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  • L’Emilia che non trema

    L’Emilia che non trema

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    Rieccoci!
    Unite e amiche come sempre, anzi di più! E’ bello constatare come un gruppo di donne, molte delle quali non si conoscevano fra di loro, col passare del tempo, diventi più di un gruppo di blogger: compagne con le quali scambiare un sorriso, una parola, qualcosa che vada al di là della cucina.
    Ecco, questo è per noi adesso “Compagni di blogger”!!!

    E perché no? Scambiare anche gli affanni che la vita quotidiana ci presenta. Non in ultimo la terribile esperienza del terremoto in Emilia.
    Due di noi, io e Daniela, lo abbiamo vissuto in prima persona e abbiamo provato a raccontare un po’ delle tristezze che purtroppo vedevamo.
    Io, per esempio, ho raccontato della la situazione del Centro di Terapia Integrata per l’Infanzia La Lucciola, che ho visitato alla ricerca – e nella speranza – di trovare un modo per dare sostegno.

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    Questo è il centro e come potete leggere qui svolge da trent’anni la funzione di offrire una risposta terapeutica efficace ai bambini/ragazzi con disabilità e le loro famiglie, non solo attraverso la riabilitazione, ma soprattutto cercando di costruire loro un percorso di vita spendibile nel futuro. Ecco quindi i laboratori, l’acetaia, la serra, un laboratorio di ceramica, un laboratorio di falegnameria, uno di musicoterapia ed un altro di attività grafico-pittorica.

    Non solo: la lucciola e i suoi ragazzi hanno dato vita alla Lanterna di Diogene che è un punto di riferimento fondamentale di Slow Food in Emilia.

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    Ebbene, QUESTA RICCHEZZA UMANA E’ STATA DICHIARATA INAGIBILE… ed ha bisogno di un aiuto finanziario da parte di tutti noi per poter ritornare ad occuparsi della vita di centinaia di persone che nella Lucciola sperano.

    Esattamente come noi speriamo in voi.
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    Lo sappiamo che in questo periodo di crisi è difficoltoso pensare alla solidarietà e che chiunque, leggendo, vorrebbe mandare la somma più alta possibile per aiutare questi ragazzini e le loro famiglie.

    Tante volte ci diciamo “ma che faccio mando 10 euro, 15 euro? E’ inutile…” E’ invece no!! Anche un solo euro, regalato da tanti, rappresenta un tesoro che si accumula!

    Ecco tutti i recapiti a cui poter far capo per effettuare la vostra preziosa donazione!

    Donare il 5 xmille utilizzando questo numero: C.F. e P.I. 02243470362
    Usare il conto solidarietà IBAN IT90P0200812932000102111630
    Donare subito, ANCHE UN SOLO EURO, attraverso PayPal

    E qui la pagina su facebook, dove poter seguire o rivolgervi per avere informazioni:


    Tornando a noi…”Compagni di Blogger” ha deciso, nella maniera più umile possibile, di ricambiare i vostri “sorrisi” con la pubblicazione di ricette facenti parte della tradizione gastronomica dei luoghi colpiti dal sisma… ricette che, anche questa volta, saranno arricchite dai consigli del giornalista enogastronomico Luciano Pignataro, circa il loro giusto abbinamento al vino.
    Vi porgiamo con immenso piacere il nostro nuovo calendario, confidando pienamente nella vostra generosità!
    Lunedì 25: Io e Daniela
    Martedì 26: Tinuccia e Caris
    Mercoledì 27: Sara e Sonia
    Giovedì 28: Assunta
    Venerdì 29: Pasqualina

  • Terremoto: appello de “La lanterna di Diogene”

    Terremoto: appello de “La lanterna di Diogene”

    La Lanterna di Diogene è una cooperativa sociale dove alcuni ragazzi con problemi sperimentano l’attività lavorativa, insieme a educatori e collaboratori professionali si occupano di orto, pollaio, maiali, vigna e acetaia. I prodotti sono utilizzati nella cucina dell’osteria, situata in una casa rurale presso l’argine del fiume Panaro, che porta lo stesso nome della cooperativa e in cui lavorano gli stessi ragazzi. Il locale si distingue per la qualità e tipicità dei prodotti, reperiti presso produttori selezionati – molti biologici- e per la loro trasformazione secondo procedimenti e ricette della tradizione emiliana.
    Il terremoto ha dato a questa cooperativa un colpo durissimo. Questa, la loro richiesta di aiuto*.
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    Stiamo tutti bene, stiamo ripulendo e vogliamo andare avanti; chiediamo a tutti non beneficenza, ma l’opportunità di rialzarci attraverso il lavoro

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    E’ l’appello lanciato dai soci della ‘Lanterna di Diogene’, l’osteria ubicata a Solara di Bomporto, divenuta in pochi anni punto di riferimento di Slow Food per la qualità dei prodotti utilizzati. Del resto, sin dalla fondazione dell’omonima cooperativa sociale, nel 2003, la volontà e sempre stata quella di concretizzare i sogni di alcune persone per dare risposta al desiderio che tutti esprimono quando devono affrontare il mondo del lavoro: fare un lavoro che piace, che dia soddisfazione, fatto insieme a persone con le quali si sta bene. Si è così costruita un’attività dove potessero lavorare anche persone con problemi, (sindrome di down, psicosi, paralisi cerebrale infantile), dove il lavoro fosse costruito insieme cercando di andare incontro agli interessi dei collaboratori.

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    Così, pezzo dopo pezzo, è arrivata la coltivazione di un vasto orto, la realizzazione di un vigneto di trebbiano per la produzione di aceto balsamico tradizionale di Modena, la piantumazione di alberi da frutta , l’allevamento di galline modenesi, maiali, pecore, conigli. Per anni, ogni giorno, un pezzo di sogno si è trasformato in realtà. Poi il terremoto.

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    “Le nostre strutture non hanno subito danni – spiega Giovanni Cuocci, presidente della cooperativa- il ristorante è aperto, ma praticamente senza clienti, poiché molti di loro abitavano in zona e ora sono senza casa. L’aiuto concreto che chiediamo? Mandateci clienti, comprate il nostro aceto balsamico e il nostro lambrusco; abbiamo bisogno di dare un senso alla ricostruzione.

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    Ringraziamo di cuore tutti quanti vorranno spendersi per noi.”
    Area di produzione: Solara di Bomporto
    Referente della comunità:
    Giovani Cuocci
    tel.+393287236256
    lalanterna@lalucciola.org

    *. chinque voglia condividere questo appello, può – qualora lo ritiene opportuno – utilizzare queste foto, scattate ieri presso la sede del ristorante.

  • La ricetta degli Spaghetti alle vongole fatti come piacciono a me

    La ricetta degli Spaghetti alle vongole fatti come piacciono a me

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    Premessa. Questa ricetta degli spaghetti alle vongole fa parte di uno speciale evento online, dedicato al racconto delle paste regionali, creato da Donne Sul Web con la collaborazione di alcuni bloggers selezionati dalla redazione del portale Gente del Fud. A me, anche se vivo a Modena da oltre trent’anni, è toccata la Campania, mia terra di formazione (in campo culinario e non solo).

    La cucina campana che preferisco è quella semplice e povera che meglio racconta dell’inventiva e del gusto del popolo napoletano. La cucina della tradizione orale, che difficilmente trova posto nei testi più antichi della cucina napoletana : questi, infatti, spesso raccontano di quella ricca ed opulenta dei Monsu’ ma ignorano la cucina di ogni giorno – la più umile – che grazie alla fame e all’inventiva, entrambe caratteristiche del popolo partenopeo, ha portato alla creazione di piccoli ma veri e propri, miracoli culinari. Spesso, a base di pasta.

    Come questo piatto: i vermicelli alle vongole fujute. Che sanno di vongole anche le vongole non ci sono – “Ma addo’ stanno e’vongole?” ” Se ne so’ fujute!!!” – grazie a profumo e sapore di mare. L’ingrediente fondamentale? 5-6 pietre di grandezza media grandi quanto il pugno di un bambino, magari ricoperte da un po’ di alghe. Per dare maggiore gusto, qualche lumaca di mare o qualche paguro.

    Preparato un trito di aglio, si facevano rosolare i “sassi”, con un po’ di olio. Si aggiungeva poi un pomodoro maturo o un po’ di conserva, (se proprio c’era, altrimenti era lo stesso), si versava quindi acqua necessaria a coprire i sassi e si lasciava cuocere per una mezz’ora almeno, in modo da dare il tempo alle pietre di rilasciare gli odori e sapori di mare. Poi, si toglievano le pietre,si aggiungeva il sale e si “calavano” gli spaghetti spezzati che venivano portati a cottura in questo brodo di mare.

    ricetta degli spaghetti alle vongole

     
    Un piatto di altri tempi, decisamente. Impossibile riprodurlo ora, visto come abbiamo ridotto il nostro mare. E non solo in Campania. Oggi, se proprio vogliamo ritrovare sapore di mare, è ad altro che dobbiamo ricorrere.

    A questa ricetta di spaghetti alle vongole, per esempio.

     Ingredienti

    400 g di spaghetti o vermicelli
    1 kg vongole, o lupini
    3 spicchi aglio
    pepe nero macinato al momento
    1 peperoncino rosso (facoltativo)
    5 cucchiai olio e.v. di tipo fruttato medio
    sale grosso
     

     

    Procedimento

    ricetta degli spaghetti alle vongole

    Innanzitutto, la pasta. Va scelta di ottima qualità, trafilata al bronzo e a lenta essiccazione. Non è un dettaglio da snob, questo, credetemi: l’amido rilasciato da una pasta di qualità è un ingrediente fondamentale per questa ricetta (come per altre di questo tipo): solo grazie a questo, si raggiungerà un amalgama perfetto tra pasta e sugo di cottura dei molluschi.
     

     

    Poi le vongole: devono essere messe a spurgare almeno un paio di ore prima dell’utilizzo.
     
    Al momento della cottura, si sistemano in una pentola larga (o padella) su fuoco vivace, senza alcuna aggiunta, e si copre con un coperchio. Qualche minuto di cottura, giusto il tempo di farle aprire grazie al vapore, e saranno pronte.
     
    A questo punto si tolgono dal fuoco e si ripongono al caldo, conservando il liquido prodotto in una ciotola, in modo che ogni eventuale residuo si depositi sul fondo. Ovviamente, se vi va, potete sgusciarle. Io ho preferito non farlo, ma de gustibus.Si mette quindi a bollire l’acqua per la pasta mentre, nel frattempo, si fa scaldare dell’olio in un padellone per scaldare lentamente dell’aglio schiacciato. Una volta colorito (ma appena appena, in modo che non sappia di bruciato) si aggiunge il liquidodelle vongole.Cotta che sia la pasta, che andrà lasciata molto al dente in modo da finire la sua cottura nel sugo, la si scola e la si ripassa nel padellone facendola saltare in modo che assorba bene il liquido.
     
    Un minuto prima di spegnere, si aggiungono le vongole. Al momento di servire, poi, una spolverata di prezzemolo fresco e pepe nero macinato al momento.
  • Ce la faremo, Emilia.

    Ce la faremo, Emilia.

    Strano come certi eventi ti riportino alla mente particolari dimenticati.

    Era domenica, era ora di pranzo e avevo preparato gli gnocchi alla sorrentina. E siccome questi sono più buoni da avanzati e riscaldati, ne avevo preparati di più. Da mangiare a cena.
    Quel momento però non è mai arrivato, e gli gnocchi non furono mai nè scaldati nè mangiati, perché alle 19.34 del 23 novembre 1980 ci fu la fine del mondo. Prima un boato, seguito da una luce rossastra, e poi strane linee nere che si disegnavano sulle pareti. Capii solo quando cadde il primo pezzo di muro (nulla di che, un calcinaccio o poco più), un attimo prima dell’interruzione della corrente. Poi, solo polvere sassi e buio. E lo stupore: possibile che stesse succedendo proprio a me, di dover morire in quel modo, a venti anni?
    Per fortuna il minuto e venti, passò e il palazzo rimase in piedi. Passammo la notte sulla spiaggia, troppi danni in casa, ancora ignari dell’ecatombe che si era scatenata a pochi passi da noi. Ma da quel momento, lo dico sempre, nella mia vita per la prima volta ci sono stati un *prima* e un *dopo*. Nulla infatti fu più come prima, per anni: è terribile capire di colpo quanto poco siamo, noi umani, davanti alla natura.
    Mai avrei però pensato di rivedere, 30 anni dopo, lo stesso doloroso stupore sulla faccia della gente intorno a me, a Modena.
    Di parole non ne ho, non so dire nulla, perdonatemi. Del resto, non servono, davanti ad immagini come queste.

    Solo una cosa so: sarà dura, ma l’Emilia ce la farà. Troppo forte e viva questa gente per uscire sconfitta da una vicenda come questa.

    Emilia, sì, ce la faremo.

  • Frittata di cipolle alla riduzione di aceto balsamico. Non tradizionale.

    Frittata di cipolle alla riduzione di aceto balsamico. Non tradizionale.

    Frittata di cipolle e aceto balsamico
    Premessa, la frittata di cipolle è una scusa. Anche le foto sono quello che sono (scattate una vita fa, nella vecchia cucina – poco luminosa – e con la vecchia macchina). Ma per raccontare della riduzione di aceto balsamico vanno più che bene.
    Allora, il punto di partenza è una domanda di cooking planner, e cioè se può usare con il clafoutis alle fragole – al posto del balsamico tradizionale – la glassa all’aceto balsamico di una nota marca, che non cito per non farmi querelare. L’ho assaggiata quella glassa, confesso: primo, perché di solito non giudico senza provare. Secondo, perché mi piaceva la bottiglietta spargisalsa (che non ho usato, tanto mi ha fatto schifo il contenuto). La risposta, ovviamente, è stata “NO!”, ma visto che capisco che non tutti hanno la possibilità di procurarsi balsamico tradizionale a prezzo umano, ho provato ad offrirle un’alternativa. La riduzione, appunto: una crema densa, ottenuta da una cottura a bassa temperatura di un liquido di partenza. In questo caso, aceto balsamico del super (si fa quel che si può, lontano da Modena) con l’aggiunta di un buon miele non molto aromatico. Acacia, per esempio. O millefiori.
    Nulla di difficile, comunque. Si procede esattamente come per la riduzione di passito.
    150 gr di aceto balsamico (ri-sottolineo: stiamo parlando di quello del super, che non vi salti in testa di provarci con un balsamico vero, “tradizionale”).
    50 gr di miele
    Si cuoce a bagnomaria vivace, mettendo l’aceto in un tegamino stretto ed alto, infilato in una pentola di acqua più grande e piuttosto colma, per circa 3 ore, smettendo quando il liquido residuo pesa circa 75 o 50 gr (dipende dalla densità finale che si vuole ottenere).
     
    Mentre è caldo è ancora piuttosto liquido, raffreddandosi diventa cremoso al punto giusto
     
    Tutto qui: si conserva in frigo, una di quelle bottiglie di plastica col beccuccio che si usano per decorare, usandola al momento. Per esempio, per accompagnare una frittata di cipolle.
     
    Per una persona:
    2 uova
    1 cipolla di media grandezza
    olio e.v. di oliva
    sale grosso
     
     
    frittata di cipolle e aceto balsamico
    Si parte a freddo, tagliando le cipolle a fette sottili Le si mette poi in padella, cospargendole di sale grosso. Poi, fuoco al minimo e preparatevi ad aspettare: l’unico trucco di una frittata di cipolle buona, secondo me, è il tempo. Devono cuocere piano, senza rischiare di bruciarsi. Caramellandosi un po’ prima e poi divenddo morbidissime (in bocca, dovranno sciogliersi come una crema). Ci vorranno 30-40 minuti, non di più. Ma non sarà necessario aggiungere manco un goccio di acqua.
     
    A questo punto, la frittata. Uova sbattute, aggiunta di cipolle e sul fuoco. A metà cottura, girate la frittata: con piatto, con salto o con coperchio, come vi pare. Purchè la giriate. Poi, appena pronta, nel piatto, accompagnata dalla riduzione di aceto balsamico
     
    Ultma nota: io la preferisco fredda. Ma qui, de gustibus.
  • Gnocchi di ricotta di bufala al pesto di fave e guanciale croccante

    Gnocchi di ricotta di bufala al pesto di fave e guanciale croccante

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    Ci sono piatti,  come questa ricetta del  pesto di fave, che non pensi di poter immaginare e poi ti arrivano addosso così, all’improvviso. Magari girovagando per un mercato alla ricerca di qualche idea per la cena.

    Questo, mi è venuto in mente dieci anni fa, semplicemente guardando delle fave. Nulla di particolare. L’associazione fave pecorino guanciale è vecchia come il mondo. Io, ho semplicemente immaginato di schiacciarle, come si fa per un pesto classico (smettendo di aggiungere pinoli, cosa che all’inizio facevo, per lasciare inalterato il gusto dell’idea di partenza). Unica concessione, uno spicchio di aglio: per dare un tocco di maggiore vivacità al sapore.  

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    Gli ingredienti

    Mezzo chilo di fave, fresche e tenere

    40 gr di pecorino romano (anche se, forse, ci vedrei meglio del provolone stagionato)
    un mezzo spicchio di aglio,
    un pizzico di sale
    Una fetta di guanciale per ogni piatto, per decorare
    Gnocchi di ricotta preparati con ricotta di bufala (ma vanno benissimo anche dei buoni spaghetti)

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    Ho sgranato le fave e le ho pelate a crudo. Poi ho proseguito esattamente come un pesto di basilico: il risultato? Una cremina saporita e delicata al tempo stesso, un gusto molto primaverile.
    Un minuto prima di servire, ho messo le fette di guanciale in padella antiaderente e le ho fatte andare a fuoco ben forte, in modo da renderle croccanti.
    Alla fine ho emulsionato il pesto con un po’ di acqua di cottura. Tutto qui, una mescolata veloce, poi nei piatti. Un filo d’olio buono e la fetta di guanciale croccante per decorare. Facile e veloce. E soprattutto: buono!