Tag: Primi piatti con verdure

  • Candele di Gragnano alla crema di Pomodorino di Corbara, cipollotto fresco e profumo di limone

    Candele di Gragnano alla crema di Pomodorino di Corbara, cipollotto fresco e profumo di limone

    Pomodorino di CorbaraIl Pomodorino di Corbara è un pomodoro particolarissimo. Non so se lo conoscete, se non  lo avete ancora assaggiato sappiate che vi state perdendo molto. Un sapore dolcissimo,  reso particolare da una nota leggermente salmastra. Avete presente quando state un po’ in riva al mare immersi nel vento? Ecco, proprio quello. Il Pomodorino di Corbara, pur nella sua dolcezza, ha nel sapore un finale leggermente salmastro. Questo lo rende particolarmente adatto per un piatto tra i più tipici della tradizione campana: gli spaghetti alle vongole fujute. Uno piatto semplicissimo, un soffritto di aglio olio e prezzemolo arricchito da qualche Pomodorino di Corbara *schiattato*. Questo però deve essere di Corbara, appunto, perché solo così le note sapide della sua polpa sapranno regalare al sugo un sapore di mare anche in assenza completa di vongole. 

    Il  Pomodorino di Corbara ha infatti  la caratteristica unica di assorbire il salmastro dell’atmosfera marina – i terreni in cui viene coltivato sono piuttosto asciutti e questo accentua il suo caratteristico sapore –  e di restituirlo nel gusto finale associandolo alla dolcezza della polpa. Il che consente un risultato unico, al primo assaggio assolutamente sorprendente. 

    Pomodorino di Corbara

    La coltivazione fino a non moltissimo tempo fa era dedicata al consumo locale. Ora, per fortuna mia e di chi come me ama questo pomodoro pur vivendo lontano dalla Campania –  la produzione è aumentata spostandosi anche nelle aree di pianura. Il Pomodorino di Corbara viene quindi lavorato sul posto e inscatolato intero, non pelato, e immerso  nel suo stesso succo dove conserva inalterate le sue caratteristiche. Una goduria, per noi appassionati di sapore campano.

    Proprio per le sue caratteristiche di sapore, per quello strano incontro tra dolcezza e sapidità, ho pensato di utilizzarlo per questa ricetta che ho preparato nell’ambito di una sperimentazione collettiva propostaci da LSDM e I Sapori di Corbara sull’uso di questo pomodoro particolarissimo.

    Per farla mi sono ispirata un po’ alla finta genovese (un sugo povero tradizionale campano) arricchendola del gusto del pomodorino e rendendola ancora più profumata grazie all’aggiunta di buccia di limone grattugiata. Le  candele del Pastificio dei Campi hanno fatto il resto: un piatto semplice e veloce, ma ricco di profumi e sapori tutti campani.

    Per preparare questo piatto di Candele di Gragnano alla crema di Pomodorino di Corbara, cipollotto fresco e profumo di limone ho proceduto così

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      pomodorino di corbara Il pomodorino di Corbara, passato al cinese

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    Il cipollotto cotto, al momento dell’aggiunta al pomodoro

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  • La Pasta e Piselli di Peppe Guida

    La Pasta e Piselli di Peppe Guida

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    La pasta e piselli di Peppe Guida è  una pasta e piselli *assoluta*. Perché questo nome?, direte voi. Semplice, perché non è la classica pasta e piselli di tutti i giorni ma una versione particolare che prende spunto da un piatto di Peppe Guida: l’assoluto di piselli. (altro…)

  • Pomodori con riso alla romana

    Pomodori con riso alla romana

     

    Un piatto che non preparo quasi mai. 
    Non so perché: eppure è buonissimo.
    Soprattutto se mangiato riposato e a temperatura ambiente. Io li preparo così, partendo da una vecchia ricetta del forum.

    Pomodori con riso alla romana

     

    Gli ingredienti
    Pomodori tondi maturi, i miei erano piccoli e ne ho usati  tre per  porzione
    Riso “originario”,  1 cucchiaio per  pomodoro
    tantissimo basilico
    altre erbe aromatiche a scelta (io ho usato origano fresco e timo, ma ci andrebbe il prezzemolo)
    2 spicchi di aglio fresco
    Patate, 1 a testa
    Olio extra vergine di oliva
    Sale
    Pepe

     
    Nota: Io preferisco lasciare insaporire e ammorbidire il riso per qualche ora, o addirittura una notte intera, lasciandolo  macerare nel liquido dei pomodori.
     

    Qualche ora prima, quindi, lavo i pomodori e  taglio la calotta superiore. Ne svuoto l’interno della polpa, raccogliendo il succo, e la metto in una ciotola.

    Come si preparano
    Ripongo quindi i pomodori svuotati e la loro calotta superiore,  in frigo, su un vassoio e coperti da uno strofinaccio, a testa in giù.

    Poi, aggiungo alla polpa dei pomodori le erbe aromatiche,  sale, pepe,  aglio, del buon olio e frullo tutto, in modo da avere un sugo. Vi aggiungo il riso, copro la  ciotola e metto in frigo a riposare.

     
     Al momento di preparare,  salo  leggermente l’interno  dei pomodori e li riempio con il riso e il succo di pomodoro. Chiudo i pomodori, appoggiandovi sopra le calotte tenute da parte e sistemo in un tegame adatto al forno. Aggiungo le patate tagliate in spicchi piccoli, aggiungo ancora un filo di olio ed un po’ di pepe e inforno a  200 gradi per almeno mezz’ora. Quando i pomodori iniziano ad apparirmi cotti, come le patate, spengo e lascio riposare in forno spento. Al momento di servire, poi, decido se dare ancora una scaldatina oppure se servire freddo, a temperatura ambiente. Sono ottimi in entrambi i modi.
     
  • Di topinambur in crema e di brodo rovesciato…

    Di topinambur in crema e di brodo rovesciato…

    crema di topinambur

    Per accompagnare l’olio di questa settimana, una preparazione semplicissima a base di topinambur. Una verdura di stagione che ho scoperto da poco tempo – non credo di averli mai visti quando vivevo a Salerno – ma che mi sono piaciuti immediatamente. Amo la loro morbidezza che sa di carciofo, la loro versatilità (trovo che siano buoni in tutti i modi: croccanti e fritti ma anche morbidi e stufati. Accompagnati sia da olio che da burro, e come contorno sia di pesce che di carne). Insomma, li mangerei in tutti i modi. E ne avevo giusto acquistato un po’ quando ho assaggiato  L’Olio di Flora, un olio Molisano prodotto a Larino. Un sapore robusto, perfetto per arricchire di contrasti una preparazione dai toni delicati e dalla consistenza cremosa: morbida e calda, perfetta per il freddo dei giorni della merla.
    Una buona crema di verdura parte però sempre da  un buon brodo vegetale, per quanto mi riguarda. Irrinunciabile. Peccato solo che spesso manchi il tempo di prepararlo. A me, almeno, capita spesso. E allora, dato che la necessità aguzza l’ingegno – si sa anche questo – in queste situazioni mi affido ad una preparazione scoperta grazie a Joe in it.hobby.cucina , attribuita al Vissani della prima ora (di quando ancora non era diventato il personaggio televisivo degli ultimi anni, insomma): il brodo rovesciato, che – in sintesi –  consiste in quanto segue: pentola per brodo, poco olio sul fondo, sedano+carota+cipolla tagliati grossi, soffritto a fiamma viva, aggiunta di acqua fredda q.b. e portare ad ebollizione dopo aver aggiustato di sale.
    Nel caso dei topinambur,  sono stata sul classico e non particolarmente ricco:  ho fatto scaldare dell’olio in una pentola e vi ho soffritto carote, cipolla e sedano tagliati molto grossolanamente. Quando le verdure erano insaporite per bene,  ho aggiunto  acqua, sale, pepe e ho lasciato bollire piano per almeno una decina di minuti Poi, ho  passato il brodo al colino.
    Preparato questo, il resto è stato davvero molto semplice. Un soffritto iniziale, fatto di  mezzo chilo di topinambur,  sbucciati e fatti a dadini, e una patata (per aumentare la cremosità). Soffritto leggero, dicevo, e poi il brodo rovesciato. Fuoco dolce, fino a cottura: i tuberi devono diventare morbidi. A questo punto ho tre vie: se voglio una crema *bella* – magari ho ospiti – passo al passaverdure e poi al chinoise. Se è per me, invece, schiaccio in maniera grossolana con una forchetta. Se, infine, devo farla mangiare anche a Irene, la frullo con il minipimer. In questo modo ho una crema magari troppo densa ma non rinuncio alle fibre. Poi, prezzemolo e olio crudo sulla crema calda.
    Per goderne il profumo.
  • Gnocchi di ricotta di bufala al pesto di fave e guanciale croccante

    Gnocchi di ricotta di bufala al pesto di fave e guanciale croccante

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    Ci sono piatti,  come questa ricetta del  pesto di fave, che non pensi di poter immaginare e poi ti arrivano addosso così, all’improvviso. Magari girovagando per un mercato alla ricerca di qualche idea per la cena.

    Questo, mi è venuto in mente dieci anni fa, semplicemente guardando delle fave. Nulla di particolare. L’associazione fave pecorino guanciale è vecchia come il mondo. Io, ho semplicemente immaginato di schiacciarle, come si fa per un pesto classico (smettendo di aggiungere pinoli, cosa che all’inizio facevo, per lasciare inalterato il gusto dell’idea di partenza). Unica concessione, uno spicchio di aglio: per dare un tocco di maggiore vivacità al sapore.  

    pesto fave-2

    Gli ingredienti

    Mezzo chilo di fave, fresche e tenere

    40 gr di pecorino romano (anche se, forse, ci vedrei meglio del provolone stagionato)
    un mezzo spicchio di aglio,
    un pizzico di sale
    Una fetta di guanciale per ogni piatto, per decorare
    Gnocchi di ricotta preparati con ricotta di bufala (ma vanno benissimo anche dei buoni spaghetti)

    pesto fave

    Ho sgranato le fave e le ho pelate a crudo. Poi ho proseguito esattamente come un pesto di basilico: il risultato? Una cremina saporita e delicata al tempo stesso, un gusto molto primaverile.
    Un minuto prima di servire, ho messo le fette di guanciale in padella antiaderente e le ho fatte andare a fuoco ben forte, in modo da renderle croccanti.
    Alla fine ho emulsionato il pesto con un po’ di acqua di cottura. Tutto qui, una mescolata veloce, poi nei piatti. Un filo d’olio buono e la fetta di guanciale croccante per decorare. Facile e veloce. E soprattutto: buono!
  • Spaghetti al pesto alla  trapanese

    Spaghetti al pesto alla trapanese

    pesto trapanese

    Il pesto alla trapanese è un pesto semplicissimo, e di pochi ingredienti: Pomodoro, mandorle dolci, basilico, canestrato siciliano e, soprattutto, mandorle amare che regalano un tocco inconfondibile. Lo assaggiai a Lampedusa, anni fa, e fu subito amore.

    PESTO ALLA TRAPANESE

    INGREDIENTI
    Spaghetti g 350
    2 pomodori maturi ma sodi
    30 gr di mandorle dolci
    5 mandorle amare
    uno spicchio di aglio
    una decina di foglie di basilico già pulite
    due-tre cucchiai colmi di canestrato siciliano grattugiato
    olio extra-vergine d’oliva
    sale grosso
    Innanzitutto i pomodori. Due, rossi, tondi e sodi. Pelati a freddo e svuotati dai semi. Poi, salati e lasciati li’ mezz’ora a perdere l’acqua. La prima volta non lo avevo fatto, la ricetta che mi avevano dato non lo prevedeva. Conseguenza: un sugo troppo acquoso e troppo pecorino per
    asciugare. Appiattimento del sapore.
    Poi il lavoro. Mortaio, non minipimer: su questo, non riesco a transigere: la granulosità leggera ottenuta usando il mortaio vale assolutamente quei pochi minutii di fatica necessari per prepararlo. Un pugnetto di mandorle dolci e pelate, cinque-sei mandorle amare, ed uno spicchio di aglio. L’odore che si sprigiona dal pestello mentre schiaccio e’, di per sè, assolutamente straordinario. Non ci provo a descrivervelo, non ci riuscirei.
    Poi un po’ di sale grosso e qualche foglia di basilico appena colta dal vaso in balcone. Goccio d’olio – poco, che’ non copra -, i pomodori e quattro cucchiaini di formaggio grattugiato. Ci ho condito degli spaghetti bagnandoli appena con un po’ di acqua di cottura della pasta. Risultato: quelle poche mandorle amare sono riuscite a regalarmi uno stupore.