocere, aggiungere i pomodori pelati, l’olio di oliva, l’aglio (a me piace usarlo vestito) e il pepe (il sale non è necessario: il polpo è salato di suo, magari si corregge a fine cottura).
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    Aggiungere una patata tagliata a  pezzi non troppo grossi e completare la cottura a fuoco lento ed a pentola ben coperta. La cottura tradizionale prevedeva di “sigillare” la pentola con carta oleata (sostituibile con carta forno) legata ben stretta con lo spago attorno al bordo della pentola.
    polpo e patate-3

     

    Una volta cotto (il tempo di cottura varia, ovviamente, in base alla grandezza dei polpi: per una bestiola di un chilo-un chilo e mezzo, saranno necessari dai trenta ai quaranta minuti), scoperchiare e far tirare la salsa fino a quando non diventi densa, scura e lucida.

    Mangiare caldo, provando a riscaldarsi il cuore oltre allo stomaco. E provando a coltivare la speranza che questo, più che la fine di qualcuno, sia un nuovo inizio per questo paese.

  • La ricetta della Pasta e patate alle croste di parmigiano

    La ricetta della Pasta e patate alle croste di parmigiano

     

    Questa  ricetta della Pasta e patate alle croste di parmigiano pur eè una ricetta povera e casalinga, ma credo sia perfetta per partecipre al cena web 2.0 della Parmigiano Reggiano Night.
    L’anno scorso non ho partecipato, confesso. Un po’ per scarsa pratica di questo mondo – pure essendo vecchia di internet al blog ci sono arrivata tardi e ci ho messo un po’ a capire meccanismi ed eventi – un po’ perché ero a Torino al Salone del gusto, ospite di Gente del fud.
     
    Quest’anno però, visto il che il tema è lo smartcooking  non voglio perdermi l’occasione di partecipare alla seconda cena web a base di parmigiano reggiano visto che il tema è molto vicino al mio  approccio quotidiano con la cucina. Che resta a base di piccole, ma fondamentali regole.

    La semplicità, innanzitutto. Non mi piacciono i piatti con troppi ingredienti e sapori mescolati. Preferisco pochi gusti e bene amalgamati. Questo, per esaltare la qualità dei singoli ingredienti, altra caratteristica cui non riesco proprio a rinunciare. Da tempo, infatti, ho smesso di abbuffarmi: preferisco mangiare poco ma bene, risparmiando sulla quantità piuttosto che sulla qualità. E per cercare di risparmiare, mi affido alla territorialità e stagionalità dei prodotti  e – soprattutto – cerco di non sprecare nulla. Non solo per tirchieria congenita – che poi io in realtà ho le mani leggermente bucate –  ma proprio perché mi piace pensare che ogni ingrediente possa trovare una sua vita, un modo di essere utilizzato anche e soprattutto al di fuori degli schemi. E  fu proprio grazie a questa idea malsana che anni fa iniziai infatti a pensare nel forum di gennarino.org all’utilizzo dell’acqua di governo della mozzarella di bufala per impastare. Idea che poi, molti anni dopo, ho avuto modo di approfondire tramite l’incontro con il consorzio mozzarella di bufala campana DOP e che ha portato ad uni’dea assolutamente innovativa sviluppata da  Pietro Parisi e premiata con un riconcoscimento prestigioso: i tre spicchi del gambero rosso.

    Insomma, per farla breve, amo la cucina degli avanzi – lo smartcooking, per dirla in modo *cool* – e trovo che questi , se ben usati,riescano a dare ad alcuni piatti una marcia in più. E cosa c’entrano, direte voi, tutte queste farneticazioni con la cena web a base di parmigiano reggiano? Semplicissimo, anche del Parmigiano Reggiano esiste una parte  che è considerato uno scarto dalla maggior parte delle persone ma che io non riesco proprio a buttare via. Parlo della scorza, ovviamente. Ottima in tanti modi, una volta ripulita con una bella grattata in superficie, ma perfetta per dare cremosità ad alcuni primi piatti perfetti per la stagione fredda appena arrivata.

    E ottima soprattutto per dare carattere a questa ricetta della Pasta e patate alle croste di parmigiano

    La ricetta della Pasta e patate alle croste di parmigiano


    Servono:

    Del brodo vegetale,
    qualche pomodorino, magari del piennolo
    200 gr di pasta
    un paio di patate non troppo grandi
    mezza cipolla ramata
    Un buon olio ev di oliva
    basilico
    sale, pepe.
    scorze di parmigiano, preventivamente pulite

     
    Innanzitutto, il  soffritto: olio e cipolla. Cotti a lungo, a bassa temperatura, in modo che la cipolla diventi dorata e morbida. Poi, le patate, tagliati in pezzi regolari e non tropo grandi e – dopo di queste –  il pomodorino (“schiattato”, dettaglio fondamentale. Se tagliato in pezzetti la sua buccia spessa potrebbe risultare sgradita a chi ama i pomodori: in questo modo, invece, schiacciando e lasciando interi i pomodorini, la buccia rimarrà intera – pur cedendo alla preparazione tutta la sua dolcezza – e potrà essere mangiata o lasciata nei piatti, a seconda del gusto).
    A questo punto, aggiungete la crosta di parmigiano ridotta a cubetti: non preoccupatevi della quantità, più ne usate più sapore avrà la vostra pasta. E più cremosità.
     
    Qualche mestolata di brodo caldo e coprite parzialmente (con il cucchiaio di legno appoggiato di lato con coperchio sopra) continuando a cuocere fino a che le patate non siano vicine alla cottura.
     
    A questo punto, versate altro brodo e al bollore di questo “calate” la pasta. portatela a cottura mescolando spesso e aggiungendo se necessario –  poco brodo per volta. Le patate, per un buon risultato, dovranno cuocersi molto bene, in modo da far spappolare la parte esterna dei cubetti: questo farà sì che la pasta diventi bella cremosa,
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    Una volta cotta la pasta, spegnete, aggiungete ancora parmigiano grattugiato  e mescolate bene. E poi servite, non dimenticando una spolverata di buon pepe macinato al momento ed una foglia di basilico per decorare.

     

     
    Ecco, questa è la mia proposta per la cena web 2.0 della Parmigiano Reggiano Night… e voi che fate, non partecipate?
  • OLIO CARLI: Aiuto Chef Cercasi

    OLIO CARLI: Aiuto Chef Cercasi

    Avete voglia di essere, per un giorno, l’aiuto chef di Davide Oldani? No, non sto scherzando è una domanda seria… se questo è uno dei vostri sogni, infatti, oggi avete la possibilità di provare a realizzarlo. Come? Semplice… attraverso un concorso imperdibile (io, un pensierino ce lo sto facendo – confesso – e spero di avere tempo nei prossimi giorni per dedicarmici come si deve) organizzato dai Fratelli Carli, produttori dell’Olio Carli, insieme allo chef Davide Oldani, che dedicano ai food blogger e a tutti gli appassionati di cucina il corcorso Aiuto Chef Cercasi.

    Di cosa si tratta?
    Dovete iscrivervi sul sito www.aiutochefcercasi.it e inserire una ricetta (ovviamente, stando attenti a compilare tutti i campi che vi saranno richiesti (titolo della ricetta, foto, tempo di cottura, ecc…).

    Terminato l’inserimento dei dati e confermato il caricamento di questi e della foto , riceverete all’ e-mail  utilizzato in fase di registrazione un’immagine che contiene titolo e foto della ricetta, logo e nome del concorso.
    Dovrete quindi pubblicare la ricetta sul vostro blog utilizzando  l’immagine che avete ricevuto e  accedere nuovamente al sito  alla sezione “CONFERMA  RICETTA” e inserire nel campo apposito la URL, appunto, del post della ricetta sul vostro blog.

    A questo punto, la ricetta è sottoposta a moderazione e all’approvazione del team Fratelli Carli e, una volta ricevuta conferma dell’ammissione al concorso, non vi resta che farvi votare sempre a questo link  www.aiutochefcercasi.it.

    Le ricette pervenute saranno tutte giudicate da una Giuria di Qualità che selezionerà i migliori tra i più votati i quali vinceranno premi firmati Fratelli Carli e potranno partecipare alla seconda fase del concorso, “La Sfida con lo Chef” Davide Oldani presso l’Emporio di Imperia che vedrà i finalisti  mettersi in gara per guidare lo chef in cucina con le giuste indicazioni per preparare una ricetta speciale. Il più preparato sarà il vincitore finale e avrà dimostrato di essere pronto per diventare simbolicamente “Aiuto Chef “ e sarà premiato con un’intera giornata di workshop nel ristorante dello chef stellato.

    Qui, il regolamento con tutti i dettagli.

    E non verrà premiato solo il vincitore:
    – tra  tutti coloro che voteranno saranno infatti regalate regalo 300 copie del ”Ricettario Fratelli Carli”;
    – tra i primi classificati che non accederanno alla fase finale verranno scelti 15 partecipanti che vinceranno una “Confezione Assaggio Fratelli Carli”;
    – coloro che arriveranno dal 2° al 4° posto potranno partecipare all’evento presso l’Emporio di Imperia e riceveranno in regalo anche una “Confezione Riviera Fratelli Carli”.
    – il vincitore riceverà in regalo la partecipazione all’evento presso l’Emporio di Imperia, una ”Confezione Mediterranea Fratelli Carli” e un giorno di workshop con lo chef Davide Oldani presso il ristorante D’O.

    Allora, cosa aspettate? Iniziate a pensare alla *vostra* ricetta, e al vostro sogno di essere chef per un giorno… i vincitori potreste essere proprio voi!!!
    Articolo sponsorizzato