Anno: 2015

  • Come condividere foto da Flickr su  wordpress e blogspot  (seconda puntata)

    Come condividere foto da Flickr su wordpress e blogspot (seconda puntata)

    La volta scorsa ho cercato di spiegare perché usare Flickr per le conservare le nostre foto. Oggi, proverò a spiegare come usare flickr per condividerle nel nostro blog. Questo,  vuol dire essenzialmente due cose:

    – la prima, come individuare il codice html da inserire nel blog (non caricheremo le immagini, cioè, ma ci limiteremo ad inserire un codice di condivisione);

    – la seconda, come e dove inserirlo.

    Per individuare il codice, il primo passo è andare nel nostro photostream (la nostra raccolta di foto su flickr, cioè) e scegliere la foto che vogliamo inserire nel blog.
    Ad esempio, questo babà.

     

    Come condividere foto da Flickr su  wordpress e blogspot

     

    Una volta che abbiamo scelto la foto spostiamoci nella parte in basso a destra della schermata di flickr (quella nera, per capirci) e  clicchiamo sulla terza icona: la freccia con la punta rivolta verso destra. Si aprirà una finestra bianca, con le icone dei nostri social (che useremo, per esempio per condividere le nostre foto su facebook: in questo modo, come ho spiegato nell’altro post, le potremo mostrare al mondo senza cedere   il diritto di utilizzare le nostre immagini, come accade quando carichiamo una nostra foto su facebook).

     

    Come condividere foto da Flickr su  wordpress e blogspot

     

     

    In questa finestra bianca, cliccando sulle parole HTML Collegamento, apparirà il codice di condivisione della foto, con la possibilità di scegliere tra le diverse dimensioni.  A questo punto, sarà sufficiente copiare il codice ed incollarlo nel nostro post, nel punto in cui vogliamo che appaia la foto.

     

    Come condividere foto da Flickr su  wordpress e blogspot

     

    ATTENZIONE: il codice va incollato  dopo avere cliccato su TESTO (almeno, per wordpress. Per blogspot, invece, il tasto si chiama HTML) e dopo essersi posizionati nel punto esatto dove vogliamo che appaia la foto. A questo punto, cliccando su visuale, non vedremo più il codice ma la nostra foto in anteprima e potremo utilizzare i consueti pulsanti per posizionarla come crediamo meglio (esempio, al centro della pagina).

    Un’ultima cosa, importante ai fini dei motori di ricerca: la correzione del codice. Dobbiamo inserire all’interno del codice la chiave di ricerca del post che stiamo scrivendo: questo  renderà il nostro post più facilmente rintracciabile dai motori di ricerca e ci aiuterà ad ottenere un buon posizionamento.

     

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    Provo a spiegarmi con un esempio. Se copio da flickr il codice di questa foto,  ho questo codice:

    <a href=”https://www.flickr.com/photos/14325827@N04/16386877880″ title=”iacobucci-5 by Teresa De Masi, on Flickr“><img src=”https://farm8.staticflickr.com/7339/16386877880_f567f81a72_z.jpg” width=”640″ height=”444″ alt=”iacobucci-5“></a>

     

    All’interno di questo codice ho due punti, importanti per i motori di ricerca:

    – il primo è title: title=”iacobucci-5 by Teresa De Masi, on Flickr”
    – il secondo, invece,  alt: alt=”iacobucci-5″

    Supponiamo ora che io stia inserendo questa foto all’interno di un post la cui parola chiave è ricetta babà fatto in casa, sarà sufficiente sostituire le parole comprese tra le virgolette con al parola chiave. Il codice, quindi, diventa:

     

    <a href=”https://www.flickr.com/photos/14325827@N04/16386877880″ title=”ricetta babà fatto in casa“><img src=”https://farm8.staticflickr.com/7339/16386877880_f567f81a72_z.jpg” width=”640″ height=”444″ alt=”ricetta babà fatto in casa“></a>

     

    Tutto qua, ripetetelo per ogni foto e darete una mano ai motori di ricerca a trovare i vostri post.

  • Come e perché usare Flickr per le foto del nostro blog  (prima puntata)

    Come e perché usare Flickr per le foto del nostro blog (prima puntata)

     

    usare Flickr per le foto del nostro blog
    Mostaccioli di Soriano Calabro

     

    Uso Flickr da anni e mi ci trovo benissimo. E siccome in parecchi mi chiedono spesso del *perché* e del *come* ho deciso di scrivere una piccola guida in pochi punti.. Divisi però in diverse puntate, in modo da non rendere troppo pesante il discorso.
    Provo ad essere schematica, e ad organizzare il discorso per punti.

    Innanzitutto, perché carico le mie foto su flickr (del blog ma non solo)?

    Prima di tutto: perché è gratis. Un tera di spazio non è poco e vuol dire avere a disposizione le proprie foto da qualunque dispositivo. Sempre. Se poi avete la bravura di organizzarle in album tematici e di attribuire le tag giuste, questo si traduce nella possibilità di trovare sempre – e molto velocemente – le foto di cui abbiamo bisogno.

    Ovviamente, se avete foto private, potete sceglierle di caricarle ma non condividerle. In questo modo, le conserverete ma potrete vederle solo voi.  Sembra una stupidata ma io ho su flickr anche la mia cartella privata di documenti: la foto della carta di identità, per esempio. Che userò in caso di smarrimento: facessi la fotocopia, la perderei di sicuro. In questo modo, invece, sono sicura di averla sempre a disposizione. Persino in vacanza, se serve.

     

    usare Flickr per le foto del nostro blog
    Pizzeria Salvo da tre generazioni, San Giorgio a Cremano

    Secondo, perché vi permette di poter condividere le vostre foto senza mettere in discussione il vostro copyright su queste. A differenza di altri social, infatti, caricando le foto voi non cedete i vostri diritti (cosa che accade con facebook, per esempio, che può prendere e usare le vostre foto come gli pare: per esempio, come è capitato ad un mio amico, può prendere la vostra foto profilo ed utilizzarla per fare pubblicità a siti di incontri). Quando caricate, infatti, ricordatevi di indicare il tipo di licenza che intendete attribuire alle vostre foto: se non volete che le vostre foto vengano usate indicate che questa è soggetta a copyright. Questo significa che tutti i diritti sono riservati e l’unico a poterne usufruire o a concederne l’uso è l’autore stesso della foto.

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    Potete ovviamente attribuire anche una licenza di uso, come la Licenza Creative Commons che prevede la concessione parziale dei diritti di utilizzo, secondo precise modalità combinabili fra loro:

    1. attribuzione (BY): l’utente è libero di copiare, distribuire e mostrare l’immagine, purché venga attribuita la paternità dell’opera all’autore;
    2. non commerciale (NC): l’autore concede la libertà di copiare, distribuire e mostrare la foto, purché sia per fini non commerciali;
    3. non opere derivate (ND): l’utente non è autorizzato a mettere in giro copie modificate dell’immagine in questione;
    4. uguale condivisione (SA): le opere derivate ottenute dalla modifica delle originali devono essere diffuse con lo stesso tipo di  concessioni dell’originale.

    Certo, pubblicando le foto su flickr può succedere che altri utenti le usino anche se abbiamo indicato che i diritti sono riservati. In questo caso però, è molto semplice dimostrare che la foto è vostra anche se non avete sotto mano il raw (la cui esibizione resta il modo migliore di dimostrare la proprietà di uno scatto):  tra le proprietà della foto, infatti, sono chiaramente indicate la data di scatto e la data di pubblicazione. Basterà mostrare che queste coincidono – e che comunque la vostra data di pubblicazione resta antecedente a quella di chi sta spacciando per sua la vostra foto). A me è successo con un giornale, da cui ho ottenuto una retribuzione, proprio mostrando questi dati attraverso uno screen come questo:

     

    usare Flickr per le foto del nostro blog

    Infine, almeno per oggi, perché una volta caricate le vostre foto su flickr non avrete alcun bisogno di caricarle sul blog. Le potrete condividere – evitando quindi di sprecare banda per caricare e spazio di hosting). Nel vostro blog si vedrà l’anteprima ma cliccando su questa, il lettore andrà direttamente sulla vostra pagina di Flickr dove potrà ammirare la vostra raccolta di foto in tutto il suo splendore.

    Bene, per oggi basta: domani, magari, proverò a spiegare tecnicamente come fare per condividerle. Ma se avete domande, non esitate a farle.

  • Cartoline dalle Strade della Mozzarella 2014 – Davide Scabin, mozzarelle rosa e spaghetti spaziali

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    Quattro i piatti presentati da Davide Scabin,  consapevole di giocare  e del rischio di creare polemiche, che parte dal presupposto di offrire al pubblico idee e suggerimenti da portare a casa e personalizzare a piacimento.

    La prima  nasce da una riflessione sul come usare la mozzarella quando, dopo tre o quattro giorni ma non ha più il turgore iniziale. Sbagliatissimo, metterla in frigo, come purtroppo fanno tutti ( “Chi abita nelle zone di produzione non ha questo problema perché può contare sul prodotto fresco, di giornata, ma al Nord no”), meglio  usarla. Abbattendola e poi magari riducendola  in crema (“come un foie gras“) e ricomponendola infine in uno stampo in modo da formare una terrina ripiena di pomodori confit e basilico (“che tanto,ormai, il pomodoro confit é ovunque!”).

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    La seconda, invece , è una sorta di risposta allo scandalo della mozzarella blu:  la sua (preparata senza sale, ad hoc per l’occasione dal Caseificio Barlotti) è dolce e colorata , ottenuta mettendola  a bagno per due giorni in succo di fragole e zucchero. Servita  poi in pochi secondi, semplicemente tagliata a carpaccio e decorandola con fragole fresche affettate sottilissime. Poi,  “per giocare alla zia con aspirazioni di cuoca gourmet*, un po’ di meringhe mignon per decorare il piatto.

    La stessa procedura è poi usata con mozzarella e latte di mandorla di Corrado Assenza: questa volta però arricchiti da asparagi alla tequila e granita di caffè (un richiamo, sia pure indiretto vista la presenza della mozzarella di bufala) ad un suo dessert di qualche anno fa: Accordo).

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    Infine, un classico arricchito però dall’incontro con la mozzarella:  gli Spaghetti Space Pizza Margherita: gli spaghetti al pomodoro “spaziali”.  Un’anteprima in vista dell’Expo di Milano, uno sviluppo del suo vecchio percorso sul cibo per le stazioni orbitanti. Spaghetti al pomodoro e basilico messi sotto vuoto, riscaldati al momento dell’uso riscalderò a bagnomaria per 4 minuti . Serviti – in questa occasione – versati su  crema di mozzarella, provola affumicata, capperi, origano e pomodori.

  • Le zeppole fritte, ricetta tradizionale di Francesco Guida)

    Le zeppole fritte, ricetta tradizionale di Francesco Guida)

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    o non sono brava a friggere, si sa. Però a queste zeppole fritte non ho potuto resistere. Sono ottime, leggerissime e aromatiche: l’impasto – reso sofficissimo dalla lunga lievitazione . è arricchito infatti di buccia di agrumi e dai semi di una bacca di vaniglia. All’esterno invece, come si usa a Salerno (la mia città),  profumo di cannella. 
    L’insieme le rende irresistibili. Del resto, è una ricetta *stellata*: proviene infatti dalla Antica Osteria Nonna Rosa di Vico Equense e ci è stata regalata da Francesco Guida, durante una nostra visita ad ottobre. La riporto pari pari, tanto è semplicissima e chiarissima. 

    Solo due annotazioni: io ho usato farina Spadoni per pizza. Francesco mi raccomandava la Caputo Rossa, ma purtroppo qui è introvabile al dettaglio.  L’impasto, poi, sembra duro: non preoccupatevi più di tanto: deve essere così. Aumentate, se proprio volete, la quantità di uovo ma senza esagerare.  Infine, la temperatura della frittura. Qui, ho toppato: ho fritto a 175 gradi e ottenuto delle zeppole troppo colorite. La temperatura giusta è – come suggerito in ricetta – 155 gradi. 

    Detto questo, buon lavoro e buone zeppole. Tenendo conto che io ne ho preparato un quarto della dose, ed ho ottenuto 18 zeppole.

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    Ingredienti delle zeppole fritte (con queste dosi ne vengono una 70-ina: quindi, regolatevi)

    1 kg farina forte
    200 g zucchero
    30 g lievito di birra
    400 g di patate bollite e schiacciate
    5 uova
    250 g di burro morbido
    20 g sale
    l’interno di una bacca di vaniglia, oppure mezzo cucchiaino di vaniglia in polvere
    una buccia di un’arancia e di un limone non trattati

    Per decorare: 200 g di zucchero, un pizzico di cannella in polvere, crema pasticcera, amarene sciroppate o altra frutta a piacere

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    Procedimento

    Impastare, nella ciotola della planetaria (a bassa velocità e con il gancio) la farina, le patate schiacciate ben fredde, lo zucchero, le uova – una per volta – ed il lievito di birra sbriciolato direttamente nell’impasto.
    Dopo un paio di minuti di lavorazione, aggiungere il sale, poi la buccia degli agrumi grattugiata fine e la vaniglia. Continuate quindi, a lavorare, in modo da far prendere all’impasto una buona consistenza. Aggiungere il burro in 2 volte, a pezzetti. Far quindi riprendere consistenza e rovesciare l’impasto su un piano di lavoro dandogli la forma di una palla.
    Ponete quindi a lievitare a temperatura ambiente un paio d’ore sotto una ciotola rovesciata, in modo da non seccare l’impasto.
    Una volta raddoppiato, sgonfiare e sistemare in una ciotola. Poi, mettere in frigo per tutta la notte.
    Al mattino, rovesciare di nuovo sul piano di lavoro e stendere con un mattarello (senza impastare) all’altezza di un centimetro circa.
    Usando un coppapasta o un bicchiere rovesciato, tagliare l’impasto in cerchi e fare al centro di ognuno un buco con un coppapasta piccolo oppure con le dita.
    Fare lievitare fino al raddoppio e friggere in olio a temperatura dolce (155 °C). Fare quindi sgocciolare e mentre sono ancora calde e spolverizzare o passare ogni graffetta nello zucchero e cannella.
    Decorare infine, con crema pasticcera e amarene sciroppate o altra frutta a piacere.

     

     

  • Cartoline da Le Strade della Mozzarella 2014: Mauro Uliassi

    Cartoline da Le Strade della Mozzarella 2014: Mauro Uliassi

    Mauro Uliassi alle Strade della Mozzarella 2014
    Mauro Uliassi alle Strade della Mozzarella 2014

    Non uno, ma quatto piatti, per un  racconto fatto di sapori e ricordi che parlano di un amore incondizionato per la Campania – arricchito dal ricordo di un amore di gioventù – e per il sapore del latte di bufala. Quest’ultimo mantenuto vivo nel tempo attraverso sperimentazioni condotte in collaborazione con un caseificio di Senigallia, che gli ha consentito di conoscere – e sperimentare –  in vari aspetti il latte di bufala.

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    Apre il racconto una combinazione  di assaggi che parlano dell’intero processo produttivo: il cracker di siero e mozzarella  accompagnato da una  crema di latte di bufala. Accanto, un  burro da spalmare sul pane ed un cannolo di ispirazione brasiliana farcito con robiola di bufala e marmellata di cocco.

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    Poi, la ricciola alla puttanesca: cruda e accompagnata da un sugo i pomodoro freschissimo, reso profumato da capperi sottolio e essiccati, origano di Pantelleria, acciughe di Cetara e da mozzarella, ovviamente. Semplicissimo, a crudo: profumi e sapori allo stato puro.

    Poi, un viaggio indietro nel tempo. I cappelletti più classici, proprio “come li faceva la zia”, ma avvolti da una panna di bufala il cui gusto è rafforzato da quello del Bucarello, formaggio di bufala a latte crudo.

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    Chiude il viaggio questo dolce-non dolce: un incontro tra il gusto di i formaggio di bufala , questa volta trasformato in gelato,  e la dolcezza della camomilla. Un contrasto di consistenze inaspettato ma assolutamente incantevole.

  • Mele, video virali e – soprattutto – bufale

    torta di mele

    Vi sarà capitato di vederlo, forse, in rete: un video in cui si fa notare  che grattando una mela bio di Esselunga si ottiene una sostanza biancastra che sembra cera. Da qui, la critica ad un intero settore: quello delle mele biologiche, accusato di vendere prodotti non sani, e trattati con cera.

    L’effetto virale del video, dicono gli operatori, per almeno una settimana ha comportato un sensibile calo nelle vendite dell’ortofrutta biologica, con agricoltori costretti a buttar via prodotti freschi invenduti.

    Eppure diversi siti, hanno spiegato che la cosa non è assolutamente vera

    Lo strato ceroso che appare sulla cuticola delle Red Delicious (ma anche delle Gala, delle Granny Smith, di varietà antiche, come la mela Annurca campana e di mele meno note, ma dal nome eloquente, come mela Cerina o Oleata) è prodotto del tutto naturalmente dal frutto, per proteggersi dagli attacchi fungini. La quantità di cera cambia da varietà a varietà, e anche a seconda degli ecotipi, della selezione e del microclima: di norma è superiore nelle aree a forte escursione termica, come in quelle di montagna.

    Se si espone alla fiamma, questa cera fonde (intorno ai 50°) come quella prodotta dalle api e poi brucia, emanando odore come tutte le sostanze organiche che bruciano”.
    Anche secondo   l’Assessorato agricoltura della regione Lombardia,  “La lucentezza di alcuni frutti non deve indurre in inganno: non è legata a particolari trattamenti chimici, ma è un fenomeno naturale, dovuto al fatto che, per proteggersi dagli agenti atmosferici, i frutti producono delle cere naturali, con le quali ricoprono la buccia. Queste cere, se strofinate contro una superficie morbida… si lucidano, proprio come la cera che si dà ai pavimenti”.

    Insomma, non è assolutamente vero che la cera sia una forma di sofisticazione alimentare: se volete approfondire qui l’articolo completo (che segnala anche i siti anti-bufale che in passato si sono occupati della vicenda).

    E soprattutto, non è assolutamente vero che un video – sia pur virale – debba necessariamente essere *vero*. Anche se purtroppo sono veri i danni fatti a buona parte di un settore agroalimentare.