Anno: 2015

  • 1° Concorso Miglior Panettone

    1° Concorso Miglior Panettone

    Innanzitutto vi domanderete che ci faccio a casa di Teresa.

    Teresa è un’amica, una grande amica.

    Il fatto che io scriva qui sul suo blog ne è la prova, ha visto che ero in difficoltà ed invece di chiedermi che cosa poteva fare per me, ha pensato a qualcosa di appropriato e lo ha fatto.

    Non desidero dilungarmi in spiegazioni sul perchè e sul percome, è un’esperienza che preferisco lasciarmi alle spalle: fatto sta che il blog, cessata la collaborazione con il molino, purtroppo è fermo.

    Spero con tutto il cuore di poter tornare a casa e riprendere da dove mi ero fermata.

    Per adesso sto qui, caldamente accolta da una persona speciale, e desidero ringraziare tutti gli amici che mi si sono stretti attorno e che mi hanno ridato l’entusiasmo per portare avanti comunque un progetto che avevo in mente da tempo.

     

    Logo Panettone 4

     

    Il Richemont Club Italia – sorto nel 1996 grazie alla tenace passione del suo fondatore, Piergiorgio Giorilli – è parte di un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro, che sostiene l’attività dei suoi soci, professionisti ai vertici nel settore della panificazione e della pasticceria.

    Altre nazioni aderiscono al Club, al momento undici in Europa oltre al Giappone.

    Per farvi parte occorrono: preparazione, etica professionale e un’inguaribile passione, qualità che il Richemont Club riconosce in molte persone che, pur non essendo professionisti, si dedicano alla medesima arte.

    Per questo motivo, dopo aver aperto le porte ad un numeroso gruppo di foodblogger per una giornata dedicata ad un corso base di panificazione professionale, è stato deciso di organizzare un concorso per  tutti coloro che vogliano mettere alla prova le proprie capacità nella realizzazione di un prodotto lievitato di difficile realizzazione come il panettone.

    Il concorso si svilupperà in diverse fasi prima di arrivare davanti alla commissione finale composta dalla Giuria Internazionale con rappresentanti di Italia, Cina, Giappone, Mali, Perù, Francia, Svizzera, Algeria, che giudicherà il prodotto in occasione di un’importante vetrina quale può essere il Sigep.

     

    COME PARTECIPARE?

    Dovrete realizzare un panettone con attrezzature non professionali (piccole planetarie da banco) e cuocerlo in un forno domestico. Sono ammessi prodotti impastati a mano.

     

    Fase 1 – dal 21 Ottobre al 31 Ottobre

    Dovrete mandare una mail con oggetto Richiesta partecipazione concorso panettone all’indirizzo valenondisolopane@gmail.com indicando:

    – Nome e Cognome

    – Indirizzo email

    – Nome e link del blog (se ne possedete uno)

    L’iscrizione al concorso si chiuderà al raggiungimento di 200 richieste, faranno fede data ed ora di arrivo delle mail.

     

    Fase 2 – Dal 1 al 25 Novembre

    Dovrete mandare 2 foto: una del prodotto intero ed una della fetta, sfondo chiaro, nitide, allo stesso indirizzo valenondisolopane@gmail.com

    Le fotografie dovranno obbligatoriamente essere correlate da ricetta con tutti gli ingredienti  espressi in grammi e metodologia di produzione.

    Le foto saranno caricate sulla pagina Fb destinata al concorso ed inviate ad alcuni soci Richemont per la valutazione..

    Dal 25 al 30 Novembre verrà resa pubblica sulla pagina Fb la lista dei partecipanti ammessi alla fase 3.

     

    Fase 3 – Dal 1 al 31 dicembre

    I partecipanti ammessi saranno contattati via mail e dovranno spedire un panettone ad un professionista il cui nome ed indirizzo saranno indicati nella mail.

    A fine valutazione ogni partecipante riceverà la propria scheda di valutazione dove saranno evidenziati pregi e difetti del prodotto.

    I 15 partecipanti che otterranno il punteggio più alto potranno accedere alla fase successiva.

    Quanto prima si renderanno pubblici i nomi dei selezionati in modo che si possano organizzare per partecipare alla fase conclusiva.

     

     Fase 4 – Sigep 23-27 gennaio 2016

    I 15 finalisti riceveranno un biglietto omaggio per il Salone ed in data da destinarsi dovranno presentarsi con il proprio prodotto per la valutazione finale da parte della commissione composta dalla Giuria Internazionale con rappresentanti di Italia, Cina, Giappone, Mali, Perù, Francia, Svizzera, Algeria.

    Si richiede ad ogni finalista di realizzare 2 panettoni da 1000 g per poter consentire gli assaggi, il taglio e l’esposizione alla giuria, da portare in sacchetto anonimo, correlati da ricetta con tutti gli ingredienti espressi in grammi e metodologia di produzione.

    Ad ogni panettone sarà assegnato un contrassegno identificativo del finalista, in modo da garantire la valutazione in assoluta imparzialità.

    Tra i 15 finalisti la giuria, a suo insindacabile giudizio, decreterà i tre migliori panettoni in assoluto.

    Seguirà la premiazione.

     

    REGOLAMENTO

    Cosa si intende per panettone?

    La denominazione «panettone» e’ riservata al prodotto dolciario da forno a pasta

    morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma a base

    rotonda con crosta superiore screpolata e tagliata in modo caratteristico, di struttura

    soffice ad alveolatura allungata e aroma tipico di lievitazione a pasta acida.

    (D.M. 22 luglio 2005)

     

    Il panettone da presentare deve essere del tipo “Milano” (nel pirottino alto) con pezzatura di

    g 1000 a prodotto finito.

     

    Ingredienti consentiti:

    a) farina di frumento;

    b) zucchero;

    c) uova di gallina di categoria «A» (cioè uova fresche) o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlo;

    d) materia grassa butirrica, in quantità non inferiore al 16%;

    e) uvetta e scorze di agrumi canditi, in quantità non inferiore al 20%;

    f) lievito naturale costituito da pasta acida;

    g) sale;

    h) latte e derivati;

    i) miele;

    l) malto;

    m) burro di cacao;

    n) zuccheri; per zuccheri s’intende il complesso degli zuccheri (saccarosio, lattosio, fruttosio, maltosio, destrosio, sciroppo di glucosio, ecc.)

    o) lievito avente i requisiti di cui all’art. 8 del DPR 30 novembre 1998, n. 502, fino al limite dell’1%; lievito compresso per panificazione detto comunemente “lievito di birra”

    p) aromi naturali e naturali identici

     

    Procedimento:

    a) preparazione della pasta acida;

    b) fermentazione;

    c) preparazione impasto con dosaggio ingredienti ed impastamento;

    d) porzionatura;

    e) «pirlatura», con deposizione dell’impasto nello stampo di cottura;

    f) lievitazione;

    g) «scarpatura»;

    h) cottura;

    i) raffreddamento;

    j) confezionamento.

     

    Nessun tipo di glassatura.

    Detto questo non si accetteranno prodotti che non rispettino  tali indicazioni.

     

    SCHEDA DI VALUTAZIONE

    Nella scheda di valutazione panettone il giudice valuterà i seguenti parametri:

    peso: il peso ideale è  g 1000 (massimo punteggio) con penalità ogni 20 g in più o in meno

    aspetto esterno:

          –     forma che sia tipica del panettone milano alto, volume adeguato e consono alla tradizione

          –     il colore della cottura, sia la calotta con taglio tipico che la parte racchiusa nel pirottino con

                particolare attenzione al fondo 

    – aspetto interno:

         –      alveolatura  adeguata e tipica del panettone classico

         –      distribuzione frutta quantità, qualità frutta, omogeneità della distribuzione

         –      morbidezza del prodotto, giusta umidità, bontà della ricetta eseguita

    – aspetti organolettici:

           –    profumo che siano tipici ( lievito, aromi aggiunti, burro e cottura)

           –    sapore che non presenti acidità malevole, con sapori ben equilibrati fra lievitazione cottura     

                 e frutta

    –     tipicità:

           –  si valuta nel complesso tutto il prodotto  secondo i parametri della tradizione consolidata.

     

    Vi lascio il banner che potrete utilizzare dove preferite, blog e social,  dopo che sarà stata confermata la vostra partecipazione

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  • Calzoncelli di castagne salernitani, versione Vegan

    Calzoncelli di castagne salernitani, versione Vegan

    ricetta calzoncelli di castagne
     
    I calzoncelli di castagne in versione vegan: ora non avete più  scuse per prepararli per Natale.

    ricetta calzoncelli di castagne

    Servono:
    Per la sfoglia (da preparare in anticipo, anche il giorno prima)

    1 kg  di farina 0, di tipo debole
    200g di zucchero (anche di Canna, se preferite)
    100 ml di olio extravergine d’oliva
    200 ml di vino bianco o grappa
    150 g di latte di riso (la quanità è indicativa e dipende dall’assorbimento della farina)
    Olio di semi di arachide per friggere

     

    Per il ripieno

    mezzo chilo di castagne lessate, l’ideale sarebbero le “castagne del prete“, pulite e passate al passaverdure,

    mezzo chilo di pere secche
    cacao amaro 20 g
    ciocco da copertura 200g
    sciroppo di zucchero preparato con 100 g di zucchero, abbondante scorza di arancia, due cucchiai di acqua
    cannella
    liquore Strega 50 g
    Olio  per friggere, in una padella possibilmente di ferro
    calzoncelli salernitani-4

    Preparare l’impasto della sfoglia, mescolando ed impastando tutti gli ingredienti (aggiungere il latte un po’ per volta)  fino ad ottenere un impasto morbido ma consistente e metterlo al riposare in luogo fresco (non in frigorifero). 

    Preparare lo sciroppo, mettendo a bollire a fuoco basso zucchero, buccia di arancia grattugiata e acqua, facendo restringere il tutto fino a quando non abbia assunto una consistenza sciropposa.

    Bollire piano le castagne e le pere (separatamente) in modo da renderle abbastanza morbide da essere passate al passaverdura per essere ridotte in crema e fare sciogliere il cioccolato a bagnomaria.  Mescolare tutti gli ingredienti del ripieno in una ciotola in modo da ottenere un composto cremoso ma consistente.
     
    Al momento di prepararli, stendere la sfoglia con un mattarello con con la macchina per la pasta e tagliare dei dischi abbastanza grandi, aiutandosi con un coppapasta o un bicchiere. Mettere al centro una noce di ripieno e chiudere a mezzaluna bagnando un po’ i bordi con dell’acqua per non farli aprire durante la cottura. Friggere in olio  caldo, fare sgocciolare e cospargere di sciroppo  e confettini colorati.

    Nota importante: questa è la presentazione più povera e semplice. La versione delle feste, prevedeva una preparazione fatta con due dischi sovrapposti di cui, una volta chiusi, venivano tagliuzzati i bordi con delle forbici. Bordi che venivano quindi arricciati *a mano* o – in modo più semplice – dal calore della frittura. Per quanto mi riguarda, poi, amo anche una versione non ortodossa: non cospargo di miele cioè, ma di vin cotto di fichi.

    I calzoncelli di castagne salernitani, accompagnati da vin cotto di fichi
  • Come inserire in firma nelle mail i propri canali social con WiseStamp

    Come inserire in firma nelle mail i propri canali social con WiseStamp

    Come inserire in firma nelle mail i propri canaliCome inserire in firma nelle mail i propri canali

    Non so se vi è capitato di ricevere una mia mail: nel malaugurato casao in cui questo sia accaduto, magari vi siete accorti che in firma ho messo non solo nome e cognome ma anche i miei canali social. Insomma, per farla breve, la mia firma appare così:

    In questo modo, fornisco via mail ogni volta una serie di informazioni interessanti – spero – per chi mi legge.

    Ma come si fa ad inserire in firma nelle mail i propri canali social ?

    Se anche voi volete chiudere le vostre mail così, sappiate che non è affatto difficile.

    Basta solo registrarsi su WiseStamp e nell’ordine:
    – costruire la vostra firma direttamente on line, aggiungendo tutte le informazioni che riterrete opportuno;
    – salvare
    – aggiungere l’estensione WiseStamp al vostro browser (a fine procedura vi apparirà il link automaticamente).

    Tutto qui. E anche le vostre mail d’ora in poi partiranno complete di tutte le informazioni che vo

    Ma perché dovrei fare tutta questa fatica?

    Se non si capisce l’importanza di questo, ecco una statistica, condiviso dal team di WiseStamp:

    “Gli utenti che hanno aggiunto la loro foto per la loro firma ottenuto il 32% più risposte alle loro e-mail.”

    Questo vuol dire che questo modo di firmare le mail può esservi davvero molto utile nel caso per lavoro o studio vi capiti di scrivere mail per proporre le vostre competenze. Il vostro interlocutore potrà, se lo desidera,  provare a capire con chi ha a che fare con un semplice giro sui social e capire sin da subito il vostro seguito su Facebook o altri social.

    Insomma, secondo me è uno sforzo che vale pena di fare, e che grazie a queste istruzioni – spero – non vi costerà nessuna fatica.

    Se ci provate, mi raccontate con un commento come è andata?

     

     

  • Focaccia all’uva fragola

    Focaccia all’uva fragola

    focaccia all'uva

    L’idea di questa focaccia all’uva mi è venuta quando, questa estate,  ho ricevuto l’invito a partecipare al concorso I lievitati della nonna che ho accolto con gioia nonostante il titolo – purtroppo – non mi appartenga molto: ho perso infatti entrambe le mie nonne intorno ai sei anni e di loro non ricordo quasi nulla.

    Quella paterna, probabilmente non amava cucinare: ha vissuto con noi gli ultimi anni della sua vita e non ricordo nulla di lei che abbia a che fare con la cucina.

    Quella materna, invece, viveva lontana: in Calabria. Di lei ricordo un vestito nero e lungo – un classico per le donne anziane di allora – , una candida crocchia di capelli raccolti e una brocca di plastica verde piena di more. Già: non so perché ma questo è il ricordo più vivo che ho di lei, durante una passeggiata nei campi passata a raccogliere more.

    focaccia con uva fragola

    Ho comunque accolto l’invito pensando che comunque il titolo potesse  essere riferito ad un lievitato antico, sia pure non appartenente alla mia diretta storia familiare. Ho  quindi immaginato quello che avrebbe potuto essere e non è stato, per provare a compensare un po’ (forse) quello che purtroppo non ho mai avuto.

    Inventandomi questa focaccia all’uva, un dolce che – se solo mia nonna fosse vissuta un po’ di più – magari avremmo potuto davvero preparare insieme.  

    focaccia con uva-4

     

    Accanto a quello delle more, infatti, altri due ricordi sono piuttosto vivi nella mia mente: il forno da paneda qualche parte la mia mania per i lievitati deve pure avere avuto origine… o no? –  e la vigna, dove con la scusa di accompagnarla rubavo gli acini di uva direttamente dalle piante.  C’erano diversi tipi di uva, quasi tutte da vino. E poi c’era lei: la fragola:  un po’ coriacea, ma dolcissima e aromatica. Ricordo ancora come mi divertivo a spremerla direttamente in bocca in modo da gustare solo la polpa, buttando via la buccia.

    Ho immaginato, dicevo: una pitta (un pane basso e schiacciato, più morbido ed idratato di quello comune,  che si preparava per testare la temperatura del forno) che mi piaceva moltissimo. Il suo arrivo in tavola era una festa: si mangiava calda e un pezzo tirava l’altro, morbidissimi e profumati.  Poi, l’uva, appunto: la fragola, dolce e succosa. Il tutto, impastato insieme per realizzare un dolce povero e casalingo dal sapore povero e antico: quello dei miei ricordi.

    E cosi’, abbracciando il ricordo della nonna che non ho mai avuto, ho preparato questa focaccia all’uva. Che ha ispirazione ovviamente dalla schiacciata  toscana, ma che nella mia testa vuole essere un omaggio alle mie origini calabresi, povere e contadine.  Ho scelto di utilizzare la Frumenta 1 che non mi ha deluso: ha assorbito in fretta l’acqua necessaria all’impasto, che è venuto soffice e ben alveolato nonostante sia stato steso ben sottile, come richiesto dalla ricetta.

    focaccia all'uva 

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    Con questa ricetta partecipo al contest di Cucina semplicemente I lievitati della Nonna by “Frumenta” linea Grandi Molini Italiani

    I-lievitati-della-nonna-GMI-600x250

    Bene, cosa ne pensi di questa ricetta… ti è piaciuta? Allora potresti ringraziarmi  condividendola nei tuoi canali social.. che ne dici?

  • Cibo di strada palermitano: la frittula

    Cibo di strada palermitano: la frittula

    Frittula mercato del Capo www.scattigolosi.com
    Sì, decisamente mi sta tornando nostalgia di Palermo.
    Lo capisco dal mio tornare a spulciare le foto che ho scattato qualche anno fa, girovagando per i mercati siciliani. Il mio preferito? Il Capo, sicuramente. Ad iniziare dall’ingresso, dove era facile incontrare il venditore di frittole.

    Non chiedetemi cosa sia la frittola: non lo so, non l’ho voluto sapere. Sicuramente frattaglie, ma ho preferito non indagare. Però non potevo non fotografare quelle mani, e per farlo ho affrontato una grande prova di coraggio. Ho mangiato un panino con la frittola, servito dalla stesse mani che state vedendo nella foto.
    Ebbene sì, sono sopravvissuta. No, non posso dire che mi sia piaciuta – se ci penso, ancora mi si ripropone! – ma sicuramente mi è piaciuto poter fare questo scatto.
    Cosa che mi è stata consentita solo perché ho prima dimostrato di apprezzare il cibo che il venditore stava servendo ai clienti di passaggio. Se non lo avessi fatto, lo so, il permesso non mi sarebbe stato dato. Non quello di avvicinarmi così tanto, per lo meno.

    Frittula mercato del Capo-2 www.scattigolosi.com

    Insomma, uno scatto che mi sono dovuta guadagnare sul campo. Ma del resto, chi la conosce lo sa: Palermo è così. Non offre mai gratuitamente la sua bellezza più autentica. Occorre guadagnarsela: per esempio, parlando con la gente.
    Uno degli aspetti che più amo di questa città. E che mi sta mettendo voglia di ritornare.

    Mercato del Capo, Palermo.

    In ogni caso, non voglio lasciarvi con la curiosità.
    Eccovi la descrizione della Frittola, da Wikipedia.

    La frittola (frittula in lingua siciliana) è una preparazione tipica della tradizionale gastronomia da “strada” palermitana.

    La materia prima della frittola è il risultato di una particolare lavorazione degli scarti della macellazione del vitello: attraverso un processo meccanico vengono distaccati i pezzetti di carne, grassetti e piccole cartilagini, dalle ossa. Le ossa verranno polverizzate per usi industriali, i pezzetti di carne vengono invece sottoposti ad un processo di bollitura ad alta temperatura in grandi silos. Dopo la cottura, tutto il prodotto viene torchiato per eliminare l’umido e pressato in balle. Questo procedimento di quasi liofilizzazione consente di conservare la frittola anche per anni.

    Il frittularu fa “rinvenire” la frittola friggendola con lo strutto e riponendola, caldissima, in un apposito, grande cesto di vimini (il panaru), che rimane sempre coperto da uno straccio che nasconde la frittola alla vista degli acquirenti; nel frattempo verranno aggiunti degli aromi quali alloro, pepe.

    Agli avventori verrà servita estraendone con la mano la giusta dose da sotto lo straccio e ponendola su un foglio di carta oleata o in un panino morbido (semprefresco, di forma fusoidale, o focaccia, di forma rotonda).

  • Il Timballo di anelletti di Casa Planeta

    Il Timballo di anelletti di Casa Planeta

    timballo di anelletti_

    Il timballo di anelletti è un piatto tipico siciliano che ho scelto di preparare per partecipare al concorso Planeta. In realtà per partecipare era prevista solo una foto pubblicata su Instagram (se volete vedere le altre foto partecipanti, cercate questo hashtag: “#planetafoodchallenge”. Ma siccome a me piace cucinare, e siccome avevo in mente questo piatto da un po’ di tempo (in realtà ne ho in mente anche un’altra versione, quello avvolto da fette sottili di melanzane fritte, di cui ho fatto solo una versione con melanzane rosse) ho colto l’occasione per partecipare con qualcosa realizzato da me.   timballo di anelletti_-2

    Questa la ricetta, tratta da La Cucina di Casa Planeta

    ingredienti
    per 6-8 persone
    1 kg di anelletti
    150 g di Provola dolce
    150 g di pangrattato
    80 g di Pecorino Siciliano Dop grattugiato
    saleper il ragù
    600 g di carne di spalla di maiale
    600 g di muscolo di manzo
    2 cipolle
    1 carota
    1 sedano
    2 litri di passata di pomodoro
    1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
    1 bicchiere di acqua
    1 bicchiere di vino rosso, meglio se vecchio
    alloro
    olio extravergine d’oliva
     
    per i piselli
    400 g di piselli freschi
    1 cipolla piccola
    50 g di burro
    sale e pepe
     

    timballo di anelletti_-3

    Tritate finemente le cipolle e rosolatele con un bicchiere d’acqua e un filo d’olio in una casseruola. Nella stessa casseruola, aggiungete la carne tagliata a pezzi e rosolatela bene. Sfumate col vino e lasciate cuocere per 10 minuti.
    Aggiungete il concentrato di pomodoro, la salsa, l’alloro e lasciate cuocere a fiamma bassa per almeno 2 ore o più. Il ragù sarà pronto quando la carne sarà sfatta, tenera e stracotta. In una padella fate rosolare una cipolla tagliata finemente. Quando la cipolla è ben tostata, aggiungete i piselli. Cuocete per 5 minuti. Cuocete gli anelletti in abbondante acqua salata. Cuoceteli molto al dente. Scolateli e conditeli con il ragù. Lasciate raffreddare e aggiungete la Provola a dadini e i piselli. Imburrate con le mani una teglia da forno con i bordi alti. Una volta imburrata, versate un pugno di pangrattato e fate in modo che l’intera teglia sia ricoperta da uno strato leggero di pangrattato. Versate al centro gli anelletti conditi e schiacciate con delicatezza fino ad avere una superficie omogenea. Chiudete il timballo ottenuto con pangrattato e una spolverata di Pecorino grattugiato. Cuocete in forno per 30-40 minuti a 180 °C.